La lettera di Benedetto XVI, in merito al suo coinvolgimento in alcuni casi di gestione lacunosa di sacerdoti della diocesi di Monaco accusati di abusi sessuali su minori durante il suo episcopato, e al memoriale da lui inviato allo studio legale che ha condotto le indagini su mandato della stessa diocesi oggi guidata dal cardinale Marx, potrebbe essere interpretata come l’attestato spirituale di un credente ultra novantenne. L’anziano prelato è stata una delle figure chiave nel post-concilio cattolico; sicuramente quella che ha avuto nelle sue mani il potere maggiore, fino a raggiungere il soglio pontificio. Il cerchio di collaboratori, che ha lavorato per lui sia nella stesura del memoriale inviato allo studio legale bavarese sia alla scrittura della lettera, rappresenta un sentire diffuso presente nella Chiesa cattolica in materia di abusi sessuali avvenuti al suo interno per mano di personale ecclesiastico.

Il Contesto: Il Rapporto di Monaco e la Lettera Personale di Benedetto XVI
A seguito della presentazione del rapporto sugli abusi nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga il 20 gennaio 2022, Benedetto XVI ha sentito il bisogno di rivolgere una parola personale. Ratzinger è intervenuto direttamente e personalmente per esprimere il suo pensiero sul rapporto sugli abusi nella arcidiocesi di Monaco e Frisinga, dove è stato arcivescovo per meno di cinque anni. Come spiega la testata vaticana online, nella prima parte della missiva Ratzinger scrive di aver vissuto “giorni di esame di coscienza e di riflessione” dopo la pubblicazione del rapporto. La lettera, meditata “in questi giorni di esame di coscienza” e destinata a diventare un documento storico, diventa una “confessione” pubblica fino ad assumere su di sé «la grandissima colpa» della Chiesa.
Le Conclusioni del Rapporto di Monaco
Il rapporto sugli abusi, curato dallo Studio legale Westpfahl Spilker Wastl, ha riguardato il periodo compreso tra il 1945 e il 2019. L’indagine ha rivelato dati sconvolgenti:
- Sarebbero 235 le persone responsabili di abusi.
- Sono state identificate 497 vittime.
- Nel 60% dei casi, le vittime avevano un’età compresa tra gli 8 e i 14 anni.
- La maggioranza degli abusati (247) era di sesso maschile, mentre le femmine erano 182; in una settantina di casi l’identità non è stata accertata.
- La maggior parte dei crimini sarebbe stata commessa negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso.
- Tra i 235 abusatori, 173 erano sacerdoti.
È attesa per giovedì 27 gennaio la risposta ufficiale dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga alla pubblicazione di questo rapporto.
L'”Errore” e la Questione della Credibilità
Come aveva già fatto nei giorni scorsi, Benedetto XVI si scusa nuovamente per un errore, assolutamente non intenzionale, riguardante la sua presenza alla riunione del 15 gennaio 1980, durante la quale si decise di accogliere in diocesi un sacerdote che doveva curarsi. Nel lavoro gigantesco di quei giorni - l’elaborazione della presa di posizione - è avvenuta una svista riguardo alla sua partecipazione alla riunione dell’Ordinariato del 15 gennaio 1980. Questo errore, che purtroppo si è verificato, non è stato intenzionalmente voluto e, come egli spera, è scusabile. Ha già disposto che da parte dell’arcivescovo Gänswein lo si comunicasse nella dichiarazione alla stampa del 24 gennaio 2022. Ha sottolineato che ciò nulla toglie alla cura e alla dedizione che per i suoi collaboratori sono state e sono un ovvio imperativo assoluto.
Tuttavia, ha dichiarato di essere stato profondamente colpito
dal fatto che la svista sia stata utilizzata per dubitare della sua veridicità, e addirittura per presentarlo come bugiardo. Ha espresso gratitudine per le molteplici espressioni di fiducia, le cordiali testimonianze e le commoventi lettere di incoraggiamento ricevute da numerose persone, e in particolare per la fiducia, l’appoggio e la preghiera che Papa Francesco gli ha espresso personalmente.
Tra i casi contestati, c’era quello di un sacerdote, Peter Hullermann, che tra il 1973 e il 1996 ha abusato di almeno 23 ragazzi dagli 8 ai 16 anni. Nel 1980 Hullermann fu inviato dalla diocesi di Essen a Monaco con una diagnosi di disturbo narcisistico di base con pedofilia ed esibizionismo
per seguire una psicoterapia, ma finì a lavorare come assistente in una parrocchia. I legali che hanno redatto il rapporto di Monaco lo hanno citato come esempio della scarsa credibilità della difesa di Ratzinger, sostenendo che egli avesse negato di essere stato presente alla riunione del 15 gennaio 1980 che decise il trasferimento, mentre dal protocollo risulta non fosse assente. Tuttavia, i collaboratori di Ratzinger hanno precisato che egli non era a conoscenza né del fatto che il sacerdote X fosse un abusatore, né che fosse inserito nell’attività pastorale. Gli atti mostrano che nella riunione dell’Ordinariato del 15 gennaio 1980 non si decise l’impiego del sacerdote X per un’attività pastorale, né si trattò del fatto che il sacerdote avesse commesso abusi sessuali. Si trattò esclusivamente della sistemazione del giovane sacerdote X a Monaco di Baviera, per sottoporsi a una terapia, e non venne menzionato il motivo della terapia.
La Riflessione Spirituale e la Richiesta di Perdono dell'Emerito
La lettera di Benedetto XVI suona come un vero e proprio testamento spirituale. Egli ricorda i colloqui a tu per tu con le vittime degli abusi commessi da chierici, affermando: Come in quegli incontri, ancora una volta posso solo esprimere nei confronti di tutte le vittime di abusi sessuali la mia profonda vergogna, il mio grande dolore e la mia sincera domanda di perdono. Ho avuto grandi responsabilità nella Chiesa cattolica. Tanto più grande è il mio dolore per gli abusi e gli errori che si sono verificati durante il tempo del mio mandato nei rispettivi luoghi. Ogni singolo caso di abuso sessuale è terribile e irreparabile. Alle vittime degli abusi sessuali va la mia profonda compassione e mi rammarico per ogni singolo caso
.
Benedetto XVI si dice sempre più colpito dal fatto che la Chiesa ponga all’inizio della celebrazione della Santa Messa la confessione della propria colpa e la richiesta di perdono. Preghiamo il Dio vivente pubblicamente di perdonare la nostra colpa, la nostra grandissima colpa
. In tutti i suoi incontri, soprattutto durante i numerosi Viaggi Apostolici con le vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti, ha guardato negli occhi le conseguenze di una grandissima colpa e ho imparato a capire che noi stessi veniamo trascinati in questa grandissima colpa quando la trascuriamo o quando non l’affrontiamo con la necessaria decisione e responsabilità, come troppo spesso è accaduto e accade
.
Il Papa emerito riflette sull’espressione grandissima colpa
, come i fedeli la confessano all’inizio della Messa, e osserva: Ogni giorno mi domanda se anche oggi io non debba parlare di grandissima colpa. E mi dice in modo consolante che per quanto grande possa essere oggi la mia colpa, il Signore mi perdona, se con sincerità mi lascio scrutare da Lui e sono realmente disposto al cambiamento di me stesso
.
Con uno sguardo al futuro, Benedetto XVI dichiara: Ben presto mi troverò di fronte al giudice ultimo della mia vita. Anche se nel guardare indietro alla mia lunga vita posso avere tanto motivo di spavento e paura, sono comunque con l’animo lieto perché confido fermamente che il Signore non è solo il giudice giusto, ma al contempo l’amico e il fratello che ha già patito egli stesso le mie insufficienze e perciò, in quanto giudice, è al contempo mio avvocato (Paraclito)
.
Catechesi Gli appunti di Benedetto XVI sugli abusi sessuali nella Chiesa
L'Analisi di Benedetto XVI sulla Crisi Morale e Teologica
In un lungo testo scritto per la rivista tedesca Klerusblatt
e diffuso dall’Agenzia Cna, Benedetto XVI affronta la piaga degli abusi su minori compiuti da esponenti del clero. Prende spunto dall’Incontro del febbraio scorso sulla protezione dei minori nella Chiesa promosso da Papa Francesco per dare un segnale forte
e rendere di nuovo credibile la Chiesa come luce delle genti e come forza che aiuta nella lotta contro le potenze distruttrici
. Afferma di voler dare il suo contributo a questa missione pur non avendo più da Emerito alcuna diretta responsabilità
e ringrazia Papa Francesco per tutto quello che fa per mostrarci di continuo la luce di Dio che anche oggi non è tramontata
. Il testo è diviso in tre parti.
Le Radici della Crisi: La Rivoluzione Sessuale e il Relativismo Morale
Nella prima parte, Ratzinger parla del contesto sociale, la rivoluzione sessuale avviata negli anni ’60. È in questo periodo - scrive - che la pedofilia è stata considerata come permessa
e anche conveniente
. In questo periodo si registra il collasso delle vocazioni sacerdotali
e l’enorme numero di dimissioni dallo stato clericale
, insieme al collasso della teologia morale cattolica
che - afferma Benedetto XVI - inizia a cedere a tentazioni relativiste. Secondo certa teologia - osserva - non poteva esserci nemmeno qualcosa di assolutamente buono né tantomeno qualcosa di sempre malvagio, ma solo valutazioni relative. Non c’era più il bene, ma solo ciò che sul momento e a seconda delle circostanze è relativamente meglio
. Ratzinger cita la Dichiarazione di Colonia del 1989, firmata da 15 teologi cattolici, che si trasformò in grido di protesta contro il magistero della Chiesa
e contro Giovanni Paolo II. In questo periodo nacque l’Enciclica Veritatis splendor, pubblicata nel 1993, che contiene l’affermazione che ci sono azioni che non possono mai diventare buone
. In ampi settori della teologia morale - aggiunge - si sviluppò la tesi che la Chiesa non abbia né possa avere una propria morale
, una concezione - osserva - che mette radicalmente in questione l’autorità della Chiesa in campo morale
e in definitiva la costringe al silenzio proprio dov’è in gioco il confine fra verità e menzogna
.
Conseguenze sulla Formazione Sacerdotale e la Gestione degli Abusi
Nella seconda parte del testo, il Papa Emerito parla delle conseguenze di questo processo sulla formazione e la vita dei sacerdoti. In diversi seminari - scrive - si formarono club omosessuali che agivano più o meno apertamente
. La Santa Sede sapeva di questi problemi, senza esserne informata nel dettaglio
. Il sentire conciliare venne di fatto inteso come un atteggiamento critico o negativo nei confronti della tradizione vigente fino a quel momento, che ora doveva essere sostituita da un nuovo rapporto, radicalmente aperto, con il mondo
fino a sviluppare una specie di nuova, moderna “cattolicità”
. Benedetto XVI sottolinea che la questione della pedofilia, per quanto lui ricordi, è divenuta scottante solo nella seconda metà degli anni ‘80
e in un primo momento è stata affrontata in modo blando e con lentezza, garantendo in particolare i diritti degli accusati, rendendo quasi impossibili le condanne. Per questo, concorda con Giovanni Paolo II sull’opportunità di attribuire la competenza degli abusi sui minori alla Congregazione per la Dottrina della Fede, in modo da poter legittimamente comminare la pena massima
, attraverso un vero processo penale
: la dimissione dallo stato clericale. Tuttavia si verificavano dei ritardi che dovevano essere evitati
. Per questo - ha osservato - Papa Francesco ha intrapreso ulteriori riforme
.
La Chiesa e la Via della Redenzione
Nella terza parte del testo, Benedetto XVI si chiede quali siano le risposte giuste della Chiesa. L’antidoto al male che minaccia noi e il mondo intero - afferma - ultimamente non può che consistere nel fatto che ci abbandoniamo
all’amore di Dio: Questo è il vero antidoto al male
. Un mondo senza Dio non può essere altro che un mondo senza senso
, in cui non ci sono più i criteri del bene e del male
ma solo la legge del più forte: Il potere diviene allora l’unico principio. La verità non conta, anzi in realtà non esiste
. Forte l’accusa alla società occidentale nella quale Dio nella sfera pubblica è assente e per la quale non ha più nulla da dire. E per questo è una società nella quale si perde sempre più il criterio e la misura dell’umano
e può diventare ovvio quel che è male e distrugge l’uomo
, come il caso della pedofilia: Teorizzata, ancora non tanto tempo fa, come del tutto giusta, essa si è diffusa sempre più
.
La risposta a tutto questo - scrive - è tornare di nuovo a imparare a riconoscere Dio come fondamento della nostra vita
. In questa prospettiva di ritorno a Dio, il Papa Emerito parla anche della necessità di rinnovare la fede nell’Eucaristia, spesso declassata a gesto cerimoniale
che distrugge la grandezza del mistero
della morte e risurrezione di Cristo. Occorre invece comprendere nuovamente la grandezza della sua passione, del suo sacrificio. E dobbiamo fare di tutto per proteggere dall’abuso il dono della Santa Eucaristia
.
Se riflettiamo sul da farsi - spiega - è chiaro che non abbiamo bisogno di un’altra Chiesa inventata da noi
. Oggi la Chiesa viene in gran parte vista solo come una specie di apparato politico
. La crisi causata da molti casi di abuso ad opera di sacerdoti spinge a considerare la Chiesa addirittura come qualcosa di malriuscito che dobbiamo decisamente prendere in mano noi stessi e formare in modo nuovo. Ma una Chiesa fatta da noi non può rappresentare alcuna speranza
. Benedetto XVI indica l’azione del diavolo, l’accusatore che vuole dimostrare che non ci sono uomini giusti
, denigrando così anche Dio: No, anche oggi la Chiesa non consiste solo di pesci cattivi e di zizzania. La Chiesa di Dio c’è anche oggi, e proprio anche oggi essa è lo strumento con il quale Dio ci salva. È molto importante contrapporre alle menzogne e alle mezze verità del diavolo tutta la verità: sì, il peccato e il male nella Chiesa ci sono. Ma anche oggi c’è pure la Chiesa santa che è indistruttibile
. La Chiesa di oggi è come non mai una Chiesa di martiri e così testimone del Dio vivente
. Alla fine del testo, il Papa Emerito osserva che vedere e trovare la Chiesa viva è un compito meraviglioso che rafforza noi stessi e che sempre di nuovo ci fa essere lieti della fede
.

Critiche e Interpretazioni della Posizione di Ratzinger
Inevitabile che l’introspezione spirituale di Benedetto XVI diventi questione pubblica, con tutte le distonie legate al contrasto dei generi. E qui inizia a emergere quella mentalità dei collaboratori di Ratzinger in cui si rispecchia un ampio sentire ecclesiastico: ossia, ricondurre alla dimensione spirituale il coinvolgimento, diretto o indiretto, in azioni criminali. Improvvisamente, l’istanza della coscienza diventa dirimente in una torsione che fa di un reato una colpa morale da confessare davanti a Dio - e a Dio solo. Anzi, non occorre neanche confessarla in specifico, perché in Gesù Dio si è già fatto carico di quella grandissima colpa
soffrendola vicariamente. Ed è questo che, per alcuni, alleggerisce la coscienza dell’ex papa davanti all’imminente incontro con il giudizio di Dio: e sente così dischiudersi il perdono di Dio davanti alla genericità di una colpa senza responsabilità. Il Ratzinger che appare in controluce in questa pagina, secondo questa interpretazione, è un Ratzinger assolto da ogni colpa - e, insieme a lui, la Chiesa che rappresenta.
Ammesso che possa essere così davanti a Dio, tutto questo non toglie nulla al fatto che il crimine resta - come resta la responsabilità per la connivenza o inadeguata gestione di esso. E rimangono, soprattutto, i corpi devastati dalla violenza tollerata nella Chiesa cattolica. Violenza si aggiunge a violenza. E vi si arriva perché il potere nella Chiesa non è capace di dire: era comunque mia responsabilità personale che tutto ciò non avvenisse, e invece è accaduto
. Poco importa se si era o meno presenti a una riunione; se si conoscevano i dettagli; se si avevano tutti gli strumenti necessari per far fronte alla cosa. E ci si attende qualcosa del genere anche dai vescovi della Chiesa italiana, perché anche qui è accaduto l’irreparabile - quello che non dovrebbe mai succedere nella comunità dei discepoli di Gesù. La Chiesa non può permettersi che a indagare sia chi appartiene alla cerchia dei possibili colpevoli e dei certi responsabili.
All’indomani del rapporto bavarese, il direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione, Andrea Tornielli, ha ricordato la lotta di Ratzinger contro la pedofilia clericale. La Santa Sede è intervenuta dopo la pubblicazione per dire, con forza
, che è giusto ricordare la lotta di Benedetto XVI contro la pedofilia clericale e la sua disponibilità durante il pontificato ad incontrare e ascoltare le vittime chiedendo loro perdono
. L’abuso sui minori è un delitto tremendo
- continua l’editoriale - L’abuso commesso sui minori dai chierici è un delitto possibilmente ancora più rivoltante e questo è stato ripetuto dagli ultimi due Papi senza mai stancarsi: grida vendetta al cospetto di Dio che i piccoli subiscano violenza da parte di sacerdoti o religiosi ai quali i genitori li affidano perché siano educati alla fede. È inaccettabile che si ritrovino ad essere vittime di predatori sessuali nascosti dietro l’abito ecclesiastico
.
Tornielli ha ribadito che non si può dimenticare che Ratzinger, il quale già da prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede aveva combattuto il fenomeno nell’ultima fase del pontificato di san Giovanni Paolo II di cui era stato stretto collaboratore, una volta diventato Papa ha promulgato norme durissime contro gli abusatori clericali, vere e proprie leggi speciali per contrastare la pedofilia
. Inoltre, Benedetto XVI ha testimoniato, con il suo esempio concreto, l’urgenza di quel cambiamento di mentalità così importante per contrastare il fenomeno degli abusi: l’ascolto e la vicinanza alle vittime a cui va sempre chiesto perdono
. Per troppo tempo invece i bambini abusati e i loro parenti, invece di essere considerati persone ferite da accogliere e accompagnare con percorsi di guarigione, sono stati tenuti a distanza
. E spesso purtroppo sono stati allontanati e persino additati come "nemici" della Chiesa e del suo buon nome
.
Tornielli ha sottolineato che è stato proprio Joseph Ratzinger il primo Papa ad incontrare più volte le vittime di abuso durante i suoi viaggi apostolici
. È stato Benedetto XVI, anche contro l’opinione di tanti sedicenti “ratzingeriani”
, a proporre, nel mezzo della bufera degli scandali in Irlanda e in Germania, il volto di una Chiesa penitenziale, che si umilia nel chiedere perdono, che prova sgomento, rimorso, dolore, compassione e vicinanza
. Tanto che sul volo che lo portava a Lisbona, nel maggio 2010, lo stesso Benedetto XVI riconobbe che le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa
. Per Tornielli, comunque, le ricostruzioni contenute nel rapporto di Monaco, che - va ricordato - non è un’inchiesta giudiziaria né tantomeno una sentenza definitiva, aiuteranno a combattere la pedofilia nella Chiesa se non verranno ridotte alla ricerca di facili capri espiatori e di giudizi sommari
. Infatti solo evitando questi rischi potranno contribuire a una ricerca della giustizia nella verità e a un esame di coscienza collettivo sugli errori del passato
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