Il concetto di tempo, la sua percezione e la sua gestione, sono temi centrali tanto nella vita quotidiana quanto nella riflessione spirituale e filosofica. La Bibbia, in particolare, offre una prospettiva profonda e spesso controintuitiva sul tempo, esortandoci non solo a viverlo, ma a "ricuperarlo" e a discerne i suoi "segni". Allo stesso modo, opere letterarie come "Le Ali del Tempo" di Richard Bach esplorano la libertà e il superamento dei limiti, utilizzando il volo come potente metafora.
Il Concetto Biblico di "Recuperare il Tempo"
L'apostolo Paolo, scrivendo ai credenti di Efeso, esorta: “State quindi molto attenti a come vi comportate; non da stolti, ma da saggi; recuperando il tempo perché i giorni sono malvagi. Perciò non agite con leggerezza, ma cercate di capire bene quale sia la volontà del Signore. Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza” (Efesini, 5:15-18). Un'esortazione simile si trova in Colossesi 4:5: “Comportatevi con saggezza verso quelli di fuori, ricuperando il tempo”.
Qui Paolo usa un’espressione idiomatica che appare anche nella versione greca delle Sacre Scritture ebraiche (la Versione dei Settanta o Septuaginta, realizzata in epoca ellenistica). L’espressione viene usata per rendere le parole del re Nabucodonosor ai maghi e ai sapienti di corte, ai quali aveva ordinato di fornirgli non solo l’interpretazione di un sogno, ma anche il sogno stesso, che non aveva rivelato a nessuno di loro (e che Daniele gli racconterà e interpreterà per rivelazione divina). Più che di recuperare il tempo, l’espressione originale, sia nel greco della Septuaginta che nell’aramaico del testo di Daniele, ha il senso di “guadagnare tempo” o “prendere tempo”.
Sebbene quella di Nabucodonosor non fosse proprio un’esortazione come lo sono i passi delle Lettere di Paolo, il senso dell’uso che ne fa Paolo è ancora quello delle parole di Nabucodonosor: prendere tempo in un momento critico. Anche Paolo fa infatti esplicito riferimento ai tempi difficili in cui stava già vivendo, giorni in cui non ci si poteva più trastullare con le cose con cui ci si poteva trastullare in epoche precedenti, ma bisognava piuttosto usare tutte le proprie risorse per fare fronte alla situazione. Scrivendo agli Efesini, Paolo si riferisce a una condizione estremamente critica, affermando: “i tempi sono malvagi”.
La stessa esortazione la troviamo ancora più esplicita nella Prima Lettera di Pietro: “Basta con il tempo trascorso a soddisfare la volontà dei pagani vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni, nelle ubriachezze, nelle orge, nelle gozzoviglie, e nelle illecite pratiche idolatriche” (1Pietro 4:3).
L’espressione greca usata da Paolo e dai Settanta (exagorazein [tòn] kairòn) vuol dire più precisamente “ricomprare il tempo”. Il verbo exagorazein è usato altre volte nelle Lettere di Paolo con il senso di “redimere, riscattare” (in riferimento all’azione compiuta da Gesù quando ci ha riscattato a prezzo del suo sangue). La radice del verbo è direttamente collegata alla compravendita e al mercato; agorà, in greco, è la piazza.

Tempo e Denaro: Un Legame Antico e Profondo
Non è poi così strano che si parli di denaro in riferimento al tempo. Spesso si dice che il tempo è denaro, e si potrebbe anche dire, ma non lo si sente altrettanto spesso, che il denaro è tempo. Se ci pensiamo, il denaro serve infatti a comprare il tempo degli altri. Quanti più soldi uno ha, tanto più tempo può usare del suo prossimo e, normalmente, tanto più volentieri gli concediamo il nostro tempo. E uno viene tanto più pagato quanto più tempo altrui riesce a impegnare (in termini di ore-uomo). In tutti i sensi: nel mondo dello spettacolo questo è particolarmente evidente (il valore si chiama audience ed è misurato con buona precisione), ma l’equazione vale anche in molti altri contesti. In generale, il valore in denaro corrisponde al valore in termini di tempo che gli uomini attribuiscono a una certa cosa, sia questa un gadget, un utensile, un mezzo di trasporto, una medicina, una droga, un libro, una canzone, o un blog… cioè, curiosamente, sia che questa cosa serva a risparmiare tempo, sia anche che serva a passarlo bene (lo chiamano entertainment). L’equazione tempo=denaro risulta insomma sempre confermata, in entrambe le direzioni.
Il tempo e il denaro sono collegati anche in varie Scritture. Per esempio, il valore di un terreno agricolo in Israele lo si valutava a partire dal numero dei raccolti prima del seguente giubileo (Levitico, 25:15). La stessa cosa vale anche per le persone (il prezzo che bisognava pagare per riscattarle variava a seconda di quanti anni mancavano al giubileo: Levitico, 25:51-52).

La Natura Fugace e Ingannatrice del Tempo e delle Ricchezze
Con l’età cambia il nostro stesso rapporto con il tempo. Quando si ha “tutta la vita davanti”, il senso e la velocità del tempo che passa sono molto diversi da quando la nostra vita sta per finire. Eppure, materialmente, è sempre lo stesso tempo. Il valore però non è lo stesso, né oggettivamente, né soggettivamente. Non lo è oggettivamente, perché nello stesso lasso di tempo un giovane riesce a fare molte più cose di un vecchio; né lo è soggettivamente, perché da vecchi il tempo corre, mentre da giovani non passa mai. Il corso del tempo cambia anche a seconda di quello che stiamo facendo: “Giacobbe servì sette anni per Rachele; e gli parvero pochi giorni, a causa del suo amore per lei” (Genesi, 29:20).
Spiegando ai discepoli una delle sue parabole, Gesù, tra le cause di improduttività della parola di Dio seminata nei nostri cuori, menziona “l’inganno delle ricchezze” (Matteo 13:22; Marco, 4:19). Le ricchezze, come anche gli idoli (le immagini in genere), ci ingannano perché appaiono come qualcosa di stabile, mentre sono la cosa più instabile che ci sia. Dice infatti la sapienza: “Non ti affannare per diventare ricco; smetti di applicarvi la tua intelligenza. Vuoi fissare lo sguardo su ciò che scompare? Poiché la ricchezza si fa delle ali, come l’aquila che vola verso il cielo” (Proverbi, 23:4-5). E anche quando riusciamo in qualche modo a fermare la ricchezza perché non voli via (almeno per un po’), certamente non riusciamo a fermare il tempo e a impedire che volino le nostre energie.
“La campagna di un uomo ricco fruttò abbondantemente; egli ragionava così, fra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti?” (Luca 12:16-17). Il fatto sta che continuiamo a pensare di avere tutto il tempo davanti, e a considerare nefasta qualsiasi circostanza che ci metta di fronte alla realtà del fatto che invece il tempo a nostra disposizione non è affatto illimitato. In realtà, non ci piace nemmeno avere troppo tempo. Il vuoto ci spaventa un po’. Dopo le sciagure, la cosa che temiamo di più è probabilmente la noia. Forse è una paura che ci siamo portati dietro dall’infanzia, senza renderci conto che la situazione è cambiata, e che continua a cambiare. Se prima c’era troppo tempo e troppe poche cose da fare, adesso ci sono troppe cose da fare e troppo poco tempo, sempre di meno. Vale per noi rispetto a quando eravamo più giovani, ma vale anche per la situazione odierna dei giovani rispetto a quella della gioventù di una volta. Tutto il mondo sta invecchiando. E il tempo vola sempre più in fretta, per tutti quanti.
La ricchezza ci dà l’impressione di poter scegliere tra un’infinità di cose da fare. E questo è esattamente quello che desidera la nostra carne. Lo esprime bene il lamento dei figli di Israele alla fine delle loro peregrinazioni nel deserto: “Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto a volontà, dei cocomeri, dei meloni, dei porri, delle cipolle e dell’aglio. E ora siamo inariditi; non c’è più nulla! I nostri occhi non vedono altro che questa manna” (Numeri, 11:5-6). Anche oggi il mondo ci presenta una grandissima varietà di beni, a cui è ben difficile rinunciare. Come elenca il lamento dei mercanti alla caduta di Babilonia annunciata nell’Apocalisse: “oro, argento, pietre preziose, perle, lino pregiato, porpora, seta, scarlatto, ogni varietà di legno odoroso, ogni varietà di oggetti d’avorio e di legno preziosissimo, bronzo, ferro, marmo, cannella, spezie, profumi, unguenti, incenso, vino, olio, fior di farina, grano, buoi, pecore, cavalli, carri e persino i corpi e le anime degli uomini” (Apocalisse 18:12-13). E oggi potremmo aggiungere: viaggi e case di vacanza, vestiti e accessori, applicazioni e applicativi, videogiochi e videoclip, cinema e tv, notizie ed enciclopedie, libri e riviste, messaggi e reti sociali, un’infinità di cose che riempiono la nostra vita e ci fanno pensare che ne abbiamo abbastanza per spassarcela ancora un bel po’. In tutta questa abbondanza, la parola di Dio può suonare come una voce lontana che richiama al risveglio, alla quale la nostra coscienza assopita tende a rispondere “lasciami dormire ancora un po’, ancora cinque minuti”. Così può anche succedere che a quella voce diciamo proprio “basta” per abbandonarci direttamente e deliberatamente alla condizione di anestesia spirituale che ci procurano le comodità e i piaceri di questo mondo.
Ma la parola insiste: “Non guardare il vino quando rosseggia, quando scintilla nel bicchiere e va giù così facilmente! Alla fine, morde come un serpente e punge come una vipera. I tuoi occhi vedranno cose strane, e il tuo cuore farà dei discorsi pazzi. Sarai come chi si coricasse in mezzo al mare, come chi si coricasse in cima a un albero di nave. Dirai: M’hanno picchiato e non m’hanno fatto male; mi hanno percosso e non me ne sono accorto. Quando mi sveglierò? Tornerò a cercarne ancora!” (Proverbi 23:31-35). Volere ancora, sempre di più… Questo è, anche etimologicamente, il senso del termine usato nel Nuovo Testamento per indicare l’avidità: pleonexìa (πλεονεξία), che letteralmente significa proprio “avere di più”. Un desiderio che non viene da Dio, e che cresce in ciò che costituisce il mondo come sistema spirituale, cioè la ribellione della creatura nei confronti del suo Creatore a cui ci ha indotto il nemico delle nostre anime e che ci ha portato alla morte. L’avidità ci tiene spiritualmente lontani da Dio e gli uni dagli altri, e costituzionalmente infelici.
È abbastanza evidente che il mondo sfrutta le debolezze della nostra carne offrendoci innumerevoli modi di passare il nostro tempo, concedendoci una sempre più grande quantità di scelte tra possibili intrattenimenti. Invece di comprendere la verità evidente che il tempo scivola irreparabilmente via (insieme con le nostre energie), e che ogni momento non tornerà mai più, pensiamo appunto al tempo come a una quantità continua, che abbiamo ancora abbondantemente a disposizione. E non ci rendiamo conto del fatto che quando ci regalano spettacoli, informazioni ecc., stiamo perdendo qualcosa di più profondo.
“E come fu ai giorni di Noè, così sarà anche nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, si sposavano mogli, sono stati dati in matrimonio, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e venne il diluvio e li fece perire tutti. Allo stesso modo come lo era anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, hanno costruito; ma nel giorno in cui Lot uscì da Sodoma piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece perire tutti” (Luca, 17: 26-29). Questa montante ebbrezza e questo desiderio di avere sempre di più che sta travolgendo il mondo (e che quindi influenza anche noi che siamo nel mondo) ha insomma una chiara origine spirituale. Dell’avidità Paolo dice infatti “che è idolatria” (Colossesi 3:5). Perché l’oggetto del nostro desiderio diventa per noi più importante di Dio. Come se le cose che i nostri occhi desiderano potessero durare per sempre e noi con loro. Se invece ci lasciamo istruire dall’amore della verità, ci rendiamo un po’ alla volta conto del fatto che tutte le cose finiscono, e che finiranno presto.
“Quanto poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; perché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come viene un ladro nella notte. Quando diranno: Pace e sicurezza, allora una rovina improvvisa verrà loro addosso, come le doglie alla donna incinta; e non scamperanno. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno abbia a sorprendervi come un ladro; perché voi tutti siete figli di luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri; poiché quelli che dormono, dormono di notte, e quelli che si ubriacano, lo fanno di notte.” (1 Tessalonicesi 5:1-7)

12 Fatti Che Cambieranno Per Sempre La Vostra Percezione Del Tempo
Il Tempo Biblico: Non Solo Durata, ma Rivelazione e Scelta Morale
Nel pensiero moderno, il tempo è diventato una divinità silenziosa. Non lo adoriamo nei templi, ma gli obbediamo ogni giorno. Lo misuriamo, lo temiamo, lo rincorriamo. È diventato il principio ordinatore della realtà, il giudice implacabile del nostro limite, l’idolo invisibile a cui sacrifichiamo salute, relazioni, identità. Ma la Scrittura ci propone una visione radicalmente diversa. Nella Bibbia, il tempo non è una forza impersonale e assoluta: è una creatura. Esiste perché Dio l’ha voluto. Il tempo nella Bibbia non è mai solo una misura di durata. È lo spazio dell’Alleanza, il palcoscenico della Rivelazione, il contesto della Salvezza. Non scorre a caso, non si ripete ciecamente sebbene lo faccia ciclicamente, e soprattutto non è autonomo. In Genesi 1, Dio fa apparire prima la luce, poi separa il giorno dalla notte, e infine, solo al quarto giorno, introduce sole, luna e stelle per segnare i tempi. È una cronologia che rovescia ogni concezione naturalistica: il tempo non nasce dagli astri, ma da una decisione divina. È Dio che struttura la storia. L’uomo biblico non è schiavo del tempo, ma suo interlocutore. Non lo consuma: lo ascolta. Per lui, ogni giorno è una possibilità, ogni notte è un’attesa, ogni ciclo è un richiamo. E questa visione trasforma radicalmente il modo in cui viviamo. Perché se esso è una creatura, allora deve rispondere al Creatore.
La Bibbia distingue chiaramente tra tempo che scorre (chronos) e tempo che parla (kairos). Il primo è il flusso ordinario dei giorni e delle notti, delle stagioni e degli anni. È il tempo ciclico, ritmato dalla creazione. Ma il secondo è il tempo opportuno, il momento in cui Dio agisce, in cui l’eternità tocca la storia. Quando Abraamo riceve la promessa, quando Mosè si ferma davanti al roveto ardente, quando il popolo esce dall’Egitto, quando Gesù dice «l’ora è venuta», non si tratta semplicemente di un punto sul calendario: è un kairos, un tempo carico di presenza. Per l’uomo moderno, che cerca di “gestire il tempo”, questa distinzione è quasi incomprensibile. Ma l’uomo biblico non lo gestisce: lo discerne, lo accoglie, lo interpreta. Non lo possiede: lo riceve. Per questo ogni tempo può diventare luogo di rivelazione.
Ed è qui che la Bibbia ci mostra la vera natura del tempo: non un contenitore, ma un dialogo. Esso è sacro non perché eterno, ma perché visitabile da Dio. Nella Scrittura, non è solo cornice della storia: è campo morale. Ogni momento porta in sé una responsabilità. Questo versetto non chiede solo di capire quanto viviamo, ma come viviamo ogni tempo che ci è dato. La Bibbia parla di «tempi favorevoli», di «giorni funesti», di «per ogni cosa» (Ecclesiaste 3). Esso è una scelta continua: per costruire o distruggere, per tacere o parlare, per piangere o ridere. Non è neutrale: è una serie di decisioni morali. Anche Gesù, nel Vangelo, rimprovera coloro che «sanno leggere i segni del cielo, ma non sanno discernere i segni dei tempi» (Luca 12,56). Viviamo in tempi accelerati, in cui ogni istante è riempito di stimoli, ma povero di significato. La Bibbia ci chiede di recuperare il tempo sacro: lo Shabbat come memoria della creazione, il giubileo come rinnovamento ciclico della giustizia, l’ora della preghiera come incontro quotidiano. Ecco perché il tempo non è solo un dono: è una vocazione. Esso ci interpella. Ci chiama. Ci prepara all’incontro finale con YHWH. Ed è proprio in esso che impariamo ad amare, a scegliere, a convertire. Quando rifletto sul tempo nella Bibbia, sento spezzarsi le catene della fretta e dell’ansia. Perché capisco che non mi è chiesto di fare tutto, ma di discernere il tempo che mi è dato. Non è la quantità di anni che fa la pienezza, ma la qualità dell’ascolto, la profondità della risposta, l’intensità della presenza. Credo che esso sia una grazia strutturata, e che ogni giorno non sia solo un altro passo verso la morte, ma una possibilità sacra. La vita non è un conto alla rovescia: è un dialogo con Colui che ha creato il tempo per rivelarsi.
Le "Ali del Tempo" nelle Visioni Profetiche
Il Signore annuncia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con fiducia. Il profeta Daniele, nella sua visione notturna (Dn 7,2-14), descrive un tempo di grandi cambiamenti e poteri mondiali, simboleggiati da bestie imponenti. “Io, Daniele, guardavo nella mia visione notturna ed ecco, i quattro venti del cielo si abbattevano impetuosamente sul Mare Grande e quattro grandi bestie, differenti l’una dall’altra, salivano dal mare. La prima era simile a un leone e aveva ali di aquila. Mentre io stavo guardando, le furono strappate le ali e fu sollevata da terra e fatta stare su due piedi come un uomo e le fu dato un cuore d’uomo. Poi ecco una seconda bestia, simile a un orso, la quale stava alzata da un lato e aveva tre costole in bocca, fra i denti, e le fu detto: «Su, divora molta carne». Dopo di questa, mentre stavo guardando, eccone un’altra simile a un leopardo, la quale aveva quattro ali d’uccello sul dorso; quella bestia aveva quattro teste e le fu dato il potere.” Queste immagini di bestie alate rappresentano il rapido mutare dei regni e dei poteri nel corso della storia, un'ulteriore espressione delle "ali del tempo" che portano con sé cambiamenti veloci e inesorabili.
Gesù stesso esorta i suoi discepoli a discernere i segni dei tempi. “Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga” (Luca 21,29-33). Questo ci invita a essere vigili e a comprendere il significato degli eventi nel contesto della volontà divina.

Vivere con Saggezza e Virtù nel Tempo Presente
La Bibbia ci offre principi fondamentali per affrontare il tempo che ci è dato con saggezza e integrità:
-
Fiducia e Coraggio
Riporre la propria fiducia nel posto giusto è fondamentale. La fiducia non dovrebbe mai essere riposta nelle proprie forze: "Non con la spada, infatti, conquistarono la terra, né fu il loro braccio a salvarli; ma la tua destra e il tuo braccio e la luce del tuo volto, perché tu li amavi" (Salmo 44:4b). Guardando avanti, il salmista dice: "Sei tu il mio re, Dio mio, che decidi vittorie per Giacobbe." Nelson Mandela ha detto: "Ho imparato che il coraggio non è la mancanza di paura, ma il trionfo su di essa." Umanamente parlando, non sorprende che Gesù sia stato crocifisso dopo tre anni di ministero. Era un uomo di grande coraggio. Quando gli dicono: "Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere" (Luca 13:31), risponde: "Andate a dire a quella volpe..." (Luca 13:32). Gesù non teme neppure il confronto con gli scribi e i farisei; passa spesso del tempo in loro compagnia, non li evita.
-
Compassione e Amore
Gesù non solo ha compassione per le persone (ad esempio, l'uomo malato di idropisia in Luca 14:4), ma anche per l'intera città di Gerusalemme. Per descrivere il suo amore per la città, usa un'immagine materna: "Quante volte ho desiderato raccogliere i tuoi figli, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali" (Luca 13:34). Una volta, nel Parco Nazionale di Yellowstone, un incendio. Una guardia forestale trovò un uccello morto, nero e carbonizzato, ai piedi di un albero. Spostò l'uccello con un bastone e di colpo tre pulcini uscirono dall'ala della madre morta. L'amore della madre aveva salvato la vita dei suoi pulcini. Gesù, nostra chioccia, ha fatto lo stesso per noi.
-
Umiltà
Gesù parla di umiltà. Ci invita a metterci "all'ultimo posto" (Luca 14:10). Dice: "Non metterti al primo posto... Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato" (Luca 14:8, 11). Come dice la versione di The Message: "Se cammini con il naso per aria, finirai a faccia in giù."
-
Generosità e Giustizia
Più volte le Scritture parlano dei "poveri". Gesù ha detto: "Quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti" (Luca 14:13-14). Gesù ci incoraggia a cercare i poveri nella nostra stessa comunità. La generosità è un valore essenziale: davanti alla povertà e al bisogno, non dovremmo mai indurire il nostro cuore (Deuteronomio 15:7). "Non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso" (Deuteronomio 15:7), "ma gli aprirai la mano" (Deuteronomio 15:8), donando a tutti coloro che sono nel bisogno. La giustizia e l'onestà contano per Dio. "Ti costituirai giudici e scribi... essi giudicheranno il popolo con giuste sentenze. Non lederai il diritto, non avrai riguardi personali" (Deuteronomio 16:18-19a). È importante che i giudici non siano corrotti: "Non accetterai regali, perché il regalo acceca gli occhi dei saggi e corrompe le parole dei giusti" (Deuteronomio 16:19).
-
Il Ricordo della Redenzione
Il popolo di Dio era chiamato a ricordare che era stato "schiavo nella terra d'Egitto" (Deuteronomio 15:15; 16:12): "Ti ricorderai, per tutto il tempo della tua vita, del giorno in cui sei uscito dalla terra d'Egitto" (Deuteronomio 16:3). Uno degli aspetti della Santa Comunione è di essere un costante ricordo della morte e risurrezione di Gesù.

"Le Ali del Tempo": Il Romanzo di Richard Bach
Richard Bach, nato nel 1936 a Oak Park, nell'Illinois (USA), è uno scrittore, aviatore e spirito libero, conosciuto in tutto il mondo per i suoi libri che intrecciano filosofia, spiritualità e il desiderio di superare i limiti imposti dalla materia e dal pensiero comune. La sua passione per il volo, coltivata sin da giovane età, diventa simbolo di libertà e metafora centrale delle sue opere. Negli anni '60 ha lavorato come pilota per l'Air Force e per compagnie aeree private. Il suo libro "Le Ali del Tempo" è per molti una questione di incipit: “Vi è mai capitato di addormentarvi con un pensiero in testa, un problema da risolvere per il quale magari avete cercato la soluzione a lungo, ma che, nonostante gli sforzi, non è arrivata? Poi, al mattino, appena aperti gli occhi ecco che avete un'intuizione, quasi una visione, e tutto diventa chiaro.”
Questo è il motivo conduttore del libro, nel quale si parla di come la passione porti (Bach) a rompersi la testa per pensare a piccole soluzioni tecniche per apportare delle migliorie al suo vecchio aereo. L'autore materialmente vede la soluzione, semplice e lineare, disegnata davanti ai propri occhi. In ognuno dei libri di Bach si ritrova la voglia di volare lontano, almeno con la mente, e la convinzione che esistiamo non per caso, ed ogni evento della nostra vita è lì perché lo chiamiamo a noi.
