La Posizione del Vaticano e i Tentativi di Mediazione in Venezuela

La situazione in Venezuela ha rappresentato a lungo una fonte di profonda preoccupazione per il Vaticano. La Santa Sede, sotto la guida di Papa Francesco, ha costantemente cercato di promuovere il dialogo e la pace, pur mantenendo una posizione di cautela e evidenziando le difficoltà riscontrate nei tentativi di mediazione.

L'Arrivo del Nunzio Apostolico e l'Apertura di Credito Papale

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha ricevuto le lettere credenziali di monsignor Alberto Ortega Martín, nunzio apostolico della Santa Sede designato per il Paese caraibico, nel palazzo presidenziale di Miraflores a Caracas. Ortega, dottore in Diritto canonico, è nato a Madrid nel 1962, è stato ordinato sacerdote il 28 aprile 1990 ed è entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede il 1° luglio 1997. Al presidente Maduro, tornato in patria con la benedizione di Francesco ma senza una foto accanto a lui, è stata concessa per via papale un’apertura di credito che, secondo alcune osservazioni, sinora aveva dimostrato di non meritare.

L'annuncio di un dialogo ha colto di sorpresa alcuni esponenti di spicco dell'opposizione, come l'ex candidato presidenziale Capriles, che ha appreso la notizia guardando la televisione. La riunione plenaria di questo dialogo, dopo mesi di trattative con i mediatori di Unasur ma senza la presenza della Chiesa che non avevano prodotto alcun risultato, sarebbe dovuta iniziare in concomitanza con il termine previsto per la raccolta delle firme a favore del referendum revocatorio di Maduro, poi cancellato dalla magistratura controllata dai chavisti.

Il tempo dirà se la mediazione vaticana faciliterà la conservazione dell’istituzionalità venezuelana, cui il Pontefice vuole contribuire, o rappresenterà solo un ulteriore diversivo nella strategia dilatoria di Caracas.

Foto di Papa Francesco e del Nunzio Apostolico Alberto Ortega Martín

La Preoccupazione Costante di Papa Francesco per il Venezuela

La situazione in Venezuela preoccupa seriamente il Vaticano non solo per la difficoltà economica, per gli alti tassi di violenza o tensione politica nei confronti della popolazione, ma anche per la chiusura del governo di Nicolás Maduro contro ogni tentativo di mediazione con il Paese.

Di fronte alla violenza occasionata dalle manifestazioni di protesta dei venezuelani, che contestavano la proclamazione, secondo loro fraudolenta, di Maduro per un terzo mandato presidenziale, papa Francesco aveva espresso la sua «preoccupazione per il Venezuela, che sta vivendo una situazione critica». Il portavoce vaticano dell'epoca, padre Federico Lombardi, aveva dichiarato: "Il Papa segue con molta attenzione e partecipazione le vicende del Venezuela e ha fatto avere recentemente una sua lettera personale al Presidente Maduro con riferimento alla situazione del Paese". Tutto questo avveniva in relazione agli ultimi avvenimenti della crisi politico-sociale e istituzionale del Venezuela, alla dichiarazione del 27 aprile dei vescovi e alla disponibilità del nunzio.

Il Santo Padre ha dedicato ampi passaggi alla situazione venezuelana anche in occasioni importanti, come il Messaggio prima della Benedizione Urbi et Orbi della Domenica di Pasqua. Il suo messaggio pasquale si proietta sempre più sul popolo venezuelano nelle difficili condizioni in cui si trova a vivere e su quanti hanno in mano i destini del Paese, affinché si possa lavorare in vista del bene comune, cercando spazi di dialogo e collaborazione con tutti.

La Lettera di Papa Francesco a Maduro del Febbraio 2019

Una delle espressioni più dirette della posizione del Papa è contenuta in una lettera indirizzata all’«Excelentísimo señor Nicolás Maduro Moros, Caracas», datata 7 febbraio 2019. È significativo che la missiva si rivolgesse a "Señor" e non "Presidente". La lettera, lunga due paginette e mezzo e recante la firma "Francisco", era la risposta del Papa all’ennesima richiesta di mediazione giunta dal capo del regime del Venezuela. Questa comunicazione chiarisce il senso della "neutralità positiva" della Santa Sede, di cui aveva parlato il Segretario di Stato Vaticano, cardinale Piero Parolin, l’8 febbraio scorso, rispetto a una guerra civile neanche troppo strisciante.

Seppure con toni garbati, ricordando i ripetuti tentativi di mediazione richiesti dal regime e compiuti dalla Santa Sede negli ultimi anni, Francesco non concede molto. "Ce ne sono stati altri «per tentare di trovare un’uscita dalla crisi venezuelana»", scrive Jorge Mario Bergoglio. "Purtroppo, tutti si sono interrotti perché quanto era stato concordato nelle riunioni non è stato seguito da gesti concreti per realizzare gli accordi", osserva il Pontefice. "E le parole sembravano delegittimare i buoni propositi che erano stati messi per iscritto". Il senso è chiaro: Maduro ha cercato il dialogo, utilizzando anche lo schermo vaticano, per poi disattendere gli impegni presi. Il Papa glielo fa presente.

Il monito si può leggere in filigrana anche quando, subito dopo, afferma di essere sempre stato a favore di una mediazione. «Non di qualunque dialogo, però», precisa, «ma di quello che si intavola quando le differenti parti in conflitto mettono il bene comune al di sopra di qualunque altro interesse e lavorano per l’unità e la pace». Francesco ripercorre il ruolo svolto dalla Santa Sede e dai vescovi del Venezuela «come garante e su richiesta delle parti», in una fase iniziata alla fine del 2016. Era uno sforzo per riemergere dalla crisi «in modo pacifico e istituzionale», attraverso la trattativa tra governo Maduro e il Tavolo di Unità Democratica; e con una serie di condizioni da soddisfare, affidate a una lettera del cardinale Parolin del 1° dicembre 2016.

Documento della lettera papale a Maduro

Le Condizioni per un Dialogo Proficuo

In quella missiva, rammenta Francesco, «la Santa Sede segnalò chiaramente quali erano i presupposti perché il dialogo fosse possibile». E avanzò «una serie di richieste che considerava indispensabili affinché il dialogo si sviluppasse in maniera proficua e efficace». Ebbene, secondo il Papa, quelle richieste e «altre che da allora si sono aggiunte come conseguenza dell’evoluzione della situazione», sono più che mai necessarie. Ad esempio, aggiunge, «quella espressa nella lettera che le indirizzai sull’Assemblea nazionale costituente».

Nelle sue parole si avverte l’eco della resistenza sempre più aperta della conferenza dei vescovi del Paese verso Maduro, i suoi metodi e le sue minacce. E l’esigenza che «si eviti qualunque forma di spargimento di sangue». Emerge anche la delusione per il modo in cui quei tentativi furono frustrati dalla resistenza sorda e furbesca del regime di Maduro, e dalla realtà di un’opposizione venezuelana allora divisa e confusa. Il riferimento alla lettera di Parolin serve a mettere in fila, pur senza citarli, gli insulti che la cerchia dei «duri» di Maduro rivolse alle richieste del Vaticano per far decollare una vera trattativa.

Cautela Diplomatica e Giudizio Critico

Le parole contenute nella lettera del Papa del 7 febbraio 2019, pur caute, rispondono alla volontà di mantenere una posizione mediana tra Stati Uniti ed Europa, favorevoli al riconoscimento del capo dell’Assemblea legislativa, Juan Guaidó, come legittimo presidente ad interim, e Paesi come Cina, Russia, Turchia e Iran che invece sostengono il regime di Maduro, guidati da corposi interessi economici e geopolitici. Insieme a Cuba, questi Paesi sono i maggiori finanziatori e creditori del regime venezuelano.

Al di là della cautela diplomatica, il giudizio di Francesco e dei suoi consiglieri su Maduro è a dir poco negativo. All’inizio del 2019, Guzmán Carriquiry Lecour, vicepresidente della Commissione pontificia per l’America Latina e uno degli uomini più ascoltati dal Pontefice, ha scritto sul bollettino ufficiale della Commissione: «Che peccato che la parola d’ordine e l’utopia di un “socialismo del XXI secolo” siano degenerati nel regime autocratico e sempre più liberticida del presidente Maduro, in un totale fallimento economico e nella miseria sociale». Un mese dopo, la situazione ha preso una piega drammatica: al punto che qualunque mediazione rischia di apparire fuori tempo massimo.

L'Appello del Papa per il Dialogo e la Pace

Il Santo Padre Francesco ha inviato un messaggio al Venezuela, tramite il Nunzio Apostolico, ribadendo la sua preoccupazione e l'invito al dialogo:

"Desidero anzitutto ringraziarVi per l’invito che avete rivolto alla Santa Sede a partecipare al processo di dialogo e di pace per il Vostro carissimo Paese. Sono consapevole dell’inquietudine e del dolore vissuti da tante persone e, mentre esprimo preoccupazione per quanto sta accadendo, rinnovo il mio affetto per tutti i venezuelani, in particolare per le vittime delle violenze e per le loro famiglie. Sono profondamente convinto che la violenza non potrà mai portare pace e benessere ad un Paese, poiché essa genera sempre e solo violenza. Al contrario, attraverso il dialogo potete riscoprire la base comune e condivisa che conduce a superare il momento attuale di conflitto e di polarizzazione, che ferisce così profondamente il Venezuela, per trovare forme di collaborazione. Nel rispetto e nel riconoscimento delle differenze che esistono tra le Parti, si favorirà il bene comune. Tutti Voi, infatti, condividete l’amore per il Vostro Paese e per il Vostro popolo, come pure le gravi preoccupazioni legate alla crisi economica, alla violenza e alla criminalità. Tutti avete a cuore il futuro dei Vostri figli e il desiderio di pace che contraddistingue i venezuelani. Proprio ciò vi accomuna e vi spinge ad intraprendere il dialogo che oggi comincia, alla cui base deve esserci un’autentica cultura dell’incontro, che sia consapevole che l’unità prevale sempre sul conflitto. Vi invito, dunque, a non fermarVi alla congiuntura conflittuale, ma ad aprirVi vicendevolmente per divenire ed essere autentici operatori di pace. Al cuore di ogni dialogo sincero c’è, anzitutto, il riconoscimento e il rispetto dell’altro. Soprattutto c’è l'"eroismo" del perdono e della misericordia, che ci liberano dal risentimento, dall’odio e aprono una strada veramente nuova. Si tratta di una strada lunga e difficile, che richiede pazienza e coraggio, ma è l’unica che può condurre alla pace e alla giustizia."

Venezuela. I vescovi in udienza da Papa Francesco

Di questo timore, nella lettera di Francesco si trova un’impronta profonda nel finale: lì dove spiega a Maduro che lo «inquieta profondamente la situazione». E gli confessa di essere preoccupato per «la sofferenza del nobile popolo venezuelano, che sembra non avere fine». Forse, questo rappresenta l’ultima mano tesa alla quale il regime possa aggrapparsi.

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