Con l’ascensione di Gesù, il suo corpo, sottratto agli sguardi e al nostro avido toccare, dà inizio alla nostalgia del cielo. Egli aveva preso carne nel grembo di una donna, svelando il profondo desiderio di Dio di essere uomo fra gli uomini e ora, salendo al cielo, porta con sé il nostro desiderio di essere Dio. L’ascensione al cielo non è una vittoria sulle leggi della forza di gravità. Gesù non è andato lontano o in alto o in qualche angolo remoto del cosmo, bensì è “asceso” nel profondo degli esseri, “disceso” nell’intimo del creato e delle creature, e da dentro preme come forza ascensionale verso una più luminosa vita. A questa navigazione del cuore Gesù chiama i suoi.

Il Congedo nella Benedizione: Un Gesto Generativo
Il Signore sale al Cielo benedicendo: è l’ultima immagine di Sé che Gesù ci lascia. Come narra Luca, "alzate le mani, li benedisse" (Lc 24,50-51). Questa Benedizione del Risorto s’irradia in tutto il tempo e in tutto lo spazio fino a noi, raggiungendo ogni realtà. La solennità di questa domenica non ci lasci tristezza, ma alimenti la certezza che la compagnia di Gesù non verrà mai meno. Il Vangelo di Luca inizia con il racconto di una benedizione mancata, quella del sacerdote Zaccaria nel tempio, e termina invece con l’immagine di Gesù che benedice i suoi discepoli. Questa benedizione giunge al compimento della vita di Gesù, attraverso il dono di sé, l’offerta della croce e del calvario.
Il distacco di Gesù dai suoi discepoli, descritto come un "allontanarsi" o un "separarsi" da loro, è contemporaneamente una benedizione. Questa benedizione non è un abbandono, poiché Gesù stesso aveva promesso: "Non vi lascerò orfani" (Gv 14,18) e "Vado e tornerò da voi" (Gv 14,28). È piuttosto un atto generativo, che trasmette vita e crea quel vuoto che potrà essere occupato da chi resta. Sollecita la responsabilità di chi rimane, chiamato a "succedere" a colui che se n’è andato. In questo gesto di benedizione, come sottolineato da Papa emerito Benedetto XVI, "Gesù parte benedicendo. Benedicendo se ne va e nella benedizione Egli rimane. Le sue mani restano stese su questo mondo. Le mani benedicenti di Cristo sono come un tetto che ci protegge. Ma sono al contempo un gesto di apertura che squarcia il mondo affinché il cielo penetri in esso e possa diventarvi presenza."
La Nuova Presenza di Cristo e la Promessa dello Spirito
Gesù che sale al Padre non ci abbandona, ma ci prepara un posto nella gloria. La sua Presenza non sarà più fisica, ma Egli continua a guidarci attraverso il dono dello Spirito Santo: è il Mosè che intercede per i suoi che sono nella lotta. La sua distanza non è assenza o separazione, ma comunione. In Lui la nostra umanità entra in Dio, e stiamo come figli davanti alla Presenza del Padre. L'Ascensione non significa assenza del Signore, ma un modo diverso di farsi presente.
Il saldo rapporto tra ascensione e Pentecoste è fondamentale: entrambi gli eventi sono parte costitutiva dell'atto unico e indivisibile che è l’evento pasquale. La dimensione della promessa è ben presente nella prospettiva in cui sono collocati i discepoli quali destinatari del dono dello Spirito Santo, come espresso da Luca sia alla fine del Vangelo che all'inizio degli Atti: "Io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso" (Lc 24,49), e "attendere l’adempimento della promessa del Padre" (At 1,4), ovvero di "essere battezzati in Spirito santo" (At 1,5). Questo è il segreto della missione: la presenza tra noi del Signore risorto, che con il dono dello Spirito continua ad aprire la nostra mente e il nostro cuore, per annunciare il suo amore e la sua misericordia.
Come SENTIRE DIO? Il significato dell'Ascensione di Gesù
Il Fondamento Scritturistico dell'Ascensione
L'Ascensione del Signore si radica profondamente nelle Scritture. Gesù stesso disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo» (Lc 24,46-51). La predicazione essenziale deve vertere sull'invito alla conversione e al perdono dei peccati, indicando queste due realtà come dono.
Prima di salire al cielo, il Signore istruì con cura i discepoli sul mistero della sua fede, perché la predicassero al mondo con maggiore convinzione. Egli svelò loro il senso per intendere le Scritture, comprendendo che tutto ciò che aveva fatto e insegnato nella carne era stato predetto dai profeti. Il nome di Cristo era già stato conosciuto dalla fede dei profeti e dei padri, come attesta Pietro, ma compiuta la passione, risurrezione e ascensione al cielo, la fede del suo nome è stata predicata più largamente e apertamente, non solo ai Giudei ma anche alle genti straniere.
La lettera agli Efesini afferma: “Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose” (Ef 4,10). L’ascensione attesta che nessun spazio umano è sottratto alla presenza di Cristo. Ogni spazio è abitabile dal Risorto.
La Missione della Chiesa e la Testimonianza
L'Ascensione è il punto di arrivo per Gesù, la fine del suo ministero terreno, ma anche il punto di partenza per la Chiesa, inviata in missione. Al movimento verticale di Gesù verso il cielo corrisponde quello orizzontale della Chiesa verso il mondo. Il mandato missionario avviene il giorno dell'Ascensione: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato» (Mc 16,15-16).
I discepoli sono generati a testimoni di colui che se n’è andato: "Di questo voi siete testimoni" (Lc 24,48); "Voi sarete miei testimoni a Gerusalemme e fino ai confini della terra" (At 1,8). La testimonianza è possibile grazie a una nuova comprensione della Parola ("Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture" - Lc 24,45) e alla potenza dello Spirito. La gioia e la lode sono la prima forma di testimonianza: "poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio" (Lc 24,52-53).
La missione si concentra sulla predicazione della conversione e del perdono dei peccati "a tutti i popoli", cominciando da Gerusalemme. Questa centralità di Gerusalemme garantisce la continuità tra l'antico e il nuovo Israele. La Chiesa è chiamata a continuare la missione e la predicazione di Cristo, ricevendo il compito di annunciare il Regno e rendere testimonianza al Signore. I piedi della Chiesa missionaria, i piedi dei cristiani, portano a tutti il Vangelo, messaggio di misericordia, accoglienza e inclusione.
I Segni della Fede e la Speranza Escatologica
Gesù elenca dei segni che rivelano il fatto che la fede si sta traducendo in un evento di salvezza: gli esorcismi, il maneggiare serpenti e la protezione dal veleno, il parlare lingue nuove e il curare gli ammalati. Questi non significano altro che esercitare su noi stessi il potere del controllo sui pensieri giudicanti, affrontare calunnie e accuse ingiuste con mitezza e perdono, e prendersi cura dei fratelli. Questi cambiamenti sono i segni che il Vangelo viene scritto sulla nostra carne e che il congedo è un distacco dall'uomo vecchio per essere rivestiti di quello nuovo, a immagine di Cristo.
Gli Atti degli Apostoli riportano il richiamo dei due angeli in bianche vesti: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, verrà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo» (At 1,11). L’Ascensione è memoria escatologica della venuta gloriosa di Cristo. Per conoscere, confessare e testimoniare il Veniente non occorre guardare in cielo, ma ricordare i passi compiuti da Gesù sulla terra. La missione ha pure come compito di conservare viva la speranza e di aiutare la Chiesa a tenere accesa la lampada della fede nell'attesa del ritorno dello Sposo.
La celebrazione dell'Ascensione, infatti, rappresenta il canto della speranza: in Cristo che sale al cielo, ogni uomo vede la meta della propria esistenza. Il cammino terreno risulta allora un pellegrinaggio, un itinerario verso la configurazione di tutti a Cristo. Quel posto che Gesù è andato a preparare per ognuno di noi, è promesso e donato, ma va anche meritato. Per questo il cristiano vive nella speranza di vivere in cielo con Cristo facendo bene la sua parte quaggiù: in famiglia, nel lavoro, tra gli amici e dappertutto.
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