La piscina di Bethesda, situata a Gerusalemme, è un luogo biblico di grande importanza storica e spirituale. Questo sito, menzionato nel Vangelo di Giovanni, è associato a racconti di guarigione e a un celebre miracolo compiuto da Gesù. La sua storia è intrecciata con l'archeologia, la fede e le tradizioni religiose.
Identificazione e Descrizione Archeologica
La localizzazione della piscina di Bethesda è stata oggetto di studi per secoli. Tra i principali candidati storici figuravano la Birket Israel, vicino alla valle del Cedron, e la Fontana della Vergine. Tuttavia, nel XIX secolo, l'archeologo tedesco Conrad Schick scoprì un'ampia cisterna a circa trenta metri a nord-ovest della chiesa di Sant'Anna, all'inizio della Via Dolorosa. Questa scoperta si rivelò fondamentale, poiché la cisterna corrispondeva alla descrizione del "cinque portici" evangelico.
Gli scavi archeologici successivi hanno confermato che Bethesda era una struttura a doppia vasca, monumentale al tempo di Erode il Grande. La piscina a nord era destinata alla raccolta e decantazione dell'acqua, mentre i due bacini erano separati da una diga con canaletti che immettevano acqua pura nella vasca per i bagni rituali. La valle circostante era utilizzata fin dall'antichità per raccogliere le acque piovane, motivo per cui viene identificata come il sito della "piscina probatica" menzionata nel Vecchio Testamento, utilizzata per lavare gli agnelli destinati al sacrificio nel Tempio.

Significato Biblico e Tradizioni
Secondo il Vangelo di Giovanni, la piscina di Bethesda era un luogo dove i malati, i ciechi e i paralitici giacevano in attesa di un miracolo. La tradizione narrava che un angelo scendesse periodicamente ad agitare le acque, e il primo a bagnarvisi dopo questo evento veniva guarito da ogni male. Questa credenza popolare aveva portato alla costruzione di strutture attorno alla piscina per accogliere i pellegrini.
L'evangelista Giovanni riporta che Gesù, trovandosi a Gerusalemme per una festa ebraica, vide un uomo che era infermo da trentotto anni. Rivolgendosi a lui, Gesù gli chiese: "Vuoi guarire?". L'uomo rispose di non avere nessuno che lo aiutasse a entrare nell'acqua agitata. Gesù allora gli ordinò di alzarsi, prendere il suo lettuccio e camminare, compiendo così un miracolo che superava la credenza popolare dell'agitazione angelica delle acque.
"Probatica perché usata per lavare gli agnelli che passavano dalla Porta delle Pecore qui vicino e venivano destinati ad essere sacrificati al Tempio", spiega padre Pol. L’evangelista Giovanni riporta che, in certi momenti, un angelo discendeva nella piscina e agitava l’acqua. Subito dopo, il primo che vi si bagnava, veniva guarito da ogni male. Non è facile capire quale delle due fosse la piscina probatica e quale quella di Bethesda o se fossero distinte tra loro, ma una cosa è sicura: le due piscine, monumentalizzate al tempo di Erode il Grande (I sec.
DOVE ha guarito Gesù il paralitico? Il miracolo alla piscina di Betesda | Israele con Aline
Interpretazioni Teologiche e Storiche
La guarigione del paralitico alla Piscina di Bethesda è uno degli episodi più significativi del ministero di Gesù, narrato esclusivamente dal Vangelo secondo Giovanni. Alcuni studiosi ritengono che la storia dell'angelo che agitava le acque fosse una credenza culturale, un elemento del folklore ebraico che associava fenomeni naturali all'intervento divino. Altri sostengono che l'agitazione fosse un evento miracoloso, un modo unico in cui Dio offriva guarigione.
Tuttavia, il punto focale del racconto evangelico non è tanto se un angelo avesse realmente mosso la piscina, quanto il fatto che Gesù stesso è la vera fonte di guarigione. L'uomo che non riusciva a competere per entrare nell'acqua trovò la guarigione completa e immediata attraverso la parola di Cristo. Questo episodio sottolinea come la fede in Gesù e la sua parola siano sufficienti per ottenere salvezza e guarigione, superando superstizioni, rituali o credenze popolari.
Durante l'epoca cristiana, sopra le piscine venne costruita una basilica con un grande atrio mosaicato, sospeso sull'acqua grazie a quattro pilastri. Finemente decorato era anche il Martyrion, posto a nord della Basilica, destinato a conservare le reliquie più preziose. È durante il VI secolo d.C. che nasce la tradizione, sostenuta dal protovangelo di Giacomo, datato al II sec.
"I cattolici greco-ortodossi non hanno dubbi", esordisce Pol facendo strada verso le cisterne con una torcia, "e quando vogliono vedere la piscina di Bethesda vengono direttamente qui". Sulla facciata, di gusto orientale, ancora si legge la dedicazione in arabo. L’ambiente austero ma maestoso della chiesa ben si addice a ricordarci del suo passato glorioso, il suo essere stato luogo di guarigione, un posto dove è avvenuto un vero miracolo che è legato tanto a Gesù quanto a Maria.
La Chiesa di Sant'Anna e il Sito di Bethesda Oggi
Oggi, le rovine della Piscina di Bethesda sono visitabili con una breve passeggiata dalla chiesa di Sant'Anna, situata vicino alla Porta dei Leoni, all'inizio della Via Dolorosa. Sebbene l'acqua non scorra più, il sito conserva la sua maestosità e il suo profondo significato spirituale.
La chiesa e il sito sono gestiti dai francescani, che una volta all'anno, in occasione della Natività di Maria, celebrano una messa seguendo la liturgia in francese. L'ambiente austero ma maestoso della chiesa ben si addice a ricordare il suo passato glorioso, il suo essere stato luogo di guarigione e un posto dove è avvenuto un vero miracolo legato sia a Gesù che a Maria.
Il Vangelo di Giovanni afferma che il paralitico e altri disabili sedevano presso la piscina e aspettavano che l'acqua si agitasse per entrare ed essere guariti. Si credeva infatti che una volta al giorno un angelo scendesse nella piscina e agitasse l'acqua, e la prima persona che vi entrava subito dopo veniva guarita. Questo conferma l'esistenza di "gradini" su cui le persone sedevano e aspettavano, così come una storia di guarigione precedente alla visita di Gesù. Era infatti comune nel mondo ellenizzato costruire "bagni di guarigione" vicino a sorgenti naturali, circondati da colonne. Ulteriori scavi archeologici hanno rivelato altri siti che mostrano come Betzaetà abbia continuato a fungere da luogo di guarigione per varie generazioni. Nel II secolo, i romani vi costruirono un tempio dedicato ad Asclepio, il dio romano della guarigione. Oggi i visitatori possono ammirare le rovine con una breve passeggiata dalla chiesa di Sant'Anna, vicino alla Porta dei Leoni, all'all'inizio della Via Dolorosa, anche se non vi scorre più l’acqua.
Il testo descrive folle di malati che si radunavano lì, sperando nella guarigione quando le acque si agitavano. Alcune versioni della Bibbia, inclusa la NASB 1995, aggiungono la spiegazione che un angelo del Signore veniva e agitava le acque, e il primo che vi entrava dopo sarebbe stato guarito. La difficoltà è che i versetti 3b-4 non compaiono nei manoscritti greci più antichi e affidabili. La maggior parte degli studiosi concorda sul fatto che si tratti di un'aggiunta scribale successiva, destinata a chiarire perché le persone giacevano intorno alla piscina. Studi archeologici sulla Piscina di Bethesda confermano che si trattava di una struttura a doppia vasca con sorgenti intermittenti. Il gorgoglio dell'acqua era molto probabilmente un fenomeno naturale che divenne la base per una tradizione locale riguardante un'attività angelica.
La lezione che se ne trae è che molti ancora ripongono la loro speranza in superstizioni, rituali o equivalenti moderni - indovini, cristalli curativi o schemi di prosperità - credendo che questi porteranno sollievo o benedizione. La guarigione del paralitico alla piscina di Betzaeta è uno dei miracoli di Gesù, ambientato presso la Piscina di Betzaeta, o Betesda, in Gerusalemme, e raccontato esclusivamente dal Vangelo secondo Giovanni (5,1-18). Gesù, trovandosi a Gerusalemme per una festa ebraica, va alla piscina di Betzaeta presso la porta delle pecore: « V'è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Gesù chiede quindi ad uno di questi infermi, che era malato da trentotto anni, se vuole guarire. Ed egli risponde: « Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. »
