Il rapporto tra il pontificato di Pio XII (Eugenio Pacelli) e quello di Benedetto XVI è un tema di grande interesse per la comprensione della storia e della dottrina della Chiesa cattolica contemporanea. Benedetto XVI ha costantemente invitato a un'interpretazione del Concilio Vaticano II in continuità con la tradizione precedente, e la figura di Pio XII, in questo contesto, emerge come una fonte autorevole e un ponte tra epoche.
Il Pontificato di Pio XII: Tra Guerra e Carità
Il 19 dicembre 2009, papa Benedetto XVI firmò il decreto che riconosce l’eroicità delle virtù di Pio XII, un atto che ha riacceso l'attenzione sulla complessa figura di Papa Pacelli. Questo anniversario è stato celebrato in passato con una Santa Messa a Roma, presieduta dal Cardinale Dominique Mamberti, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia.
Il pontificato di Pio XII, iniziato mentre sull’Europa e sul resto del mondo si addensavano le nubi minacciose di un nuovo conflitto mondiale, fu caratterizzato da un costante sforzo ascetico e da una profonda adesione a Cristo. La Parola di Dio divenne luce al suo cammino, un percorso in cui Papa Pacelli consolò sfollati e perseguitati, asciugò lacrime di dolore e pianse le innumerevoli vittime della guerra. La consapevolezza che solo Cristo è vera speranza dell'uomo e che solo fidando in Lui il cuore umano può aprirsi all’amore che vince l’odio, accompagnò Pio XII nel suo ministero.
Pio XII si adoperò in tutti i modi per evitare la guerra, affermando che "Nulla è perduto con la pace". Durante l'occupazione di Roma, egli rifiutò di lasciare il Vaticano, dichiarando: "Non lascerò Roma e il mio posto, anche se dovessi morire". La sua dedizione fu testimoniata anche dalle privazioni volontarie a cui si sottopose, condividendo la condizione della gente duramente provata dai bombardamenti e dalle conseguenze del conflitto. L'amore per la sua "diletta Roma" si manifestò nell’intensa opera di carità promossa in difesa dei perseguitati, senza distinzione di religione, etnia o nazionalità.

Il "Silenzio" e le Azioni Segrete
Un aspetto centrale del dibattito su Pio XII riguarda il suo presunto "silenzio" di fronte all'Olocausto. Tuttavia, il radiomessaggio natalizio del dicembre 1942 rivela una chiara deplorazione della situazione di "centinaia di migliaia di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo deperimento", con un evidente riferimento alla deportazione e allo sterminio degli ebrei. Agì spesso in modo segreto e silenzioso proprio perché, alla luce delle concrete situazioni di quel complesso momento storico, egli intuiva che solo in questo modo si poteva evitare il peggio e salvare il più gran numero possibile di ebrei.
Questa coraggiosa e paterna dedizione fu riconosciuta e apprezzata da comunità e personalità ebraiche durante e dopo il tremendo conflitto mondiale. Negli ultimi anni, l’attenzione si è concentrata in modo eccessivo e unilaterale su questa problematica, impedendo un approccio adeguato alla figura di Pio XII. Testimonianze raccolte da associazioni come "Pave the Way" hanno evidenziato come monsignor Giovanni Ferrofino, emissario di Pio XII, abbia facilitato il salvataggio di migliaia di ebrei.
Pio XII e l'Olocausto - 1a parte
Il Dibattito sulla Beatificazione
La beatificazione di Pio XII è stata oggetto di un acceso dibattito, coinvolgendo il mondo ebraico e la Chiesa cattolica. Tra settembre e ottobre 2008, la controversia sul suo ruolo nel periodo nazista esplose con grande asprezza. Da una parte, vi erano voci che criticavano il suo "silenzio", come la didascalia nel museo di Yad Vashem, e il rabbino di Haifa Shear Yshuv Cohen, che bolò "inaccettabile" l'intenzione di beatificare Pio XII, accusandolo di essere rimasto "silenzioso e forse ha fatto anche di peggio".
Dall'altra parte, il convegno a Roma di Pave the Way, un'associazione ebraica statunitense, ha rivalutato l’impegno umanitario di Pio XII. Anche personalità come il Segretario di Stato Tarcisio Bertone hanno difeso Pio XII, citando documenti come la circolare del 25 ottobre 1943 che ordinava alle istituzioni cattoliche di salvare il maggior numero possibile di ebrei. Benedetto XVI stesso ha denunciato l'attenzione "eccessiva" e "piuttosto unilaterale" sull'operato di Pio XII, affermando che il Papa "agì in modo segreto e silenzioso" per salvare gli ebrei.
Il dibattito ha anche toccato la richiesta di aprire gli archivi vaticani relativi al pontificato di Pio XII, una richiesta avanzata da organizzazioni ebraiche come l'Anti-Defamation League. Il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha proposto una lettura più sfumata, criticando una "linea fortemente apologetica" che interpreta il pontificato sotto un unico punto di vista. Nonostante le divergenze, esponenti ebraici hanno riconosciuto la profonda gratitudine per i religiosi che ospitarono gli ebrei, sottolineando però la necessità di guardare avanti senza tentativi di revisione storica.
L'Eredità Teologica di Pio XII secondo Benedetto XVI
Benedetto XVI ha più volte richiamato l'importanza dell'eredità teologica di Pio XII, inquadrandola in un magistero più ampio che invita a interpretare i documenti del Concilio Vaticano II in continuità con la tradizione precedente, rifiutando un'«ermeneutica della discontinuità e della rottura». Pio XII è la fonte autorevole più frequentemente citata nei documenti del Concilio Vaticano II, con oltre mille riferimenti negli interventi orali e scritti dei Padri conciliari e più di duecento citazioni nelle note dei documenti conciliare, fatta eccezione per la Sacra Scrittura.
Questo dimostra come lo sviluppo della Chiesa avvenga nella coerenza e come l'eredità del magistero di Pio XII sia stata raccolta dal Concilio e riproposta alle generazioni cristiane successive. Paolo VI, fedele collaboratore di Pacelli, lo descrisse come un erudito e uno studioso attento, con una ferma e coerente fedeltà ai principi della razionalità umana e all'intangibile deposito delle verità della fede.

Tre Encicliche Fondamentali
Negli interventi del cinquantenario della morte di Pio XII (2008), Benedetto XVI ha segnalato come particolarmente importanti tre encicliche di Papa Pacelli:
- Mystici Corporis (29 giugno 1943): Sulla Chiesa come corpo mistico di Gesù Cristo. Questa enciclica affrontò una controversia teologica in Germania riguardo al "falso misticismo" che rischiava di eliminare la distanza tra creatore e creatura. Pio XII sottolineò l'importanza di distinguere il corpo sociale della Chiesa dal corpo fisico di Cristo, pur mantenendo l'immagine della Chiesa come corpo mistico per far risplendere la "singolare e soprannaturale nobiltà dei fedeli congiunti nel Corpo di Cristo col proprio Capo". L'attualità di questa enciclica si manifesta nella sua anticipazione di temi affrontati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede riguardo alla negazione gnostica dell'alterità Dio-creatura, e nella sua difesa di un'ecclesiologia che non si limiti alla Chiesa come "popolo di Dio", ma valorizzi la sua natura di "Corpo di Cristo".
- Divino Afflante Spiritu (30 settembre 1943): Riguardo lo studio della Sacra Scrittura e l’uso del metodo storico-critico. Pio XII ne riconobbe la giusta applicazione, dichiarandone legittimo l’uso per lo studio sia dell’Antico che del Nuovo Testamento, con lo scopo di restituire il testo sacro al suo primitivo tenore, purificandolo da deformazioni e difetti. Benedetto XVI ha evidenziato come questa enciclica sia stata profetica, bilanciando la necessità di un approccio scientifico alla Bibbia con il pericolo di un uso distruttivo del metodo storico-critico che escluda ogni riferimento al soprannaturale.
- Mediator Dei (20 novembre 1947): Sulla sacra liturgia. Quest'enciclica distinse tra gli aspetti positivi e i possibili abusi del movimento liturgico, promuovendo un restauro graduale delle parti più antiche del rituale romano senza eliminare gli sviluppi successivi, poiché la liturgia cattolica è un organismo vivente. Il testo, molto citato al Concilio Vaticano II, insisteva sull’essenza interna del culto, l'orientamento verso Gesù Cristo vivente, come elemento fondamentale, avvertendo che altrimenti "la religione diventa un formalismo senza fondamento e senza contenuto".
Oltre alle encicliche, Pio XII produsse un vero e proprio corpus dottrinale attraverso quarantuno encicliche, numerosi discorsi e radiomessaggi, esaminando in modo sistematico la dottrina della Chiesa per varie categorie di persone, tra cui sacerdoti, religiosi, religiose e laici. È noto il suo impegno a trattare in modo capillare i problemi delle singole professioni, indicando i doveri di giudici, avvocati, operatori sociali e medici, con discorsi fondamentali per la bioetica e la terapia del dolore.
Pio XII diede anche un grande impulso alle missioni, sia con richiami dottrinali al dovere di annunciare il Vangelo, sia con misure organizzative attraverso le encicliche Evangelii praecones (1951) e Fidei donum (1957), che furono alla base di una fioritura della Chiesa in Asia e in Africa. Con l'enciclica Miranda prorsus (1957), diede indicazioni agli operatori del cinema, della televisione e della radio, sottolineando "il dovere dei giornalisti di fornire informazioni veritiere e rispettose delle norme morali".
L'Internazionalizzazione del Collegio Cardinalizio: Pio XII e Benedetto XVI
Sia Pio XII che Benedetto XVI hanno dimostrato un'attenzione particolare all'internazionalizzazione del Collegio Cardinalizio. Pio XII, poco avvezzo alle decisioni immediate, indisse un grande concistoro nel febbraio 1946, appena terminata la Seconda Guerra Mondiale. Non avendo creato cardinali durante i primi sei anni del suo pontificato, nominò trentadue nuovi porporati. Sebbene non sorpassò il limite di settanta stabilito da Sisto V nel 1586, la sua scelta fu rivoluzionaria: solo 4 dei 32 nuovi porporati erano italiani, tanti quanti gli statunitensi, e altri provenivano da diverse nazioni tra cui Francia, Germania, Spagna, Brasile, Argentina, Cina e Polonia. Questa fu la prima vera internazionalizzazione del Collegio Cardinalizio, riducendo la percentuale curiale al 24 per cento rispetto a quasi la metà del conclave del 1939. Pio XII non ammetteva che il cardinalato spettasse di diritto al nunzio di prima classe o alle sedi residenziali cosiddette cardinalizie, ma si basava sulle capacità e i meriti del candidato.
Anche Benedetto XVI, nel novembre 2012, prima della sua storica rinuncia, celebrò il suo ultimo concistoro, dando la berretta rossa a sei nuovi cardinali, nessuno dei quali curiale. Tra di essi figuravano il patriarca libanese Béchara Boutros Raï, l’arcivescovo maggiore di Trivandrum dei Siro-Malankaresi (India) Baselios Cleemis Thottunkal, e arcivescovi da Nigeria, Colombia e Filippine. In quell'occasione, per decisione di Benedetto XVI, saltarono il turno molti candidati di diocesi tradizionalmente "cardinalizie" e persino il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Gerhard Ludwig Müller.

Pio XII e l'Idea di un Concilio
Andrea Tornielli ricorda che l’idea di un concilio era stata già presentata nel dopoguerra a Pio XII dal cardinale Ernesto Ruffini e da monsignor Alfredo Ottaviani. Tuttavia, Pio XII, pur continuando ad accarezzare l'idea, era realista riguardo ai tempi e alle sue condizioni, affermando probabilmente nel 1952: «Il Concilio ci vuole, ma io sono troppo vecchio; ci vuole un papa giovane, lo farà mio successore». I documenti provano che l'idea di un Concilio era già nell'animo del predecessore, anticipando in qualche modo il futuro Concilio Vaticano II.
Questo contesto storico contribuisce a superare l'artificiosa contrapposizione tra Pio XII e Giovanni XXIII, volta a dimostrare la chiusura del primo e l’apertura del secondo. Paolo VI avviò le cause di beatificazione di entrambi, riconoscendo la continuità del loro operato. Come affermato da Qohelet, "C'è forse qualcosa di cui si possa dire: 'Guarda questa è una novità'?", sottolineando che lo sviluppo della Chiesa avviene nella coerenza e nell'umiltà del ministero pontificio.
Pio XII, con la sua visione tragica della storia contemporanea e la messa in guardia dell’Occidente dall’immanentismo etico - un monito ripreso oggi da Benedetto XVI dinanzi al relativismo - ha preparato la Chiesa ai nostri giorni. La sua opera per la pace, i suoi incessanti appelli contro la guerra e la sua attenzione all'Oriente cristiano, dimostrano un pontificato di vasto respiro, il cui magistero resta ancora oggi di inestimabile valore per i cristiani.