L'Abbazia di San Nazzaro della Costa, situata su una modesta altura da cui domina la città di Novara, rappresenta un affascinante connubio di storia e spiritualità. Questo complesso monastico, dedicato ai Santi Nazario e Celso, il cui culto si diffuse nel territorio padano verso la fine del IV secolo, si erge su una collinetta nella zona nord-est di Novara, nell’antico borgo di Sant’Agabio. La tranquilla abbazia si erge su un dolce pendio noto come Colle della Vittoria, offrendo un rifugio sereno dalla vita frenetica della città. Il convento di San Nazzaro della Costa può facilmente venire confuso con la quasi omonima Abbazia dei Santi Nazario e Celso, peraltro quasi della stessa epoca e situata a meno di 20 km di distanza in linea d'aria.

Le Origini e i Primi Insediamenti
Le prime tracce dell'esistenza del complesso risalgono infatti al 1124, sotto il vescovato di Litifredo. Il sito era già occupato da una chiesa e da un insediamento di chierici almeno a partire dalla prima metà del XII secolo. Le origini dell'Abbazia di San Nazzaro della Costa sono immerse nell'antichità, con documenti che risalgono al X secolo. Tuttavia, le prime menzioni documentate della chiesa appaiono nel XII secolo. Inizialmente situato fuori dalle mura cittadine, questo luogo sacro ha vissuto numerose trasformazioni nel corso dei secoli. Antecedentemente alla ristrutturazione degli edifici sulla collinetta, dove ora si trova la chiesa, esisteva solo un piccolo oratorio, forse in stile romanico, dove officiavano alcuni cappellani, che lo avevano scelto per propria residenza, di cui attualmente non rimane più traccia.
Il Periodo delle Clarisse e le Prime Grandi Trasformazioni
Nel 1256 fecero la comparsa nella storia di San Nazzaro della Costa le suore del monastero di San Pietro di Cavaglio Inferiore, dal 1300 denominato Cavaglietto. Tra il 1256 e il 1265, il complesso fu abitato dalle Clarisse di San Pietro di Cavaglio. A loro si deve la costruzione del convento, che includeva un piccolo chiostro, e la riedificazione della chiesa, che divenne una struttura a tre navate. La versione attuale della chiesa risale proprio alla metà del XIII secolo, periodo in cui le Clarisse vi si trasferirono. In questo periodo fu realizzato un notevole affresco raffigurante la Deposizione di Cristo, recentemente restaurato al suo antico splendore.
La presenza delle religiose a San Nazzaro fu il risultato di un complesso percorso. Il monastero di Cavaglio era situato in una regione molto lontana da Novara, per cui le monache vivevano in uno stato di pericolo per le molestie derivanti dai vagabondi e dalle soldatesche che spadroneggiavano nella regione. Erano gli anni in cui le fazioni dei Sanguigni e dei Rotondi si combattevano in modo violento. Considerato che la chiesa di San Nazzaro della Costa era stata abbandonata nel 1256 dai quattro cappellani che fino ad allora vi avevano avuto dimora, sembrò al pontefice una soluzione accettabile di cedere l’edificio, tramite il vescovo Sigebaldo, alle Clarisse di Cavaglio Inferiore, affinché potessero avere una sede più sicura. Il 15 maggio 1255, il Breve apostolico di Alessandro IV approvò la riforma e assegnò il convento di Cavaglio Inferiore alle suore divenute Clarisse, ordinando loro di osservare in perpetuo la regola del secondo ordine di San Francesco e di praticare l’accoglienza.
Tuttavia, la permanenza delle religiose nella nuova sede fu di breve durata. A causa delle lotte civili che insanguinavano Novara in quel periodo, tra il 1257 e il 1260, il vescovo, per assicurare ad esse un luogo tranquillo, le fece trasferire, l’8 ottobre 1262, all’interno della cerchia muraria, presso il Monastero di San Domenico, che era stato ceduto dai canonici Lateranensi di Santa Croce di Mortara. Le monache lasciarono quindi San Nazzaro nel 1265 per trasferirsi all'interno delle mura cittadine.
Le Profonde Trasformazioni Architettoniche del XV Secolo
Un'età d'oro per l'abbazia si ebbe alla metà del XV secolo. Nel 1444, il vescovo di Novara, Bartolomeo Visconti, cedette San Nazzaro della Costa ai Frati Minori Osservanti di San Francesco. Quest'epoca segnò un rinnovato interesse per una religiosità più pura, con una chiesa più povera e spirituale, grazie all'opera di predicazione di figure come San Bernardino da Siena. La tradizione vuole che il convento di San Nazzaro fu fondato proprio dal santo senese, che fu presente a Novara nel 1440 e fece esplodere un incontenibile entusiasmo per la regola francescana, diventando una voce moralizzatrice della chiesa, e un predicatore formidabile e affascinante che usava il linguaggio dei contadini toscani. Bernardino, inoltre, suscitò una speciale e profonda devozione per Cristo crocifisso, rilanciando la venerazione di San Francesco. È famoso per il suo cristogramma che al centro di un sole radiante su una tavoletta porta la scritta IHS (Iesus Hominum Salvator: Gesù Salvatore degli uomini).
La vita di San Bernardino da Siena in "Orazione"
Grazie alle generose donazioni di alcuni nobili novaresi, attratti dalle parole e dalla predicazione efficace e semplice di Bernardino, tra il 1470 e il 1500 circa, sia la chiesa che il convento subirono profonde trasformazioni architettoniche. Nella chiesa, che in origine era divisa in tre navate, vennero abbattuti i pilastri per realizzare il presbiterio ed il coro, si realizzarono le cappelle laterali e si innalzarono i grandi archi a sesto acuto che caratterizzano l'edificio. Nel convento, invece, si realizzarono i due chiostri. L'edificio attuale è costruito interamente in cotto e presenta una facciata molto semplice e priva di ogni decorazione. Internamente è attualmente presente un'unica navata, con tre profonde cappelle su ogni lato (realizzate a metà del XV secolo) e un presbiterio e un coro molto ampi.
Il Patrimonio Artistico: Splendidi Affreschi
Se il soffitto della chiesa è assolutamente grigio e senza decorazione alcuna, gran parte delle pareti è abbellita da splendidi affreschi di varie epoche. Questi affreschi si distinguono per il loro linguaggio figurativo, molto più simile ai modelli lombardi che a quelli tipicamente locali, e rappresentano quindi una rara testimonianza all'interno del panorama artistico novarese del '400. Tra le opere notevoli e i cicli pittorici troviamo:
- Il grande affresco della Deposizione, di recente restaurato, situato su quella che originariamente era la testata della navata destra ed adesso è invece la parete di una piccola stanza a destra del presbiterio. È una delle opere decorative più antiche della chiesa.
- L'interessante affresco sulla controfacciata subito a destra entrando, raffigurante una Madonna in trono con Bimbo benedicente e un cavaliere in ginocchio.
- Una stupenda Annunciazione di stile rinascimentale sopra l'entrata della seconda cappella di destra.
- Il ciclo di affreschi quattrocenteschi di scuola giottesca sull'arcone, comprendente in particolare, nel suo vertice, un'Annunciazione.
- Gli affreschi di San Nazzaro e San Celso, di epoca successiva, sulle due basi del medesimo arco trionfale.
- Le Storie di San Girolamo, ospitate nella seconda cappella a sud.
- Gli affreschi del presbiterio (restaurati molto di recente). Sulla parete una bellissima Crocifissione che richiama uno dei temi principali della devozione francescana: ai piedi del Cristo sono raffigurati la Maddalena, S. Giovanni Evangelista, S. Antonio da Padova e S. Bernardino da Siena. Quest'ultimo regge il simbolo, più volte rappresentato all'interno della chiesa e del convento, raffigurante il sole ed il monogramma IHS. Sulle vele della volta a crociera del presbiterio sono poi riportati i simboli dei quattro evangelisti.

Dall'Abbandono al Recupero: La Storia Recente
Nel 1626, papa Urbano VIII cedette il convento ai Frati Minori Riformati, i quali non apportarono alcun restauro o abbellimento di rilievo. Essi vi rimasero fino al 1810, anno delle soppressioni napoleoniche. L'intero complesso, soggetto a degrado e a continue depredazioni (la chiesa fu addirittura trasformata in fienile!), passò prima a privati e successivamente all'Ospedale Maggiore di Novara. Nel 1805 furono aggregati al convento di San Nazzaro altre istituzioni religiose, ma nel 1810 il monastero e la chiesa furono soppressi e destinati, rispettivamente, a cascinale e a fienile.
La storia recente dell'abbazia vide un importante recupero. Nel 1923, il Consiglio Municipale di Novara promosse il recupero artistico della Chiesa e del Convento, stipulando, nel 1928, una convenzione tra l'Ospedale Maggiore (attuale proprietario dell'immobile) e i Frati Minori Cappuccini della provincia religiosa di Alessandria. Essi entrarono ufficialmente a San Nazzaro nel 1929 e tuttora vi risiedono.
Tra gli episodi storici, in almeno due occasioni il sagrato del complesso servì da piattaforma per le artiglierie piazzate contro la città, come nel 1705, quando le milizie tedesche e sabaude erano pronte a bombardare Novara. Nel 1798 avvenne che le Clarisse furono trasferite in città, presso il convento di Santa Chiara, perché il Consiglio Municipale chiese al vescovo il rilascio degli edifici di San Nazzaro per accasermare le truppe francesi. Una tradizione, oggi non più in uso, era connessa all'arrivo a Novara del nuovo vescovo, il quale, prima di entrare in città, sostava a San Nazzaro. Successivamente, in carrozza o in lettiga si recava alla chiesa di Sant’Agabio, prima di proseguire per la basilica di San Gaudenzio e il duomo.
Il Museo Storico Novarese e il Parco della Rimembranza
Accanto alla chiesa si trova il Museo Storico Novarese Aldo Rossini, inaugurato nel 1965. Questo museo è dedicato a preservare la memoria degli eroi di guerra di Novara e racconta la storia militare della città dal 1848 al 1945. La collina circostante, dove sorge l'abbazia, funge da Parco della Rimembranza, offrendo uno spazio sereno per la riflessione.
Il Culto dei Santi Titolari: Nazario e Celso
La chiesa e il convento sono dedicati ai Santi Nazzaro e Celso. La Legenda aurea del beato Jacopo da Voragine, vissuto nel XIII secolo, narra che Nazzaro era figlio di un ricco ebreo e di una nobile cristiana, che era stata battezzata dall’apostolo Pietro. Il giovane abbracciò la religione cristiana certamente per grazia divina, ma anche sotto l’influenza della madre. Per sfuggire alle persecuzioni di Nerone, imperatore dal 54 al 68, Nazzaro fuggì da Roma e, dopo aver peregrinato per circa una decina d’anni, riparò a Milano. Qui, essendo venuto a conoscenza che due santi uomini, Gervaso e Protaso, erano stati incarcerati, andò a trovarli. Durante una notte del suo peregrinare, la madre, morta da qualche tempo, gli apparve in sogno e lo esortò a recarsi in Gallia, dove incontrò un giovane, di nome Celso.
Il prefetto della regione, appresa la presenza nel territorio dei due cristiani, li fece catturare, ma la moglie lo convinse a liberarli. Il funzionario accolse la richiesta della donna, ma bandì i due dalla regione e vietò loro di predicare. Appena liberati, si diressero a Treviri, dove continuarono a svolgere la loro missione e per questo furono fatti prigionieri dai soldati romani. Nella stessa notte apparvero in sogno ad un cristiano, di nome Cerasio, che li implorò perché guarissero la figlia, gravemente ammalata. Il loro culto si diffuse rapidamente anche nel territorio novarese, forse per i legami di amicizia tra l’arcivescovo Ambrogio e il vescovo Gaudenzio, e, in seguito, per intercessione di Teodolinda, regina dei Longobardi, convertitasi all’inizio del VII secolo al cristianesimo. I due martiri divennero oggetto di una grande devozione da parte delle popolazioni longobarde, che ad essi dedicarono molte chiese ed oratori.
