Santa Rita da Cascia, il cui vero nome era Margherita Lotti, è una delle sante più venerate al mondo, conosciuta come la “Santa dei Casi Impossibili”. La sua vita, sebbene non abbia lasciato scritti diretti, è un esempio vivido di fede, umiltà, perdono e amore, vissuto nella quotidianità e nella sofferenza. Nata a Roccaporena, una piccola frazione a 5 chilometri da Cascia, le date della sua nascita e morte sono state oggetto di diverse interpretazioni storiche, ma quelle ufficialmente riconosciute da Papa Leone XIII al momento della canonizzazione sono il 1381 per la nascita e il 1457 per il trapasso.

La Vita di Santa Rita: Dalla Nascita al Monastero
Infanzia e il Ruolo dei Genitori "Pacieri"
Margherita Lotti era l'unica figlia di Antonio Lotti e Amata Ferri, una famiglia benestante di Roccaporena. I suoi genitori erano particolarmente stimati e ricoprivano un ruolo cruciale nella comunità: gli statuti del libero comune di Cascia affidavano loro l’arduo incarico di “pacieri”. Essi si adoperavano per pacificare i contendenti e prevenire stragi cruente tra famiglie in conflitto. Questa funzione di mantenitori della pace, che Rita avrebbe poi ereditato, le conferì un certo prestigio sociale, morale ed economico. Rita fu battezzata nella chiesa agostiniana di San Giovanni Battista, in cima al colle di Cascia.
Un'antica tradizione narra che un segno divino della sua futura gloria arrivò già in tenera età: mentre dormiva nella culla, cinque api volarono dalla sua bocca, simbolo di elezione divina.
Matrimonio, Maternità e Dolore
Come per molte ragazze dell'epoca, anche per la giovane Rita giunse il momento di formarsi una famiglia. Sposò Paolo di Ferdinando di Mancino, un uomo dal carattere aspro o ghibellino risentito, spesso descritto erroneamente come violento. Rita non lo "ammansì" con la forza, ma lo aiutò a vivere con una condotta più autenticamente cristiana attraverso il suo amore incondizionato e reciproco, illuminato dalla benedizione divina. L'unione fu benedetta dalla nascita di due figli, probabilmente gemelli o nati a breve distanza tra loro: Giangiacomo e Paolo Maria.
Con la nascita dei figli, Paolo, già uomo d’armi, assunse una condotta più consona e responsabile, anche grazie alla nuova sistemazione domestica. La famiglia si trasferì al "Mulinaccio", una proprietà di Paolo, dove avevano una dimora più grande e la possibilità di gestire un’attività di macinazione del grano.
Dopo diciotto anni di matrimonio, la loro vita fu spezzata duramente: Paolo di Ferdinando di Mancino fu assassinato nei pressi del “Mulinaccio” intorno al 1406. Rita, accorsa sul luogo, riuscì a cogliere il rantolo finale del marito e si affrettò a nascondere la camicia insanguinata. Il suo gesto era motivato dal timore che i figli, vedendola, potessero covare vendetta. Rita perdonò di cuore gli assassini e non rivelò mai i loro nomi, un gesto che le costò il risentimento della famiglia del marito.
Un timore ancora più grande afflisse Rita: che i suoi ragazzi potessero diventare vittime o protagonisti di quella spirale d’odio. Per questo, pregò intensamente Dio affinché non si macchiassero di simili atrocità e allontanassero da loro il desiderio di vendicare il padre. Purtroppo, poco dopo, una grave malattia spense la vita dei due giovani, Giangiacomo e Paolo Maria, probabilmente a causa della peste o di altri malanni.
22 Maggio: Santa Rita da Cascia - La storia e la vita | Biografia dialogata di Cristian Messina
La Scelta della Vita Monastica
Rimasta sola, tra il 1406 e il 1407 circa, Rita si avvicinò sempre più a Cristo sofferente, maturando con forza il desiderio di elevare il suo amore a un altro livello, a un altro sposo: Cristo. All’età di circa 36 anni, Rita bussò alla porta del Monastero di Santa Maria Maddalena a Cascia per essere accolta tra le Suore Agostiniane.
Fu respinta per ben tre volte, probabilmente perché le monache temevano di essere coinvolte nella faida tra le famiglie del luogo, dato il suo passato recente. Solo dopo una pubblica riappacificazione tra i fratelli del marito e i suoi uccisori, Rita venne finalmente accettata in monastero. La tradizione narra che il suo ingresso avvenne misteriosamente nell'anno 1407: si racconta che una notte, Rita, recatasi a pregare sullo Scoglio di Roccaporena, ebbe la visione dei suoi tre Santi protettori (Sant’Agostino, San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino) che la trasportarono a Cascia, introducendola nel monastero all'interno del coro, a porte chiuse. Le altre monache dovettero solo obbedire di fronte all'evidenza di un evento impossibile, che per Rita era un ulteriore segno del volere di Dio.
L'Esperienza Monastica e i Doni Spirituali
Il Miracolo della Vite Fiorita
Nel 1407, Rita iniziò la sua nuova vita nel Monastero di Santa Maria Maddalena, ricevendo l’abito e la Regola di Sant’Agostino, che professò per i quarant'anni successivi. Già durante il noviziato, la Madre Badessa, volendo provare l’umiltà di suor Rita, le comandò di piantare e innaffiare un arido pezzo di legno. La Santa obbedì senza indugi, e il Signore premiò la sua fedele servitrice facendo fiorire una vite rigogliosa.
Per questo, la vite è diventata il simbolo della pazienza, dell’umiltà e dell’amore di Rita verso le sue consorelle e, più in generale, verso il prossimo. Ancora oggi, nel chiostro del Monastero, la vite di Santa Rita testimonia questo prodigio, sebbene quella attuale risalga a più di duecento anni fa.

Santa Rita Pacificatrice
Sull’esempio dei suoi genitori, Rita continuò a impegnarsi come paciera anche all'interno del monastero e nella comunità. Nel 1426, un evento sconvolse Cascia: scoppiò una vera e propria battaglia tra i sostenitori della tabulella Bernardiniana (con l’iscrizione YHS, indicante Gesù Salvatore degli uomini) e i domenicani uniti agli agostiniani, che la avversavano. L’Ordine Agostiniano propose di completare l'iscrizione Bernardiana con il trigramma XPS (= Cristo), per evidenziare le due nature inscindibili del Salvatore: quella umana e quella divina. La tensione degenerò in una serie di delitti, e la Santa si prodigò per riportare la pace, come testimoniato dall'epitaffio sulla sua cassa solenne.
La Stigmata della Spina
Negli anni di vita monastica, il dolore di Rita per le perdite subite non scomparve, ma ella lo visse ogni giorno innalzandolo alle sofferenze di Cristo per l’umanità, secondo l'educazione agostiniana. Questa unione con Cristo era così profonda che nel 1432, mentre era assorta in preghiera, forse memore della predicazione sulla passione di Cristo o formata alla spiritualità agostiniana, Rita chiese al Signore di renderla partecipe delle sue sofferenze. In quel momento, un bagliore di luce e una spina dalla corona del Crocifisso, tutt’ora visibile nel Monastero, le si conficcò nella fronte, donandole un vero e proprio sigillo d’amore. Rita portò questa ferita sanguinante e dolorosa per ben 15 anni, fino alla morte.
La ferita si chiuse inspiegabilmente una sola volta, quando Rita intraprese l’unico viaggio della sua vita fuori dei confini del comune casciano: un pellegrinaggio penitenziale a piedi a Roma. La tradizione collega questo viaggio alla canonizzazione di San Nicola da Tolentino del 1446.

Ultimi Anni e il Miracolo delle Rose e dei Fichi
Verso la fine della sua vita, Rita fu provata da una grave malattia che la costrinse a letto nella sua cella per lunghi periodi. Durante l'inverno precedente la sua scomparsa, gravemente ammalata, sentiva probabilmente la nostalgia per la sua Roccaporena e il ricordo di Paolo e dei figli. Forse, avvicinandosi la fine, provava la pena di non sapere se il Signore avesse accolto le sue sofferenze e preghiere in espiazione dei peccati dei suoi cari. Chiese un segno all’Amore e il cielo le rispose.
Un giorno, una parente le fece visita e Rita, il cui cuore non aveva mai dimenticato Roccaporena, le chiese di recarsi al suo vecchio orto per cogliere per lei una rosa e due fichi. Era un gennaio nevoso e freddo, e la richiesta fece pensare a un delirio causato dalla malattia. Tuttavia, la parente si recò all’orto di Roccaporena e, con grande stupore, trovò le due rose e i due fichi richiesti, sbocciati tra la neve. Li colse e li portò a Rita. Questo è considerato l'ultimo dono d'amore di Dio, che aveva esaudito i desideri di Rita, mostrandole che il marito e i figli erano stati accolti in paradiso. Per questo motivo, la rosa è da sempre il simbolo ritiano per eccellenza.

Venerazione, Canonizzazione e Corrispondenza al Culto
Morte e Inizio della Venerazione
Con un fisico provato da tante sofferenze, Rita giunse all’incontro celeste nella notte tra il 21 e il 22 maggio dell’anno 1457. La tradizione racconta che, mosse da mani invisibili, le campane del Monastero iniziarono a suonare, richiamando la cittadinanza che, come per ispirazione celeste, accorse al Monastero per venerare la suora, già considerata "Santa" dal popolo.
Subito dopo la sua morte, Rita fu venerata come protettrice dalla peste, probabilmente perché in vita si era dedicata alla cura degli appestati senza mai contrarre la malattia. Il forte culto nato immediatamente dopo la sua morte fece sì che il corpo di Rita non venisse mai sepolto. Grazie alle sue virtù, cominciarono ad arrivare subito gli ex voto portati dai devoti. Vedendo tanta venerazione, le monache decisero di riporre il santo corpo in una cassa. Mastro Cecco Barbari (o Cicco) si incaricò di costruire la prima bara, detta “cassa umile”. Si narra che Mastro Cecco, affetto da una malattia alle mani, guarì miracolosamente vedendo il corpo di Rita, e per questo volle costruire lui stesso la cassa.
Nel 1457, a causa di un incendio divampato nell’oratorio, la cassa e il corpo di Rita rimasero intatti e furono poi posti in un sarcofago più elaborato, conosciuto come “cassa solenne”. Questa cassa, realizzata a soli dieci anni dal trapasso di Rita, testimonia la sua già diffusa fama di santità. Su di essa furono inseriti bellissimi dipinti, tra cui l'immagine di Rita, e un epitaffio commemorativo.
Il Percorso verso la Beatificazione e la Canonizzazione
Se tra i concittadini la venerazione di Rita fu rapida, non altrettanto lo fu il suo cammino di ascesa agli altari. Il processo di beatificazione ebbe inizio il 19 ottobre 1626, sotto il pontificato di Urbano VIII, che conosceva bene la Santa essendo stato vescovo di Spoleto fino al 1617. Tra i principali sostenitori della causa vi furono la famiglia Barberini e il Cardinale Fausto Poli, nativo di Usigni, un villaggio nel territorio casciano. Poli si interessò anche ai luoghi ritiani di Roccaporena, trasformando nel 1630 la casa-domuncola in cappella.
Il processo si svolse a Cascia, nella chiesa di San Francesco, con minuziosa capillarità. In seguito, il 2 ottobre 1627, Urbano VIII concesse alla diocesi di Spoleto e ai religiosi agostiniani la facoltà di celebrare la messa in onore della beata Rita. Il 4 febbraio 1628 dispose che tale messa potesse essere celebrata anche dal clero secolare nelle chiese agostiniane. Queste iniziative sancirono la beatificazione, anche se non nella forma solenne e canonica tradizionale.
Nel 1737, gli agostiniani e il comune di Cascia intesero premere per la canonizzazione. Il processo canonico fu più volte interrotto e ripreso, fino alla riapertura nel 1853 e alla svolta rappresentata dal miracolo ottenuto da Cosma Pellegrini di Conversano nel 1887. Il 25 febbraio 1896, venne finalmente redatto il decreto sulle virtù eroiche. Nel 1899, dopo aver esaminato i vari miracoli stimati utili per la canonizzazione - tra cui il profumo che si diffondeva dal corpo della Santa, la guarigione della piccola Elisabetta Bergamini e quella di Cosma Pellegrini (curato da una malattia incurabile) - furono approvati.
Finalmente, il 24 maggio 1900, Papa Leone XIII proclamò Santa Margherita di Cascia. Papa Giovanni Paolo II, nel grande Giubileo del 2000, il 20 maggio ricevette in udienza generale una pellegrina speciale e i suoi fratelli. Rita da Cascia giunse nuovamente a Roma, trasportata con la polizia di stato, l’arcivescovo diocesano Monsignor Riccardo Fontana, il rettore Padre Bolivar Centeno e Padre Giovanni Scanavino, il 19 maggio. Fu scortata presso i suoi confratelli in Sant’Agostino in Campo Marzio, dove l'intera giornata trascorse in preghiera. Il giorno dopo, accompagnata da un tripudio di gente, accorsa da ogni parte del mondo, si realizzò l’incontro tra il Vicario di Cristo, l’umile Santa di Cascia e i suoi fratelli, testimoniando al mondo che il messaggio d’amore e di pace deve ancora oggi trionfare. Da quest’incontro, per volontà del Sommo Pontefice, Santa Rita fu inserita nell’edizione tipica latina del Messale Romano del 2001.
Il Corpo Incorrotto di Santa Rita
Il corpo di Rita, dal 18 maggio 1947, riposa nella Basilica a Cascia, all'interno dell’urna d’argento e cristallo realizzata nel 1930. Indagini mediche hanno accertato la presenza di una piaga ossea (osteomielite) sulla fronte, a riprova dell’esistenza della stigmata. Il viso, le mani e i piedi sono mummificati, mentre sotto l’abito di suora agostiniana si trova l’intero scheletro, così ridottosi dalla prima metà del ‘700.

Santa Rita: Protettrice dei Casi Impossibili e Icona di Pace
Santa Rita è considerata la Santa degli Impossibili perché si ricorre alla sua intercessione nei casi che sembrano disperati. Il 22 maggio ricorre la memoria liturgica di Santa Rita da Cascia, «donna, sposa, madre, vedova e monaca» - come ha ricordato Papa Francesco - un modello di vita più che mai valido anche oggi. Papa Giovanni Paolo II, nella lettera scritta per il VI centenario della nascita di Rita, si chiese perché Rita fosse santa, rispondendo: «Non tanto per la fama dei prodigi che la devozione popolare attribuisce all’efficacia della sua intercessione presso Dio onnipotente, quanto per la stupefacente “normalità” dell’esistenza quotidiana, da lei vissuta prima come sposa e madre, poi come vedova ed infine come monaca agostiniana».
22 Maggio: Santa Rita da Cascia - La storia e la vita | Biografia dialogata di Cristian Messina
La Festa Liturgica e le "Donne di Rita"
Ogni anno, le celebrazioni del 22 maggio, festa liturgica di Santa Rita, sono accompagnate da un ricco calendario di iniziative. A Cascia, la Messa solenne è in programma alle 11, seguita sul sagrato della Basilica di Santa Rita dalla supplica alla Santa e dalla benedizione delle rose. Tradizionalmente, la figura di questa donna straordinaria è collegata al dono di una rosa, che si spiega con l'episodio della sua vita in cui, prossima alla morte, chiese una rosa dal suo orto in pieno inverno, e questa fu trovata miracolosamente fiorita tra la neve.
Anche quest'anno, sono stati assegnati i riconoscimenti "Donne di Rita", un premio internazionale che dal 1988 viene attribuito a chi incarna gli ideali della Santa degli Impossibili. Nel 2024, Cristina Fazzi (medico in Zambia), Virginia Campanile (sostenitrice di genitori in lutto) e Anna Jabbour (testimone di pace e fede da rifugiata di guerra) sono state premiate nella Basilica di Santa Rita a Cascia. Queste donne rappresentano l'immagine viva della carità, della perseveranza e della speranza che Santa Rita ha incarnato nella sua esistenza.
Solidarietà e l'Ovunque di Santa Rita
La festa di Santa Rita si accompagna anche a un gesto di solidarietà concreta. La comunità agostiniana del Monastero Santa Rita da Cascia raccoglie offerte per sostenere i lavori di completamento dell’Auditorium "Beata Maria Teresa Fasce" dell’istituto educativo "San Agustin de Hipona" fondato dai missionari agostiniani nel distretto di San Jeronimo, a Cuzco, in Perù. Chi sostiene la raccolta fondi riceve l’"Ovunque di Santa Rita": un ciondolo a forma di cuore, su cui è incisa una rosa, che conserva al suo interno l’immagine della Santa e la preghiera "Ovunque proteggimi".
Preghiere a Santa Rita da Cascia
Preghiera Generale a Santa Rita
O’ Dio onnipotente ed eterno,
che in Santa Rita da Cascia ci hai dato un luminoso esempio
di unione a te nella preghiera
e di servizio e amore ai fratelli,
fa che superando per sua intercessione
il nostro egoismo e la pigrizia,
possiamo imitarla per sperimentare nella prova
il tuo amore misericordioso
e la sua fraterna protezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio,
che è Dio, e vive e regna con Te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Preghiera per le Necessità e la Sofferenza
Gloriosa Santa Rita,
Tu che fosti prodigiosamente partecipe
della dolorosa Passione di nostro Signore Gesù Cristo,
ottienici di vivere con amore le pene di questa vita,
e soccorrici in tutte le nostre necessità.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Preghiera per i Malati
O’ Dio Padre onnipotente, che manifesti la tua bontà con la tua provvidenza e misericordia,
ascolta benevolmente la preghiera che ti rivolgiamo per l’intercessione di Santa Rita.
Dona loro forza nella prova, conforto nel dolore, conformità al tuo disegno d’amore.
O’ Santa Rita, che durante la tua vita fosti così vicina alle persone inferme,
le confortasti con le tue parole di pace e carità, intercedi presso Dio
per queste persone bisognose perché sostengano con pazienza la prova a cui si trovano sottoposte
e riacquistino la piena salute se questo grande favore, che tanto desideriamo,
è conforme al santissimo volere di Dio.
O’ Santa Rita, che tante volte ci hai mostrato la tua valida intercessione,
aiutaci in questo particolare momento di bisogno, in particolare dona pace e speranza
a quanti stanno accanto ai nostri malati perché vincano il male con il bene
e sappiano trasformare anche le più tristi vicende in sorgenti di vita eterna.
O’ Santa Rita, si innalzi ancora una volta il coro di gratitudine
per lo splendore dei Suoi doni a Dio Padre che invochiamo con tutta la nostra fede
per i meriti infiniti di Gesù Cristo nostro Signore. Amen.
Invocazione Personale
O’ dilettissima Santa Rita, sento da tutti invocare il tuo bel nome.
Tutti fanno ricorso a te. Voglio essere anch’io nel numero dei tuoi devoti.
Da questo giorno io ti eleggo per mia speciale Protettrice e Avvocata.
A te manifesterò i miei bisogni spirituali e temporali,
e tu, come affettuosa madre, ti presterai sollecita alle mie preghiere.
La grazia di Dio mi renda simile a te nell’amore verso Gesù Crocifisso.
Impetrami d’imitare tutte le tue virtù: nel disprezzo del mondo,
dei suoi beni e piaceri fallaci, nell’amore a Dio e al prossimo.
Ottienimi l’obbedienza, la castità, l’umiltà, lo spirito di pazienza e rassegnazione alla divina volontà.
Ti siano anche a cuore i miei bisogni temporali.