L'ostentazione dei simboli religiosi nella politica contemporanea
Da tempo si osserva Matteo Salvini ostentare simboli religiosi cattolici durante i suoi comizi e interventi sui media. Questa ostentazione di religiosità, vera o apparente che sia, solleva interrogativi sulla sua finalità in uno Stato laico, nel rispetto delle credenze religiose di tutti coloro che ne hanno una.
In un'epoca caratterizzata da una caduta della religiosità, almeno in Europa, l'esibizione di tali simboli può essere interpretata come un tentativo di farsi notare come il capo di una nuova crociata. Pur riconoscendo il valore della laicità e il rispetto delle credenze di tutti, e in particolare il contenuto umano di una tradizione cristiana che ha caratterizzato la nostra storia, l'ostentazione di simboli religiosi non è sempre apprezzata.
Si preferirebbe, in particolare, che chi fa politica tenesse per sé la propria devozione alla Madonna o a qualche Santo e non agitasse nelle piazze crocefissi o rosari.

Gli episodi chiave: dal Senato alle campagne elettorali
Il dibattito in Senato durante la crisi di governo
Anche nella giornata drammatica di martedì 20 agosto, al Senato, con il discorso di congedo del Premier Giuseppe Conte dal Governo, arrivato a fine corsa, e gli interventi di Salvini, Renzi e degli altri big, i simboli religiosi sono stati oggetto di discussione. Quello stesso pomeriggio, al Senato, ci furono attimi di bagarre in Aula durante il discorso di Matteo Salvini. A quel punto dai banchi della Lega il Senatore Simone Pillon ha estratto un rosario. Lo stesso ha fatto il ministro degli Affari Europei Lorenzo Fontana, che ha tirato fuori una coroncina dalla giacca.
Immediatamente si sono levate le proteste dei senatori del Partito Democratico e di Liberi e Uguali. La Presidente del Senato Casellati ha ricordato che in Aula non si possono esporre simboli religiosi, evidenziando che la Repubblica italiana è uno Stato laico. Dai banchi del PD qualche senatore ha urlato a Salvini, che nel frattempo stava di nuovo affidando il Paese e il Popolo italiano “al cuore immacolato di Maria” come già aveva fatto durante i suoi comizi, “mostraci le stimmate”.
Ma Salvini ha continuato imperterrito con la sua opera di convincimento dell’elettorato vetero-cattolico più oltranzista e conservatore, citando Giovanni Paolo II: «voi citerete Saviano io mi rifaccio ai miracoli di chi meglio credo» ha detto rivolgendosi al PD e ricordando le parole del Santo Wojtyla sulla fiducia che «bisogna meritarla con gesti e fatti concreti». Salvini ha concluso il suo intervento in Senato baciando un rosario, tirato fuori dalla tasca della giacca, mentre si diceva “orgoglioso” della sua fede cristiana. Il gesto è stato confermato dal ministro dell’Interno che all’AGI ha dichiarato: «Sì, ho baciato il rosario di Medjugorje».
Il trionfo elettorale e il crocifisso: Maggio 2019
Il 27 maggio 2019, dopo le elezioni europee e il trionfo della Lega, il "Capitano", come lo chiamano i suoi, ha aperto la conferenza stampa a via Bellerio con in mano un crocifisso. Lo ha baciato. «Ringrazio chi c’è lassù, e non aiuta Matteo Salvini e la Lega - ha esordito il segretario federale del Carroccio - ma aiuta l’Italia e l’Europa a ritrovare speranza, orgoglio, radici, lavoro, sicurezza e quindi io non ho mai affidato al Cuore immacolato di Maria un voto, o il successo di un partito, ma il futuro e il destino di un paese e di un continente». «Grazie, grazie, grazie Italia. Useremo bene la vostra fiducia», ha detto il ministro dell’Interno accompagnando le parole a gesti della mano, così da stabilire un contatto il più stretto possibile con chi lo segue sui social.
EUROPEE 2019 - Matteo Salvini commenta il risultato elettorale: 'Ringrazio lassù Maria, voti ...
Ma è con il crocifisso che Salvini ha voluto dare una connotazione precisa al suo intervento. E non è la prima volta che ricorre a questo gesto. Dal crocifisso al rosario il messaggio non cambia. Venerdì scorso, in un comizio elettorale a Galliate, nel Novarese, è tornato a baciare un rosario davanti ai militanti, che lo hanno applaudito. E sempre con il rosario in mano era salito sul palco della manifestazione sovranista a Milano, a Piazza Duomo.
Un fenomeno più ampio: Altri leader e la fede
È importante ricordare anche altri episodi che mostrano come il rapporto tra la religione cattolica e la politica sia da sempre un tema delicato per il nostro Paese, e tanti sono coloro che, in modi diversi, hanno usato e usano simboli cristiani o esibiscono la loro fede.
Il presidente del consiglio Conte, che al Senato ha rimbrottato il leader leghista, in un'intervista tv a Bruno Vespa non si è fatto scrupolo alcuno di mostrare l'immaginetta di Padre Pio che, ha spiegato, tiene sempre nel portafoglio, dilungandosi sulle ragioni e la profondità della sua devozione al Santo di Pietrelcina. A Luigi Di Maio è invece apparso del tutto naturale recarsi nel Duomo di Napoli per baciare il sangue di San Gennaro. Come ha lui stesso spiegato, prima non lo aveva mai fatto ma, una volta assurto al ruolo di leader politico, ha deciso - con fotografi al seguito - di sottoporsi al bagno di folla dei fedeli e mostrare a tutti la sua devozione al Santo Patrono di Napoli.
Le reazioni del mondo cattolico
Condanne e ammonimenti da parte della Chiesa
L'uso platealmente strumentale della fede per fini politici ha suscitato reazioni ferme e durissime nel mondo cattolico italiano. Un invito a non mescolare la fede con la politica è venuto dal Segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, interrogato dai giornalisti in margine alla Festa dei popoli in piazza San Giovanni a Roma: «Io credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti. La coscienza cristiana dovrebbe sussultare con sdegno e umiliazione nel vedersi così mercanteggiata e blandita. La reazione di Cristo all’uso strumentale di Dio è la cacciata dei mercanti dal Tempio. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso».
Non la manda a dire anche il settimanale Famiglia Cristiana: «Il Rosario brandito da Salvini e i fischi della folla a papa Francesco, ecco il sovranismo feticista». Il settimanale prosegue: «A Milano è andato in scena l’ennesimo esempio di strumentalizzazione religiosa per giustificare la violazione sistematica nel nostro Paese dei diritti umani. Mentre il capopolo della Lega esibiva il Vangelo, un’altra nave carica di vite umane veniva respinta e l’Onu ci condannava per il decreto sicurezza».
In un corsivo non firmato, prende posizione anche il quotidiano dei cattolici, Avvenire: «Confronti e graduatorie tra Papi, ostentazione del Rosario per invocare un aiuto celeste nelle urne, proclami identitari: il leader leghista Matteo Salvini ancora una volta si proclama alfiere del cattolicesimo, ma di un cattolicesimo tutto suo, “politicizzato” e contraddittorio, piuttosto distante dal magistero del Papa e della Chiesa universale e italiana. Non si può discutere la fede che ciascuno afferma di avere, ma neppure è lecito deformare il messaggio evangelico». Avvenire ha anche commentato il gesto di Salvini con un vibrato: «Col Rosario si prega, non si fanno i comizi».
Un ammonimento arriva anche dal cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee, in una intervista a La Stampa: «Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso». «Ritengo che sia scorretto usare il nome di Dio in questo modo. Non soltanto il suo nome, ma anche quello della Vergine. È una modalità strumentale dalla quale prendere del tutto le distanze» lo ha sostenuto il segretario del Consiglio dei cardinali e vescovo di Albano, mons. Marcello Semeraro, in un’intervista a La Repubblica. Una «uscita esecrabile», di fronte alla quale cita un passaggio del documento sulla fratellanza umana firmato negli Emirati Arabi Uniti da papa Francesco e dal grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb: «Dio, l’Onnipotente non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il Suo nome venga usato per terrorizzare la gente». «Chi ha responsabilità di governo - ha aggiunto il vescovo - dovrebbe leggere e studiare questo testo». Infine, a Salvini mons. Semeraro ricorda che «esiste il timor di Dio».
Al Corriere della Sera l’arcivescovo di Chieti mons. Bruno Forte spiega che «il Rosario usato a fini elettorali non rispetta la serietà della fede e ferisce i credenti. La preghiera non può essere usata a fini strumentali. Mi auguro che il ministro Salvini lo comprenda. Un conto è la fede, che si difende da se stessa e certo non ha bisogno di Salvini per essere difesa».
«È ora di finirla. Non possiamo più stare zitti di fronte alle sparate di un sempre più arrogante ministro della Repubblica» ha scritto sul sito della Diocesi di Mazara del Vallo (Trapani), il vescovo mons. Domenico Mogavero. «Non possiamo più permettere che ci si appropri dei segni sacri della nostra fede per smerciare le proprie vedute disumane, antistoriche e diametralmente opposte al messaggio evangelico», ha aggiunto.
Le repliche di Salvini e il dibattito continuo
Un brusco scambio di battute ha avuto luogo tra il ministro Salvini e i suoi critici per il rosario che il vicepremier è tornato ad agitare nel comizio milanese. Avvenire, Famiglia Cristiana e il gesuita Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, l’hanno accusato di strumentalizzare la religione e lui ha replicato che è «orgoglioso» di avere sempre il rosario in tasca. Ancora: «La coscienza cristiana dovrebbe sussultare con sdegno e umiliazione nel vedersi così mercanteggiata e blandita. La reazione di Cristo all’uso strumentale di Dio è la cacciata dei mercanti dal Tempio. Si facciano i propri discorsi, si vincano o perdano le elezioni, ma davanti a Dio bisogna togliersi i sandali».
«Sono l’ultimo dei buoni cristiani - ha replicato Salvini a margine di un incontro a Sassuolo - ma sono orgoglioso di andare in giro col Rosario sempre in tasca». Anche Renzi, pur essendo cattolico, ha criticato l'uso di Salvini dei simboli religiosi arrivando poi a richiamarlo alla coerenza, con la citazione di alcuni passi del Vangelo (ovviamente secondo Matteo) sul tema degli immigrati e dell'accoglienza.

Il significato politico e la simbologia
Che l'iconografia religiosa debba essere riempita di significati lo sa bene la Chiesa Cattolica. Se si sfoglia l'album di ricordi e cartoline, si nota che la grafica di epoca fascista si preoccupava già di indicare nel suo leader l'unto dal Signore, a cui erano destinate le redini del paese. Entrare invece nello scenario stesso del presepe è più complesso e sarebbe cosa apertamente blasfema. Per questo Salvini sceglie un'altra via, quella di giustificare il suo destino come qualcosa che sia perfettamente in linea con i simboli della religione cattolica, sempre diffusa in Italia, con il richiamo implicito a "In hoc signo vinces". Con questo segno vincerai.
Il rosario, la fede, le invocazioni alla Madonna: la simbologia religiosa è tornata in questi mesi al centro della contesa politica dopo che il leader della Lega Matteo Salvini non ha nascosto il proprio credo durante le sue campagne in giro per l'Italia, ricorrendo anche a invocazioni alla Madonna o all'esibizione del rosario. Subito il mondo cattolico italiano, orfano in politica di un grande partito di riferimento come fu la laica Democrazia Cristiana, si è diviso in favorevoli e contrari all'uso della religione in politica, schierandosi "pro o contro Salvini".
La questione aperta
In un Paese cattolico come l'Italia, la domanda che continua a porsi, al di là delle beghe della politica, è: Salvini fa bene ad usare i simboli religiosi e le invocazioni alla Madonna durante i suoi interventi pubblici e politici?