Benedetta Bianchi Porro e l'Incontro con Padre Pio

La storia di Benedetta Bianchi Porro è un toccante racconto di fede, sofferenza e speranza, culminato in un significativo incontro con Padre Pio. La sua vita, seppur breve, è stata un esempio di accettazione della malattia e di profonda spiritualità.

La Vita di Benedetta Bianchi Porro: Una Speranza contro la Sofferenza

Benedetta Bianchi Porro nasce a Dovadola, in provincia di Forlì e diocesi di Forlì-Bertinoro, l’8 agosto 1936. Già a tre mesi si ammala di poliomielite: guarisce, ma rimane con una gamba più corta dell’altra.

A dispetto delle condizioni di salute, Benedetta s’iscrive alla facoltà di Fisica dell’Università degli Studi di Milano, ma dopo un mese passa a quella di Medicina. Proprio questi suoi studi le permettono, nel 1957, di riconoscere da sola la natura della malattia che l’aveva intanto resa cieca e progressivamente sorda: la neurofibromatosi diffusa o morbo di Recklinghausen.

Ritratto di Benedetta Bianchi Porro giovane in studio

Nonostante la grave condizione, la vicinanza degli amici le permette di uscire a poco a poco dal dolore. Due volte pellegrina a Lourdes, scopre in quel luogo quale sia la propria autentica vocazione: lottare e vivere in maniera serena la malattia. Attorno a lei si radunano amici e sconosciuti, mentre con le sue lettere raggiunge molti cuori.

L'Incontro con Padre Pio: Un Pellegrinaggio di Fede

Nell’autunno del 1956, Benedetta, allora ventenne, si recò a San Giovanni Rotondo con la zia paterna sua madrina di battesimo, la signora Carmen Giammarchi, e i nonni. C'era la tacita speranza che a San Giovanni Rotondo potesse scattare il miracolo di una guarigione insperata.

Mappa del percorso da Dovadola a San Giovanni Rotondo

Il Viaggio e gli Imprevisti Miracolosi

Sua zia documentò questo viaggio con un racconto dettagliato, presentato al processo di canonizzazione della nipote. Raccontava: “Una mattina con Benedetta al fianco, di mio padre e sua moglie dietro, ci mettemmo in viaggio da Dovàdola a bordo della mia 1100 Fiat piuttosto scassata.”

“A Pescara l’auto si inceppò. E ciò mi spaventò assai perché, essendo di domenica, non si sarebbe potuto trovare nessuna officina meccanica. Senza perdere il buonumore di sempre, Benedetta m’incoraggiava nella certezza che tutto sarebbe andato per il meglio. Infatti, inoltrandoci a caso in una via, ci imbattemmo proprio in una officina meccanica aperta. Lo ritenni un intervento di Padre Pio, anche perché l’auto fu riparata in tempo relativamente breve.”

“Faceva freddo e giungemmo a San Giovanni Rotondo molto tardi. Pernottammo in una locanda a destra della strada che porta al convento. Ci furono assegnate due camere gelide: una per i nonni e una per me e Benedetta che non si lamentò mai, mentre io mi raggomitolavo accanto a lei per riscaldarmi.”

La Messa e l'Avvicinamento al Santo

Il giorno dopo, il gruppo doveva alzarsi prestissimo per partecipare alla messa celebrata da Padre Pio. La zia narrava: “Verso le 4 del mattino, mi vestii in fretta e lasciai libera Benedetta di indossare comodamente il pesante ortopedico.”

“Mentre attendevo al bar della locanda, improvvisamente mi investì un profumo delicato e intenso. Rimasi colpita e chiesi al proprietario donde venisse. La risposta fu che non sentiva nessun profumo. Mi girai di corpo, mentre Benedetta mi stava avvicinando e le chiesi con insistenza il nome del profumo che usava.”

Indagine su Padre Pio

Terminata la messa, una vera folla si riversò lungo il corridoio che Padre Pio stava attraversando, uscendo dalla sacrestia. “Noi pure ci spingemmo avanti senza risparmiare gomitate; in modo che mia nipote riuscisse a mettersi in prima fila per vedere il cappuccino santo e toccargli il saio.”

“Nonostante il suo stato sofferente e le gambe malferme, mia nipote volle inginocchiarsi al suo passaggio. Benedetta era raggiante. Delicatamente si tolse il foulard che portava sul capo e lo ripose nella borsetta per conservarlo sempre con sé.”

Il Ritorno e la Risposta di Padre Pio

Il viaggio di ritorno, il giorno stesso, fu bellissimo: cantarono e pregarono insieme. Benedetta era così felice che volle fermarsi a pranzare in un ristorante.

Dopo qualche mese, la zia ritornò in pullman a San Giovanni Rotondo, decisa a chiedere personalmente al Padre la grazia per sua nipote. Purtroppo avrebbe dovuto attendere parecchi giorni, data la numerosità delle prenotazioni. Si rivolse allora ad un frate che le promise una risposta per il giorno seguente.

Padre Pio gli aveva sillabato queste poche parole: “Deve compiersi la volontà di Dio”. “Deve!” esclamò la zia, sconvolta. “Questo è quanto mi ha detto il Padre”, aggiunse il frate. La zia comprese che per sua nipote non restava altro che il martirio, un percorso di accettazione della volontà divina.

Illustrazione di Padre Pio che benedice una folla

L'Eredità di Fede e la Morte

Benedetta Bianchi Porro muore nella sua casa di Sirmione alle 10.40 del 23 gennaio 1964, a ventisette anni, con un «Grazie» come ultima parola. Dal 22 marzo 1969 le sue spoglie mortali riposano nella chiesa della badia di Sant’Andrea a Dovadola, luogo da cui aveva avuto inizio la sua straordinaria, seppur dolorosa, vita.

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