San Pio da Pietrelcina, universalmente conosciuto come Padre Pio, è il santo più popolare d’Italia e uno dei più venerati al mondo. La sua salma, esposta a San Pietro durante il Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco, ha attirato decine di migliaia di persone. Secondo un sondaggio di Famiglia Cristiana, una volta su tre gli italiani invocano San Pio quando cercano conforto spirituale.
Nato Francesco Forgione nel 1887, entrò in seminario a 16 anni e, dopo essere diventato frate cappuccino, si guadagnò una notevole fama di guaritore. Finché era in vita, San Pio fu quasi sempre guardato con sospetto dalle gerarchie vaticane e per lungo tempo venne considerato una specie di impostore. Al momento della sua morte, avvenuta il 23 settembre 1968 nel convento di San Giovanni Rotondo, Padre Pio era il sacerdote più popolare d’Italia e l’unico azionista del più grande ospedale del sud Italia. Per i suoi molti sostenitori, Padre Pio fu sempre perseguitato ingiustamente. Il suo processo di canonizzazione è proseguito lentamente e soltanto nel 2002 Papa Giovanni Paolo II, già gravemente malato, lo proclamò santo.
Oggi i dubbi su San Pio sembrano in gran parte dimenticati dall’opinione pubblica cattolica. Eppure, pochi anni fa, un libro di Sergio Luzzatto, professore di storia moderna all’università di Torino, intitolato “Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento”, riaprì il dibattito sulla sua figura, divenendo in breve tempo un caso letterario. Luzzatto è stato il primo storico ad avere pieno accesso ai documenti che la Chiesa raccolse negli anni su Padre Pio. All’epoca, come succede ancora oggi, la Chiesa Cattolica era molto prudente nel riconoscere accadimenti miracolosi, che se smentiti o smascherati come frodi rischiavano di esporla a critiche e accuse di complicità.

Le Prime Indagini del Sant'Uffizio e le Sostanze Chimiche
Il Vaticano inviò ispettori e condusse diverse indagini nel corso della vita di Padre Pio. Che Padre Pio trafficasse con acidi e sostanze chimiche, il Sant’Uffizio - l’organo della Chiesa allora incaricato di indagare sui fenomeni ritenuti soprannaturali - lo sapeva fin dagli anni Venti. Due testimoni, interrogati dal vescovo di Manfredonia, uno dei più irriducibili critici di Padre Pio, riferirono che in passato Padre Pio aveva fatto richiesta di simili sostanze, spesso chiedendo esplicitamente che la loro consegna fosse nascosta ai confratelli che abitavano con lui.
Alcune ispezioni compiute nel 1920 furono particolarmente severe: Padre Pio venne interrogato più volte dagli inviati del Sant’Uffizio proprio a proposito dell’acido fenico. Pio spiegò che aveva ordinato le sostanze chimiche per disinfettare alcune siringhe e per fare scherzi agli altri frati. Una delle sostanze che aveva ordinato poteva in effetti causare degli starnuti, e come hanno fatto notare alcuni critici del libro di Luzzatto, un altro frate del convento di San Giovanni Rotondo raccontò agli inquisitori che una volta Padre Pio aveva usato la sostanza proprio per quello scopo.

Le "Gravissime Informazioni" di Giovanni XXIII e l'"Immenso Inganno"
Le parole del Papa Giovanni XXIII, annotate il 25 giugno 1960 su quattro foglietti rimasti inediti fino a oggi e rivelati da Sergio Luzzatto, gettano una luce particolare sulle controversie che circondavano Padre Pio. «Stamane da mgr Parente, informazioni gravissime circa P.P. e quanto lo concerne a S. Giov. Rotondo. L’informatore aveva la faccia e il cuore distrutto» scrisse il Pontefice. «Con la grazia del Signore io mi sento calmo e quasi indifferente come innanzi ad una dolorosa e vastissima infatuazione religiosa il cui fenomeno preoccupante si avvia ad una soluzione provvidenziale. Mi dispiace di P.P. che ha pur un’anima da salvare, e per cui prego intensamente».
Il Pontefice continuava: «L’accaduto - cioè la scoperta per mezzo di filmine, si vera sunt quae referentur, dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona - fa pensare ad un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente. “Disastro di anime”. “Immenso inganno”. Una delle “tentazioni” con cui il Signore ci mette alla prova.» Espressioni durissime che, come sottolineato, non si riferivano alla complessa questione delle stigmate, ma ai presunti rapporti con le donne.
All’inizio dell’estate del 1960, Papa Giovanni era stato informato da monsignor Pietro Parente, assessore del Sant’Uffizio, del contenuto delle bobine registrate a San Giovanni Rotondo. Da mesi, Angelo Roncalli assumeva informazioni sulla cerchia delle donne intorno a Padre Pio, appuntandosi i nomi di «tre fedelissime: Cleonilde Morcaldi, Tina Bellone e Olga Ieci», più una misteriosa contessa. Al futuro Giovanni XXIII, Padre Pio non era mai piaciuto; all’inizio degli Anni ’20, aveva preferito girare alla larga da San Giovanni Rotondo. Roncalli annotò ancora: «Motivo di tranquillità spirituale per me, e grazia e privilegio inestimabile è il sentirmi personalmente puro da questa contaminazione che da ben 40 anni circa ha intaccato centinaia di migliaia di anime istupidite e sconvolte in proporzioni inverosimili». Dopo aver ordinato una nuova visita apostolica, il Papa concluse: «purtroppo laggiù il P.P.». Il caso specifico delle registrazioni, però, si sgonfiò presto. I difensori di Padre Pio spiegarono che quei suoni non erano altro che il rumore di un energico baciamano da parte delle fedeli. Il sacerdote, dissero, aveva oramai 75 anni e difficilmente si sarebbe potuto impegnare in “altre attività”.

Documentario ITA-Giovanni XXIII-
La Politica del Mito: Fascismo, Economia e la Casa Sollievo della Sofferenza
Il mito di Padre Pio non fu solo un fenomeno religioso, ma si intrecciò profondamente con la politica e la finanza italiana del Novecento. Luzzatto scrive che il mito nasce sotto il fascismo, dedicando pagine al «patto non scritto» con Caradonna, il ras di Foggia. È un fatto che le prime due biografie di Padre Pio furono pubblicate dalla casa editrice ufficiale del partito fascista, la stessa che stampava i discorsi del Duce.
I rapporti di Padre Pio con il fascismo sono un altro punto controverso della sua carriera. Secondo i suoi sostenitori, non fu mai un “complice” più di quanto lo fosse il resto della Chiesa, e in alcune occasioni fu critico verso il regime. Secondo altri, pur non essendo un vero fascista, strinse accordi soprattutto con i dirigenti del partito fascista locale. Negli anni del fascismo la sua fama crebbe ulteriormente: Maria José di Savoia, moglie dell’erede al trono Umberto, si fece fotografare con lui nel 1938, e in quegli anni Padre Pio fu visitato da molti altri personaggi importanti come re e gerarchi fascisti.
Dopo la guerra, Padre Pio iniziò la costruzione della Casa Sollievo della Sofferenza, quello che nel giro di pochi anni sarebbe diventato l’ospedale più grande di tutto il sud Italia. Ne era l’unico azionista e, per dispensa papale, unico proprietario della struttura e delle migliaia di donazioni che riceveva.
Il Mutevole Atteggiamento dei Pontefici verso Padre Pio
L’importanza di Padre Pio nella storia religiosa del Novecento è attestata dal mutare delle sue fortune a ogni morte di Papa. I Pontefici succedutisi nel corso del Novecento hanno guardato a Padre Pio con occhi diversi, comprese le asprezze giovannee. Le fortune di Padre Pio in Vaticano sembravano seguire l'inclinazione dei papi: quelli più aperti e modernisti lo considerarono spesso un “idolo” o un truffatore, mentre i papi più legati alla religione popolare e carismatica videro in lui e nel suo culto un modo per diffondere il messaggio della Chiesa.
- Benedetto XV si dimostrò scettico, permettendo al Sant’Uffizio di procedere subito contro il cappuccino.
- Più diffidente ancora fu Pio XI: sotto il suo pontificato si giunse quasi al punto di azzerarne le facoltà sacerdotali. La sospensione fu ritirata nel 1933.
- Quando nel 1939 diventò papa Pio XII, il culto di Padre Pio venne per la prima volta apprezzato e incoraggiato dal Vaticano, che lo definì «salvezza dell’Italia».
- Giovanni XXIII autorizzò pesanti misure di contenimento della devozione, scettico sulla sua figura, definendolo “un idolo di stoppa” e lamentando il «gran giro di denaro».
- Paolo VI, che da sostituto alla Segreteria di Stato aveva reso possibile la costruzione della Casa Sollievo della Sofferenza, da Pontefice fece in modo che il frate potesse svolgere il suo ministero «in piena libertà».
- Albino Luciani, che per poco più di un mese fu Giovanni Paolo I, da vescovo di Vittorio Veneto scoraggiò i pellegrinaggi nel Gargano.
Reazioni e Difese al Libro di Luzzatto
Gli appunti privati di Giovanni XXIII hanno spaccato il mondo ecclesiale, aprendo il dibattito su Padre Pio come «impostore e lussurioso» o vittima di Giovanni XXIII, suo «spietato persecutore e calunniatore». Sergio Luzzatto prende Padre Pio molto sul serio, indagando non solo sulla sua biografia ma anche sulla sua mitopoiesi, cioè la costruzione del mito del frate di Pietrelcina. Il cardinale di Curia, Pio Laghi, ha puntualizzato: «È prassi in questi casi inviare sul posto un “missus dominicus” a fare un’inchiesta e così fece Giovanni XXIII. Non sempre chi indaga è oggettivo e bisogna vedere come l’inviato papale Carlo Maccari ne riferì al Pontefice, che veniva da famiglia contadina e amava le cose semplici e concrete. In tanto scalpore la sua volontà era mettere in chiaro i fatti».
Il teologo Giovanni Franzoni, ex abate della basilica romana di San Paolo, ricorda il giudizio negativo di padre Gemelli e le diagnosi cliniche di Cancrini sull’«istrionismo pulsazionale e la necessità di mettersi in mostra» di Padre Pio. Franzoni ha anche affermato che le stigmate sono «una nota malattia della pelle». L’arcivescovo Loris Capovilla, segretario personale di papa Roncalli, ha spiegato: «Erano gli uffici a trasmettere notizie negative su quanto avveniva a San Giovanni Rotondo: il Pontefice non aveva alcun pregiudizio ma non poteva che prenderne atto. Il suo timore nasceva dalle informazioni degli incaricati della Santa Sede». Capovilla aggiunse che Roncalli fu «allarmato dal gran giro di denaro» e «sviato» dalla Curia, concludendo: «Era un uomo e come tale non era infallibile. Avrà commesso i suoi errori».
Dissentendo, lo scrittore cattolico Antonio Socci ha affermato che già durante il processo di beatificazione, Capovilla cercò di tenere fuori Roncalli dalla persecuzione di Padre Pio, scaricando la colpa sui cardinali Tardini e Ottaviani. Socci sostiene che il Papa credeva esistessero “filmine” di Padre Pio sorpreso in atteggiamenti equivoci con ragazze, ma che «erano tutte menzogne come ha dimostrato la canonizzazione». La verità, secondo Socci, è che nel passaggio da Pio XII - che definì il frate «salvezza dell’Italia» - a Giovanni XXIII, «ostile all’irrompere del soprannaturale», si usarono contro Padre Pio «la segregazione e metodi da Inquisizione».
Documentario ITA-Giovanni XXIII-
L'Approccio di Papa Francesco
L’atteggiamento di Papa Francesco verso Padre Pio è ancora abbastanza ambiguo ma tendenzialmente positivo, come scrivono gli stessi giornalisti che si occupano di cose vaticane. Francesco appartiene ai Gesuiti, un ordine della Chiesa cattolica in genere considerato piuttosto “cerebrale” e ostile ai fenomeni popolari e carismatici. Prima della canonizzazione nel 2002, Francesco conosceva poco la figura di Padre Pio.
Quando ritornò in Argentina, dove era arcivescovo di Buenos Aires, scoprì la diffusione del culto di Padre Pio nella sua città e mandò a Roma due inviati ad indagare sulla storia del frate. Dai racconti dei testimoni, raccolti nel libro “Il segno di padre Pio” del vaticanista di Panorama Ignazio Ingrao, sembra che Francesco fosse interessato in particolare agli aspetti tecnici e amministrativi del culto. Francesco invitò in Argentina i capi dei gruppi di preghiera dedicati a Padre Pio: uno di loro ricorda che «la prima cosa che ci chiese era la forma giuridica dei gruppi di preghiera». Poi, fino alla sua elezione al papato, non si ricordano altri segni pubblici della sua opinione su Padre Pio. Ma quando è arrivato in Italia, dove la popolarità di San Pio non ha rivali tra i santi, il suo atteggiamento è cambiato.

La Fede di Padre Pio Nella Presenza Divina
Il 21 marzo 1916, Padre Pio scriveva queste parole a Padre Paolino da Casacalenda: «Mi è abbastanza noto tutto ciò che andate soffrendo per opera di satana, che di continuo vi va schiaffeggiando. Ma che perciò?! Dovete voi forse ricredervi che il Signore si sia ritirato da voi? Non sia mai, fratello mio; è la più grande ingiuria che si potrebbe fare ad un tenero sposo. Egli è con voi, combatte con voi, e per voi: e con un sì forte guerriero non vi è lecito dubitare del completo trionfo sull’apostata ed impuro» (Epist.).
Dunque, secondo Padre Pio, la più grande ingiuria che si può fare a Dio è quella di pensare che egli si ritiri da noi, specialmente nell’ora della prova. In verità, Dio non si ritira mai da noi, cioè non ci abbandona mai. E questo è vero sia sul piano metafisico che su quello spirituale e religioso.