L'Arcivescovo Carlo Maria Viganò: Ruolo, Controversie e Accuse di Scisma

L'arcivescovo Carlo Maria Viganò è una figura di spicco nel panorama ecclesiale contemporaneo, noto per le sue posizioni critiche e le accuse rivolte ad alti vertici della Chiesa. La sua carriera e le sue dichiarazioni hanno generato ampi dibattiti e divisioni, toccando temi sensibili come gli abusi sessuali nel clero e la direzione della Chiesa stessa.

Ritratto dell'Arcivescovo Carlo Maria Viganò in abiti episcopali

Biografia e Carriera Ecclesiastica

Carlo Maria Viganò nasce a Varese, capoluogo di provincia nell'arcidiocesi di Milano, il 16 gennaio 1941. Ordinato sacerdote nel 1968, è stato consacrato vescovo nel 1992 da papa Giovanni Paolo II. Nel corso della sua carriera, ha ricoperto numerosi incarichi nella Chiesa, tra cui quello di segretario del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e di nunzio apostolico negli Stati Uniti d'America.

Il 3 aprile 1992, papa Giovanni Paolo II lo nomina nunzio apostolico in Nigeria e arcivescovo titolare di Ulpiana. Successivamente, il 16 luglio 2009, viene trasferito all'ufficio di segretario del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, presieduto dal cardinale Giovanni Lajolo. Il suo motto in latino, Scio Cui credidi ("So in Chi ho creduto"), è tratto dalla Seconda lettera a Timoteo (2 Tim 1,12).

Le Accuse nel Caso McCarrick

Le Rivelazioni di Viganò

L'arcivescovo Viganò è salito alla ribalta internazionale nel 2018 per aver pubblicato una lettera contenente gravi accuse riguardo al caso dell'ex cardinale Theodore McCarrick, coinvolto in scandali di abusi sessuali. Viganò ha dichiarato di aver scritto egli stesso, nel 2007, un secondo memoriale che includeva materiale fornito dall'esperto di abusi sessuali del clero, Richard Sipe.

Secondo Viganò, fu a seguito di questa lettera che papa Benedetto XVI, tra il 2009 e il 2010, avrebbe imposto severe restrizioni sui movimenti di McCarrick e sul suo ministero pubblico, non permettendogli di uscire oltre il seminario dove viveva e di celebrare la messa in pubblico. Tuttavia, altre fonti suggeriscono che papa Benedetto XVI non avrebbe imposto sanzioni formali, ma avrebbe semplicemente avanzato una richiesta informale al cardinale affinché assumesse un profilo più basso.

Nonostante ciò, Viganò ha sostenuto che papa Francesco avrebbe rimosso queste sanzioni, rendendo McCarrick "suo fidato consigliere", pur sapendo "almeno dal 23 giugno 2013 del comportamento di McCarrick". Nella sua lettera, Viganò ha chiesto le dimissioni di papa Francesco e di tutti coloro che, a suo dire, avevano coperto la condotta di McCarrick. Ha affermato: "In questo momento estremamente drammatico per la chiesa universale, Lui [papa Francesco] deve riconoscere i propri errori e, facendo fede ai principi proclamati di tolleranza zero, papa Francesco deve essere il primo a dare il buon esempio a cardinali e vescovi che coprirono gli abusi di McCarrick e rassegnarsi con loro..."

Coinvolgimento di Altri Prelati

Viganò ha esteso le sue accuse anche a tre segretari di Stato vaticani consecutivi: i cardinali Angelo Sodano, Tarcisio Bertone e Pietro Parolin, sostenendo che anch'essi fossero a conoscenza dei comportamenti di McCarrick ma non avessero agito. Ha inoltre nominato numerosi altri alti prelati che, a suo dire, erano a conoscenza delle restrizioni imposte da papa Benedetto su McCarrick. Tra questi figurano i cardinali:

  • Donald William Wuerl
  • Edwin Frederick O'Brien
  • Renato Raffaele Martino
  • William Joseph Levada
  • Marc Ouellet
  • Lorenzo Baldisseri
  • Leonardo Sandri
  • Fernando Filoni
  • Giovanni Angelo Becciu

Ha menzionato anche l'arcivescovo Ilson de Jesus Montanari e il vescovo Robert Walter McElroy.

Il 1° settembre 2018, il Times ha riportato che Viganò stesso aveva presentato personalmente a McCarrick un premio per il servizio missionario nel 2012 al Pierre Hotel di Manhattan, lodandolo come "molto amato da tutti noi". L'articolo concludeva che "se l'arcivescovo Viganò sarà creduto, per certo stava nascondendo un segreto".

Andrea Tornielli: “Le accuse di Mons. Viganò”

Reazioni alle Accuse di Viganò

La Posizione del Papa e dei Vescovi Statunitensi

Le accuse di Viganò, emerse subito dopo la conclusione del rapporto sugli abusi sessuali del clero in Pennsylvania, hanno scatenato quella che è stata definita un'"insurrezione cattolica" o una "guerra civile cattolica", portando un numero significativo di cattolici a chiedere le dimissioni di vescovi e persino di papa Francesco. La questione ha anche evidenziato profonde divisioni ideologiche all'interno della Chiesa.

Papa Francesco, inizialmente, ha risposto in modo cauto: «Ho letto la dichiarazione questa mattina, e vi devo dire sinceramente che, lo devo dire, a lei [il reporter] ed a tutti gli interessati, leggete attentamente la dichiarazione e traetene un vostro giudizio. Non dirò una sola parola su questo. Credo che la dichiarazione parli da sé. E voi avete la capacità giornalistica di trarre le vostre conclusioni. È un atto di fiducia. Quando sarà passato del tempo e avrete tratto le vostre conclusioni, parlerò. Ma voglio che la vostra maturità professionale vi faccia fare questo lavoro». Il vaticanista John Allen ha interpretato questo come un "chiaro suggerimento": «se avranno fatto ciò, i carichi crolleranno sotto i loro stessi pesi». Tuttavia, il 3 settembre, il Papa ha aggiunto che «con persone che non hanno buona volontà, con persone che cercano solo lo scandalo, che cercano solo divisione, che cercano solo distruzione, anche nelle famiglie», la risposta è il «silenzio. E la preghiera».

Numerosi prelati, soprattutto statunitensi, sono intervenuti sulla questione, alcuni esprimendo critiche, altri un approccio più possibilista. Il cardinale Daniel DiNardo, presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici Statunitensi, ha dichiarato che la lettera di Viganò ha sollevato questioni che "richiedono risposte che siano conclusive e basate sull'evidenza".

Voci a Sostegno di Viganò

Tra i vescovi che hanno espresso sostegno o la richiesta di indagini approfondite vi sono:

  • Thomas J. Paprocki, vescovo di Springfield (Illinois), ha affermato che la risposta di papa Francesco non era adeguata e ha chiesto a tutti gli ufficiali vaticani di "rendere pubblici i documenti pertinenti [al fatto] indicando chi sapesse, cosa e quando... e provvedere quella trasparenza promessa dal Santo Padre."
  • Monsignor Jean-François Lantheaume, primo consigliere alla nunziatura apostolica di Washington, ha dichiarato che «Viganò ha detto la verità».
  • Thomas Olmsted, vescovo di Phoenix, ha affermato di aver "sempre conosciuto e rispettato [Viganò] come un uomo di verità, fede e integrità", chiedendo che le affermazioni fossero "investigate a fondo."
  • David Austin Konderla, vescovo di Tulsa, ha detto che le accuse di Viganò sono "un buon punto da cui iniziare le investigazioni".
  • Joseph Edward Strickland, vescovo di Tyler, ha trovato le accuse di Viganò "credibili".
  • Salvatore Cordileone, arcivescovo di San Francisco, ha descritto Viganò come un uomo di "dedizione disinteressata" con "integrità e sincero amore per la chiesa".
  • Paul Stagg Coakley, arcivescovo, ha espresso "il più profondo rispetto per l'arcivescovo Viganò e per la sua integrità personale" e ha chiesto un'indagine per la "purificazione" della chiesa.
  • Il vescovo kazako Athanasius Schneider ha dichiarato che "non vi è una ragionevole e plausibile causa per dubitare della verità contenuta nei documenti."
Infografica che riassume i punti chiave delle accuse di Viganò

Critiche e Scetticismo

Non tutti i prelati hanno accolto le accuse di Viganò con favore. Alcuni vescovi statunitensi si sono mostrati molto critici nei confronti della sua missiva:

  • Il cardinale Joseph Tobin, arcivescovo di Newark, ha definito le accuse di Viganò cariche di "errori fattuali, insinuazioni e ideologia del terrore". I giornalisti avevano riportato come McCarrick avesse avuto un ruolo decisivo nel raccomandare sia Tobin che Cupich per le loro posizioni.
  • Il cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, ha dichiarato che il linguaggio della lettera "sembra politico" e "così disordinato che è stato difficile da comprendere per capire se si tratti di ideologia o di una vendetta personale verso persone da cui in passato si è sentito maltrattato". Cupich ha descritto la lettera come una distrazione dalla "più grande agenda" della chiesa, che dovrebbe concentrarsi su "l'ambiente, i poveri, raggiungere le persone che sono emarginate dalla società". Sulle critiche a papa Francesco, ha risposto: "Molto francamente, a loro non piace perché è un latinoamericano".
  • Robert Walter McElroy, vescovo di San Diego, ha affermato che la lettera, anziché cercare una "Verità comprensiva", mostra "partigianeria, divisione distorsione" nella sua "selezione ideologica dei vescovi che vi sono attaccati, nel chiaro intento di sistemare vecchie faccende personali".
  • Un portavoce del cardinale Donald William Wuerl ha sostenuto di non aver mai ricevuto informazioni da Viganò circa le restrizioni di McCarrick, contrariamente a quanto affermato da Viganò. Wuerl stesso, il 30 agosto, ha scritto una lettera ai sacerdoti della sua arcidiocesi esortando a "stringerci insieme nella preghiera e nella lealtà al Santo Padre, papa Francesco."

Anche la stampa ha espresso diverse posizioni. "The Guardian" ha riportato che "collegare papa Francesco alla protezione degli abusi sessuali è falso". La rivista cattolica America, pubblicata dai Gesuiti negli Stati Uniti, ha indicato diverse apparizioni pubbliche di McCarrick durante il periodo in cui Viganò sosteneva che fosse soggetto a restrizioni. La rivista ha riconosciuto ragioni per credere alla lettera di Viganò, come il suo ruolo "dall'interno" e la "mancanza di urgenza" di papa Francesco sugli abusi, ma ha anche evidenziato motivi di scetticismo, tra cui "l'ostilità nei confronti di papa Francesco" di Viganò per la sua rimozione dall'incarico nel 2016 per raggiunti limiti di età, attribuendo ciò al fatto che Viganò fosse "divenuto troppo invischiato nelle guerre culturali statunitensi, in particolare in quelle riguardanti i matrimoni tra persone del medesimo sesso."

Inoltre, Viganò avrebbe presuntamente tentato di far annullare un'inchiesta sull'arcivescovo di Saint Paul e Minneapolis, mons. John Nienstedt, per cattiva condotta nei confronti di alcuni seminaristi. Il National Catholic Reporter ha dichiarato che Viganò avrebbe distrutto le prove relative al caso di Nienstedt (il quale si dimise comunque in seguito). Viganò ha discusso questi fatti con un commento al sito internet LifeSiteNews.

Altre Controversie e l'Accusa di Scisma

Coinvolgimento nel Movimento No-Vax e Teorie del "Great Reset"

Negli anni più recenti, Viganò è divenuto un punto di riferimento per il movimento no-vax, sostenendo che il vaccino anti-COVID e l'esclusione dei non vaccinati fossero parte di un complotto ordito da un'élite globale, includendo la Massoneria, la Commissione Trilaterale, la famiglia Rothschild, George Soros, e altri alti prelati. In una lettera indirizzata al presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, ha dichiarato che i vaccini erano stati autorizzati saltando la fase di sperimentazione umana, in deroga alle regole della comunità scientifica. Ha anche asserito che le autorità sanitarie avrebbero ignorato metodi di cura a basso costo e di "dimostrata efficacia" come l'idrossiclorochina, l'ivermectina e il plasma iperimmune del dottor Giuseppe De Donno, rendendo "inutile la analoga terapia con le cellule monoclonali, prodotte in laboratorio e dai costi esorbitanti".

Secondo Viganò, l'OMS avrebbe riformulato la definizione di "vaccino" per includere quelli contro il SARS-COV2, sebbene questi ultimi non inducessero la produzione di anticorpi protettivi o una resistenza contro alcuna patologia specifica. La sua lettera ha messo in guardia sui decessi e i danni a breve e lungo termine causati dai vaccini, evidenziando che la sola vigilanza passiva (azionata dai pazienti) sottostima gli effetti avversi di circa 10 volte rispetto a una vigilanza attiva dei medici.

Viganò ha inoltre promosso la teoria di un "piano globale, denominato Great Reset", descrivendolo come un'iniziativa di un'élite volta a sottomettere l'umanità intera, imponendo misure coercitive per limitare drasticamente le libertà. Questo progetto, secondo lui, mira a una "dittatura sanitaria" che, sotto la promessa di un reddito universale e la cancellazione del debito, comporterebbe la rinuncia alla proprietà privata e l'adesione a un programma di vaccinazione promosso da Bill Gates e dalle principali case farmaceutiche. L'imposizione della vaccinazione, in questa visione, si accompagnerebbe all'obbligo di un passaporto sanitario e di un ID digitale, permettendo il tracciamento di tutta la popolazione mondiale.

Ha anche sostenuto che "attorno a Lei [un riferimento implicito a una figura politica alternativa] si riuniscono con fiducia e coraggio coloro che La considerano l'ultimo presidio contro la dittatura mondiale", contrapponendo a tale figura personaggi "manovrati dal deep state, gravemente compromessi in scandali e corruzione", tra cui Jorge Mario Bergoglio (papa Francesco) per la Chiesa.

Schema del

La Riconsacrazione e l'Accusa di Scisma

Nel gennaio 2024, diverse fonti hanno riferito che Viganò era stato riconsacrato vescovo sub condicione dal vescovo scomunicato Richard Williamson, ex membro della Fraternità sacerdotale San Pio X e noto negazionista dell'Olocausto. Questa riconsacrazione sembrerebbe implicare che Viganò creda che i sacramenti conferiti attraverso il Messale di Paolo VI siano di dubbia validità, rendendo dubbia anche la sua stessa consacrazione a vescovo avvenuta nel 1992 per mano di Giovanni Paolo II. Intervistato sull'argomento da La Nuova Bussola Quotidiana, Viganò non ha smentito la notizia, dichiarandosi stupito dall'interesse della testata per le sue vicende personali.

A giugno 2024, Viganò è stato accusato di scisma dal Dicastero per la Dottrina della Fede. Le accuse si basano su sue affermazioni pubbliche che lo avrebbero posto in aperta opposizione alla Chiesa, nello specifico per aver negato la legittimità di papa Francesco e del Concilio Vaticano II. La reazione di Viganò è stata quella di dichiarare le accuse portategli «come un motivo di onore», sostenendo che «non è un caso che l'accusa nei miei confronti...» indicando un'accettazione della tesi di un complotto.

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