Aleksandra Fëdorovna, nata Alice Vittoria Elena Luisa Beatrice d'Assia e del Reno, fu una figura centrale nella storia russa di inizio XX secolo. In nubilato, era una principessa del Granducato d'Assia e del Reno e nipote della regina Vittoria del Regno Unito. Dopo la sua conversione alla Chiesa ortodossa russa, prima del matrimonio con Nicola II di Russia, suo cugino di secondo grado, ricevette il nome di Aleksandra Fëdorovna e divenne infine Imperatrice consorte di tutte le Russie.

Infanzia e Formazione
Aleksandra Fëdorovna nacque come Alice d'Assia e del Reno il 6 giugno 1872 nel castello Marktplatz di Darmstadt, capitale del granducato d'Assia, uno dei tanti Stati che componevano l'Impero tedesco. Fu battezzata con rito luterano il 1º luglio 1872 e le furono imposti i nomi della madre e quelli delle zie materne.
Nel dicembre 1878, un'epidemia di difterite colpì il granducato d'Assia: Alice, le sue sorelle Vittoria, Irene e Maria, nonché il fratello Ernesto, si ammalarono. Mentre i fratelli superarono la malattia, la piccola Maria non ce la fece e morì all'età di quattro anni. In seguito a tale evento, la futura imperatrice di Russia si affezionò molto alla nonna materna, la Regina Vittoria. Come conseguenza, trascorse parte della propria infanzia nel Regno Unito, dove frequentemente soggiornava con i suoi parenti britannici nel castello di Balmoral, in Scozia, e ad Osborne House, sull'isola di Wight. Dopo la perdita della madre e della sorella più giovane, il temperamento di Alice d'Assia divenne più riservato e introverso.
Di formazione luterana e tradizionale, Aleksandra era portatrice sana di emofilia, una condizione che trasmise al figlio Aleksej Nikolaevič.
Il Corteggiamento e il Matrimonio Imperiale
Alice d'Assia si sposò relativamente tardi per una donna del suo rango, nell'epoca in cui viveva. Aveva rifiutato una proposta del principe Alberto Vittorio, duca di Clarence (il primogenito del principe di Galles), nonostante la forte pressione della famiglia. La principessa Alice, a quel tempo, aveva comunque già incontrato il futuro coniuge (nel 1884 e nel 1889), lo zarevic di Russia Nicola, la cui madre era la cognata del principe di Galles e il cui zio, il granduca Sergej Aleksandrovič, era sposato con sua sorella Elisabetta. I due giovani erano anche secondi cugini, poiché entrambi pronipoti di Guglielmina di Baden, consorte del granduca Luigi II d'Assia.
Nicola espresse il suo amore per Alice nel suo diario: «Il mio sogno è di sposare un giorno Alix H. Io l'ho amata per lungo tempo, ma più profondamente e intensamente dal 1889, quando lei trascorse sei settimane a Pietroburgo.» Inizialmente, il padre di Nicola, lo zar Alessandro III, si oppose alla prospettiva delle nozze del figlio. La società russa rifiutava apertamente Alice d'Assia, nella consapevolezza che l'imperatore e la zarina Maria, entrambi antigermanici, non avrebbero permesso un'unione tra lo zarevic e una principessa tedesca. Benché la principessa fosse sua figlioccia, è generalmente risaputo che il sovrano ambiva a un migliore matrimonio per l'erede, ad esempio con la principessa Elena, figlia di Filippo d'Orléans, conte di Parigi, pretendente al trono di Francia. Tuttavia, il legame con Elena non piaceva a Nicola.
Alessandro III morì a Livadija il 1º novembre 1894 e Nicola divenne zar di tutte le Russie all'età di ventisei anni. Le nozze non vennero ritardate: la coppia si sposò nella cappella del Palazzo d'Inverno il 26 novembre 1894. Con il matrimonio Aleksandra Fëdorovna rinunciò al suo titolo di principessa d'Assia e del Reno e assunse invece un nuovo e prestigioso rango. Dopo il solenne sposalizio la sorella maggiore di Aleksandra Fëdorovna, Elisabetta d'Assia-Darmstadt (detta Ella), divenne anche sua zia, avendo sposato il settimogenito di Alessandro II. Aleksandra Fëdorovna acquisì formalmente la dignità di imperatrice di Russia il giorno delle nozze, e il 14 maggio 1896 fu officiato il fastoso rito dell'incoronazione della coppia all'interno del Cremlino di Mosca.

L'Imperatrice e la Corte Russa
Aleksandra Fëdorovna non riuscì a conquistare il consenso né a corte né tra il popolo. Quando appariva in pubblico era silenziosa, sembrava fredda, altezzosa e indifferente. Lei si sentiva dispiaciuta dall'accoglienza poco entusiastica della gente e dichiarò, inoltre, di essere stanca della morale dissoluta e della severa etichetta della corte russa. In realtà la zarina fece pochi tentativi per stringere contatti e alleanze con gli altri membri dell'ampia famiglia Romanov e generalmente partecipò al minor numero possibile degli eventi di corte. Veniva sfavorevolmente comparata alla popolare imperatrice madre Maria Feodorovna, figlia del re Cristiano IX di Danimarca e sorella minore della principessa di Galles; inoltre, in Russia, la zarina madre aveva un rango superiore a quello della consorte regnante, a differenza della maggior parte delle altre corti reali europee. La tendenziale ostinazione di Aleksandra Fëdorovna non le permise di fare dei tentativi per avvicinarsi alla suocera, più esperta, che avrebbe potuto aiutarla in modo costruttivo.
Aleksandra Fëdorovna era assai consapevole nei confronti del ruolo di suo marito come zar e ne difendeva attivamente i diritti di governante autocratico; era infatti una fervente sostenitrice del diritto divino dei re a governare e non riteneva necessario fare alcuno sforzo per assicurarsi l'approvazione del popolo. Incapace di capire i cambiamenti sociali in corso a fine secolo e le spinte riformiste, isolata dalla corte russa, si rifugiò nel misticismo religioso e nell'assistenza continua al figlio Alessio.
Nel 1905 una serie di tumulti interessò la Russia mettendo in serio dubbio il futuro della dinastia imperiale e della stessa istituzione monarchica; in questa situazione lo zar si trovò di fronte alla necessità di scegliere tra la via delle riforme suggerite dal conte Sergej Julievič Vitte oppure imporre una dittatura militare. Per attuare questo secondo progetto egli avrebbe dovuto servirsi dell'appoggio del secondo cugino, il granduca Nikolaj Nikolaevič, comandante dell'esercito; egli, però, di fronte alle richieste del sovrano, rifiutò e minacciò di suicidarsi piuttosto che difendere l'autocrazia in questo modo. Lo zar, convinto dagli zii, partecipò ad un ballo diplomatico, nonostante la sua esitazione iniziale: «Noi ci aspettavamo che la festa venisse annullata», commentò Sergej Witte.
La Famiglia Imperiale e la Lotta contro l'Emofilia
Circa un anno dopo il matrimonio con lo zar, Aleksandra Fëdorovna, il 15 novembre 1895, diede alla luce una bambina, che venne chiamata Olga. Olga, tuttavia, non poteva essere l'erede al trono a causa della legge salica, ripristinata dallo zar Paolo I, secondo la quale solamente un uomo poteva aspirare alla successione. Olga fu molto amata dai suoi giovani genitori. Altre tre figlie la seguirono: Tatiana, nata il 10 giugno 1897, Maria, nata il 26 giugno 1899, e Anastasia, nata il 18 giugno 1901.
Dopo la nascita dell'ultima figlia passarono ancora tre anni prima che l'imperatrice partorisse il tanto atteso erede: Aleksej Nikolaevič, nato nella reggia di Peterhof il 12 agosto 1904. Lo zarevic nacque nel periodo cruciale della guerra russo-giapponese. Era l'erede al trono di Russia e Aleksandra Fëdorovna, partorendo un figlio maschio, aveva compiuto il suo più importante compito di zarina.
Inizialmente il ragazzo sembrava normale e in salute, ma in poche settimane si notò che, quando cadeva o urtava qualcosa, i suoi lividi non guarivano, anzi peggioravano e il suo sangue si coagulava molto lentamente. Generalmente, all'inizio del XX secolo, l'emofilia era fatale; la malattia si diffuse nelle case regnanti d'Europa attraverso le figlie della regina Vittoria, lei stessa portatrice sana della patologia. Alessandra perse un fratello, Federico, a causa del morbo e così pure uno zio, il principe Leopoldo, duca di Albany; sua sorella, principessa Irene d'Assia-Darmstadt era una portatrice del gene e, attraverso il suo matrimonio con il cugino Enrico di Prussia, portò l'emofilia nel ramo cadetto della famiglia reale prussiana.
Dato l'incurabilità e il pericolo di morte causato dalla malattia, sofferti solo dagli eredi maschi, si decise di mantenere segreta la condizione dello zarevic al popolo russo. Come semplice portatrice del gene, Aleksandra Fëdorovna non era emofiliaca, ma molto probabilmente aveva una produzione inferiore al normale del fattore di coagulazione del sangue, avendo una sola copia del gene invece che due. Oppressa dalla consapevolezza che ogni caduta o taglio avrebbe potuto uccidere il figlio, la zarina stessa si dedicò ancora più intensamente ad attività caritatevoli. Quando la malattia del principe venne infine annunciata pubblicamente nel 1912, Aleksandra Fëdorovna divenne ancora più impopolare tra i russi.

La Vita Quotidiana e il Rapporto con i Figli
Direttamente sopra al salottino color malva nel palazzo Aleksandrovskij era allestito l'asilo nido dei figli. Ogni mattina, Aleksandra Fëdorovna poteva sdraiarsi sul suo divano e, attraverso il soffitto, ascoltare il rumore di passi dei bambini e la musica dei loro esercizi al pianoforte.
Per il popolo russo, era una gelida tedesca, priva della capacità di comprendere le necessità di coloro che la attorniavano, a meno che non fossero suoi familiari. Questo in un certo senso era vero, visto che, come il marito, teneva molto alla propria famiglia. L'imperatrice, fin dalla sua infanzia, era stata molto timida. Non gradiva le apparizioni in pubblico e le trascurava, cercando di evitarle per quanto possibile. La zarina preferiva ritirarsi in disparte, lasciando spazio alla suocera che, in un certo qual modo, era anche un diritto di Maria Feodorovna.
Con la figlia maggiore Olga, a volte aveva dei problemi, probabilmente dovuti alla circostanza che era la primogenita. La granduchessa era molto simile al padre; timida e sottomessa, suscitava interesse per la sua gentilezza, la sua innocenza e la forza dei suoi sentimenti. La zarina si intendeva di più con la secondogenita, Tatiana. In pubblico e nella vita privata, la granduchessa si occupava della madre con immutata attenzione. La terza figlia, Maria, amava parlare di matrimonio e di bambini. Anastasia, la più giovane e la più famosa (in seguito) delle sorelle, era la švibzik, il russo per "ragazzina vivace". Si arrampicava sugli alberi e si rifiutava di scendere a meno che non le fosse specificamente ordinato dal padre.
Aleksandra Fëdorovna stravedeva per il granduca Aleksej e il precettore del bambino, Pierre Gilliard, scrisse: «Alessio era al centro di una famiglia unita, il focus di tutte le loro speranze e affetti. Le sue sorelle lo adoravano. Era la gioia e l'orgoglio dei suoi genitori. Quando stava bene il palazzo si trasformava.» Dovendo vivere sapendo che gli aveva contagiato l'emofilia, Aleksandra Fëdorovna era ossessionata dal pensiero di proteggere il figlio; lo teneva sott'occhio continuamente e consultava molti mistici che rivendicavano la capacità di curarlo durante le sue crisi quasi fatali. La zarina viziò il suo unico erede maschio e lo lasciò fare a modo suo; sembrava che prestasse più attenzione a lui che a qualunque delle altre quattro figlie.

L'Influenza di Grigorij Rasputin
Inizialmente la sovrana si rivolse a medici russi per curare il bambino; i loro trattamenti generalmente fallivano, visto che non esistevano rimedi conosciuti. Fu in questo contesto di disperazione e ricerca di cure che Grigorij Rasputin, un mistico siberiano, entrò nella vita della famiglia imperiale. Nel 1912, l'erede venne colpito da una forte emorragia alla coscia che lo portò in punto di morte, mentre era con la famiglia a Spala, in Polonia. Aleksandra Fëdorovna e lo Zar fecero i turni al suo capezzale e tentarono invano di confortarlo nel suo intenso dolore. All'imperatrice sembrava che Dio non ascoltasse le sue preghiere per il sollievo del figlio; credendo che lo zarevic sarebbe morto, Aleksandra Fëdorovna, angosciata, inviò un telegramma a Rasputin. Egli spedì immediatamente una risposta: «Dio ha visto le tue lacrime e sentito le tue preghiere. Non essere addolorata. Il piccolo non morirà. Non permettere che i dottori lo infastidiscano troppo.»
Il consiglio di Rasputin coincise proprio con dei segni di recupero da parte di Alessio e da quel momento in avanti la sovrana cominciò a fidarsi sempre più di lui e a credere alle sue abilità di alleviare le sofferenze del ragazzo. Per il popolo, tuttavia, Aleksandra Fëdorovna era una gelida tedesca. Il suo buon rapporto con il marito Nicola, sul quale, vista la debolezza di carattere, spesso si impose con decisione, fu messo a dura prova anche dall'influenza di Rasputin.
Lo stile di vita dissoluto di Rasputin condusse più volte Nicola a cercare di tenerlo a distanza dalla propria famiglia. Perfino quando alla zarina venne riferito dal direttore della polizia nazionale che il siberiano, ubriaco, si era esibito in un noto ristorante moscovita rivelando alla folla che lo zar lo accontentava in tutto, lei diede la colpa a delle chiacchiere maliziose. «I santi sono sempre eccessivi», scrisse. «Lui è odiato perché noi lo amiamo.» Nicola non era sicuramente così cieco, ma anche lui si sentiva senza la forza di far qualcosa contro l'uomo che apparentemente salvava la vita al suo unico figlio.
Fin dall'inizio si potevano sentire pettegolezzi e risatine dietro le spalle di Rasputin. Benché alcuni rappresentanti di grado elevato del clero di San Pietroburgo accettassero Rasputin come un profeta vivente, altri lo classificavano rabbiosamente come un eretico e un ciarlatano. Storie e racconti dal suo villaggio natale in Siberia lo seguivano, come ad esempio quella che narrava come lui celebrasse matrimoni per i popolani in cambio della prima notte di nozze con la sposa. Nel suo appartamento di Pietroburgo, dove viveva con la figlia Maria, Rasputin veniva visitato da chiunque cercasse una benedizione, una guarigione o un favore dalla zarina. Le donne, incantate dalla sua grezza misticità di monaco, andavano da Rasputin per delle "benedizioni private". La percepita interferenza di Rasputin nelle questioni politiche condusse in ultima istanza al suo assassinio nel dicembre 1916. Il suo ruolo e la sua influenza accrebbero l'impopolarità della zarina e contribuirono alla crescente instabilità del regime.
I Romanov, La gloria e il declino degli Zar - RAI Storia
La Caduta dei Romanov e l'Esecuzione
Scoppiata la rivoluzione di febbraio, la monarchia dei Romanov fu dichiarata decaduta e la famiglia imperiale venne fatta prigioniera. Aleksandra fu fucilata, con il resto della sua famiglia, a Casa Ipat'ev, il 17 luglio 1918.