Valerio Evangelisti: Tra Inquisitori, Fantascienza e Impegno Sociale

L'opera e il pensiero di Valerio Evangelisti, autore prolifico e icona della letteratura fantastica italiana, si sono distinti per la loro profondità e la capacità di esplorare tematiche complesse attraverso generi spesso considerati "minori". Le sue interviste rivelano un approccio critico verso il mondo editoriale, una chiara visione sull'evoluzione della fantascienza e un impegno costante nella reinterpretazione dell'immaginario collettivo.

Ritratto di Valerio Evangelisti durante un'intervista, con uno sfondo neutro.

L'Incontro e i Primi Passi nel Mondo Editoriale

L'incontro con Valerio Evangelisti ha spesso avuto luogo in contesti significativi, come un pomeriggio di metà ottobre a Bologna, in Via del Pratello, luogo ricco di storia e fermento culturale. Molti anni fa, l'autore concedeva appuntamenti al Mutenye, osteria aperta da Sante Notarnicola, creando un'atmosfera informale per discussioni approfondite. Nel maggio 1996, un giovane studente di storia contemporanea all'Università di Bologna, animato da passioni per la storia, la politica, il noir e la fantascienza, incontrò Evangelisti per un'intervista destinata ad A-Rivista Anarchica. L'impatto di Valerio Evangelisti sulla scena letteraria dell'epoca era fortissimo. L'intervista originale fu pubblicata nel novembre 1996, subendo numerosi tagli per problemi di spazio e con alcuni refusi, ma Evangelisti ne fu comunque molto soddisfatto.

La nascita del suo primo romanzo fu un po’ casuale. Evangelisti si divertiva a scrivere storie "fantagotiche" per sé e per gli amici, come distrazione dalla sua attività di saggista semi-accademico. Dopo la nascita del Premio Urania nel 1990, pensò di inviare alla giuria uno dei suoi lavori, "Le catene di Eymerich", cercando un giudizio. Il responso fu lusinghiero e lo spinse a partecipare alle edizioni successive, nonostante l'obiezione che le sue opere fossero lontane dalla fantascienza tradizionale di Urania. Propose allora una storia con astronavi e mondi alieni, "Nicolas Eymerich, inquisitore", vincendo il premio nel 1993 e venendo pubblicato nel 1994. Il successo fu immediato: vendette 15.000 copie, quasi il doppio del romanzo americano più venduto quell'anno, segnando l'inizio della sua carriera.

Il Personaggio di Nicolas Eymerich: Creazione e Successo Duraturo

Nicolas Eymerich, inquisitore realmente esistito, nato nel 1320 a Gerona e morto nel 1339, è stato ripreso e rimodellato da Evangelisti per creare un personaggio duro, crudele, spietato e tormentato. Questo uomo agisce al servizio della Chiesa nel contesto travagliato del Medioevo, incrociando e talvolta influenzando i grandi avvenimenti storici dell'epoca. Eymerich nacque con la prima versione di un romanzo che si sarebbe intitolato "Cherudek", scritta per divertimento senza intento di pubblicazione, ma all'epoca era poco più di un fantasma. Le sue caratteristiche psicologiche si svilupparono nei primi anni '90, quando Evangelisti, aiutando uno psicoterapeuta a scrivere un manuale, si imbatté nel capitolo "La sub-personalità schizoide". Eymerich è l'esemplificazione di quel tipo di personalità.

Quando vinse il Premio Urania, Evangelisti pensò che il suo personaggio potesse piacere ai lettori, ma non immaginava che trovasse un pubblico anche al di fuori della ristretta cerchia della fantascienza. Il successo di Evangelisti non si traduce in bestseller che finiscono subito nelle classifiche, ma piuttosto in longseller che si vendono nel tempo e vengono continuamente ristampati. Per lui, l'unico successo che interessa è quello delle cose durature. Eymerich, dopo un periodo di "assenza", non è mai stato abbandonato del tutto. "La luce di Orione" segna il ritorno di un Eymerich forse meno crudele, ma altrettanto coriaceo. La sua progressiva e parziale umanizzazione era un processo inevitabile, e il personaggio, pur essendo la "parte negativa" dell'autore, è quello con cui Evangelisti passa meglio il suo tempo. Non intende abbandonarlo, volendo portare la sua storia quasi alla fine, pur scrivendo anche altro.

Copertina stilizzata di un romanzo di Nicolas Eymerich che evoca mistero e ambientazione medievale.

Il Metodo e lo Stile: La Scrittura come Professione e Ricerca

Evangelisti adotta una lingua che dipende strettamente da ciò che narra. Di solito è stringata, con brevi escursioni descrittive, e talvolta involontariamente poetiche. Si rifà alla sobrietà di autori come Hammett, Manchette, Hemingway e Dick, ammirandone la concisione. Se parla di Medioevo, concede spazio alla loquela; se tratta di lotte contadine ottocentesche, cerca espressioni colloquiali o persino dialettali. Non è uno stilista e non si considera tra i classici, ma lavora comunque sulla maniera di scrivere, sebbene ciò non sempre venga percepito. Preferisce il cinema di Hitchcock, in cui i "trucchi" non sono evidenti, al virtuosismo ostentato di Brian De Palma. Detesta i libri stilisticamente quasi perfetti ma privi di contenuto.

Per quanto riguarda il suo metodo, Evangelisti scrive una pagina al giorno, con metodo e costanza, supportato da una vita molto semplice e ritirata. Essendo divorziato e senza figli, vive in larga misura da solo, il che gli consente di mantenere il suo impegno costante nella scrittura. Scrive un romanzo all'anno per mantenersi, e anche se la scrittura è entusiasmante, diventa col tempo più faticosa. Per lui, scrivere significa trasferirsi in altri mondi e sperimentare altre esistenze, un'esperienza irresistibile. Non crede che uno scrittore debba atteggiarsi a "vedette" o alimentare il culto della propria personalità, ma dovrebbe piuttosto essere partecipe dell'esistenza della gente comune per poterla descrivere con cognizione di causa.

Un desk di uno scrittore con quaderni, penne e un computer, illuminato dalla luce naturale.

La Scrittura Collettiva: Un Confronto con i Wu Ming

La discussione sulla scrittura, in particolare quella collettiva, è un tema ricorrente. Mentre Valerio Evangelisti predilige un processo solitario, i Wu Ming (come Wu Ming 1) hanno un approccio più strutturato e collettivo. Per loro, la prima cosa che fanno è una sceneggiatura, con tabelle sinottiche e diagrammi di flusso, tenendosi aperte tre o quattro ipotesi per il finale. Questo metodo è visto come essenziale per gestire un centinaio di personaggi, di cui una decina protagonisti, altrimenti, seguendo solo l'ispirazione del momento, non si arriverebbe a niente. Questo approccio metodico, normale in America, è spesso visto in Italia come qualcosa di idealistico, quasi fosse una folgorazione. La scrittura collettiva, secondo Wu Ming, funziona se tutti partono dallo stesso livello e condividono una premessa di base.

Visione della Fantascienza e del Genere Letterario

Valerio Evangelisti ha sempre sostenuto l'idea che la rigida suddivisione in generi sia destinata a decadere. La fantascienza, in particolare, è sempre stata considerata narrativa di serie B, di consumo. Evangelisti stesso ha subito una forma di "repressione" con il rogo dei suoi Urania da parte dei genitori, incitati da una professoressa. La fantascienza pura, legata a un'epoca di grandi speranze nella scienza e nei viaggi spaziali, è stato un fenomeno relativamente circoscritto. Oggi, con il declino delle missioni spaziali e una crisi di fiducia nella scienza come dogma positivistico, il genere è stanco e va rinnovato attraverso la "commistione" con altri generi.

La parte più vitale della fantascienza, per Evangelisti, non è quella puramente scientifica o fantasy, ma quella che si concentra sui sogni e sugli incubi legati al progresso scientifico, un immaginario che esplora pericoli e promesse. Tuttavia, a livello letterario, l'antagonismo politico sociale nella fantascienza ha perso molto terreno. Mentre in passato autori anche conservatori esponevano tesi critiche al presente (come Robert Silverberg o Robert Heinlein), oggi l'aspetto critico è venuto meno, pur persistendo in telefilm e serie TV.

La Crisi della Fantascienza Contemporanea e il Ruolo dei Classici

Dopo il cyberpunk, giunto in Italia con ritardi e traduzioni imperfette, c'è stato un salto all'indietro verso la fantascienza ipertecnologica o l'illustrazione di tesi di meccanica quantistica attraverso la letteratura. Questo ha creato un grande distacco tra lettore e testo, portando a romanzi difficili e noiosi e alla disaffezione del pubblico. Le vendite di Urania, ad esempio, sono passate da 60.000 copie negli anni '50 e '60 a 3.000-4.000 attuali, rendendo la fantascienza estremamente marginale. La produzione di nuovi lavori scarseggia, mentre i classici come Asimov e Heinlein continuano a essere ripescati. Evangelisti non vede la situazione come positiva, ma riconosce che è un fenomeno globale. Per lui, un rilancio della fantascienza non può derivare solo dalla spinta scientifica o tecnologica, ma da una visione dello sviluppo sociale, esplorando l'essere umano e il controllo mentale, come in opere cinematografiche come Matrix, Dark City, Gattaca o serie TV come Battlestar Galactica e Lost.

Carmilla e l'Immaginario Politico

Carmilla, ispirata al racconto di Sheridan LeFanu, nasce come rivista cartacea per poi evolversi in Carmilla On Line, che conta tantissimi lettori. Il suo presupposto deriva da Manchette: il '68 è finito male, e l'obiettivo è portarlo avanti comunicando in altra maniera, rivalutando la narrativa di genere e le sue potenzialità critiche. Carmilla è essenzialmente una rivista politica, una delle riviste di estrema sinistra in Italia. Sotto l'apparenza della letteratura, mira a un discorso più vasto sulla colonizzazione dell'immaginario, un fattore produttivo nel capitalismo contemporaneo. Evangelisti sottolinea l'importanza di riappropriarsi dell'immaginario per riempirlo di capacità di riflettere e sognare, con sogni che siano nostri, non imposti dagli altri. L'apertura ad altri generi (noir, giallo, horror) è stata dovuta alla "ribellione" di altri autori che sostenevano che "tutta la letteratura è fantastica", operando una trasfigurazione del quotidiano.

Evangelisti, pur essendo uno dei fondatori di Carmilla, non è il direttore, ma un collaboratore che contribuisce a mantenere viva la rivista, la quale resiste forse perché "pretende sangue attraverso il fascino e la dolcezza".

Temi, Influenze e Vita Personale

Evangelisti porta avanti una profonda analisi politica nelle sue opere, come in Tortuga, dove affronta il fondamento di una società incentrata sull'avere anziché sull'essere, criticando l'idea di un'esperienza libertaria dei pirati per mostrarli come semplici ladri e assassini. Questa visione edonistica, secondo lui, è diffusa anche oggi. Si distacca dai romanzi salgariani, proponendo una visione di "pirati perduti".

Riguardo alle generazioni del '68 e del '77, Evangelisti, pur avendo vissuto il '68 da adolescente, si considera principalmente un "settantasettino", criticando la classe dirigente prodotta dal '68, ma riconoscendo ricadute positive in altri ambiti, come il mondo del lavoro e la cultura. I settantasettini, dice, "non hanno mai aspirato a posizioni dominanti".

Come storico, Evangelisti ha scritto quattro libri e numerosi saggi. Ha avvertito disagio nella richiesta di essere freddo e quantitativo, percependo la necessità di manifestare la "sostanza umana" nelle storie. Si ribellò a ciò con un saggio sulla storia del movimento punk, ricevendo i complimenti di Eric Hobsbawm. Il suo interesse per l'America Centrale, in particolare il Messico, deriva da un viaggio in Nicaragua negli anni Ottanta. Descrive il Messico meridionale come una terra di grande diversità etnica e culturale, con "contaminazioni pagane" nelle cerimonie religiose e persino un razzismo endemico da parte dei bianchi creoli. La regione, vicina a dove risiede, è anche teatro di attività guerrigliere.

Non è religioso, ma è convinto dell'esistenza di un'anima universale - che chiama Dio, inconscio collettivo, o Forza - simile a quella ipotizzata da pensatori come Plotino e Teilhard de Chardin. Tuttavia, non ha certezze e diffida delle Chiese organizzate che cercano di modellare la società civile. La sua vita pubblica di scrittore è limitata, preferendo la tranquillità e la privacy, convinto che la parte migliore di sé stia in ciò che scrive.

Mappa dell'America Centrale che evidenzia il Messico e i paesi circostanti.

Il Rapporto con la Critica e il Mercato

Evangelisti ha avuto rapporti "amichevoli, a volte molto amichevoli" con alcuni direttori di collana, editor e uffici stampa, ma rari contatti con i vertici editoriali. Ha pubblicato principalmente all'interno del gruppo Mondadori (con Einaudi), un ambiente difficile da raggiungere. La sua unica rivendicazione è che gli editori smettano di guardare solo ai risultati di vendita immediati e considerino anche quelli di medio o lungo periodo. Nonostante il successo dei suoi romanzi, questi raramente finiscono nelle classifiche dei libri più venduti e hanno avuto un numero irrisorio di recensioni. Per la maggior parte dei critici, rimane "quello della fantascienza", etichettato come "roba non seria". Per Evangelisti, la cultura italiana, specie di Sinistra, ha a lungo visto la letteratura di genere come "di serie B".

Nonostante la percezione che il "giallo" sia l'unico genere in grado di descrivere la realtà sociale italiana, Evangelisti lo considera un genere minore, con una formula sempre uguale, consolante e rassicurante. Invece, apprezza i tentativi di svecchiare la narrativa italiana, come il movimento "pulp", che ha prodotto "belle storie, spesso scritte anche bene". Il vero nemico, per lui, non è il mercato editoriale, ma la confusione tra il buono e il cattivo e il vizio delle generalizzazioni. "Ci sono grandissimi scrittori di genere che sono grandissimi scrittori e basta."

Il rapporto con editori come Einaudi e Mondadori ha visto Evangelisti mantenere la propria libertà. Con Einaudi, ha trovato un terreno fertile per la sperimentazione. Successivamente, con Mondadori, la sua posizione è cambiata dopo opere come "Metallo Urlante" e "Black Flag", che hanno aumentato la considerazione nei suoi confronti. È stato spostato nella collana Strade Blu, quasi autonoma, dove ha avuto la libertà di scrivere tutto ciò che voleva e di spostarsi da Eymerich. Riguardo alle traduzioni all'estero, Evangelisti è stato tradotto in una ventina di Paesi. La Francia è un caso particolare, dove ha ottenuto risultati paragonabili a quelli italiani, anche grazie alla sua conoscenza della lingua francese.

Infine, nel confronto con altri autori, come Giuseppe Genna, Evangelisti evidenzia percorsi diversi: Genna, proveniente dalla poesia, dà molta importanza al linguaggio, creandone uno proprio, mentre Evangelisti adotta uno stile funzionale a raccontare le sue storie in modo visivo. Entrambi cercano di raggiungere un vasto pubblico, ma con approcci stilistici distinti.

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