Il Vittoriano: Storia, Architettura e Simbolismo dell'Altare della Patria

Il Vittoriano, noto anche come Altare della Patria, è uno dei complessi monumentali più rappresentativi dello Stato Italiano, situato a Roma in Piazza Venezia, sul versante settentrionale del colle del Campidoglio. La sua realizzazione, opera dell'architetto Giuseppe Sacconi, fu voluta all'indomani della morte di Vittorio Emanuele II, il 9 gennaio 1878, per celebrare il primo re d'Italia e, attraverso la sua persona, l'intero Risorgimento, ovvero il processo all'origine dell'unità e dell'indipendenza dell'Italia. La costruzione del monumento, iniziata nel 1885, si concluse nel 1935, ma fu ufficialmente inaugurato e aperto al pubblico nel 1911, in occasione delle celebrazioni del cinquantenario dell'Unità d'Italia.

Vista panoramica del Vittoriano con la statua equestre di Vittorio Emanuele II

La Genesi del Progetto e la Figura di Giuseppe Sacconi

L'idea di erigere un monumento permanente a Vittorio Emanuele II nacque poco dopo la morte del re, avvenuta il 9 gennaio 1878. Il 26 marzo 1878, il parlamentare Francesco Perroni Paladini presentò alla Camera un disegno di legge per la costruzione di un monumento nazionale. Inizialmente, nel 1880, venne bandito un primo concorso a carattere internazionale che vide la partecipazione di trecentoundici proposte. Tuttavia, il progetto di Charles Garnier, architetto francese, venne scartato per diverse ragioni, tra cui la scelta di un progetto straniero per un monumento che celebrava una figura chiave della storia italiana e per la troppa libertà concessa agli artisti nella scelta del luogo e della tipologia del monumento.

Un secondo bando di concorso, pubblicato il 18 dicembre 1882, stabilì che il monumento dovesse sorgere sul colle capitolino e sul prolungamento dell'asse di Via del Corso. Il monumento doveva essere composto da una statua equestre in bronzo del defunto Re, inserita in un "fondo architettonico costituito da un portico, o loggia, o altro partito". Il 24 giugno 1884, Giuseppe Sacconi (1854-1905), originario delle Marche, fu proclamato vincitore del concorso e sei mesi dopo divenne direttore dei lavori. Appena trentenne, Sacconi si aggiudicò il secondo e decisivo concorso per il Vittoriano con un progetto ispirato alla tradizione classica e del Rinascimento, recuperando in particolare il linguaggio di Donato Bramante.

Sacconi si trasferì a Roma nel 1874 e dedicò gran parte della sua vita alla realizzazione del Vittoriano, seguendo il cantiere come direttore per vent'anni. La sua visione era quella di creare un'architettura trionfalistica e magniloquente, capace di dare spessore a ideali e simboli nazionali. Egli era profondamente convinto dell'unità di architettura e scultura, ponendo grande attenzione alla scelta dei soggetti e degli artisti.

La Costruzione e le Sfide del Cantiere

La costruzione del Vittoriano fu un'impresa complessa e travagliata, durata quasi ventisei anni. Per far spazio al monumento, fu necessario demolire un congruo numero di edifici storici, tra cui tre chiostri medievali del Convento dell'Aracoeli, la Torre di Paolo III e il cavalcavia di collegamento con Palazzo Venezia. Queste demolizioni, sebbene necessarie per creare lo spazio richiesto, suscitarono critiche da parte di personalità autorevoli come il sindaco di Roma Leopoldo Torlonia e l'archeologo Rodolfo Lanciani.

La cerimonia della posa della prima pietra si svolse il 22 marzo 1885. Inizialmente, Sacconi pensò di utilizzare il travertino, ma alla fine fu scelto il marmo botticino, proveniente da cave vicino Brescia, per la sua compattezza e il nitore del bianco. Questo cambiamento di materiale richiese una revisione del progetto, con lievi modifiche apportate da Sacconi.

Durante gli scavi, emersero ritrovamenti archeologici inaspettati, come un tratto delle mura serviane risalenti al VI secolo a.C., che portarono a modifiche sostanziali del progetto, inclusa l'aggiunta di ulteriori piloni di fondazione per lasciare liberi i reperti. Anche le dimensioni del sommoportico furono ampliate e il numero di colonne aumentò.

Il cantiere fu segnato da numerose vicende, tra cui il contrasto tra Sacconi e la Commissione Reale riguardo alla statua del re. Sacconi riteneva il linguaggio verista dello scultore Enrico Chiaradia, vincitore del concorso per la statua equestre, incompatibile con l'impostazione classicista del Vittoriano. Dopo la morte di Chiaradia nel 1901, la statua fu rifinita da Emilio Gallori.

Giuseppe Sacconi morì nel 1905, dopo vent'anni dedicati quasi interamente alla costruzione del Vittoriano. I lavori proseguirono sotto la direzione di altri architetti, tra cui Manfredo Manfredi, Gaetano Koch e Pio Piacentini, che si sforzarono di accogliere il desiderio di Sacconi di tornare al disegno originario del monumento.

Dettaglio del fregio scultoreo dell'Altare della Patria

Il Programma Iconografico e Decorativo

Il programma iconografico del Vittoriano subì diverse trasformazioni. Inizialmente si pensò a raffigurazioni storiche d'ispirazione risorgimentale, ma Sacconi optò per un programma d'impianto allegorico. Questa scelta era già chiara nel progetto presentato nel 1890, in occasione della visita di Umberto I.

Sacconi giunse all'idea di farne un Altare della Patria, concepito come un grande altare laico dedicato alla Nazione e ai suoi valori. Il modello francese si sviluppò attraverso i suggerimenti di filosofi e storici come Giovanni Bovio e Pasquale Villari, fino ad assumere le forme di un fregio a rilievo raffigurante gli illustri che avevano precorso il Risorgimento.

Sotto la regia di Sacconi, furono realizzate molte parti della plastica architettonica e le quattro sculture alla sommità delle Porte, raffiguranti La Politica, La Filosofia, La Rivoluzione e La Guerra. L'architetto pose grande attenzione alla scelta dei soggetti e degli artisti, fornendo loro disegni e indicazioni sul cantiere.

L'Altare della Patria, in particolare, è decorato da un fregio scultoreo lungo 70 metri e alto 5, opera dello scultore Angelo Zanelli, vincitore del concorso bandito nel 1908 e concluso nel 1925. Al centro del fregio si trova la statua della Dea Roma, mentre ai lati si snodano due bassorilievi: L’Amor patrio che pugna e vince (lato occidentale) e Il Lavoro che edifica e feconda (lato orientale).

Il Vittoriano è arricchito da numerose sculture e gruppi allegorici. Tra i più significativi si annoverano:

  • Le quattro sculture alla sommità delle Porte: La Politica, La Filosofia, La Rivoluzione e La Guerra.
  • Il "Pensiero" e l' "Azione", monumentali sculture realizzate da Giulio Monteverde e Francesco Jerace.
  • La "Concordia", opera di Ludovico Pogliaghi.
  • Il gruppo del "Sacrificio", opera di Leonardo Bistolfi, composto da quattro figure con al centro un giovane combattente giunto all'attimo finale della vita.
  • Il "Genio della libertà", figura femminile che bacia l'eroe.
  • Le due prue rostrate agli angoli della prima terrazza, ornate da una testa felina e sormontate da una "Vittoria alata".
  • Le sedici statue che rappresentano le sedici regioni italiane di fine '800, scolpite sul coronamento del portico.
  • Le quadrighe, collocate nel 1927, che portano il Vittoriano all'altezza massima.
La statua equestre di Vittorio Emanuele II

La Statua Equestre di Vittorio Emanuele II

La statua equestre di Vittorio Emanuele II è il fulcro del Monumento. Fu realizzata fondendo 50 tonnellate di bronzo, ricavato dai cannoni fusi. Le dimensioni sono imponenti: lunga 10 metri e alta 12 metri. L'intero gruppo scultoreo, compreso il piedistallo in marmo, raggiunge un'altezza di 24,80 metri.

La statua fu originariamente progettata da Enrico Chiaradia, ma a causa del contrasto con Sacconi, fu completata dopo la sua morte da Emilio Gallori. Sacconi riteneva il linguaggio verista di Chiaradia inadatto all'impostazione classicista del monumento.

A fare da quinta alla statua equestre vi è il portico monumentale, lungo circa 75 metri, sul quale sono scolpite sedici statue che rappresentano le sedici regioni italiane di fine '800. Queste statue, alte 3,5 metri, raffigurano: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia, Calabria e Sardegna.

L'Altare della Patria e la Tomba del Milite Ignoto

L'Altare della Patria, situato al centro del Vittoriano, rappresenta un elemento simbolico di primaria importanza. Inizialmente concepito come un'ara della dea Roma, dal 1921 ospita anche la Tomba del Milite Ignoto, un tributo a un soldato italiano caduto durante la Prima Guerra Mondiale, la cui identità non poté essere stabilita a causa delle gravi ferite.

L'idea della Tomba del Milite Ignoto fu proposta dal colonnello Giulio Douhet. Nel 1921, il governo convertì in legge la proposta per una Tomba del Milite Ignoto. Undici cadaveri provenienti da diversi fronti di battaglia furono esumati e riuniti ad Aquileia, dove una madre scelse simbolicamente una salma.

La cripta del Milite Ignoto, opera dell'architetto Armando Brasini, è un ambiente a forma di croce greca con una cupola. La sua inaugurazione avvenne il 24 maggio 1935, in occasione del ventennale dell'entrata dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale.

Il Vittoriano come Simbolo Nazionale

Il Vittoriano è considerato uno dei simboli patri italiani, rappresentando l'unità nazionale e il Risorgimento. La sua architettura, pensata come un moderno foro o agorà su tre livelli, è incentrata su questi temi. Il monumento è stato teatro di importanti momenti celebrativi e istituzionali, consolidando il suo ruolo di simbolo dell'identità nazionale.

Durante il regime fascista, il Vittoriano fu utilizzato per rafforzare lo status del movimento nazionale, appropriandosi della tradizione nazional-patriottica che rappresentava. Tuttavia, dopo la caduta del fascismo, il monumento fu svuotato dei contenuti militareschi e tornò alla sua funzione di tempio laico, continuando a essere teatro di manifestazioni simboliche che rappresentano l'intero popolo italiano.

Nonostante le critiche iniziali e le controversie legate alla sua costruzione e al suo stile, il Vittoriano è ormai un elemento costitutivo dell'immagine di Roma e un luogo di grande valore storico e artistico. Oggi, ospita anche il Museo centrale del Risorgimento, fondato nel 1906 e inglobato nel monumento.

Il Vittoriano: la Patria di Marmo Visita Guidata Virtuale

Restauro e Conservazione

Negli ultimi anni, l'Altare della Patria e la sua decorazione hanno richiesto interventi di restauro a causa delle condizioni climatiche e dell'accumulo di patine scure dovute a micro-alghe, funghi e licheni. Questi organismi, oltre a rendere meno leggibile l'opera, causano degrado meccanico e chimico della superficie.

Il restauro, diretto da Edith Gabrielli, mira innanzitutto a garantire la conservazione materiale dell'Altare della Patria, arrestando i fenomeni di degrado e prevenendo danni futuri. Il secondo obiettivo è restituire la piena leggibilità all'opera, consentendone una completa comprensione critica.

A seguito di un attentato avvenuto il 12 dicembre 1969, il Vittoriano fu chiuso al pubblico per trent'anni. La sua riapertura avvenne il 4 novembre 2000, su iniziativa del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che volle proporlo con la moderna funzione di nuovo foro per Roma.

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