La figura di monsignor Giovanni Cazzani, arcivescovo che guidò la Chiesa cremonese dal 1914 fino alla sua morte nel 1952, è oggi al centro di un processo di beatificazione. Il 17 marzo 2015, la Congregazione per le Cause dei Santi ha concesso il nulla osta per procedere con la causa del servo di Dio mons. Giovanni Cazzani. Questa iniziativa, avviata qualche mese fa, si trova attualmente nella fase preparatoria, come precisato da don Andrea Foglia, parroco di S. Abbondio e postulatore per la Causa di beatificazione di mons. Cazzani. I primi passi hanno incluso la trascrizione degli appunti manoscritti della predicazione ordinaria, che verranno analizzati da periti insieme alle lettere pastorali e ad altri testi a stampa.
In questo contesto, presso la cripta della Cattedrale di Cremona, accanto alla tomba del Vescovo, è stato posizionato un "totem" che riassume le principali notizie sulla sua vita. È inoltre disponibile una pubblicazione intitolata "Il servo di Dio Giovanni Cazzani a oltre 60 anni dalla morte", che offre un breve profilo biografico del presule.

Vita e Formazione di un Pastore Illustre
Giovanni Cazzani nacque il 4 marzo 1867 a Samperone, una località nei pressi della Certosa di Pavia, in una solida e antica famiglia contadina. Trascorse la sua giovinezza ad Albuzzano e, rimasto orfano di madre a dodici anni, entrò nel Seminario pavese a soli 10 anni. Qui fu formato sotto la guida di monsignor Agostino Riboldi, un uomo aperto alla cultura e alle scienze moderne.
Il 1° novembre 1889 fu ordinato sacerdote. La sua intensa attività ministeriale nei primi dieci anni incluse il conseguimento di ben tre lauree: in Lettere e Filosofia presso l'Università di Pavia nel 1892 e in Teologia presso la Facoltà teologica di Milano l'anno successivo. Fu insegnante e vicerettore del Seminario di Pavia e del Collegio di S. Agostino.
Nel 1899, Cazzani divenne segretario del vescovo di Pavia, Agostino Gaetano Riboldi, che seguì a Ravenna nel 1901 quando questi fu nominato cardinale e arcivescovo. Dopo la morte del cardinale Riboldi nel 1902, Cazzani tornò a Pavia e, a soli 35 anni, divenne Rettore del Seminario. Il 5 agosto 1904, all'età di 37 anni, fu eletto vescovo di Cesena, dove rimase per un decennio.
L'Episcopato a Cesena e l'Impegno Sociale
L'inizio del suo episcopato a Cesena coincise con la crisi modernista, la polemica murriana e una forte propaganda socialista e anticlericale. Cazzani mostrò subito simpatia per il vivace gruppo democratico cristiano murriano, incoraggiando i cattolici "d'azione" ad iscriversi alla Camera del Lavoro socialista per un fronte unitario. Dedicò la lettera pastorale dell'agosto 1907 al problema della giustizia sociale, in particolare alla revisione dei patti colonici, un testo di grande valore per i cattolici aderenti alla Lega Democratica Nazionale.
Nonostante la reazione del padronato clericale e l'invio di un visitatore apostolico da parte della Curia romana, Cazzani mantenne la sua fermezza. Il disagio creatosi nella diocesi per la sua obbedienza alle direttive romane fu testimoniato da monsignor Giacomo Della Chiesa, allora arcivescovo di Bologna, che, divenuto papa Benedetto XV nel 1914, lo destinò a Cremona.
L'Episcopato Cremonese: Tra Guerra e Dittatura
Nel dicembre del 1914, Papa Benedetto XV elesse Giovanni Cazzani vescovo di Cremona. Fece il suo ingresso in diocesi l'11 aprile 1915, nel pieno della Grande Guerra, preceduto da una lettera pastorale che delineava i tratti fondamentali della sua azione pastorale. Il suo lungo episcopato fu tragicamente segnato dalle due guerre mondiali e dalla dittatura fascista, che proprio a Cremona aveva in Roberto Farinacci il suo "numero due".
Monsignor Cazzani è unanimemente considerato uno dei pastori più insigni della Chiesa cremonese. Apprezzatissimo per la vasta cultura e la sincera pietà, guidò con mano ferma e sapiente la diocesi nel mezzo di questi tempi difficili, affrontando poi il difficile periodo della riconciliazione e della ricostruzione dopo la Liberazione dal giogo nazista. Fu sempre attento allo sviluppo dell'associazionismo cattolico e alla preparazione culturale e spirituale dei suoi sacerdoti. In 37 anni di episcopato compì sei visite pastorali (1916, 1922, 1927, 1933, 1939 e 1944), indisse tre sinodi diocesani (il primo nel 1921, dopo oltre 40 anni dal precedente) e scrisse 38 lettere pastorali.

Fermezza Morale e Contrasto al Fascismo
Il magistero cazzaniano si distinse per la sua ferma opposizione al regime. Dal carattere mite ma estremamente fermo e chiaro, si contrappose al sindacalista Guido Miglioli e, con indomito coraggio, alla tracotanza fascista e alle minacce di Roberto Farinacci. Pur mostrando un profondo spirito di patria e una sincera lealtà alle autorità costituite, Cazzani manifestò sdegno e riprovazione quando l'Azione Cattolica fu chiusa d'imperio, quando fu minacciata l'educazione cristiana delle nuove generazioni o quando iniziarono le persecuzioni contro gli ebrei.
Il burrascoso rapporto con Farinacci è testimoniato da una lettera in cui Cazzani gli scrisse: «Il vostro vecchio vescovo vi protesta di nuovo di perdonarvi tutte le ingiurie pubblicate contro di lui e di volervi bene più di tutti quelli che voi credete più amici e di pregare ogni giorno nella S. Messa per voi e per Mussolini.» Nonostante ciò, la sua riconosciuta intransigenza politica lo pose in grave disagio durante l'occupazione tedesca e il ritorno di Farinacci a Cremona dopo l'8 settembre 1943. Tuttavia, non abbandonò la sede e affrontò la difficile congiuntura con dignitosa coerenza.
Omelie e Lettere Pastorali: Un Magistero Profetico
Le omelie di mons. Cazzani, pronunciate nelle sacre ricorrenze, erano pagine di rara e appassionata eloquenza. Dal pulpito della Cattedrale di Cremona, la sua parola, ricca di dottrina e di profonda umanità, correva per le città d'Italia, infondendo forza, coraggio e nuova vigoria nella fede. Tra le sue lettere pastorali spicca quella per la Quaresima del 1944, uno degli scritti più coraggiosi. In essa, il Vescovo, dopo riflessioni sul significato del dolore cristiano, denunciò le tremende responsabilità di chi aveva voluto la guerra, la barbarie dei bombardamenti aerei indiscriminati, il grido del sangue fraterno versato e le turpi speculazioni del mercato nero.
In questo testo, lodato da tutto l'episcopato lombardo, Cazzani prospettava una nuova serie di pericoli che si profilavano nell'ambito religioso e sociale, specie tra le classi meno abbienti. Tra questi pericoli elencò le insidie già serpeggianti «di un socialismo e di un comunismo ateo e materialista» e quelle, non meno deprecabili, sul lato opposto, «del liberismo economico e del sistema capitalistico fondato su di esso». Il giorno successivo alla liberazione d'Italia, il 26 aprile 1946, pubblicò un "Manifesto alla cittadinanza" intonato alle parole d'ordine «carità e pace».
Particolarmente significativa fu anche l'omelia pronunciata nel Duomo di Cremona nell'Epifania del 1939 (Unità cristiana e giudaismo…), in cui, pur riconoscendo la necessità della Chiesa di difendere la fede dalle influenze ebraiche, si scagliava contro il "materialismo razzista, che fa dipendere l'anima e lo spirito dal sangue", in chiara polemica con l'antisemitismo tedesco che il fascismo tentava di imitare. Affermò che «la dottrina cattolica non nega la legittimità della resistenza e della difesa d'una razza contro le ingiuste sopraffazioni e le malefiche influenze di un'altra, purché si contenga nei limiti imposti dalla necessità e rispetti le leggi supreme della carità».
Attenzione ai Poveri e ai Carcerati
Mons. Cazzani fu esemplare anche nell'attenzione ai poveri, soprattutto se carcerati. Nel 1949, in occasione della Perigrinatio Mariae, invitò a generose offerte straordinarie per gli indigenti. Il Palazzo vescovile, durante il suo ministero, era sempre aperto a chiunque cercasse aiuto o consiglio.
Mediatore di Pace
Il vescovo Giovanni fu al di sopra dei contrasti e delle passioni di parte, svolgendo la sua azione prudente e ferma. Pregò per tutti e fu il vescovo di tutti, camminò con il suo gregge e fu sempre presente, anche nelle ore più tragiche come quelle dei bombardamenti sulla città e della ritirata delle armate tedesche. Fu un grande mediatore tra le parti dopo il 25 aprile, negoziando la pace ed evitando che Cremona venisse bombardata dai tedeschi in fuga. «Se Cremona si sottrasse alla rovina, nelle epiche giornate della Liberazione, lo si deve alla sua sagacia, al suo coraggio e al suo fascino personale», scriverà l'avvocato Beniamino Groppali all'indomani della sua morte.
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La Morte e l'Eredità Spirituale
Il 25 maggio 1944 Papa Pio XII gli conferì il titolo personale di arcivescovo. Monsignor Giovanni Cazzani si spense la mattina del 26 agosto 1952, alle 8:25, settant'anni fa. Riposa nella cripta della Cattedrale di Cremona, a pochi metri dall'urna che conserva le reliquie di sant'Omobono. Le sue ultime ore furono caratterizzate da una relativa tranquillità, nonostante la stanchezza e i momenti di smarrimento della coscienza, seguiti sempre da quella lucidità che lo caratterizzava. Ricevette per l'ultima volta la comunione, amministrata da Monsignor Giglio Bonfatti, con profonda devozione e piena consapevolezza.
I funerali di monsignor Cazzani furono grandiosi, con la partecipazione dell'intera città, del Cardinale Schuster e di quindici vescovi. Già all'epoca si diceva che fosse "morto da santo", espressione non nuova ma veritiera ed efficace. La folla accorsa nella cripta del Duomo per la festa di S. Omobono nel 1955 testimoniò questa venerazione, vedendo appesi ai lati della tomba del Presule cinque cuori votivi, riconoscenti testimonianze di grazie che si ritengono ricevute per sua intercessione. Il suo ricordo è ancora vivo nel cuore di chi l'ha conosciuto, come testimoniato da mons. Giuseppe Soldi, allora giovane seminarista e oggi canonico del Capitolo della Cattedrale, che ricorda le sue grandi omelie e la sua affabilità in Seminario.
Nel suo testamento spirituale, mons. Cazzani chiese perdono a Dio e a tutti coloro ai quali avesse recato danno o offesa, e perdonò di cuore chiunque gli avesse recato offesa o dolore. Raccomandò a tutti di «star sempre fermi nella professione e nella pratica coerente della fede cattolica romana, e nella devozione filiale e obbedienza sincera al Romano Pontefice; di amare e frequentare e promuovere la dottrina cristiana, di sostenere e promuovere in miglior maniera l'opera delle Vocazioni ecclesiastiche, il Seminario Diocesano e l'Azione Cattolica, e tutte le istituzioni per l'educazione cristiana della gioventù».
Il Processo di Beatificazione
L'iter per l'introduzione della causa di beatificazione di mons. Cazzani ha preso avvio dopo che, nel febbraio 2013, la Conferenza Episcopale Lombarda aveva espresso parere favorevole. Il "nulla osta" della Congregazione delle Cause dei Santi è arrivato il Giovedì Santo del 2015, annunciato dal vescovo Lafranconi al termine dell'assemblea del clero. I prossimi passi dell'iter diocesano includeranno la scelta di censori teologici e storici, che analizzeranno le opere, gli scritti e la vita del sacerdote. Il postulatore per la causa di mons. Cazzani è don Andrea Foglia, parroco di S. Abbondio e responsabile dell'Archivio storico diocesano.
Per Approfondire
Per coloro che desiderano approfondire la figura di questo insigne vescovo, sono disponibili diverse pubblicazioni:
- "Giovanni Cazzani. La vita e l'episcopato cremonese", edito dalla Nuova Editrice Cremonese nel 2002 e curato da don Andrea Foglia.
- Il libro "Diocesi di Cremona", edito dall'editrice La Scuola nel 1998, in particolare il capitolo curato da mons. Giuseppe Gallina: "La diocesi di Cremona e l'episcopato di mons. Giovanni Cazzani dall'inizio della prima guerra mondiale agli anni del secondo dopoguerra" (pagg. 369-404).