Le narrazioni evangeliche del battesimo e delle tentazioni di Gesù costituiscono momenti fondamentali all'inizio della sua vita pubblica, delineando la natura della sua missione e la sua profonda solidarietà con l'umanità. Questi eventi, seppur distinti, sono strettamente correlati e offrono una chiave di lettura essenziale per comprendere il messaggio e il cammino di Cristo.
Il Battesimo di Gesù: Solidarietà e Investitura
Del battesimo di Gesù parlano tutti e quattro gli evangelisti, narrando di come Gesù si sia mescolato tra la folla dei peccatori che accorrevano da Giovanni Battista per sottomettersi a un rito di penitenza. Gesù, il Figlio amato del Padre, si presenta volontariamente per ricevere un battesimo di penitenza, nonostante sia "santo, innocente, senza macchia, segregato dai peccatori" (Ebrei 7,26). Questo atto di profonda umiltà è un mistero: egli adempie al duplice ufficio di Figlio di Dio e di capo di una stirpe peccatrice di cui ha assunto la natura per riscattarla.
L'intimità divina di Gesù, lungi dal separarlo, lo congiunge ai peccatori, mostrando che Dio è vicino a chi si riconosce povero e bisognoso di salvezza. Come capo dell'umanità decaduta, avendo assunto una carne colpevole nella razza, Gesù non potrà entrare in cielo alla testa del suo corpo mistico se non dopo essere passato attraverso le umiliazioni della sua vita e i dolori della sua passione. Ricevendo il battesimo, Gesù compie ogni giustizia, offrendo un omaggio supremo all'infinita santità divina e costituendo la piena soddisfazione di tutti i nostri debiti.
Dopo il battesimo, mentre Gesù usciva dal fiume, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come colomba e venire sopra di lui. Nello stesso tempo, una voce si fece udire dal cielo: «Questo è il mio Figlio diletto in cui ho riposte le mie compiacenze» (Matteo 3,16-17). Questa glorificazione solenne di Cristo attesta la sua missione come inviato di Dio. La discesa dello Spirito su Gesù ha il significato di una sorta di investitura formale nell'incarico, ricordando l'unzione mediante la quale re e sacerdoti venivano investiti del loro compito in Israele. La parola «Cristo-Messia» significa «l'Unto», e in quel momento a Gesù furono formalmente conferite la dignità regale e sacerdotale per la storia e al cospetto di Israele.

I Quarant'anni nel Deserto: Preparazione e Prova
Subito dopo il battesimo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto. Qui, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. I Vangeli sinottici raccontano che la prima disposizione dello Spirito lo conduce nel deserto «per essere tentato dal diavolo» (Matteo 4,1). Questa azione è preceduta dal raccoglimento, una lotta interiore per l'incarico, una lotta contro i travisamenti di esso, che si presentano come i suoi veri adempimenti.
Il digiuno di quaranta giorni nel deserto è una reminiscenza dei quarant'anni durante i quali il popolo d'Israele camminò nel deserto dopo essere stato liberato dalla schiavitù d'Egitto e dei quaranta giorni che Mosè passò sul Monte Sinai quando ricevette le tavole della legge. Questi quaranta giorni abbracciano il dramma della storia, che Gesù assume in sé e sopporta fino in fondo. È una discesa nei pericoli che minacciano l'uomo, poiché solo così l'uomo caduto può essere risollevato. Gesù deve riprendere tutta la storia a partire dai suoi inizi - da «Adamo» -, percorrerla e soffrirla fino in fondo per poterla trasformare.
Marco, nel suo breve resoconto delle tentazioni (Marco 1,13), ha posto in risalto il parallelo con Adamo: Gesù «stava con le fiere e gli angeli lo servivano». Il deserto, immagine opposta del giardino, diventa il luogo della riconciliazione e della salvezza, dove le fiere, che rappresentano la minaccia derivante all'uomo dalla ribellione della creazione, diventano amiche. Questo ripristina la pace annunciata da Isaia per il tempo del Messia: «Il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto...» (Isaia 11,6).

Le Tre Tentazioni di Gesù
Le tentazioni di Gesù non furono una contrarietà occasionale, ma una cosa prevista nei piani di Dio perché imparassimo che, come Lui, anche noi saremo tentati. Il nocciolo di ogni tentazione è rimuovere Dio, che di fronte a tutto ciò che nella nostra vita appare più urgente sembra secondario, se non superfluo e fastidioso. Mettere ordine da soli nel mondo, senza Dio, contare soltanto sulle proprie capacità e riconoscere come vere solo le realtà politiche e materiali, lasciando da parte Dio come illusione, è la tentazione che ci minaccia in molteplici forme.
Della natura della tentazione fa parte la sua apparenza morale: non invita direttamente a compiere il male, ma fa finta di indicarci il meglio, sotto la pretesa del vero realismo. È in gioco Dio: è vero o no che Lui è il reale, la realtà stessa? È Lui il Buono o dobbiamo inventare noi stessi ciò che è buono? Questa è la questione fondamentale che ci conduce al bivio dell'esistenza umana. Matteo e Luca narrano di tre tentazioni, solo la loro successione è diversa; seguiamo la successione di Matteo per la coerenza nel grado ascendente con cui è costruita.
Gesù e il Diavolo nel Deserto - La Tentazione di Cristo - Storie Bibliche
La Prima Tentazione: Il Pane e il Primato di Dio
Gesù, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' a questa pietra che diventi pane» (Luca 4,3). Questa è una provocazione insidiosa e molto attuale. La tentazione consiste nel trasformare in pane le pietre del deserto, affrontando la fame di Gesù stesso.
Questa richiesta di prove pervade tutto il corso della vita di Gesù. La domanda sorge spontanea: il primo criterio di identificazione del redentore non dovrebbe essere quello di dare il pane e mettere fine alla fame di ogni uomo? Di fronte alla sofferenza e alle emergenze sociali, non dovrebbero Dio e la Chiesa interessarsi prima di ciò che è urgente?
Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Matteo 4,4). Con questa risposta, Gesù indica la via migliore per superare queste necessità: soltanto da un cuore alimentato dalla parola di Dio, retto e buono, possono nascere soluzioni creative ed efficaci. Il miracolo della moltiplicazione dei pani dimostra che Gesù non è indifferente di fronte alla fame degli uomini, ma la colloca nel giusto contesto, presupponendo la ricerca di Dio, della sua parola e la disponibilità reciproca a condividere. Il pane è importante, ma il primato di Dio è ciò che garantisce la giustizia e il vero bene per l'uomo.

La Seconda Tentazione: Il Potere Temporale e l'Adorazione Esclusiva
Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di tutti questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me, tutto sarà tuo» (Luca 4,5-7). Il diavolo offre a Gesù tutto il potere e la gloria che possa desiderare, purché lo adori. Questa è l'insidia di servirsi del potere temporale per instaurare il regno di Dio sulla terra, una tentazione che anche la Chiesa ha conosciuto nel corso dei secoli.
La questione che si pone non è banale: che mezzi bisogna adoperare perché le speranze messianiche si realizzino? Quale contributo dà al mondo il cristianesimo per risolvere i suoi problemi? Gesù rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, Lui solo adorerai» (Luca 4,8). Il contributo del cristianesimo è la conoscenza del Dio vero. I regni sorti dall'ambizione umana di potere sono destinati a crollare; soltanto quando si riconosce Dio come creatore e si rispettano le leggi della natura si raggiunge il vero bene dell'uomo.

La Terza Tentazione: Il Prestigio e la Non Tentarazione di Dio
Infine, il diavolo lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano; e anche: essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra» (Luca 4,9-11). Il diavolo suggerisce di compiere un atto spettacolare, lanciandosi dal pinnacolo più alto, per ottenere un riconoscimento immediato come Messia attraverso un segno chiaro e inconfutabile.
Questa tentazione concorre a una preoccupazione oggi molto diffusa: come si può riconoscere Dio? È possibile credere in Lui senza aver contemplato nulla di straordinario? È necessario verificarne sperimentalmente l'esistenza? Gesù gli rispose: «È stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo» (Luca 4,12). Chi tratta Dio come se fosse un oggetto da sottoporre a esperimenti di laboratorio non lo troverà mai. Davanti all'arroganza intellettuale, la risposta di Gesù è l'umiltà.

La Vittoria di Gesù e il Suo Significato per i Cristiani
Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato. Gesù vince le tentazioni con la parola di Dio, che si rivela sempre un'arma potentissima contro ogni forma di negatività e attacco diabolico. La tentazione fu reale per Gesù: fu «provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato» (Ebrei 4,15). Dove il popolo d'Israele cadde durante la sua peregrinazione nel deserto, Gesù vince e ci dà l'esempio di come vincere.
Il collegamento tra la scena del battesimo e quella delle tentazioni di Cristo ci spinge a leggere tutto nella chiave che è più congeniale alla vita di Gesù: il suo farsi pienamente solidale con gli uomini. Una solidarietà con tutto il genere umano che lo porta a mettersi in fila con i peccatori e ad accettare persino di lasciarsi sottoporre alle tentazioni. Le tre tentazioni di Cristo si articolano nelle "tre P": quella del "pane", come segno del desiderio smodato della ricchezza; quella del "potere", come segno della mania di grandezza per la gloria umana; quella del "prestigio", come strumentalizzazione persino della fede in Dio.
È questa la costante tentazione per tutti, nonché la primaria intenzione e funzione del tentatore, quella di dividerci, separarci, allontanarci da Dio. Il cristiano è chiamato a condividere la scelta fondamentale di Gesù, e la Chiesa glielo ricorda ogni anno con la celebrazione della Quaresima. La ragione profonda di questa economia celeste è aiutare ed esercitare insieme la nostra fede, fondamento di ogni vita soprannaturale. Se ci affidiamo allo Spirito, quanto avvenuto per Gesù può avvenire per ognuno di noi.

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