Immerso nel verde del Parco Regionale Campo dei Fiori e affacciato su un panorama mozzafiato che spazia dalla pianura padana fino alle Alpi, il Sacro Monte di Varese è molto più di un luogo religioso: è un itinerario spirituale, artistico e culturale che attraversa secoli di storia. La devozione per questo luogo ha radici profondissime.
Le Origini Antiche e la Devozione Mariana
Le prime testimonianze della presenza cristiana risalgono al IV secolo, quando Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, secondo la tradizione cristiana, salì sul monte per combattere il culto pagano e consacrò una cappella alla Vergine Maria. Il Santuario di Santa Maria del Monte sopra Varese, citato per la prima volta in un documento del 922, è certamente di più antica fondazione. Secondo la tradizione, fu Sant'Ambrogio a portare nel IV secolo sul monte, poi detto sacro, la devozione alla Vergine Maria, in ringraziamento per la vittoria qui riportata sugli eretici ariani nei pressi di una torre tuttora esistente entro il recinto del monastero. La torre, costruzione militare tardoromana in seguito consacrata, testimonia l'importanza strategica del luogo per il controllo degli spostamenti da nord.
Gli scavi archeologici effettuati in occasione del restauro della cripta del Santuario, terminato nell’ottobre 2015, hanno scoperto evidenze di una chiesa databile al V - VI secolo, abbattuta in età carolingio-ottoniana per erigerne una nuova (IX - X secolo). È stata inoltre confermata l’ipotesi che la cripta fosse la zona presbiteriale dell'edificio altomedievale, sul quale in età romanica si procedette alla costruzione di una chiesa più grande, per il crescente numero di pellegrini.

La Nascita del Complesso Barocco e il Percorso Devozionale
La forma attuale del Sacro Monte, con le sue quattordici cappelle dedicate ai Misteri del Rosario, fu concepita nel 1604 su iniziativa di suor Maria Tecla Cid e con il sostegno del frate cappuccino Giovanni Battista Aguggiari. Il progetto nacque già ambizioso, ma per questo bisognava trovare risorse in misura ben maggiore rispetto a quella che le monache avrebbero potuto offrire. Il buon padre Aguggiari non si scoraggiò e organizzò una campagna di predicazione finalizzata alla raccolta di offerte. Già al primo tentativo, a fine 1604, presso il vicinale borgo di Malnate, la risposta del popolo non si fece attendere e una prima processione recante doni in denaro e beni si portò offerente al santuario, inaugurando una lunga serie di risposte entusiastiche alle sollecitazioni del predicatore.
Il percorso si snoda per circa due chilometri lungo una strada acciottolata che sale dolcemente verso il borgo di Santa Maria del Monte, a 844 metri di altitudine. L'itinerario di ascesa è infatti dedicato ai misteri del Santo Rosario. L'opera fu affidata all’architetto Giuseppe Bernascone, detto “il Mancino”, che progettò le strutture con grande equilibrio tra spiritualità e bellezza paesaggistica. L'aspetto odierno del Sacro Monte risale agli inizi del secolo XVII, ma richiede una premessa di due secoli.

Le Cappelle: Scrigni d'Arte e Spiritualità
Le quattordici cappelle, disposte lungo il tragitto, rappresentano i Misteri Gaudiosi, Dolorosi e Gloriosi del Rosario. Ogni cappella è una vera e propria scenografia teatrale: statue in terracotta a grandezza naturale, affreschi vividi e dettagliati, architetture che si fondono armoniosamente con il paesaggio. A ognuno dei misteri è dedicata una cappella ospitante la rappresentazione teatrale del mistero stesso, ottenuta mediante la sapiente combinazione di statue di terracotta colorata, di affreschi e di oggetti che vanno a comporre scene di grande realismo, vere e proprie composizioni di luogo su cui meditare visivamente. Il Sacro Monte di Varese è anche uno scrigno d’arte barocca. Impossibile elencare tutti coloro che con il loro talento di architetti, plasticatori, pittori e artigiani hanno contribuito a rendere il complesso così ammirabile da farne uno dei capolavori del barocco italiano, introducendo tra l’altro anche innovazioni, la pianta ellissoidale di alcune cappelle ad esempio, poi riprese in altre costruzioni più imponenti.
Tra tutti, il Morazzone fu uno dei più influenti, noto per l’intensità drammatica delle sue composizioni. La sua opera nella settima cappella, dedicata alla Flagellazione di Cristo, è tra le più toccanti dell’intero percorso. Pur non esistendo prove storiche che attestino la presenza fisica di Caravaggio al Sacro Monte, l’eco della sua rivoluzione pittorica si avverte chiaramente.

Il Monastero delle Romite Ambrosiane: Dalla Fondazione ai Giorni Nostri
Accanto al Santuario, presenza viva è il Monastero delle Romite Ambrosiane, eretto ufficialmente nel 1474, quando la bolla di papa Sisto IV concesse l'autorizzazione alla fondazione, secondo la regola di Sant'Agostino e le costituzioni dell'antico Ordine di Sant'Ambrogio ad Nemus. Due anni dopo, il 10 agosto 1476, si svolse la consacrazione delle prime cinque Romite.
Le Fondatrici: Caterina Moriggi e Giuliana Puricelli
Il monastero fu fondato dalle Beate Caterina da Pallanza e Giuliana Puricelli. Caterina, nata a Pallanza, vicino a Verbania, nella nobile famiglia dei Morigi, rimasta orfana in tenera età, venne accolta a Milano, dove entrò in contatto con ambienti di forte spiritualità, scegliendo, giovanissima, la vita consacrata. Dopo aver fatto varie esperienze religiose, insoddisfatta da ognuna, si sentì chiamata alla vita eremitica che alcune donne conducevano nelle grotte adiacenti al santuario di Santa Maria del Monte, che la tradizione voleva fondato da Sant'Ambrogio stesso. Presto era stata seguita da Giuliana, originaria di Verghera-Busto Arsizio, proveniente da una povera famiglia di campagna, e da altre tre donne venute a condividere una vita di penitenza, di contemplazione e di assistenza ai pellegrini del santuario. Le due donne avevano personalità diverse.
Caterina era una donna colta, che conosceva bene le Sacre Scritture: aveva un temperamento deciso, tanto da permettersi di riprendere fraternamente anche quei sacerdoti che non facevano onore al loro abito, per gli atteggiamenti sconvenienti o per la scarsa preparazione teologica. Era paziente, ma attenta e intuitiva delle caratteristiche della natura umana e delle sue scaltrezze e falsità. Conosceva le Sacre Scritture, e la sua preghiera, sebbene meditativa e devozionale secondo lo spirito dell’epoca, si nutriva alla Parola di Dio. Leggeva e meditava continuamente la passione di Gesù sul Vangelo di san Giovanni, immedesimandosi profondamente nei suoi diversi momenti e commovendosi al pensiero di tutto ciò che il Signore aveva subito e sofferto per la salvezza dell’uomo.
Giuliana invece era una donna semplice, di poca istruzione ma di grande umiltà e bontà d’animo: una contemplativa che non esitava a donarsi interamente agli ultimi e ai bisognosi. Giuliana, che presso la sua povera famiglia aveva sofferto molto, era mite e semplice, dolcemente sottomessa a Caterina, che fin dal principio riconobbe come madre, con un’umile ubbidienza in ogni cosa. Era incolta; l’antica biografia la dice incapace «di apprendere le Sacre Scritture», e viveva una vita spirituale semplice e limpida, che esprimeva ripetendo instancabilmente il Padre nostro e l’Ave Maria. Caterina, come una buona madre, con vera saggezza, le lasciò vivere questa sua religiosità pura e piena di amore per il Signore. L’umiltà, la povertà, l’ubbidienza erano i suoi veri carismi; di se stessa diceva: «Nulla ho in questa vita, nulla desidero di avere». Ciò che era comune a Caterina e a Giuliana e le univa era la meditazione della passione di Gesù e l’amore per il Crocifisso. Caterina e Giuliana, che furono proclamate beate nel 1769, furono venerate come tali dal popolo fin dalla morte.

Lo Sviluppo del Monastero e le Sue Vicissitudini
La loro presenza attirò ben presto a Santa Maria del Monte altre donne desiderose di vivere in preghiera e carità, tanto che nel giro di pochi anni si formò una vera comunità di romite. Il 10 agosto 1476, con professione religiosa ufficiale, le eremite di Santa Maria del Monte a Varese passarono a vita cenobitica ed elessero Caterina come loro abbadessa. Che poté guidare il nuovo monastero per poco meno di due anni, poiché morì il 6 aprile 1478, lasciando alle sorelle il testamento della carità e dell’obbedienza alla volontà di Dio. Il cenobio crebbe e si sviluppò nei secoli, non estraneo al flusso della storia e al cammino della Chiesa.
Suppresso il monastero nel 1798 con decreto della Repubblica Cisalpina, i beni vennero in gran parte confiscati, dispersi e distrutti. Le monache vissero come custodi laiche del luogo fino al 1822, quando poterono finalmente riprendere la vita monastica, con l'impegno tuttavia di aprire una scuola e un collegio per l'educazione delle ragazze. Vincolo che velò tuttavia almeno in parte l’iniziale loro vocazione eremitica. Nel 1969 fu loro concesso di chiudere la scuola per recuperare la primitiva vocazione contemplativa. Degli antichi monasteri, solo quello madre di Santa Maria del Monte sopra Varese sopravvisse alle soppressioni napoleoniche: nel 1962, per volere dell'arcivescovo Giovanni Battista Montini, venne fondato un secondo monastero a Bernaga di Perego, quindi uno ad Agra (1974) e un altro a Revello (1986, il primo fuori dal territorio ambrosiano).
La Vita delle Romite Oggi
Le monache sono soggette alla Regola di Sant'Agostino, osservano le costituzioni dell'Ordine di Sant'Ambrogio ad Nemus e seguono il rito ambrosiano: vivono in clausura e si dedicano alla preghiera contemplativa e alla meditazione. La giornata della comunità delle Romite, presenza ancora viva accanto al santuario, trascorre nella preghiera e nella meditazione; nello studio della liturgia, del canto, dei testi ambrosiani; nell'approfondimento della loro storia e nella pubblicazione di alcuni testi; nel lavoro per il proprio sostentamento; nell'attività di restauro presso il laboratorio interno, aperto anche alle richieste esterne; nell'assistenza spirituale e nell'accoglienza verso chi frequenta il Centro di Spiritualità, recentemente ristrutturato.
Documentario - Sentinelle nella Notte
Il Borgo di Santa Maria del Monte
Giunti in cima, il borgo di Santa Maria del Monte accoglie i pellegrini con il suo fascino antico. Case in pietra, portali scolpiti, vicoli silenziosi e viste mozzafiato rendono questo luogo sospeso nel tempo. Il borgo si raccoglie compatto intorno al Santuario. In età medievale, gli edifici civili del paese si svilupparono in simbiosi con esso: in senso fisico, perché il nucleo più antico è quasi inscindibile, alla vista, dal corpo della chiesa e dei suoi locali accessori; in senso lato perché le prime abitazioni sorsero per ospitare coloro che lavoravano nel santuario e coloro che, in vario modo, erano coinvolti nell’accoglienza dei pellegrini. La parte più significativa è costituita dal cunicolo che dall’ultimo tratto della via delle cappelle, poco sotto il campanile, percorre sotterraneo la casa parrocchiale e altri locali accessori del santuario, sbucando nella Piazzetta Monastero su cui si affacciano il monastero, il santuario e il Museo Baroffio e del Santuario. Accanto al Santuario si trovano il Museo Baroffio e la Casa Museo Lodovico Pogliaghi.
L'attuale veste del Santuario di Santa Maria del Monte sopra Varese va fatta risalire in buona sostanza al XVII secolo: una fastosa decorazione nella quale gli affreschi di Giovan Mauro della Rovere, di Giovanni Paolo Ghianda, di Salvatore Bianchi, dei Lampugnani sono inquadrati da abbondanti stucchi barocchi.

Aspetti Artistici Notabili: "Il Mistero del Rosario" di Renato Guttuso
Tra le opere più sorprendenti e discusse presenti al Sacro Monte di Varese c’è il gigantesco dipinto “Il Mistero del Rosario”, realizzato da Renato Guttuso nel 1983 e collocato all’interno del Santuario di Santa Maria del Monte. Il dipinto misura quasi 12 metri di larghezza per 2,5 metri di altezza e raffigura i quindici Misteri del Rosario in una narrazione intensa e drammatica, tipica del linguaggio figurativo di Guttuso. Alla sua inaugurazione, l’opera suscitò forti polemiche: alcuni critici la ritenevano troppo “politica” o addirittura inadatta a un contesto religioso, a causa della forza espressiva con cui Guttuso - noto anche per il suo impegno ideologico - rappresentava la sofferenza umana.
Curiosità e Elementi Unici
- La "Porta del Paradiso": In prossimità della quattordicesima cappella, si trova un punto panoramico chiamato così per la vista straordinaria che si apre sulla valle sottostante e, nelle giornate limpide, fino a Milano.
- Un legame celeste: Nel 2021, l’asteroide 113671, scoperto dall’astronomo Luca Buzzi presso l’Osservatorio Schiaparelli di Varese, è stato ufficialmente denominato “Sacromonte” in onore del Sacro Monte di Varese.
Consigli per la Visita
Visitare il Sacro Monte non significa solo fare un pellegrinaggio o una gita culturale. È un luogo che invita al raccoglimento, all’ascolto, al silenzio. Ogni pietra, ogni affresco, ogni statua racconta una storia che non è solo di fede, ma anche di arte, di passione, di comunità.
- A piedi, passo dopo passo: Il percorso è perfetto per chi cerca una camminata meditativa.
- Posizione: Il Sacro Monte si trova a pochi chilometri dal centro di Varese.
- Periodo migliore: Il percorso è visitabile tutto l’anno, ma le stagioni migliori sono la primavera e l’autunno, quando il clima è mite e il foliage regala colori straordinari.
Dal Sacro Monte, allora come oggi, lo sguardo dei pellegrini può spaziare dallo splendido paesaggio della pianura dell’alto milanese e dei colli comaschi sulla sinistra e varesotti di fronte e sulla destra, fino all’imponenza della catena alpina nella quale svetta il massiccio del Monte Rosa. Nelle giornate più limpide lo sguardo si può spingere ancora oltre.