Il Battesimo della Rus' di Kyiv, e in generale dei popoli slavi, è un evento storico cruciale che la storiografia, in particolare quella occidentale, fissa all'anno 988, corrispondente alla conversione di Vladimir I di Kyiv. Tuttavia, l'evangelizzazione e la successiva cristianizzazione del mondo slavo non possono essere circoscritte al solo X secolo, poiché l'elemento slavo entrò in contatto con il mondo cristiano circostante fin dai primi secoli dell'Alto Medioevo. Questo evento è considerato la chiave della storia russa e un «evento fondamentale significativo e di trasformante forza spirituale», nonché l'inizio dello sviluppo dello stato russo e la «nascita spirituale dei nostri antenati, la determinazione della loro identità e della loro autocoscienza».

Le Radici della Rus' di Kyiv e i Primi Contatti con il Cristianesimo
All'inizio del IX secolo, tra il Mar Baltico e il fiume Dnepr, sorse il nucleo del primo stato organizzato slavo-orientale: la Rus' di Kyiv. La sua popolazione era formata dalle tribù slave insediatesi in quelle regioni sin dal VI secolo, benché l'élite dirigente fosse composta da variaghi, guerrieri e mercanti di origine vichinga che avevano ottenuto il controllo delle vie commerciali tra il Mar Baltico e il Mar Nero. Nell'882 Oleg assunse il governo di Kyiv e i suoi successori, Igor’ e Svjatoslav I, ne ampliarono i domini fino a minacciare l'Impero bizantino.
Le Prime Aperture alla Fede Cristiana: Olga di Kyiv
La pienezza del tempo per il Battesimo della Rus' fu preparata dai tentativi compiuti nel IX secolo dalla Chiesa di Costantinopoli. Già nel 944, come attesta l'antica Cronaca cosiddetta di Nestor (Povest' Vremennykh Let), esisteva a Kyiv una chiesa cristiana, dedicata al profeta Elia. In questo ambiente già preparato, la principessa Olga di Kyiv, nonna di Vladimir, si fece liberamente e pubblicamente battezzare verso il 955, rimanendo poi sempre fedele alle promesse battesimali. Durante la visita a Costantinopoli del 957, il patriarca Poliecto le avrebbe rivolto un saluto profetico: «Benedetta sei tu tra le donne russe, perché amasti la luce e cacciasti via le tenebre. Perciò ti benediranno i figli russi fino all'ultima generazione».
Le vicende politiche e religiose di Santa Olga innescarono un processo di evangelizzazione, producendo una sempre maggiore diffusione del Cristianesimo fra gli slavi pagani. Tuttavia, Olga non ebbe la gioia di vedere cristiano il figlio Svjatoslav, che sostenne il paganesimo.
La Figura di Vladimir I e la Conversione della Rus'
Vladimir I, detto il Santo o il Grande, nipote di Olga, governò la Rus' di Kyiv dal 980 al 1015 e realizzò il cosiddetto «Battesimo della Rus'» nel 988.
Origini e Ascesa al Potere
Secondo la Cronaca degli anni passati di Nestore l'Annalista, Vladimir era il terzo figlio di Svjatoslav e della sua cameriera Maluša. Questa origine umile avrebbe dovuto escluderlo dal trono, e infatti Svjatoslav designò come successore il figlio maggiore, Jaropolk. Nel 970, gli abitanti di Novgorod chiesero a Svjatoslav un principe; seguendo il consiglio di suo cognato Dobrynja, Svjatoslav assegnò questo incarico a Vladimir, che aveva appena quindici anni. Dieci anni dopo, Vladimir ambiva a sposare Rogneda, erede della dinastia variaga di Polotsk, che rifiutò per le sue umili origini, preferendo Jaropolk. Nonostante ciò, Vladimir prese d'assalto il trono di Kyiv in una lotta fratricida contro Jaropolk. Già nel 977, Vladimir si rifugiò in Norvegia dopo che Jaropolk aveva ucciso l'altro fratello, Oleg. Tornato con un possente esercito, Vladimir conquistò la fiducia di Blud, consigliere di Jaropolk, che lo tradì. Jaropolk fu ucciso nel 980, e Vladimir I prese a governare su tutti i domini paterni, accrescendo il potere su quelle terre slave.
La Scelta della Fede e il Battesimo del 988
La questione che occupò maggiormente Vladimir nei primi anni del suo governo fu l'atteggiamento nei confronti del cristianesimo. Inizialmente, rinnovò il pantheon degli dei pagani venerati nel santuario della collina alle spalle del palazzo di Kyiv. La svolta avvenne nel 988: Vladimir strappò all'Impero bizantino la città di Chersoneso, in Crimea, e si offrì di restituirla all'imperatore Basilio II in cambio della mano della sorella Anna Porfirogenita. Il matrimonio fu concordato con la condizione che il sovrano si convertisse al cristianesimo.
Dopo aver ricevuto il battesimo in una solenne cerimonia a Chersoneso, Vladimir I distrusse gli idoli pagani a Kyiv e ordinò il battesimo collettivo di tutta la popolazione nel fiume Dnepr, annunciando per tutta la città: «Domani, chiunque, ricco o povero, mendicante o artigiano, non verrà sulla riva del fiume, sarà mio nemico!».

Trasformazione e Propaganda Cristiana
Una volta ricevuto il battesimo, Vladimir I mutò radicalmente la sua vita: abbandonò i vizi e le idolatrie per dedicarsi all'evangelizzazione dell'enorme estensione territoriale della Rus' di Kyiv. La sua carità cristiana, come riportano le cronache storiche, «riscatta i dissoluti costumi di un tempo». Mitigò le leggi in senso cristiano e pose le questioni dell'educazione e del soccorso ai poveri tra i doveri dei saggi regnanti. Chiamò architetti e pittori bizantini per edificare luoghi di culto e dipingere icone, e fece arrivare sacerdoti e monaci per l'istruzione catechetica del popolo. Prese a praticare uno stile di vita austero, abbinato a mitezza e magnanimità. San Vladimiro e gli abitanti della Rus' di Kyiv ricevettero il Battesimo da Costantinopoli, il più grande centro dell'Oriente cristiano, e grazie a questo, la giovane Chiesa fece il proprio ingresso nell'ambito del ricchissimo patrimonio bizantino.
Vladimir, grazie alla sua saggezza e intuizione, accettò nella liturgia, in luogo del greco, la lingua paleoslava, «facendone uno strumento efficace per avvicinare le verità divine a quanti parlavano in tale lingua». Questo riconoscimento da parte di un Pontefice romano della sovranità acquisita dal principato di Vladimiro consolidò politicamente il suo Stato, favorendone lo sviluppo e facilitando l'integrazione dei popoli abitanti entro i suoi confini.
Il Processo di Cristianizzazione Continuato da Jaroslav il Saggio
Un malcontento generale iniziò a diffondersi nella prima metà dell'XI secolo con la Rus' di Jaroslav il Saggio, figlio di Vladimir. Jaroslav, principe erudito, attuò una vera e propria propaganda cristiana con la costruzione di moltissime chiese e monasteri e con la presenza, nel regno, di maestri serbi e bizantini che diedero vita all'ampia pratica di traduzioni dal greco allo slavo: per la prima volta il popolo slavo-russo poté interfacciarsi direttamente con il nuovo culto mediante la lettura di questi testi liturgici. Tuttavia, altri rimasero restii ad accogliere la nuova fede, e la Cronaca ci narra di sollevazioni e rivolte religiose causate dalla riviviscenza degli antichi culti pagani. Slavi pagani sono infatti attestati ancora negli ultimi anni del XII secolo dalla Chronica Slavorum di Helmold di Bosau.
L'Eredità Architettonica e Culturale
La Cattedrale di Santa Sofia a Kyiv
Kyiv, “la madre delle città russe”, ha celebrato nel 1982 i 1500 anni di vita. Jaroslav il Saggio iniziò la costruzione della Cattedrale di Santa Sofia nel 1037, sostituendo quella allora esistente di Nostra Signora della Decima, la prima di Kyiv, fatta edificare dalla duchessa Olga. Subito la cattedrale svolse un ruolo preminente come chiesa metropolitana. Ubicata sul colle più alto della città, al crocevia delle quattro principali vie di ingresso a Kyiv, Santa Sofia colpiva immediatamente i pellegrini per la sua grandiosità. La chiesa univa in sé tutte le caratteristiche delle antiche costruzioni nazionali e le arricchiva di grande valore artistico. Era il luogo dell’incoronazione dei principi ucraini. L'interno si ispira alle antiche chiese russe e custodisce splendidi mosaici e affreschi. Santa Sofia fu concepita come una basilica a 5 navate, con una cupola centrale e 12 secondarie, simboli di Gesù Cristo e degli Apostoli. La cattedrale di Santa Sofia, con relativi edifici monastici, e la Laura di Kievo-Pechersk di Kyiv sono Patrimoni dell’Umanità UNESCO dal 1990.

Il Monastero delle Grotte di Kyiv (Kievo-Pečerskaja Lavra)
Il Monastero delle Grotte (Kievo-Pečerskaja Lavra) è il più antico fra i monasteri ortodossi, situato al limite sud di Kyiv, sull'alta riva destra del fiume Dnepr. Fu fondato nella metà dell'XI secolo da un gruppo di religiosi guidati dal monaco Teodosio di Pechersk, che si stabilirono nelle grotte sulla riva del Dnepr. Nel monastero venne introdotto lo statuto monastico di Stoudion, che servì di modello anche per gli altri monasteri russi. Nel 1240 il monastero fu distrutto dai Tatari. Nel XIV secolo fu ricostruito e dalla fine del XVII secolo divenne una Lavra. Dal 1686, la Lavra fu soggetta al patriarca di Mosca e fu sempre uno dei più notevoli monasteri della Russia, attirando fino a 200.000 pellegrini all'anno per la venerazione dei suoi santi. I monaci seppellivano i membri del proprio ordine nelle catacombe della parte inferiore del recinto dove, grazie alla natura calcarea della roccia, centinaia di corpi si sono conservati mummificati. L'attuale campanile del monastero, alto 96 metri, ha sostituito quello originale più antico, realizzato tra il 1731 e il 1745.
Dispute e Interpretazioni Contemporanee del Battesimo della Rus'
Il dibattito intorno all'eredità storica della Rus' si intensificò durante l'Ottocento, secolo della rinascita delle grandi narrazioni nazionali. La Rus' di Kyiv è diventata un campo di battaglia interpretativo, specialmente tra Ucraina e Russia, con implicazioni geopolitiche e identitarie profonde. In Ucraina, lo spirito russo e ucraino si intrecciano, a volte pacificamente, a volte in guerra, rivendicando il dominio su questi territori, che hanno un centro storico cruciale: Kyiv, la città della stirpe Rus', dove ebbe origine la nazionalità russa.
La Visione Russa e il "Mondo Russo"
Per legittimare i propri piani politici nei confronti dell'Ucraina moderna, il presidente russo Vladimir Putin ha più volte richiamato la Rus' di Kyiv, il principato altomedievale sviluppatosi tra IX e XIII secolo. Nella visione di Putin, che è quella della storiografia russa, il Battesimo fu una «scelta civilizzante» che sancì la creazione di «uno spazio spirituale comune» irreversibile, così come la stessa traiettoria storica dei tre paesi (Ucraina, Russia, Bielorussia). Egli ha definito il “Battesimo della Rus” come l’inizio dello sviluppo dello stato russo, «la nascita spirituale dei nostri antenati, la determinazione della loro identità e della loro autocoscienza, l’impulso per lo sviluppo della cultura nazionale e l’educazione e per la costruzione di molteplici relazioni con le altre nazioni». La visione di Putin ha radici nell'epoca imperiale: già nel 1547, Ivan il Terribile si era proclamato «zar di tutte le Rus’». Dopo la caduta della Rus’ di Kyiv, l’area abitata dalle popolazioni dell’attuale Ucraina centrale veniva definita Piccola Rus’, mentre quelle dell’attuale Bielorussia come Rus’ Bianca, termini che contribuirono a legittimare una narrazione imperiale. La dottrina del “mondo russo” (l'idea ampiamente sostenuta dell'unità dei popoli slavi) è nata nelle «lussuose celle monastiche della Chiesa ortodossa russa» e, secondo il presidente Poroshenko, sostiene in maniera «piena e incondizionata» la «politica imperialista del Cremlino», costituendo una minaccia alla «sicurezza nazionale dell'Ucraina».
Rus' di Kiev - Curiosità Storiche
La Prospettiva Ucraina e la Questione dell'Autocefalia
La storiografia ucraina pone un forte accento sull'alta frammentazione delle popolazioni slave fin dalla più antica fonte, la Cronaca degli anni passati. Il Battesimo della Rus' è diventato uno dei miti fondativi della statualità ucraina. Durante la prima breve esperienza di indipendenza dell'Ucraina nel 1918, il tridente simbolo di Volodymyr il Grande divenne lo stemma ufficiale, il tryzub, adottato ancora oggi dagli ucraini. Lo storico ucraino Mykola Ryabchuk sostiene che l'eredità russa del principato di Kyiv è uno dei miti storici più acriticamente accettati, influenzando l'identità ucraina e la percezione occidentale dei rapporti fra i due paesi.
Le celebrazioni del giubileo dei 1.030 anni del “Battesimo della Rus'”, il 27-28 luglio scorso, sono state turbate da scontri verbali tra Kyiv e Mosca. Il tema dell'autocefalia (indipendenza e pieno riconoscimento) della Chiesa ortodossa ucraina è centrale. Il metropolita Emmanuel di Parigi ha affermato che il Patriarca ecumenico non lascerà «indifesi i suoi figli ucraini» e che il Patriarcato «sta a fianco dell'Ucraina». L'allora presidente ucraino Poroshenko ha sottolineato che le autorità dello Stato non si intrometteranno negli affari puramente ecclesiastici, ma non permetteranno ad altri Stati di farlo, denunciando come la Chiesa in Russia sia separata dallo Stato «solo sulla carta». Il “Tomos” richiesto a Costantinopoli per la concessione dell'autocefalia alla Chiesa ortodossa ucraina rafforza «la libertà religiosa e la pace interreligiosa».
Dall'altra parte, la Chiesa ortodossa ucraina canonica ritiene che l'attuale status canonico (autonomo) sia sufficiente e che tentativi di cambiarlo porterebbero solo a restrizioni dei diritti e delle libertà della Chiesa. È necessario fare attenzione ai tentativi di «forze esterne» di trasformare la Chiesa in una componente di considerazioni di sicurezza geopolitica, ideologica e di Stato, difendendo la libertà interna della Chiesa dall'ingerenza delle forze politiche.
La Chiesa Indivisa e i Legami con l'Occidente
Papa Giovanni Paolo II, nella Lettera apostolica Euntes in Mundum per il millennio del Battesimo della Rus' di Kyiv (1988), ha sottolineato che la pienezza del tempo per il Battesimo del popolo della Rus' venne alla fine del primo millennio, quando la Chiesa era indivisa. Egli ha evidenziato che la madre Chiesa, visibilmente unita, accolse questa nuova figlia nata sulle rive del Dnepr, in un momento di espansione missionaria sia in Occidente sia in Oriente. La Chiesa indivisa di Oriente e di Occidente ricevette e aiutò la Chiesa di Kyiv. Già la principessa Olga aveva chiesto all'imperatore Ottone I un Vescovo «qui ostenderet eis viam veritatis», il monaco Adalberto di Treviri, che si recò a Kyiv nel 961, anche se il paganesimo impedì lo svolgimento della sua missione.
Il principe Vladimiro percepì questa unità della Chiesa e dell'Europa, intrattenendo rapporti non solo con Costantinopoli, ma anche con l'Occidente e con Roma, il cui Vescovo era riconosciuto come colui che presiedeva la comunione di tutta la Chiesa. Secondo la Cronaca di Nikon, vi furono legazioni tra Vladimiro e i Papi del tempo, come Giovanni XV e Silvestro II. Più tardi, anche Papa San Gregorio VII diede il titolo regale ai principi di Kyiv nella sua lettera del 17 aprile 1075.
