Le Confessioni (in latino Confessionum libri XIII o Confessiones) sono un'opera autobiografica in XIII libri di Agostino d'Ippona, padre della Chiesa, scritta nel 398. È unanimemente ritenuta tra i massimi capolavori della letteratura cristiana. Dio è il punto di partenza e il punto di arrivo del pellegrinaggio interiore descritto dalle Confessioni, mentre l'altro polo intorno al quale gira tutto il pensiero agostiniano è l'uomo. Le Confessioni, senza essere un trattato di antropologia, illustrano il mistero, la natura e le aspirazioni dell'uomo. Si tratta di un'opera in grado di parlare a chiunque, credenti e non credenti, e per questo se ne consiglia la lettura a prescindere dalle proprie convinzioni in fatto di religione.
Agostino d'Ippona, padre della Chiesa di lingua latina e santo, nacque da padre pagano, Patricius, battezzato poco prima della morte, e da madre cristiana, Monica, che ebbe un influsso decisivo sull’evoluzione spirituale del figlio. Dopo le dissipazioni giovanili, Agostino appagò la sua ansia di certezze con la filosofia (attraverso l’Hortensius di Cicerone) e poi, nel 374, con l’adesione al Manicheismo. Maestro di retorica a Cartagine (375-383), si trasferì a Roma, poi a Milano dove, per interessamento del prefetto urbano Simmaco, ebbe una cattedra di retorica (384). A Milano subì l’influsso di Ambrogio e, anche tramite suo, si rivolse al Neoplatonismo (Plotino e Porfirio).

La Struttura dell'Opera e il Percorso Spirituale
I primi capitoli delle Confessioni sono più accessibili e si concentrano sulla vita di Agostino. Nei libri I-IX, l'autore inizia con la narrazione della sua infanzia vissuta a Tagaste, e degli anni dei suoi studi e poi di professione come retore nella città di Cartagine, interrotta frequentemente da ampie e profonde riflessioni. Durante questo periodo, Agostino vive una vita dissoluta e corrotta, fino a quando a 19 anni la lettura dell'Hortensius di Cicerone (opera andata perduta) lo indirizza sulla via della filosofia che lo porta all'adesione al Manicheismo. Il suo lavoro lo conduce quindi a Roma e poi a Milano, dove avviene la sua conversione al Cristianesimo e viene battezzato dall'allora vescovo di Milano, Sant'Ambrogio. Al suo ritorno a Tagaste nel 388, Agostino aveva terminato l'opera, ma la risonanza dell'opera e le richieste di amici di proseguire la narrazione lo indussero a scrivere i libri successivi.
Agostino in quest'opera traccia un identikit di Dio così come gli si è manifestato e ne dimostra la benevolenza, indicando ad ogni uomo la via della salvezza. Il non credente vi troverà interessantissimi spunti sulla vita quotidiana nel IV-V secolo d.C., la descrizione delle teorie manichee, a cui inizialmente l'autore aveva aderito, informazioni sulla condizione femminile, sul conflitto tra autorità statale e Chiesa e tanto altro materiale di estremo interesse storico e filosofico. È un'opera eccezionale sia per il suo alto stile letterario sia per la biografia dell'autore, che non racconta la sua vita al mondo per denigrarsi o per esaltare la propria fama, ma in un dialogo sempre più profondo con Dio ricerca quella verità il cui possesso rende felici, vale a dire la Sapienza del Verbo che è in noi che illumina il nostro lume naturale. Questo assunto, che è la dottrina dell'illuminazione, sdoppia Agostino mentre racconta di quello che è stato fin dall'infanzia e l'Agostino che giudica la sua vita nei suoi peccati e nella sua ricerca inquieta della verità dal punto di vista della Fede raggiunta. Tutti i primi dieci libri esaltano i vari passaggi della vita, da quella teoretica e pratica. In quella teoretica, Agostino, a un primo accostamento alla Bibbia, se ne ritrae con ripugnanza, trova rifugio nel Manicheismo, in seguito nello Scetticismo, non trovando nel Manicheismo una giustificazione sul materialismo e sul male come forza imperitura. Si accosta alla lettura simbolica e allegorica della Bibbia del vescovo Ambrogio a Milano. Provando simpatia per questa lettura, al tempo stesso, sconfitto lo scetticismo, aderisce al Cristianesimo dopo una riflessione su Platone e il Neoplatonismo, che gli consentono, superandoli con le lettere di San Paolo, una maggiore chiarezza filosofica nella Fede cristiana.
Fede, Ragione e il Dio Personale: Le Confessioni di Agostino - Monografia
Il Mistero della Trinità e l'Analogia Agostiniana
Agostino si interroga sul mistero della Trinità onnipotente, riconoscendo la difficoltà di comprenderla appieno. Tuttavia, sottolinea che chiunque ne parli, spesso non sa di cosa stia parlando, e che la visione della Trinità è accessibile solo a chi vive in pace. Per avvicinarsi a questa ineffabile realtà, propone un esercizio di riflessione su tre dati presenti nell'uomo: l'esistere, il conoscere, il volere. Agostino afferma: "io esisto e so e voglio: esisto sapendo e volendo e so di esistere e volere e voglio esistere e sapere". Questo non implica una divisione della vita in tre parti, ma piuttosto una "distinzione senza separazione" all'interno di una sola vita, una mente sola e una sola essenza. L'autore invita ciascuno a guardare dentro se stesso e a vedere questa distinzione, pur avvertendo che ciò che si trova nell'uomo è ben lontano da quella Trinità immutabile che è e conosce e vuole eternamente.
La Trinità, per Agostino, consiste in queste tre cose, o si trovano tutte e tre in ciascuna di esse, rendendo ciascuna triplice? O è qualcosa che mirabilmente consiste in entrambi i modi, un infinito in se stesso semplice e molteplice che è a se stesso fine del proprio essere e si conosce e basta a se stesso restando immutabile e identico nella sovrabbondanza della sua unicità? L'autore stesso ammette la difficoltà di concepire e ancor più di esprimere tale mistero. Nella sua riflessione, Agostino espone i difetti dell'uomo: la concupiscenza, l'amore per i profumi, per i canti, per gli oggetti appariscenti, per la vana curiosità. Il pericolo più insidioso, però, è la superbia, conseguenza delle lodi degli uomini.

L'Esegesi Allegorica: Creazione e Ricreazione
Agostino approfondisce la sua confessione, rivolgendosi a Dio come al Signore e Dio tre volte santo, nel cui nome la comunità è battezzata: Padre, Figlio e Spirito Santo. Egli afferma che in Cristo, Dio ha creato il cielo e la terra, intendendo allegoricamente gli uomini spirituali e quelli carnali della sua chiesa. La "terra" dell'uomo, prima di ricevere la forma della dottrina, era invisibile e informe, immersa nelle tenebre dell'ignoranza. Ma lo Spirito di Dio si librava sulle acque, significando che la sua compassione non abbandona la miseria umana. E con la parola "sia la luce", Dio istruisce l'uomo a purificare la mente, perché il regno dei cieli è vicino. Così, sebbene un tempo si fosse nelle tenebre, ora si è luce nel Signore, seppur "ancora soltanto per fede, non perché vediamo".
L'abisso chiama l'abisso con la voce delle "cateratte" divine, richiamando l'uomo, anche quello carnale, a protendersi verso le cose che stanno davanti, pur gemendo sotto il carico e avendo sete del Dio vivo. Agostino esorta a non conformarsi al secolo, ma a riformare la mente, a non tornare all'infanzia della mente, ma a essere bambini quanto alla malignità per essere grandi nell'intelligenza. Questa non è più la voce dell'uomo, ma quella di Dio che ha inviato il suo spirito per inondare di letizia la sua città. Per essa sospira l'amico della sposa, che pur avendo le primizie dello spirito, geme per l'adozione e la redenzione del corpo. L'anima stessa si chiede: "dove sei mio Dio?". E Agostino risponde che Dio è percepibile quando l'anima si eleva in canti di lode e musica di festa, pur riconoscendo che spesso l'anima ricade nella tristezza e nell'abisso.
La fede, accesa da Dio nella notte, ricorda all'anima di sperare nel Signore, la cui parola è lucerna ai piedi, e di attendere la salvezza del proprio volto. Lo Spirito abita in noi grazie alla compassione divina, e in questo vagabondare si è ricevuto un pegno: siamo figli della luce e del giorno, distinti dalle tenebre solo da Dio, che prova il cuore e chiama la luce giorno e le tenebre notte. Agostino sottolinea che tutto ciò che si possiede proviene da Dio, e che si è "vasi d'elezione" fatti della stessa materia dei "vasi di vergogna".
Il Firmamento come Figura della Scrittura Divina
Agostino identifica il firmamento d'autorità posto sopra l'uomo con la scrittura divina. Questa scrittura è più elevata nella sua autorità da quando i mortali che l'hanno amministrata hanno trovato morte in terra. Egli spiega che Dio ha rivestito gli uomini di pelle quando il peccato li ha resi mortali, e così ha disteso come una pelle il firmamento del suo libro, la trama compatta delle sue parole, sospese al di sopra dell'umanità con l'aiuto di servitori mortali. La morte di questi servitori ha rafforzato il fondamento dell'autorità delle parole divine, che essi hanno reso note, elevandole a un'altezza ineguagliabile.
L'autore prega Dio di far vedere i cieli, "lavoro delle tue dita", chiedendo di rischiarare gli occhi velati dalla nebbia, affinché si possa vedere la testimonianza che rende sapienti le menti bambine. La gloria di Dio si completa nel balbettio dei lattanti e dei bambini. Non esistono altri libri che, come la Scrittura, sembrano fatti per stroncare l'orgoglio e annientare l'avversario e il difensore dei suoi peccati che resiste alla riconciliazione con Dio. Agostino confessa di non conoscere altre parole così limpide da indurlo a tale confessione e a piegare il collo al giogo divino, invitandolo al servizio della gratitudine.
Le Acque Superiori e gli Angeli
Agostino introduce il concetto di "altre acque sopra questo firmamento", che egli crede essere immortali e custodite dalla corruzione della terra. Queste acque simboleggiano le "folle iperuranie" degli angeli di Dio, che non necessitano di alzare lo sguardo al firmamento per conoscere la parola divina. Gli angeli, infatti, "vedono sempre il tuo volto" e vi leggono il volere della volontà eterna di Dio, senza bisogno di sillabarlo nel tempo. Essi leggono, eleggono e dileggono, e ciò che leggono non passa mai. L'elezione e la dilezione sono nell'atto stesso di leggere l'immutabilità delle decisioni divine. Il loro codice, il loro libro, non si chiude né si ripiega, perché "questo libro per loro sei tu".
Gli angeli occupano un posto nell'ordine divino al di sopra di questo firmamento, fissato alto sulla condizione inferma dei popoli inferiori affinché levassero lo sguardo e vi riconoscessero la benevolenza divina che parla nel tempo del Creatore del tempo. La benevolenza di Dio è nei cieli e la sua verità tocca le nubi. Le nubi passano, ma il cielo resta: i profeti della parola divina passano da questa a un'altra vita, ma la Scrittura si tende sopra i popoli fino alla fine dei tempi. Anche il cielo e la terra passeranno, ma le parole di Dio non passeranno, la pelle si piegherà e l'erba su cui era tesa con il suo splendore, ma la parola divina perdura in eterno. Tutto ciò che ora appare nell'enigma delle nuvole e nello specchio del cielo non è come sarà, poiché, benché cari al Figlio di Dio, non si vede ancora cosa si sarà. Si verrà guardati attraverso le finestre della carne, la carezza divina infiammerà e si correrà dietro al suo profumo. Ma quando apparirà, si sarà simili a lui, poiché lo si vedrà come è, e saranno passate le lacrime che sono il pane quotidiano, mentre si chiede ogni giorno: "dov'è il tuo Dio?".
Agostino riconosce che Dio solo sa come Egli sia in assoluto: immobile nell'essere, immobile nel conoscere, immobile nel volere. All'essere divino è propria l'immobilità del sapere e del volere, al sapere l'immobilità dell'essere e del volere, e al volere l'immobilità dell'essere e del sapere. Non pare giusto agli occhi divini che la fonte immobile di luce sia conosciuta dalla cosa mutevole che illumina, come lo è da se stessa. L'anima davanti a Dio è come terra arida, perché non può saziarsi né illuminarsi da sé. Come in Dio c'è la sorgente della vita, così nella sua luce si vedrà la luce.
Le Acque Amare e la Terraferma: Anime Dannate e Salve
Agostino si interroga su chi abbia riunito in una sola massa "l'amaro delle onde", identificando in Dio colui che ha ordinato alle acque di raccogliersi affinché apparisse l'arido della terra, assetata di Lui. "Tuo è il mare, e sei tu che l'hai fatto, e le tue mani han plasmato la polvere". Non è la spuma amara delle volontà a chiamarsi mare, ma la massa continua delle acque. È Dio a reprimere le male voglie in questa folla d'anime e a fissare i limiti cui è concesso alle acque di spingersi, facendo crollare i marosi in se stessi, formando così il mare secondo l'ordine del suo potere.
Le anime assetate di Dio, distinte per il loro fine dalla massa del mare, vengono irrigate da una sorgente dolce e segreta affinché anche la terra dia il suo frutto. Al comando di Dio, l'anima germoglia e fa crescere doni di benevolenza secondo la sua specie, amando il prossimo e soccorrendolo nelle strette della materia, conservando in sé il seme della somiglianza. La simpatia che spinge a soccorrere l'altrui miseria nasce dal nostro incerto essere, e non è solo un facile germoglio d'erba, ma una folta cupola generosa e robusta, come quella di un albero da frutta, carico di bene, buono a dare riparo a chi soffre ingiustizia dalla mano del potente e a offrirgli ombra e protezione e il sostegno di un giusto giudizio.
I Luminari del Firmamento e i Carismi dello Spirito
Agostino invoca Dio affinché germogli dalla terra la verità e la giustizia si affacci dal cielo, e ci siano luminari nel firmamento. Esorta a dividere il pane con l'affamato, a invitare a casa il vagabondo senza tetto, a vestire il nudo e a non disprezzare la gente della propria casa. Questi sono i frutti che nascono in terra, affinché Dio li veda come buoni ed erompa la breve luce umana. Dalla messe inferiore d'azione, passando alle delizie della contemplazione e al linguaggio superiore della vita, si potrà risplendere come luminari del mondo, fissi nel firmamento della Scrittura divina. Lì Dio discute con l'uomo, che impara a distinguere tra l'intelligibile e il sensibile come tra il giorno e la notte, o tra le anime: se sono dedite al mondo intelligibile o a quello sensibile. Così Dio esaudisce il desiderio e benedice l'anno del giusto, dispensando doni celesti sulla terra a suo tempo.
Alcuni ricevono dallo Spirito il linguaggio della sapienza, come un luminare maggiore destinato a coloro che la luce di una chiara verità rallegra come il chiaro del mattino. Altri, secondo il medesimo Spirito, ricevono il linguaggio della conoscenza, quasi un luminare minore. Altri ancora ricevono la fede, altri il potere di guarire, altri la forza dei miracoli, altri la profezia, altri il discernimento degli spiriti, altri le diverse lingue, tutti doni che sono come stelle. Sono infatti operazioni di un unico e medesimo spirito, che dà a ciascuno il suo secondo il proprio placito, in modo che lo splendore di questi astri ne manifesti l'utilità. Tuttavia, il linguaggio della conoscenza, inclusiva di tutti i sacri simboli, che come la luna hanno le loro fasi temporali, e gli altri doni annunciati e ricordati con l'immagine delle stelle, sono lontani dal candore di sapienza del giorno a venire, tanto che stanno al principio della notte. Sono doni di cui hanno bisogno coloro a cui si parlava non come a uomini spirituali, ma carnali. L'uomo animale, che è in Cristo come nell'infanzia, come un poppante, finché non ha forza per il cibo solido e per fissare lo sguardo nel sole, si accontenta della luce lunare e delle stelle. Dio continua a discutere con l'uomo, con tutta la sapienza, nel suo libro-firmamento, affinché si possa discernere ogni cosa nella meraviglia della contemplazione, sebbene ancora per segni e nel tempo e lungo i giorni e gli anni.
Uomini della Carne e Uomini dello Spirito
Prima di tutto, è necessario purificarsi e allontanare il male dall'anima, affinché appaia la terra asciutta. Bisogna imparare a fare il bene, a fare giustizia all'orfano, a difendere la vedova, perché la terra faccia germogliare erba da pascolo e alberi da frutta. "Venite dunque e discutiamo, dice Dio, perché ci siano dei luminari nel firmamento a risplendere sopra la terra". L'uomo ricco che chiedeva al buon maestro cosa fare per avere la vita eterna riceve la risposta che il maestro è buono perché è Dio. Il problema non è ciò che il figlio prodigo ha fatto, ma la ricostituzione di fiducia.
A partire dall'XI libro, Agostino si interroga sull'essenza del tempo, sulla distinzione tra il cielo (la città celeste) e la terra (tutto l'universo sensibile creato), sul male come privazione d'essere. Nell'ultimo libro propone un'interpretazione allegorica della Genesi 1 come prefigurazione della Chiesa e delle sue istituzioni.

Il Sacramento della Riconciliazione: Confessio Laudis, Vitae, Fidei
Il sacramento della riconciliazione si radica in un rapporto personale con Dio Padre, aprendo la forza del perdono. Se non vissuto così, diventa un peso, una formalità, una mera eliminazione di macchie. Va vissuto con gioia, come un colloquio penitenziale strutturato in tre momenti fondamentali, secondo il significato latino della parola confessio: lodare, riconoscere, proclamare.
1. Confessio Laudis (Confessione di Lode)
Invece di iniziare la confessione elencando i peccati, si può dire: "Signore ti ringrazio", ed esprimere davanti a Dio i fatti per cui si è grati. Questo approccio allarga l'anima al vero rapporto personale, evidenziando la scarsa stima che spesso si ha di sé. È un momento di ringraziamento e celebrazione della benevolenza divina.
2. Confessio Vitae (Confessione di Vita)
Questo momento non si limita a un elenco formale dei peccati, ma invita a una domanda più profonda: "Dall'ultima confessione, che cosa nella mia vita in genere vorrei che non ci fosse stato, che cosa vorrei non aver fatto, che cosa mi dà disagio, che cosa mi pesa?". In questo modo, si entra nel profondo di sé stessi, non solo nei peccati formali, ma nelle radici di ciò che si vorrebbe non fosse. Si espongono a Dio risentimenti, amarezze, tensioni, gusti morbosi, pigrizia, malumore, disamore alla preghiera, dubbi, riconoscendo: "Guarda, sono peccatore, tu solo mi puoi salvare. Tu solo mi togli i peccati".
3. Confessio Fidei (Confessione di Fede)
Non basta uno sforzo personale; il proposito deve essere unito a un profondo atto di fede nella potenza risanatrice e purificatrice dello Spirito. La confessione non è solo deporre i peccati, ma è un atto personale: "Padre, riconosco e non vorrei mai averlo fatto...". Alla luce della potenza pasquale di Cristo si ascolta la voce: "Ti sono rimessi i tuoi peccati... pace a voi... pace a questa casa... pace al tuo spirito...". Nel sacramento della riconciliazione avviene una vera e propria esperienza pasquale: la capacità di aprire gli occhi e di dire: "È il Signore!".
Il Linguaggio e la Proliferazione dei Significati
Agostino si interroga sul significato della benedizione divina agli uomini di "crescere e moltiplicarsi e popolare la terra". Non è una frase vuota, ma ha un significato profondo, forse peculiare all'uomo creato a immagine di Dio, sebbene la stessa benedizione sia stata data a pesci e volatili. L'autore confessa la sua fede che Dio non ha parlato invano, e propone un'interpretazione figurata basata sulla molteplicità espressiva del corpo e dell'intelletto.
Un singolo pensiero della mente può essere espresso in molti modi dal corpo, e una singola espressione corporea può essere intesa in molti modi dalla mente. L'amore di Dio e del prossimo è semplice, ma si manifesta in una molteplice varietà di modi materiali: simboli sacri, innumerevoli lingue e modi di dirlo. Così cresce e si moltiplica la vita, come un embrione nel grembo del mare. La proposizione biblica "In principio Dio creò il cielo e la terra" viene interpretata in molti modi non per errore, ma secondo vari generi di interpretazioni vere. Questo processo riflette la crescita e la moltiplicazione di ogni embrione del genere umano.
Se si pensa in senso proprio alla natura delle cose, le parole "crescete e moltiplicatevi" si addicono a tutto ciò che nasce da un seme. Se, invece, si intendono le proposizioni in senso figurato - come Agostino crede sia intenzione della Scrittura, che non elargisce a caso questa benedizione soltanto alla progenie delle acque e a quella degli uomini - si vedranno moltiplicarsi ovunque gli esseri. Questo include moltitudini di creature spirituali e materiali nella figura del cielo e della terra; moltitudini di anime giuste o ingiuste nella luce e nelle tenebre; sacri autori e amministratori della legge nel firmamento; masse folli che si ammassano come spuma amara delle onde nel mare; innumerevoli anime devote e appassionate nella sabbia; innumerevoli gesti di bontà terrena nell'erba da seme e negli alberi da frutta; varietà di doni dello spirito che brillano nei luminari del cielo; e varietà di affetti ben temperati nell'anima viva.
I segni emessi materialmente sono, secondo l'interpretazione agostiniana, gli embrioni generati dalle acque, ovvero quelli che nella profondità della carne hanno la loro necessaria origine. I pensieri elaborati mentalmente sono gli embrioni generati dagli uomini per la facoltà di concepire propria della ragione. A ciascuna di queste due stirpi, Dio ha detto: "crescete e moltiplicatevi". In questa benedizione, Agostino vede la capacità e il potere sia di esprimere in molti modi un solo pensiero, una volta compreso e acquisito, sia di intendere in molti modi un'unica frase che leggendo sia sembrata oscura. Così si affollano le acque del mare, agitate dalla varietà delle interpretazioni, e così si affolla di embrioni umani anche la terra, che rivela la sua aridità nello studio, ma soggiace al potere della ragione.
L'Erba e le Piante: Benefici dei Ministri della Parola
Agostino desidera esprimere ciò che il seguito della Scrittura gli suggerisce, con la certezza che dirà la verità se ispirato da Dio, poiché "tu sei la verità, ma ogni uomo è mendace". Egli sottolinea che Dio ha dato come cibo "ogni erba che sopra la terra nasce da seme e che produce seme, e ogni pianta che porta in sé frutto di seme", non solo agli uomini ma anche a tutti gli uccelli del cielo e alle fiere. Questo passaggio biblico, interpretato allegoricamente, può riferirsi ai benefici e alla provvidenza divina che sostengono la vita attraverso la natura.
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