Il ciclo pittorico che decora la Cappella Brancacci nella Chiesa del Carmine a Firenze è considerato uno dei capolavori assoluti del primo Rinascimento fiorentino. La sua realizzazione fu alquanto complessa e il totale silenzio dei dati archivistici non aiuta a ricostruirne le fasi. La decorazione fu commissionata a Masolino da Panicale (1383-1440) e Masaccio (1401-1428), probabilmente nel 1424, da Felice Brancacci, ricco mercante di seta e ambasciatore fiorentino.

La collaborazione tra Masolino e Masaccio
Non è da credere che Masolino abbia iniziato il lavoro da solo, richiedendo in seguito l’intervento di Masaccio; il programma compositivo appare molto calibrato e la ripartizione dei compiti attenta alle rispettive inclinazioni estetiche. I due artisti hanno lavorato di comune accordo. Nel 1425 Masolino lasciò Firenze per l’Ungheria, affidando l’opera al collega, che però interruppe bruscamente le Storie di San Pietro per motivi ignoti. Il ciclo rimase incompiuto per anni, anche a causa dell’esilio dei Brancacci, venendo completato solo alla fine del Quattrocento da Filippino Lippi (1457-1504).
Gli antefatti: il peccato originale
Sul registro superiore, in corrispondenza dell'arcone d’ingresso, Masolino e Masaccio realizzarono due episodi della Genesi che costituiscono gli antefatti della storia della salvezza:
- Peccato originale (Masolino): Adamo ed Eva, nudi, stanno per mordere il frutto proibito offerto dal Serpente dal volto di donna.
- Cacciata di Adamo ed Eva (Masaccio): L’uomo e la donna, in preda alla disperazione, sono espulsi dal Paradiso Terrestre, obbligati a farsi carico delle proprie responsabilità.

L'umanità eroica di Masaccio
Le pareti della cappella sono animate da un’umanità consapevole del proprio destino. Masaccio inserisce personaggi tratti dalla strada, vestiti con abiti contemporanei, illuminati da una luce che proietta ombre realistiche. Un esempio emblematico è l'episodio di San Pietro che risana gli storpi con la sua ombra, dove il santo, investito di potere divino, appare totalmente distaccato dalla realtà, mentre sullo sfondo si osserva una straordinaria testimonianza della Firenze del Quattrocento.
Il Tributo: il capolavoro rinascimentale
L’episodio del Tributo (1424-1425) è riconosciuto come un vertice dell'arte rinascimentale. L'affresco riassume tre momenti evangelici in un'unica scena:
- Al centro: Gesù ordina a Pietro di pescare.
- In fondo a sinistra: Pietro estrae la moneta dal pesce.
- In primo piano a destra: Pietro paga il gabelliere.
I corpi dei personaggi, costruiti con ampie campiture e panneggi scultorei, appaiono vivi e dinamici, un risultato che in precedenza era stato raggiunto solo da Giotto.
IL TRIBUTO di Masaccio - Cappella Brancacci
Confronti stilistici e il completamento di Filippino Lippi
La differenza tra Masolino e Masaccio emerge chiaramente nell'affresco della Guarigione dello storpio e resurrezione di Tabita. Mentre Masolino, ancora legato a stilemi tardogotici, indugia in dettagli accessori e decorativi, Masaccio ricerca una sintesi sobria e una saldezza formale nelle espressioni. Nel 1485, il compito di terminare l'opera fu affidato a Filippino Lippi, che dipinse quattro episodi, tra cui la Disputa con Simon Mago e Crocifissione di san Pietro.
Restauro e conservazione
Tra il 1983 e il 1990, una meticolosa campagna di restauro ha riportato la cromia dei dipinti agli antichi splendori. L'intervento ha permesso il ritrovamento delle sinopie sottostanti ad alcuni affreschi distrutti in età barocca, confermando l'importanza storica e artistica di questo sito, oggi oggetto di studi grafici e documentali che ne testimoniano la fortuna critica attraverso i secoli.