La Bibbia, considerata un immenso vocabolario, un grande codice dell’arte e un imponente atlante iconografico, costituisce un inesauribile deposito di figure e metafore. Tuttavia, talvolta queste immagini sono il risultato di sviste e di veri e propri errori di traduzione. Il presente saggio intende esplorare alcune di queste problematiche traduttive e interpretative, analizzando come sviste, manipolazioni e differenze linguistiche abbiano potuto alterare, nel corso dei secoli, la comprensione di passaggi biblici fondamentali.
Errori e sviste nella traduzione dei testi biblici
La questione della fedeltà traduttiva emerge con forza quando si analizzano specifici episodi biblici. Un esempio noto riguarda la "costola di Adamo" e la "mela di Eva", spesso citati come frutto di interpretazioni errate. Allo stesso modo, l'"azzurro mare" dell'Esodo viene talvolta chiamato "Rosso", e Mosè è raffigurato con le corna, un'immagine derivante da un'interpretazione errata del termine ebraico per "raggi di luce".
Anche il Nuovo Testamento, pur essendo scritto in greco, presenta retroterra interpretativi linguistici, culturali e d’interpretazione a partire dal Primo Testamento. Si pensi, ad esempio, alla rivisitazione delle nozze di Cana (Giovanni 2,1-12) o alla parabola del figliol prodigo, più propriamente definita del padre misericordioso (Luca 15,11-32).

L'ebraico, lingua della Scrittura?
Martin Lutero, nei suoi celebri "Discorsi a Tavola", espresse l'idea che la lingua ebraica fosse la migliore e la più ricca, affermando che senza la sua conoscenza non si potrebbe comprendere rettamente la Sacra Scrittura. Secondo Lutero, il Nuovo Testamento, pur scritto in greco, è pieno di ebraismi e del modo ebraico di esprimersi. Questa visione, tuttavia, non è universalmente condivisa. Ad esempio, manca il termine per "storia", parzialmente sostituibile dal campo semantico del termine ebraico dabar. Questo termine esprime la convergenza tra il dire e il fare nella Bibbia, potendo significare "parola", "evento", "atto".
La traduzione come interpretazione: le sfide del traduttore
Il termine "traduzione", che deriva originariamente dal linguaggio dei marinai, spesso non riesce a traghettare "sana e salva la barca" dalla sponda di chi parla a quella di chi ascolta. Il testo sacro, originariamente trasmesso oralmente, è stato solo successivamente fissato per iscritto. Nella tradizione ebraica, la Scrittura è destinata a ricondurre alla sua originaria espressione parlata, vivendo nel discorso.
Marcel Proust, nel suo "Alla ricerca del tempo perduto", descrive l'interprete come una "finestra aperta su un capolavoro". Questa metafora si applica anche al lavoro del traduttore, il cui compito è far "parlare" o "cantare" i segni presenti sul testo. L'arte del traduttore, come quella del musicista, è fatta di risonanze, ritmo e cadenze, con un apporto personale che va oltre la mera esecuzione letterale.
Tuttavia, la vera traduzione non può accontentarsi di tradurre parola per parola. Una traduzione pedissequa rischia di far perdere il significato al testo, impedendogli di "cantare". Come nella musica, dove non basta suonare le note senza errori per eseguire un brano magistralmente, così nella traduzione è necessario un apporto che vada oltre la fedeltà letterale per cogliere l'essenza del messaggio.

Il cammello e la cruna dell'ago: un caso emblematico
Un esempio calzante è il celebre detto di Gesù riguardo ai ricchi e al Regno dei cieli: "È più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno dei cieli" (Mt 19,24). Secondo Pinchas Lapide, questo detto aveva un significato particolare nel mondo dei pescatori di Galilea. In aramaico, si parlava non di cammello, bensì di gomena (una grossa fune), confusa in seguito con gamal (cammello).
Lo studioso spagnolo Luis Alonso Schökel soleva dire: "Vi è una sola traduzione certamente sbagliata: la traduzione letterale". Sebbene il biblicismo fondamentalista sia una "piaga da cui liberarsi", la traduzione letterale, o "a calco", può rivelarsi utile per scandagliare la Bibbia in profondità, come dimostra la pratica di alcuni traduttori.
Pinchas Lapide e l'analisi degli errori di traduzione
Pinchas Lapide, teologo, storico delle religioni e diplomatico, ha condotto un'approfondita analisi degli errori di traduzione biblica, offrendo una prospettiva teologica e di fede. Il suo saggio, scritto per un pubblico tedesco, si concentra sulla Bibbia di Lutero, sulla Einheitsübersetzung e sulla Bible of Jerusalem.
Errori comuni e le loro implicazioni
- Il cammello e la cruna dell'ago: Come già menzionato, si trattava originariamente di una gomena.
- Il Mar Rosso: L'errore deriverebbe dallo scambio del termine "Mare dei Giunchi" con "Red Sea" (Mare Rosso).
- Eva e il frutto proibito: Un errore di Gerolamo avrebbe portato alla confusione, con un frutto importato in Oriente solo nel XIX secolo.
- La costola di Adamo: Il termine ebraico originale significa più comunemente "fianco", interpretazione che Lapide ritiene abbia contribuito alla svalutazione della donna nel mondo cristiano.
- Maria e il termine "alma": Nel verso "Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio" (Is 7,14), il termine originale per riferirsi a Maria è alma, che significa "giovane donna", non "vergine" (betulah in ebraico).
- La donna industriosa (Proverbi 31): Il testo ebraico recita "una donna valorosa chi la trova?" (Eshet hail), indicando una figura indipendente e intraprendente, non passiva e sottomessa.

La Parola: da dabar a Verbum Dei
Il termine ebraico dabar, che significa "parola", possiede una polisemia che include "discorso", "affermazione", "oggetto", "evento". Questo suggerisce un dialogo in cui l'essere umano ha un ruolo attivo. Nel passaggio al greco, si utilizza logos, che mantiene parte di questi significati. Nella Vulgata latina, con Verbum Dei, si assiste a un restringimento semantico.
Dio: maschile o femminile?
Lapide si interroga sulla natura di Dio. Nei dieci comandamenti si vieta la creazione di immagini divine per evitare cristallizzazioni interpretative. La frase "Io sarò chi sarò" (Es 3,14), spesso resa al maschile ("Io sarò Colui che sarò"), viene analizzata alla luce del termine ebraico Elohim. Questo termine, un pluralia tantum, secondo Lapide rappresenterebbe la molteplicità, né maschile né femminile, delle caratteristiche divine.
La "de-ebraizzazione" di Gesù e la manipolazione dei testi
Il saggio dedica ampio spazio alle manipolazioni che hanno portato alla "de-ebraizzazione" di Gesù, volta a rendere la Bibbia più "esportabile" per il progetto di evangelizzazione della Chiesa. Nelle traduzioni più antiche del Nuovo Testamento, si sono persi riferimenti al fatto che Gesù fosse un rabbi, frequentasse le sinagoghe e celebrasse la Pasqua ebraica (Pesah).
Aspetti politici ed epurazioni
Vengono analizzate le epurazioni degli aspetti più politici del testo, a partire dalla figura del profeta (nabi). L'nabi ebraico era un "disturbatore", opposto all'ingiustizia. Nel passaggio al greco, questa figura acquisisce il senso di veggente. I "due ladroni" della crocifissione, secondo Lapide, erano in realtà rivoltosi contro l'Impero Romano, dato che la crocifissione aveva uno scopo intimidatorio, mentre i briganti comuni venivano uccisi senza cerimonie.
Errori legati agli animali e alle traduzioni
Il libro cita anche errori curiosi, come quelli legati ai nomi di animali, tra cui l'unicorno e la formicaleone. La storia del "coniglio pasquale" è particolarmente interessante: il testo ebraico parla di "iraci", tradotti in greco come "topi saltatori" e in latino come "conigli". L'immagine del coniglio, per la sua prolificità, divenne simbolo di vizi e lussuria, finendo per essere associata ai riti battesimali e, successivamente, alla Pasqua.

Mauro Biglino e la negazione del concetto di Dio
Mauro Biglino, studioso e saggista, sostiene che nell'Antico Testamento non esista alcun termine riconducibile al Dio della religione cristiana. Non esisterebbe un verbo per "creare dal nulla" né un termine per "eternità". Gli elohim, nel contesto biblico, sarebbero un gruppo di individui antropomorfi e sessuati, dotati di tecnologia avanzata, che avrebbero creato l'adam (l'uomo).
La Bibbia descrive gli elohim come uomini di carnagione bianchissima e privi di peli. I resti della Bibbia menzionano i Nefilim, i giganti, il cui termine singolare nephilà in aramaico significa "costellazione di Orione". I malachim, tradotti come "angeli", sarebbero stati esseri di carne ed ossa, esecutori e portatori di ordini.
Yahwèh, uno degli elohim, sarebbe stato uno dei comandanti militari meno importanti, a cui fu affidata la famiglia di Giacobbe, mentre altri elohim, come Astarte, Camos e Milcom, ebbero affidate altre famiglie. Yahwèh mostrava gelosia verso di loro.
DNA divino e ingegneria genetica
La Genesi afferma che l'uomo è creato "ad immagine e somiglianza" di Dio. Biglino interpreta questo come il DNA: tselem sarebbe il DNA degli elohim, e afar il DNA degli ominidi in cui è stato innestato. Il termine tselem significa "qualcosa di tagliato fuori". Il racconto di Adamo ed Eva non sarebbe la creazione dell'uomo sapiens, ma un intervento di ingegneria genetica per creare una razza che lavorasse per gli elohim.
La Bibbia afferma che gli elohim (Dio) muoiono come gli adam. In un brano, un capo degli elohim li rimprovera, avvertendoli che moriranno anche loro come gli uomini. Questa affermazione, se correttamente tradotta, determinerebbe il crollo della religione monoteista.
Fake news e il modello narrativo della Bibbia
L'era digitale ha amplificato il fenomeno delle "false notizie" (fake news), rendendo difficile discernere il vero dal falso. Papa Francesco ha dedicato a questo tema il suo Messaggio per la 52ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, sottolineando la natura mimetica e capziosa di queste notizie.
Tuttavia, il modello narrativo della Bibbia, fin dall'inizio, mette in guardia contro le verità distorte e le informazioni false. La narrazione biblica può essere un esercizio di discernimento per distinguere ciò che è prezioso da ciò che è vile, invitando il lettore a discernere la fonte di un'informazione.
Fake News: cosa sono e come riconoscerle | StudenTALK 🎤
La trasmissione del testo biblico: fedeltà e alterazioni
Tertulliano, nel suo tempo, denunciava tentativi di "alterare anche gli scritti sacri". Marcione, in particolare, "usò apertamente il coltello, non la penna", modificando le Scritture per adattarle ai propri argomenti.
La copia manuale e gli errori di trascrizione
Per secoli, la Bibbia fu copiata a mano, dando origine a errori di copiatura. Nonostante la meticolosità degli scribi (i soferim, che contavano le lettere di ogni manoscritto), la perfezione non fu raggiunta. Tuttavia, questi errori non furono così gravi da rovinare il significato della Bibbia.
La scoperta dei Rotoli del Mar Morto
Nel 1947, la scoperta dei Rotoli del Mar Morto portò alla luce parti della Bibbia risalenti al II secolo a.E.V., mille anni più antiche delle copie precedentemente disponibili. Queste copie si dimostrarono sorprendentemente simili alle versioni moderne, con poche alterazioni significative.

Il Codice Sinaitico e il Nuovo Testamento
Nel 1844, Konstantin von Tischendorf scoprì il Codice Sinaitico, una copia della Bibbia in greco molto più antica di quelle conosciute all'epoca. Questo manoscritto, attribuito al 350 E.V., conteneva l'intero "Nuovo Testamento" ed era sostanzialmente identico a quello su cui si basano le Bibbie odierne.
Alterazioni nel testo
- L'episodio dell'adultera (Giovanni 8:1-11): In origine, questo episodio non era presente nel Codice Sinaitico e fu aggiunto successivamente.
- I Timoteo 3:16: La versione di Giovanni Diodati riporta "Iddio è stato manifestato in carne", mentre altre versioni indicano "Colui che fu manifestato nella carne". L'analisi dei manoscritti antichi rivela che la versione corretta è la seconda.
- I Giovanni 5:7: L'aggiunta della frase "in cielo: il Padre, il Verbo e lo Spirito Santo; e questi tre sono una cosa sola" non si trova nei manoscritti greci anteriori al XVI secolo.
Nonostante queste alterazioni, l'esame dei manoscritti più antichi, risalenti persino al III secolo E.V. e frammenti del II secolo E.V., conferma che il messaggio biblico è rimasto sostanzialmente integro. Oltre 5.000 manoscritti greci forniscono mezzi sufficienti per ricostruire praticamente il testo originale.
La Bibbia esce vittoriosa su due fronti: come libro e con un testo puro. La sua sopravvivenza, nonostante le migliaia di anni e le innumerevoli copie, è una prova della potenza della Parola di Dio, che "dura sempre".