La Basilica di San Crisogono è una delle più insigni e antiche chiese di Roma, situata in Piazza Sidney Sonnino, nel rione Trastevere. Le sue origini risalgono almeno al 499 d.C., quando il titulus Crysogoni venne menzionato per la prima volta nell’elenco dei tituli invitati a partecipare, insieme ai relativi presbiteri, al Concilio di Roma indetto da Papa Simmaco (498-514). Sebbene le sue origini come titulus siano attestate dal 499 d.C., la tradizione la vuole edificata nel IV secolo sotto papa Silvestro I (314-335). La basilica ha subito diversi rifacimenti nel XII secolo e poi nel Seicento, testimoniando secoli di storia e cambiamenti architettonici.
Le Origini Paleocristiane e la Domus Ecclesiae
Il titulus Crysogoni si sviluppò, presumibilmente nel IV secolo, su una domus privata del III secolo che venne riadattata a luogo di culto per i primi cristiani, note come domus ecclesiae. Nel V secolo, il titulus Crysogoni assunse un impianto basilicale, caratterizzato da una navata unica. A questa struttura furono aggiunti l'avancorpo del nartece ad est e, mediante un prolungamento delle murature, la zona presbiteriale e il catino absidale ad ovest. Questo edificio subì i continui straripamenti del vicino fiume Tevere, che provocavano un costante rialzamento del terreno, tanto che, già dopo il Mille, l'antica basilica paleocristiana risultava interrata di alcuni metri.
Gli Scavi e i Sotterranei: La Basilica Originaria
I resti della chiesa originaria, a un livello di sei metri più basso dell’attuale, furono rinvenuti nel 1907 durante una campagna di scavi archeologici condotti per conto del Ministero delle Belle Arti. Essi sono tuttora ben visibili nei sotterranei della basilica, ai quali si accede dalla sagrestia mediante una scala moderna che immette direttamente nella zona absidale semicircolare, affiancata da due ambienti di servizio.

Il Battistero e l'ipotesi della Fullonica
Tra gli ambienti sotterranei, spicca il battistero, di dimensioni maggiori, dove si scorge ancora un emiciclo della vasca battesimale, di 2,6 metri di diametro. Questa vasca era funzionale all'antico rito battesimale per immersione, con evidenti gradini semilunati che permettevano al catecumeno l'ingresso nel fonte. Oggi è visibile soltanto una metà della vasca battesimale, in quanto tra il X e il XII secolo, quando il sacramento del battesimo veniva impartito per aspersione, fu tagliata da un imponente muro trasversale e coperta da un pavimento. Il ritrovamento di altre due vasche (oggi scomparse), collegate a un sistema di tubature che scaricavano in una fogna coperta a cappuccina, fa supporre che il locale, prima di diventare un battistero, fosse una fullonica, ovvero una bottega destinata alla lavatura, smacchiatura o tintura dei tessuti, con accesso diretto dall'antica via di S. Gallicano.
L'Aula Liturgica e gli Affreschi Antichi
L’aula dell’antica basilica paleocristiana, a navata unica, era a pianta rettangolare di circa 35 x 19 metri. La presenza dello spesso muro parallelo alla parete settentrionale non deve trarre in inganno, ritenendolo una suddivisione della navata, in quanto altro non è che il muro di fondazione della chiesa superiore. Nello spazio che intercorre tra questo muro e la parete settentrionale si conservano, oltre a diversi sarcofagi in terracotta, vari affreschi risalenti al X-XI secolo con scene come le Storie di S. Benedetto che guarisce il lebbroso, il Salvataggio di S. Placido, S. Pantaleone che guarisce il cieco e Papa Silvestro che cattura il drago. Sempre dell’VIII secolo sono gli affreschi, voluti da Papa Gregorio III (731-741), conservati lungo la parete superiore dell’abside, con decorazione a dischi e losanghe intrecciati, che richiamano la decorazione a finto marmo. Affreschi risalenti al VI-VII secolo, lungo il muro, presentano una serie di vela, cioè drappi bianchi con al centro la croce gemmata e scene del Nuovo Testamento, di cui ne restano quattro ma solo una riconoscibile: la scena dei tre ragazzi ebrei nella fornace. Sulla parete meridionale è posto un altare a blocco affrescato con decorazioni a rotae concentriche dell’XI secolo.

La Fenestella Confessionis e le Prime Reliquie
Seguendo il percorso absidale si accede direttamente al corridoio rettilineo che conduce alla fenestella confessionis, attraverso la quale i fedeli venivano a contatto con le reliquie di S. Crisogono (una mano e la calotta cranica). Qui, sulla parete sinistra, si conservano ancora le pitture dell’VIII secolo che raffigurano i tre santi Crisogono, Rufino ed Anastasia. Sul fondo di questo ambiente, tramite una scala moderna, si accede al nartece, l’antico vano di ingresso alla basilica paleocristiana.
La Ricostruzione Medievale (XII Secolo)
Abbellimenti e modifiche continuarono sino al XII secolo, quando una nuova basilica venne costruita ex novo tra il 1123 e il 1129, per iniziativa del cardinale Giovanni da Crema (†1135). Questa nuova chiesa fu edificata leggermente spostata verso nord rispetto all’antica aula di culto, e un poco più a destra, tanto che le fondazioni del muro perimetrale sinistro si trovassero immediatamente a destra della vecchia abside. Ciò fu dovuto probabilmente all'impossibilità di riutilizzare completamente come muri di fondazione le strutture ormai fatiscenti del complesso originario e, forse, anche per avvicinare la chiesa alla strada principale di Trastevere, l'attuale via della Lungaretta. L'altare della nuova basilica fu dedicato il 7 agosto 1127 dal cardinale Giovanni da Crema, ma l'opera venne completata due anni più tardi nel 1129.
Il Campanile Romanico
A questo periodo, esattamente al 1126, risale il bel campanile romanico, costruito su base quadrata di 8 x 8 metri e alto 45 metri. Realizzato per volontà del cardinale titolare della chiesa, Giovanni da Crema, il campanile si sviluppa su cinque piani, di cui il primo ed il secondo con tre aperture centinate a fondo piano, il terzo con due fornici aperti, il quarto ancora con tre aperture, il quinto con due bifore affiancate e con le caratteristiche colonnine con capitelli a stampella. Nella suddivisione dei piani sono utilizzate le tradizionali cornici a modiglioni e denti di sega. Nel XVII secolo, il campanile, fatto intonacare e sormontare da una pesante cuspide per volontà del cardinale Borghese, rischiò di crollare a seguito di gravi lesioni alla struttura, tanto che si dovettero chiudere alcune trifore; l’ultimo restauro risale al 1866.

Il Restauro Barocco (XVII Secolo)
Tra il 1620 e il 1626, la Basilica di San Crisogono venne restaurata radicalmente dall’architetto Giovanni Battista Soria (1581-1651), per volontà del cardinale Scipione Caffarelli-Borghese (1577-1633), nipote di papa Paolo V. Fu in questa occasione che la chiesa assunse gran parte dell'aspetto che vediamo oggi.
La Facciata e il Portico
La semplice facciata, edificata nel 1626, è preceduta da un portico d'ordine tuscanico, con quattro colonne doriche in granito rosso (già del portico medievale), tra due corpi laterali a lesene. Sull'attico, si notano i draghi e le aquile, simboli della famiglia Borghese, che si ripetono ovunque. Al centro della facciata si apre una grande finestra sormontata da un timpano triangolare con lo stemma dei Trinitari. Sull'architrave campeggia l'epigrafe: SCIPIO S.R.E. PRESB CARD BURGHESIUS M POENITEN AD MDCXXVI, ovvero “Il cardinale presbitero di Santa Romana Chiesa, Scipione Borghese, Penitenziere Maggiore, nell’Anno del Signore 1626”.

L'Interno della Basilica
L'interno, a pianta basilicale, è suddiviso in tre navate da ventidue colonne ioniche, in granito grigio e rosso, di spoglio, probabilmente provenienti dalle Terme di Settimio Severo (fine II secolo), sulle quali poggia la trabeazione ornata con simboli borghesiani. Un arco trionfale è sorretto da due grandi colonne di porfido, considerate le più imponenti di Roma. La navata centrale mostra anche un dipinto con Tre Arcangeli di Giovanni da San Giovanni e una Trinità e Angeli di Giacinto Gimignani. Sull'altare della navata centrale si trova un Angelo Custode di Ludovico Gimignani. Lungo il lato destro della navata si trovano i resti di affreschi, tra cui una Santa Francesca Romana e una Crocifissione, attribuiti a Paolo Guidotti e trasferiti dalla Chiesa delle Sante Barbara e Caterina. L'altare principale è dell'epoca (1127), con un baldacchino (1627 o 1641) di G.B Soria, circondato da quattro colonne di alabastro.

Il Soffitto e il "Gloria di San Crisogono"
Al centro del soffitto a cassettoni barocco si trova la Gloria di S. Crisogono del Guercino. Purtroppo, si tratta solo di una copia perché l’originale fu trafugato e venduto in Inghilterra nel 1808, dove ancora oggi si trova presso la Stafford House di Londra (o Lancaster House).

Opere d'Arte e Cappelle
Un riquadro dell’abside rappresenta la Vergine con i Ss. Crisogono e Giacomo, opera attribuita a Pietro Cavallini (1290). Nel soffitto dell'abside si trova la Madonna con Bambino del Cavalier d’Arpino. L'abside è affrescata con la Vita di San Crisogono (XVI secolo) sopra una Madonna col Bambino e i Santi Crisogono e Giacomo della scuola di Pietro Cavallini del XII secolo. La volta del presbiterio è affrescata con una Vergine di Giuseppe Cesari. La Cappella del SS. Sacramento, a destra dell'abside, è opera (1627 o 1641) di Gian Lorenzo Bernini. Il monumento a sinistra dell'ingresso, dedicato al cardinale Giovanno Jacopo Millo, fu completato da Carlo Marchionni e Pietro Bracci.
Il Pavimento Cosmatesco
La basilica presenta un bellissimo pavimento cosmatesco, ricavato da un pavimento antico in opus sectile, interamente in marmi romani.
Il Culto di San Crisogono
La chiesa di San Crisogono è dedicata al martire Crisogono, il cui nome compare nel Martirologio Gerominiano, opera anonima del V secolo. Secondo tale fonte, Crisogono, dopo aver lungamente sofferto catene e prigionia per la sua fede, fu condotto ad Aquileia per ordine di Diocleziano, e infine decapitato e gettato in mare, compiendo il martirio. Il corpo di Crisogono, gettato in mare, sarebbe stato riportato a riva e trovato dal sacerdote Zoilo, che gli diede sepoltura. Successivamente il corpo fu traslato a Zara, nella chiesa a lui dedicata. Nel VI secolo nacque a Roma una leggenda per cui Crisogono era un romano, vicarius Urbis, e maestro di santa Anastasia di Sirmio. La chiesa di San Crisogono conserva la reliquia di una mano e la calotta cranica del santo, che, pervenuta qui nel XV secolo, fu asportata una prima volta nel 1846 e restituita nel 1850. Custodita in un reliquiario, fu rubata negli anni '60 di questo secolo e ritrovata dopo pochi giorni. Attualmente è visibile all’altare maggiore di S. Crisogono.
L'Ordine dei Trinitari
Nel 1213 il complesso monastico venne affidato al clero diocesano e successivamente, nel 1480, ai Canonici Lateranensi. Nel 1847 la chiesa venne concessa da Papa Pio IX (1846-1878) all'Ordine della Santissima Trinità (Trinitari), che tuttora la officia. I Trinitari sono un istituto religioso di frati fondato nel 1193 dal francese Giovanni de Matha (1154-1213), con una propria Regola. L'ordine si occupava in particolare del riscatto dei cristiani caduti prigionieri dei Mori, chiamandosi "Ordine della Santissima Trinità e redenzione degli schiavi". Sul lato sinistro della navata si trova il santuario della Beata Anna Maria Taigi, una mistica cristiana beatificata nel 1920 e terziaria dei Trinitari, sepolta nell'abito del suo ordine.
Iscrizioni e Documentazione Storica
Le iscrizioni trovate in San Crisogono, una fonte preziosa che illustra la storia della chiesa, sono state raccolte e pubblicate da Vincenzo Forcella. Vi è anche una lapide posta dal cardinale Benedetto Cao nel 1068 in memoria degli avi. Ancora successivamente, nel 1501 un altro discendente della famiglia, Francesco Cao, cameriere segreto del papa Alessandro VI, appose in basilica un'ulteriore lapide in memoria dei suoi predecessori.