La storia è costellata di figure le cui vite hanno lasciato un segno indelebile in vari campi. Questo articolo presenta una raccolta di profili biografici di alcune di queste personalità, esplorando i loro contributi nel diritto, nella fede, nell'arte e nell'impegno sociale, delineando le tappe fondamentali della loro esistenza e l'impatto delle loro azioni.
Boarini Licinio (1922-1997)

Nascita e Formazione
Boarini Licinio nacque a Soragna il 25 novembre 1922 da Fermo ed Enrichetta Ottolini. La sua formazione accademica lo portò a conseguire la laurea in medicina e chirurgia nell’anno 1952.
Attività Professionale e Culturale
Parallelamente all’attività professionale di medico, affiancò quella di critico e pubblicista d’arte, svolgendo tale ruolo presso riviste specializzate e periodici. Boarini Licinio partecipò a diverse commissioni giudicatrici in concorsi di scultura, pittura e grafica. Collaborò inoltre alla stesura di volumi che raccolgono i vari cultori delle arti figurative contemporanee, tra cui "Arteoggi: pittori e scultori italiani" (Ediz. Cidac, Cesena, 1980, 1982, 1984, 1986).
Impegno Sociale
Il suo impegno non si limitò al campo professionale e culturale; fu anche presidente della Famiglia Soragnese e del sottocomitato della Croce Rossa di Soragna. Boarini Licinio si spense a Soragna il 10 luglio 1997.
Bobbio Giovanni Battista (1914-1945)

Infanzia e Vocazione Sacerdotale
Giovanni Battista Bobbio nacque ad Alpe di Bedonia nel 1914, figlio di Alessandro e Rachele Zazzali. Sin dalla giovane età manifestò una spiccata attrazione per i libri e il sapere. Con sacrificio ma con orgoglio, i suoi genitori, dopo le scuole elementari frequentate nel piccolo centro di Alpe, lo accompagnarono al Seminario di Bedonia, dove frequentò con profitto gli studi ginnasiali e liceali dal 1926 al 1934. Successivamente, avrebbe dovuto proseguire gli studi teologici presso il Seminario di Piacenza, ma Bobbio chiese e ottenne di frequentare il corso di teologia presso il Seminario di Chiavari. Nel settembre del 1938, venne ordinato sacerdote dal vescovo Casabona.
Ministero Parrocchiale e la Seconda Guerra Mondiale
Pochi mesi dopo l’ordinazione, il 14 febbraio 1939, fu inviato a reggere la parrocchia di Valletti, un piccolo centro dell’alta valle di Vara. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale e fino al settembre 1943, don Bobbio svolse il suo ministero di parroco dividendosi tra la cura delle anime e gli impegni per soccorrere le famiglie e i giovani destinati al fronte.
IL CORAGGIO DI DIRE NO, documentario sulla resistenza partigiana di Borgosatollo (Brescia).
Dopo l’armistizio dell’8 settembre, gli eventi precipitarono e nel paese di Valletti si stabilì un gruppo di partigiani che poi diede origine alla divisione Coduri. Don Bobbio ne divenne il cappellano, senza tuttavia entrare direttamente nella formazione partigiana, cercando di mediare tra i partigiani e gli alpini della Monterosa che presidiavano il vicino colle di Velva: un sogno generoso ma destinato al fallimento. Fu infatti additato al pubblico disprezzo e tacciato di tradimento.
Il Tragico Epilogo
Il 30 dicembre 1944, don Bobbio fu catturato durante un rastrellamento a Valletti nella sua casa canonica e, dopo un viaggio avventuroso attraverso i monti, fu portato a Santa Maria del Taro, e poi a Chiavari. Rinchiuso nelle carceri di Chiavari, vi rimase tre giorni. All’alba del 3 gennaio 1945, fu condotto al poligono di tiro e, senza aver subito alcun processo, fu fucilato.
Bobbio Uberto (c. 1190-c. 1245)

Origini e Inizi della Carriera Giuridica
Uberto Bobbio nacque a Parma intorno al 1190. Un atto notarile del 1° agosto 1214 è il più antico documento in cui si fa menzione di Bobbio. Tra i testimoni presenti all’atto è infatti annoverato "Dominus Ubertus de Bobio Doctor Legum". Era dunque fin da quel tempo laureato, e cominciava forse anche a essere celebre.
Ruoli di Giudice e Ambasciatore
Il Pancirolo afferma che nell’anno 1227 scrisse il "Trattato delle Posizioni". L’Affò aggiunge che in quel tempo viveva a Parma assai onorevolmente e che dal podestà Torello di Strada di Pavia e dal Comune di Parma fu eletto giudice in una controversia sorta tra il Comune e il vescovo Grazia. Un documento storico riporta che nell'anno del Signore 1227, in un Consiglio plenus convocato secondo l'uso, Uberto de Bobio, giudice per volontà del Podestà Torello de Strata e del Consiglio Parmense, si alzò e dichiarò al Vescovo Grazia di Parma, presente, di non intromettersi nelle vecchie decime, lasciandone la giurisdizione al Comune, e di far acconsentire il Papa, l'Imperatore e l'Arcivescovo Ravennate alla composizione fatta in precedenza tra il Vescovo Opizone e il Comune. In caso contrario, Bobbio, a nome e per conto del Comune, e con il consenso del Podestà e del Consiglio, dichiarò che il Comune non avrebbe osservato tale composizione. Il Vescovo Grazia protestò, dichiarando di voler osservare la composizione in ogni sua parte e di non volerla in alcun modo infrangere, aggiungendo che Papa Onorio III non aveva acconsentito. Nel 1228, assieme a Mangiarotto Visdomini, fu eletto dalla Comunità di Parma ambasciatore al popolo di Cremona per assistere a un trattato di pace concluso tra le due città nel mese di luglio.
Attività Accademica e Insegnamento
Non molto dopo, Uberto Bobbio fu chiamato a leggere nello Studio di Vercelli. Trattando cause con celeberrimi giureconsulti (di una delle quali, discussa tra il Bobbio e Alberto da Pavia, fa ricordo il Giasone), acquisì una tale fama che, sollevata a Parigi la questione se Bianca, regina e tutrice del re Luigi IX, suo figlio, dovesse essere rimossa dalla tutela per non voler sostituire certi nobili ministri da lei creati e reputati incapaci di ben governare, fu richiesto il suo giudizio. Bobbio dichiarò non essere quella ragione sufficiente a privarla del suo diritto. Come scrisse Alberico (Episcop. Audentia): "Unde fertur, quod Dominus Ubertus de Bobio actu legens in Studio Vercellen, consultatus utrum Domina Blanca mater Regis Franciae pupilli, quae dederat quosdam nobiles fidejussores, qui tamen non sufficiebant quantum ad Regnum, cum alios diceret se dare non posse, excludi deberet a dicta tutela, consuluit eam non repellendam per hanc L Cum similib." Successivamente (1234), fu chiamato a Modena dal podestà Gherardo Albino di Parma, quale professore dello Studio universitario di quella città, dove esercitò in compagnia di altri illustri soggetti, quali Uberto di Bonaccorso e Alberto da Pavia. Secondo il Bolsi insegnò anche a Reggio, Piacenza e Milano e, a quanto afferma il da Erba, fu lettore nello Studio di Bologna. Nel 1237, fu di nuovo e definitivamente a Parma, dove ebbe la carica di avvocato del Comune. Nello stesso anno garantì all’ambasciatore di Ravenna, Marcoaldo, l’aiuto dei Parmigiani (allora confederati con Modena e Cremona) contro Bologna. Bobbio aprì in quegli anni una Scuola di Giurisprudenza e vi ebbe l’onore di insegnare a Simon di Brian, che venne poi eletto nel 1281 al sommo pontificato col nome di Martino IV.
Eredità e Riconoscimenti
Nel mese di giugno del 1245, Uberto Bobbio era sicuramente già morto, poiché il testamento di Gherardo Manente, canonico di Parma, rogato allora, fa menzione di una casa "que fuit Ugonis de Cremona, et quondam Domini Uberti de Bobio". Dovette avere sepoltura nella chiesa di San Giovanni Evangelista, dove si trova il suo epitaffio: "Uberti Bobii Parmensis Iureconsulti Legum Interpretis Receptis. Memoriae Ergo Monachi Huius Coenobii Restaurato Templo". La sua dottrina fu sovente usurpata da Giovanni di Andrea, dall’Ostiense e dall’Omobono, come nota il Diplovataccio nella sua opera manoscritta intorno ai celebri giureconsulti. Da Camillo Gallina il Bobbio è appellato "antiquus ille magnae auctoritatis interpres Ubertus de Bobio". L’abate Tritemio ne stende il seguente elogio: "Hubertus de Bobio juris utriusque professor, et interpres sagacissimus, ingenio subtilis, et scholastico more luculentus eloquio, qui apud veteres hujus scientiae professores inter praecipuos doctores est habitus, nomen suum docendo et scribendo cum gloria transmisit ad notitiam posteritatis, dans caeteris discendi exemplum ac proficiendi adjumentum."
Boccabadati Gherardo (Inizi XIII Secolo-1257)

Le Origini e il Legame con San Francesco
Gherardo Boccabadati nacque a Modena nei primi anni del XIII secolo, da una delle famiglie più notevoli della città. Il cronista Salimbene de Adam nota che da secolare era chiamato Gerardo Maletta. Fu tra i primi compagni di Francesco: "de primitivis fratribus unus non tamen de XII", attesta Salimbene, aggiungendo che il Boccabadati fu amico e intimo del santo. Nella leggenda francescana non ha però un posto di rilievo: solo l’"Historia satyrica" di fra’ Paolino da Venezia (morto nel 1344, ma la sua opera è composta con materiale anteriore) menziona la sua presenza accanto a Francesco nell’episodio della predica agli uccelli (D.M. Faloci Pulignano, Leggenda francescana liturgica del sec. XIII, in Miscellanea Francescana VIII 1901, pp. 57 s.).
Ruolo nella Vita Ecclesiastica e Sociale
Nel 1230, Gherardo Boccabadati partecipò al Capitolo in cui fu compiuta la traslazione del corpo di Francesco e fece poi parte (con Antonio da Padova, Aimone di Faversham e altri, secondo la notizia di Tommaso da Eccleston, Tractatus de adventu fratrum minorum in Angliam, a cura di A. G. Little, Manchester, 1951, p. 66) della delegazione guidata dal generale Giovanni Parenti a Roma, per presentare a papa Gregorio IX quelle richieste "pro expositione regulae" che indussero il pontefice a emanare, il 28 settembre di quell’anno, la bolla "Quo elongati".
IL CORAGGIO DI DIRE NO, documentario sulla resistenza partigiana di Borgosatollo (Brescia).
Un ruolo notevole svolse il Boccabadati nel 1233 nella regione emiliana in occasione del moto devozionale detto dell’Alleluja. Delle paci da lui promosse in quell’occasione fanno menzione le cronache sia di Modena che di Parma. Salimbene, che parla come testimone oculare, giunge a dire che a Parma i cittadini fecero del Boccabadati "suum potestatem, dando ei plenum dominium Parmae" (p. 106). Se l’espressione non è da prendersi, con ogni probabilità, alla lettera (come pure si è fatto sovente nella letteratura storica: ma il titolo non appare attribuito altrove al Boccabadati, mentre da più parti risulta che podestà era in quell’anno il genovese Ansaldo de Mari), è certo che ricevette dal Comune ampi poteri di riformare gli statuti e che di tali poteri si servì, come attestano le numerose inserzioni conservate nella redazione del 1255. I suoi interventi riguardano innanzitutto il riconoscimento e consolidamento delle paci da lui mediate e toccano inoltre la difesa dei privilegi e possedimenti del clero e degli istituti religiosi, l’inquisizione degli eretici, la protezione di orfani e vedove e la tutela della moralità. Salimbene aggiunge che nel corso della sua opera pacificatrice il Boccabadati venne a un certo punto a scontrarsi con gli interessi di Bernardo di Rolando Rossi, notevole figura del partito guelfo, cognato del cardinale Fieschi (poi papa Innocenzo IV), e rileva come le simpatie del Boccabadati fossero tutte per il partito imperiale.
Attività di Pacificatore e Mediatore
Un documento di un’attività di mediatore e pacificatore del Boccabadati si ha ancora dieci anni più tardi: nel settembre 1243 si trovava con due compagni del suo Ordine, proveniente dalla Puglia, a Traù, e ivi, alla presenza del vescovo, concluse un accordo tra quel Comune e Spalato. La disposizione mediatrice del Boccabadati sembra aver avuto modo di esplicarsi anche all’interno dell’Ordine: così riconciliò frate Alberto di Parma, ministro della provincia di Bologna, con il generale frate Elia. E più tardi, dopo la scomunica di frate Elia, fu dal nuovo generale Giovanni da Parma inviato presso di lui a Cortona, per convincerlo, in nome dell’antica amicizia che li aveva legati, a riconciliarsi con l’Ordine: missione che sarebbe però fallita, per i timori di Elia. Nel 1249-1250 il Boccabadati fu a Costantinopoli, a fianco di Giovanni da Parma, inviato dal pontefice all’imperatore Giovanni III Vatatzes. Da Costantinopoli si recò poi per ordine del generale a visitare la provincia francescana di Romania.
Il Predicatore Efficace e l'Influenza
Le fonti che menzionano il Boccabadati mettono in rilievo soprattutto la sua fama e la sua efficacia di predicatore. Per effetto della sua predicazione, secondo il racconto di Bartolomeo da Pisa, Giacomo Michiel, suggestionato da una visione, avrebbe donato ai francescani l’isola su cui poi sorse il convento di San Francesco del Deserto (la carta di donazione è del 4 marzo 1233: vedi F. Corner, Ecclesiae Torcellanae, II, Venetiis, 1799, 37 s.). E, secondo un documento citato dal padre Flaminio da Parma (58), per la stessa ragione lasciò il secolo Giovanna degli Adelardi, nobildonna di Modena, fondatrice, in seguito, del monastero di Santa Chiara in quella città. Dovette essere, la sua, un’oratoria improntata a effetto, intesa a suggestionare attraverso atteggiamenti ispirati ed elementi di sapore prodigioso, come risulta sia dalle pagine di Salimbene (che rileva esplicitamente alcuni aspetti di messa in scena nella predicazione dell’Alleluja) sia da quelle del Clareno (che narra della predicazione costantinopolitana del Boccabadati, accompagnata dalla rivelazione miracolosa della cattura in Egitto di Luigi IX), il che ben corrisponde alla notazione complessiva di Salimbene: "parve litterature fuit, magnus concionator" (p. 106).
Il Ritratto di Salimbene
Salimbene costituisce indubbiamente la fonte principale sul Boccabadati, che aveva anche svolto un ruolo di rilievo nella sua vita: fu lui infatti a presentarlo a frate Elia, di passaggio per Parma, il 4 febbraio 1238 e ad appoggiarne la domanda di essere ammesso nell’Ordine. E all’interno dell’Ordine ebbe poi modo di conoscerlo da vicino, perché gli fu più di una volta compagno di viaggio. Il ritratto che egli traccia del Boccabadati è interessante e vivace: "curialis homo fuit valde, ..." (Il testo fornito si interrompe qui).
Gherardo Boccabadati morì a Modena nel dicembre 1257.
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