Profilo artistico di Pietro da Rimini
Pietro da Rimini (attivo nella prima metà del XIV secolo, morto intorno al 1345) è considerato una delle figure più rappresentative della cosiddetta Scuola giottesca riminese. La sua figura si colloca in un momento cruciale della pittura italiana, segnato dalla transizione tra la tradizione bizantina e la nascita della rappresentazione moderna. Nonostante la scarsità di notizie biografiche, la critica recente - grazie agli studi di Miklós Boskovits e Daniele Benati - ha permesso di ricostruire con maggiore precisione il percorso dell'artista, identificandolo come autore di opere su tavola e ad affresco distribuite tra la Romagna e le Marche.

Il suo stile è caratterizzato da una tensione costante tra innovazione e tradizione. Tra le sue imprese giovanili si annoverano gli affreschi del refettorio dell'abbazia di Pomposa, databili tra il 1318 e il 1320. Successivamente, l'artista lavorò al prestigioso ciclo del Cappellone di San Nicola a Tolentino, concludendo l'opera probabilmente entro il 1322-1325. Pietro operò anche in Veneto, dove nel 1324 firmò, insieme a Giuliano da Rimini, un polittico per la chiesa degli Eremitani di Padova.
La chiesa di Santa Chiara a Ravenna
La chiesa di Santa Chiara, annessa all'omonimo monastero, fu ricostruita verso la metà del Duecento sul vecchio oratorio di Santo Stefano, alla periferia di Ravenna. La comunità monastica fu fondata da un gruppo di donne ravennati, tra le quali figurava Chiara Da Polenta, sorella della celebre Francesca da Rimini, che scelsero di vivere secondo la regola delle Clarisse di Assisi.
Con la soppressione degli ordini monastici decretata da Napoleone Bonaparte nel 1805, la vita del convento ebbe fine. La chiesa subì diverse trasformazioni: fu utilizzata come cavallerizza, magazzino e infine come teatro. Fortunatamente, la costruzione di un muro di separazione tra navata e presbiterio permise di preservare, seppur in condizioni di degrado a causa dell'umidità, l'importante apparato decorativo trecentesco.
Il ciclo di affreschi di Pietro da Rimini
L'intero apparato decorativo del presbiterio, eseguito intorno al 1320 da Pietro da Rimini, rappresenta la storia della salvezza, con un'enfasi particolare sulla Croce come elemento di redenzione. Le Clarisse, probabilmente in accordo con i loro padri spirituali, i Minori Francescani, definirono con cura le scene da raffigurare.
Tecnica e iconografia
Il ciclo è stato realizzato con la classica tecnica dell'affresco:
- Esecuzione della sinopia (disegno preparatorio in terra rossa) su intonaco grezzo.
- Stesura del colore su porzioni di intonaco fresco (a giornata).
Le scene ritratte includono la Natività, l'Adorazione dei Magi, il Battesimo di Gesù, l'Orazione nell'orto e la Crocifissione. Una delle vele della volta, raffigurante i Santi Matteo e Girolamo, integra anche figure di angeli, Cristo e la Vergine.

Conservazione e valorizzazione
A causa del grave stato di degrado dovuto all'umidità, negli anni Cinquanta si rese necessario il distacco degli affreschi e il loro trasporto su tela. Dal 1956, le vele e le decorazioni parietali sono conservate presso il Museo Nazionale di Ravenna, allestite nella suggestiva cornice dell'ex refettorio benedettino di San Vitale.
| Fase | Intervento |
|---|---|
| XIX secolo | Censimento del patrimonio e primi interventi manutentivi del Genio Civile. |
| Anni '50 del XX secolo | Distacco degli affreschi e consolidamento per degrado da umidità. |
| Oggi | Esposizione permanente presso il Museo Nazionale di Ravenna. |
Storicamente, tali pitture furono spesso attribuite erroneamente a Giotto, a causa della fama del maestro toscano e della somiglianza stilistica con altri cicli, come quello di Santa Maria in Porto Fuori. Tuttavia, la critica moderna ha definitivamente ricondotto queste opere alla mano di Pietro da Rimini, riconoscendo in esse un linguaggio espressivo più drammatico e maturo.