La missione del sacerdote è un tema di profonda attualità e riflessione, specialmente in un tempo di rapidi cambiamenti sociali e religiosi. Essa si radica in un'iniziativa divina che chiama l'uomo a una speciale intimità con Dio per essere sua voce e testimone nel mondo.
Il Sacerdote: Un Uomo di Dio per gli Uomini
La Vocazione come Iniziativa Divina
La vocazione sacerdotale è innanzitutto ed esaurientemente un'iniziativa di Dio verso la nostra vita. Come afferma san Paolo, Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità (1Tm 2,4), pur specificando che non tutti sono scelti come sacerdoti, data la diversità dei ministeri nella comunità cristiana (1Cor 12,5). Il sacerdote è un uomo che Dio ha scelto per sé, per affidargli un compito particolare a servizio del suo popolo, un compito che esige una speciale intimità con Lui. Tale compito consiste nell'essere la voce di un Altro, un testimone di Dio per gli altri uomini.
La Vita Sacerdotale come Donazione e Amicizia con Cristo
La vita sacerdotale è dunque donazione. Chi intende trattenere qualcosa per sé può scegliere altre strade, poiché la vita del presbitero è partecipazione alla vita di Gesù che ha donato e dona se stesso, spogliandosi senza misura (Fil 2,7). Papa Francesco ha ricordato che “io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo”, sottolineando come il sacerdote sia segnato a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. Come ha rivelato il Cardinale Tarcisio Bertone, il prete è un innamorato di Gesù Cristo, il suo amico, e il sacerdozio è un rapporto di intima amicizia con Gesù. Questo slancio rinnovato verso la missione richiede missionari santi, poiché un missionario non è tale se non si impegna nella via della santità.
Il Centro nei Sacramenti
Il centro del sacerdozio sta nella celebrazione dei sacramenti, frutti della donazione senza misura di Gesù. Ad essi il sacerdote può attingere la forza e la misura della propria donazione. In particolare, la carità pastorale scaturisce soprattutto dal sacrificio eucaristico, che risulta quindi il centro e la radice di tutta la vita del presbitero (PO 14). Il sacerdote, nell'esercizio dei suoi 'munera', ha la missione, incomparabilmente unica, di far scendere il cielo sulla terra, di mettere in comunione gli uomini e le donne con Dio.
La Chiesa Strumento del Regno di Dio
Oltre l'Istituzione e il Culto: La Dimensione Rabbinica
La Chiesa non esiste per fare associazione o per organizzare il culto, inteso come un semplice retaggio dell'ebraismo. La sua finalità, proposta da Gesù stesso e non dal clero, è “LA VENUTA DEL REGNO DI DIO”. Spesso, nella Chiesa, si è dimenticata la dimensione “rabbinica”, che significa mettersi alla scuola delle Sacre Scritture, essere una comunità che si raduna per ascoltare, pregare e agire. La Chiesa, quindi, non è il punto d’arrivo ma “UNO STRUMENTO” affinché ogni persona sperimenti un incontro con Dio. Quando la Chiesa ha cominciato ad essere istituzione, ha cominciato a distanziarsi dall’ideale evangelico, riducendosi talvolta a schemi mentali e difese che proteggono caste.
L'Annuncio del Vangelo e la Missione in Profondità
L'annuncio del Vangelo è inteso come vita buona e nuova che Gesù ha affidato ad una comunità chiamata "Chiesa". Gesù ci ricorda che siamo lievito, luce, sale nel mondo. La missione della Chiesa continua e attualizza la missione del Cristo redentore. Questo comporta una evangelizzazione in profondità, capace di toccare il cuore dell'uomo, suscitare le sue emozioni e stimolarlo alla conversione. È tutta la Chiesa che è missionaria, e la missione ad gentes parte dalla profondità della fede dei fedeli. La capacità di sperimentare la gioia dello Spirito, la sete di senso e di significati che ognuno cerca, devono convincerci oltre la struttura o l’organizzazione.

Sfide e Trasformazioni nel Contesto Contemporaneo
Il Mutato Contesto Sociale e Religioso
La vita di una comunità cristiana non è più solo andare a messa la domenica, un precetto cultuale mantenutosi forte in tempi di “cristianità” (caratterizzata da elementi come campanile, casa, campi di una società piuttosto statica). La Chiesa riempiva gli spazi vuoti della vita del paese, dalla nascita alla morte, con una forte appartenenza e identità. Oggi, il tessuto sociale e religioso si è sfaldato. Le giovani generazioni, a partire dagli anni '60, hanno cominciato a risentire delle prime trasformazioni, e la società ha seguito il suo corso di secolarizzazione, cioè separazione dal sacro/religioso. Questo non è una crisi di fede, ma i riti del passato sono rimasti vuoti ed esteriori, non dando risposte al senso della vita né alla ricerca di Dio.
La Crisi della Partecipazione e l'Inadeguatezza degli Schemi
Le preoccupazioni per tanti genitori che sentono che i loro figli abbandonano la Chiesa sono reali: le percentuali indicano che solo il 5% o 6% frequenta la messa la domenica. La forma storica che il cristianesimo ha assunto come «cristianità» è terminata, e oggi si pone la domanda se il cristianesimo sia ancora attuale. Gli schemi religiosi si ripetono come abitudini incomprensibili da adottare o applicare, come la messa domenicale, che non dicono più nulla. Sul piano delle relazioni, anche nella Chiesa si sono assunti comportamenti mondani senza accorgerci che hanno separato il profano e il sacro, soprattutto negli ambienti parrocchiali e clericali. Bisognerà dichiarare insufficienti o fallimentari i percorsi di catechesi che rispecchiano le lezioni di scuola elementare del 1800 e del catechismo di San Pio X.
Una Nuova Prospettiva per la Missione
Dalla Percentuale all'Incontro: La Pedagogia dell'Amore
Dobbiamo cancellare dal linguaggio cristiano la parola “percentuale” per usare quello più evangelico dell'incontro. La missione sacerdotale consiste nel dare speranza alla gente, nell'annunciare che Dio è buono, nell'alleviare le pene di chi è afflitto, nel richiamare il pensiero del cielo a chi è rattristato dalle tribolazioni della terra. Ciò richiede confronto e dialogo, attitudini necessarie per non fare strappi irreparabili e allo stesso tempo nutrire un forte coraggio, abbandonando la via della nostalgia. Non possiamo limitare l’annuncio del vangelo alla liturgia e alla catechesi, ma dobbiamo sviluppare una pedagogia dell’incontro e del “colloquio spirituale” nel grigiore del quotidiano.
Vedere, Valutare, Agire: Un Metodo per la Comunità
Per avviare la missione della comunità cristiana, che diviene lievito, sale, luce nelle realtà umane, è fondamentale un approccio basato su:
- Vedere (Analisi): Osservare, raccogliere informazioni, esperienze, idee, critiche, difficoltà, testimonianze, sensibilità, desideri, possibilità, capacità e disponibilità su tutti gli aspetti della vita delle nostre comunità.
- Valutare (Sintesi): Formulare realmente le possibilità di uno stile, sperimentare nuove proposte e dare traguardi o mete da raggiungere senza farle diventare riferimenti inamovibili, riconoscendo che le realtà umane sono in continua trasformazione.
- Agire (Scelte): In base ai criteri citati, iniziare la fase di sperimentazione.
La Comunità Radunata attorno alla Parola
Solo una comunità che si raduna intorno alla Parola del Signore può essere l’acqua nuova che fa rifiorire le speranze. Non è la Messa domenicale il solo focus, ma “la comunità radunata, che si raduna”, la quale avrà anche ogni tanto la messa domenicale e non rimane in casa se una domenica resta senza la messa. Una comunità cristiana che accoglie chi viene senza giudicare e che gioisce nell'incontro. Una comunità ecclesiale non si fonda più solo sul territorio parrocchiale con la chiesa e il campanile, la canonica e l’oratorio, ma sull'incontro di persone che si radunano nel nome di Cristo e animate dalla sua Parola. L'invito è a suscitare "ANIMATORI DELLA FEDE" che assumano la responsabilità mettendosi al servizio della Parola e della comunità. Papa Giovanni XXIII pensava alla parrocchia come la fontana del villaggio.
Il Sacerdozio Ministeriale: Servizio e Corresponsabilità
Dal Potere al Servizio: L'Insegnamento di Gesù
Storicamente, il ministero del culto è stato spesso riservato ai sacerdoti per un potere teologicamente consolidato. Tuttavia, Gesù ha sempre parlato di servizio, di lavarsi i piedi. Ha affidato a tutta la Chiesa, rappresentata dai 12 apostoli e sicuramente anche alle donne, un ministero come strumento di servizio e non per dominare sulla comunità, senza spadroneggiare. L'incommensurabile grandezza del dono del ministero ci relega tra i più piccoli degli uomini; nessuno è stato chiamato per un posto importante.
Il Concilio Vaticano II e il Popolo di Dio
Con il passare del tempo e grazie all’avvento del Concilio Ecumenico Vaticano II, la Chiesa è divenuta nuovamente “popolo di Dio”, all'interno del quale si inseriscono i ministeri. Il sacerdozio del prete non ha senso se non c’è la comunità, mentre la comunità può sopravvivere se si alimenta alla Parola di Dio. Tutti i battezzati sono chiamati a unirsi con il Cristo, offrendo i loro corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio (Rom 12,1), realizzando il “sacerdozio comune” dei fedeli. Siamo passati dal modello istituzionale-gerarchico al modello di comunione e sinodalità, una strada ancora da ripensare e approfondire.
Il Ruolo del Presbitero in una Chiesa Missionaria
Se guardando lontano vediamo cambiare la figura del “presbitero”, la comunità deve cominciare a bere dal proprio pozzo, suscitando animatori della fede. La missione dà a tutta l'esistenza del sacerdote il suo tono concreto, specificando il compito che ha nella Chiesa. Il ministero della Parola si adatta a un’ampia varietà di situazioni e contesti, con il sacerdote pronto a fare uso degli approcci più svariati e a incontrare i giovani al punto in cui si trova la loro libertà. Il ministero della santificazione consiste nel mettersi a servizio dei giovani accompagnandoli nell'iniziazione alla vita in Cristo, nella preghiera liturgica e nella celebrazione dei sacramenti, in particolare Riconciliazione ed Eucaristia. Il ministero di animazione della comunità cristiana è totalmente orientato al servizio dell’unità nelle diverse comunità: religiosa, educativa, pastorale, della Famiglia Salesiana e umana e sociale in senso lato.
La Carità Pastorale: Cuore della Missione Sacerdotale
Il Sacerdote come "Specialista della Carità"
«La missione del prete in una Chiesa chiamata a vivere la carità» è fondamentale. Se tutta la Chiesa è carità e amore, il prete è lo specialista della carità, dell’amore. Sull'amore non si può mai fingere, nonostante tutte le maschere che possiamo avere, perché l’altro sente se tu non lo ami. La conversione nostra sta nel perdersi, nell'avere l'altro nel cuore, senza barriere o paure. “Lo Spirito del Signore è su di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, promulgare l’anno di misericordia, a consolare tutti gli afflitti”. Il sacerdote è chiamato a vedere in ogni persona la bellezza e la preziosità che Dio vede, ad alimentare in sé e negli altri la consapevolezza che nessuno è estraneo a Dio e che il “valore infinito di ogni persona umana”.
L'Amore Concreto per i Poveri e gli Ultimi
È l'amore che crea l'intelligenza per cui si riesce a stare con il Signore e nel medesimo tempo a stare con i poveri. San Vincenzo de Paoli dice: «Il brodo e il pane lo possono dare anche i ricchi: tu devi dare l’amore», e ancora: «Per il tuo amore, per il tuo amore soltanto, i poveri ti perdoneranno il pane che tu dai a loro». Questa carità si manifesta nell'accogliere chi viene senza giudicare, gioendo nell'incontro. Se il prete sta con i poveri, lo capiscono anche i ricchi, ma se sta con i ricchi non lo capiscono né i ricchi né i poveri. Stare con quelli di cui non si innamora nessuno, come gli zingari, dà credibilità alla gente, perché la Chiesa si presenta come regno di giustizia, di verità e di amore, come popolo che non lascia indietro nessuno, come famiglia che si accorge di chi non riesce a mangiare.
La Rimozione delle Cause di Sofferenza
Non ci si può limitare a mettere la propria spalla sotto la croce del fratello e dire: «Non sei più solo, guarda, siamo insieme», ma bisogna anche dire a chi fabbrica le croci che la smetta di fabbricarle: la rimozione delle cause è fondamentale. Non si può dare da mangiare all’affamato e nel medesimo tempo andare allegramente a braccetto con chi ha fame. È necessario chiedere che siano costruite le case e non solo alloggiare il pellegrino. La Chiesa ha bisogno di questo impegno, non di discussioni; il posto del prete è quello di essere colui che precede l’amore. Il Cardinale Journet diceva che quanto più prolifica il diritto tanto più si spegne l’amore.
La Comunità Presbiterale e la Formazione Continua
Superare l'Isolamento del Sacerdote
L'appartenenza a un presbiterio è cruciale, poiché il prete non potrà avere un'esistenza isolata. Gesù non ha mandato i suoi apostoli isolatamente in missione, ma due a due (Mc 6,7). Oggi, molti preti rischiano di essere troppo esposti, disorientati, scoraggiati, o al contrario, troppo autoritari e autoreferenziali. L'esperienza del curato di campagna di Bernanos, che muore in mezzo all’indifferenza, rappresenta un'ecclesiologia agli antipodi di come pensare e vivere oggi il ministero, che richiede esploratori coraggiosi ma non solitari.
Il Valore della Fraternità e del Dialogo
La strada più onesta e significativa in questi anni è stata quella di creare contesti in cui i preti possano parlare e parlarsi, superando un velo di pudore per far emergere sofferenze, amarezze, ma anche intuizioni preziose. La vita fraterna in comunità è essenziale per la maturità umana e spirituale, per crescere nell’amore. La comunità salesiana, ad esempio, non è un’aggregazione artificiale, ma un luogo dove convivono e si sostengono reciprocamente la dimensione sacerdotale e laicale, coltivando entrambe le dimensioni della missione comune.
La Formazione degli Animatori della Fede
La comunità deve cominciare a bere dal proprio pozzo, suscitando “ANIMATORI DELLA FEDE” che animino la comunità, assumendo la responsabilità mettendosi al servizio della Parola e della comunità. La formazione al sacerdozio deve essere un cammino che inizi i futuri preti allo spirito apostolico e missionario, anche verso i gruppi non cristiani del loro ambiente. Ciò implica un ritorno all’ispirazione carismatica e un'attenzione costante al contesto socioculturale e ai rapidi cambiamenti in atto, realtà in cui vivono i giovani.
L'Esperienza dei Sacerdoti "Fidei Donum" e il Carisma Salesiano
Il Contributo Missionario dei Sacerdoti Diocesani
L'esperienza dei preti fidei donum (dono della fede) è un beneficio innegabile alla missione della Chiesa, manifestando la logica del dono e della gratuità. Come testimoniato dall'arcivescovo Montini nel 1963, il loro lavoro apostolico in contesti di missione si è rivelato fecondo. Questi sacerdoti, un tempo provenienti principalmente da congregazioni religiose, oggi arrivano nelle giovani Chiese come collaboratori in comunità che realizzano la loro esperienza di vivere il Vangelo con i doni delle culture locali. Il loro ritorno nelle Chiese d'origine arricchisce la pastorale con un'interiorizzazione più viva della testimonianza e uno stile di lavoro che valorizza la collaborazione.
La Missione Salesiana: Dono di Dio e Progetto di Vita
La vocazione consacrata salesiana, dono di Dio e progetto personale di vita, implica una forte esperienza spirituale, assumendo il modo d’essere e agire di Gesù obbediente, povero e casto, e diventando ricercatori di Dio. Essere "salesiano" è il primo indicatore dell'identità, e il ministero del confratello sacerdote è sempre mediato dal suo carisma. La Congregazione Salesiana è nata per iniziativa di Dio, non da un solo progetto umano, per l'esperienza di Don Bosco con i giovani emarginati di Valdocco.
Paternità Spirituale e Sistema Preventivo
Il sacerdote salesiano è chiamato a esercitare la paternità spirituale con quella finezza di maturità umana e spirituale che lo aiuta a essere davvero paterno senza cadere nel paternalismo. La paternità di Don Bosco, fatta di preoccupazione per il bene spirituale, bontà nei rapporti e saggezza nell’orientamento, è il segno distintivo del suo spirito e del suo carisma. L'amorevolezza è al cuore del Sistema Preventivo, il modo unico di Don Bosco di relazionarsi con i giovani, che si basa sulla fiducia e la confidenza tra educatore e giovani, e tra i confratelli all’interno della comunità salesiana. Il sacramento della Riconciliazione occupa un posto speciale nella vita di un sacerdote salesiano, come è stato nella vita di Don Bosco, quale mezzo di iniziazione alla vita nello Spirito, raggiungendo i giovani uno ad uno, trovando quel “punto accessibile al bene” da cui poteva fiorire una nuova vita.
Verso una Chiesa di "Esploratori Coraggiosi"
La Fine della "Cristianità" e la Vocazione alla "Diaspora"
Il cristianesimo ha terminato la forma storica che aveva assunto come «cristianità», e la crisi del prete è anche una crisi teologica, che richiede passi avanti per adeguarsi ai contesti sociali e culturali in continuo divenire. C'è una vocazione perdurante alla diaspora, intesa come vocazione a vivere nel mondo senza essere del mondo. Se l’essere dis-locati è una sfida per la vita cristiana del presente e ancor più del futuro, l’essere fuori luogo è una sfida già attuale nella vita e nel ministero dei presbiteri. Il Papa invita i sacerdoti a tornare a Nazaret: “Forse dobbiamo uscire dai luoghi importanti e solenni; dobbiamo tornare ai luoghi in cui siamo stati chiamati, dove era evidente che l’iniziativa e il potere erano di Dio”. Il segreto è di “tornare a Nazaret” per rinnovarci come pastori che sono allo stesso tempo discepoli e missionari.
L'Annuncio della Risurrezione e la Sete di Senso
L'umanità aspetta l'annuncio della Risurrezione, la sete di senso e di significati che ognuno cerca. L'uomo ha bisogno di eternità ed ogni altra speranza per lui è troppo breve, troppo limitata. L’uomo è spiegabile, trova il suo senso più profondo, solamente se c’è Dio. Siamo invitati a rinnovare con coraggio e forza la nostra fede nella vita eterna, a vivere con questa grande speranza e testimoniarla al mondo: dietro il presente non c’è il nulla.
La Missione come "Fare Causa Comune"
Vivere la missione oggi significa credere ad essa come realtà essenziale dell'essere Chiesa. Un'espressione frequente di San Daniele Comboni è che la missione è «fare causa comune». È Dio stesso che nell'Incarnazione ha fatto causa comune con l’umanità; e non c’è missione senza un inserimento concreto e totale in un preciso contesto di vita, senza una personale incarnazione in quella realtà. Questo impegno, vissuto in profonda comunione con Cristo salvatore, rende il sacerdote servo, per e a seguito di Cristo, portatore del Vangelo affinché gli uomini abbiano vita e l'abbiano con abbondanza (Gv 10,10).