L'Abbazia di San Pietro a Perugia: Storia, Arte e Architettura

Il complesso benedettino di San Pietro, fondato nel 966 dall'Abate Pietro Vincioli di Monte Lagello, sorge in un'area sacra etrusco-romana, dove già nel VI secolo era presente l'antica Cattedrale. Situata nel quartiere di Borgo XX Giugno, fuori Porta San Pietro, l'Abbazia venne inglobata nel XV secolo nell'ampliamento delle mura civiche di Perugia.

Veduta aerea del complesso dell'Abbazia di San Pietro a Perugia

Le Origini e l'Autonomia del Monastero

La nascita dell'Abbazia di San Pietro è fatta risalire all'anno 966, quando Pietro Vincioli, dopo aver ottenuto nel 965 dal vescovo di Perugia, Onesto, l'uso della vecchia Cattedrale di Monte Capraio (all'epoca periferia di Perugia e ormai abbandonata), vi stabilì un monastero benedettino. Successivamente, il vescovo Onesto donò la Cattedrale e i suoi beni alla Santa Sede. Papa Giovanni XIII cedette poi tutto alla nuova comunità, di cui Pietro Vincioli fu nominato abate.

Fin dall'origine, il Monastero di San Pietro godette di una notevole autonomia rispetto alle gerarchie religiose locali, dipendendo direttamente dalla Chiesa di Roma. Questa peculiarità fu causa di frequenti lotte con i vescovi di Perugia che tentavano di imporsi al Monastero. La comunità benedettina acquisì presto grande importanza, tanto che nel 1037 papa Benedetto IX indisse un concilio per dirimere una controversia tra il vescovo Andrea e il Monastero, relativa alla giurisdizione sulla Chiesa di San Costanzo. In tale occasione, il vescovo fu costretto a rinunciare a ogni diritto sulla chiesa.

La bolla di Gregorio VI del 1045 confermò la soggezione del Monastero di San Pietro soltanto alla Chiesa di Roma, ai monaci fu riconosciuto il diritto di nomina dell'abate e fu vietato a chiunque celebrare la messa nelle chiese appartenenti al Monastero. Presto i beni dell'Abbazia si estesero ben oltre il territorio della diocesi di Perugia, e molte chiese furono unite al Monastero, impedendo agli abati qualsiasi rivendicazione di diritti da parte dei vescovi locali.

Periodi di Conflitto e Trasformazione

Nel 1331, sotto il governo dell'abate Ugolino Vibi, il Monastero fu coinvolto nelle lotte fra le fazioni cittadine. Essendo di nobile famiglia, Ugolino favorì l'ingresso di giovani di nobili casati (Baglioni, Michelotti, Vibiani e Vincioli), cercando di mantenere buoni rapporti con il Comune di Perugia, nonostante un monaco, Uccio Baglioni, avesse commesso un omicidio. Nonostante le difficoltà, l'abate Ugolino riuscì a risistemare le finanze e a imporre una più rigorosa disciplina alla comunità, che si era piuttosto rilassata.

Dopo un periodo senza un vero governo, nel 1381 fu nominato abate Francesco Guidalotti, esponente di una delle più importanti famiglie perugine e sostenitore del partito popolare ("Raspanti"). In seguito all'esecuzione di Paoluccio Guidalotti, molti del partito popolare furono esiliati. L'abate Francesco, con l'aiuto di Michelozzo Michelotti, operò per il loro rientro e la ripresa del governo di Perugia, ma fu bandito e si rifugiò nella Rocca di Casalina. L'evento portò alla devastazione del territorio circostante. L'intervento di papa Bonifacio IX pacificò i partiti.

Al rientro di Biordo Michelotti, principale esponente del partito popolare, le parti si invertirono. L'abate Guidalotti, che un tempo era alleato di Michelotti, iniziò a vederlo come rivale e predispose il suo omicidio. Dopo il fatto, l'abate fu costretto a rifugiarsi presso il papa, ma non poté più essere abate del Monastero di San Pietro, che aveva subito saccheggi.

Video della Basilica di San Pietro a Perugia

L'Unione con la Congregazione Cassinese e le Soppressioni

Nel 1436, papa Eugenio IV unì il Monastero di San Pietro alla Congregazione di Santa Giustina di Padova, comportando la perdita della sua autonomia: la nomina dell'abate spettò da quel momento al Capitolo generale della Congregazione. Nel 1564, con l'ingresso dell'Abbazia di Montecassino, la Congregazione benedettina assunse il nome di Cassinese, che tuttora conserva. Iniziò così un periodo di splendore per il Monastero, con ampliamenti, abbellimenti e bonifiche dei terreni.

Le vicissitudini storiche portarono a diverse soppressioni del Monastero. Nel 1799, dopo l'annessione dell'Umbria alla Repubblica Romana (francese), l'Abbazia fu soppressa e la comunità benedettina dovette abbandonare i locali, salvo poi ritornarvi alla fine di agosto dello stesso anno. Nel 1810, a seguito di un decreto napoleonico che sopprimeva le case religiose, i monaci dovettero nuovamente lasciare il Monastero. Nel 1814, al termine dell'avventura napoleonica, i Benedettini fecero ritorno a San Pietro.

Nel febbraio 1849, il governo rivoluzionario della nuova Repubblica Romana si impossessò del Monastero, ma l'amministrazione dei beni rimase ai monaci, pur con una gravosa tassa. In quel periodo, l'Abbazia fu spesso occupata dalle truppe delle parti in lotta. La breve esperienza della Repubblica Romana terminò e il Monastero riprese le sue attività.

Nel 1859, durante i preparativi per l'unificazione italiana, le truppe pontificie arrivarono a Perugia. Il 20 giugno, entrate da Porta San Pietro, presero d'assalto e devastarono il Monastero, convinte che vi fossero rifugiati dei rivoltosi. Effettivamente, alcuni patrioti, tra cui Mariano Guardabassi, Mariano Sabbatini e Matteo Fagioli, si nascosero nell'organo di sinistra della Chiesa, vestiti da monaci, e furono nutriti e fatti scappare dai monaci, guidati dall'abate Placido Acquacotta. A lui, Mariano Guardabassi scrisse una lettera di profondo ringraziamento il 10 luglio 1859.

L'ultima e definitiva soppressione del Monastero avvenne per opera dello Stato italiano unificato. Con decreto dell'11 dicembre 1860, il Regio Commissario generale straordinario per le province dell'Umbria stabilì la soppressione di tutte le case e congregazioni religiose. I Benedettini, per i meriti acquisiti nel prestare aiuto ai patrioti, ottennero l'usufrutto dei loro beni fino a quando il loro numero non si fosse ridotto a meno di tre. Questa condizione si realizzò nel 1890 con la morte dell'abate Manari, e i beni furono incamerati dallo Stato. Per gestire tale patrimonio, nel 1892 fu istituita la "Fondazione per l'istruzione agraria in Perugia", con il compito di mantenere un Istituto per l'istruzione agraria.

Architettura e Opere d'Arte

Il complesso di San Pietro si presenta come un'ampia struttura che porta i segni di modifiche e aggiunte apportate attraverso i secoli. L'ingresso della Basilica è situato nel primo dei tre chiostri.

La Chiesa e i Suoi Tesori

La facciata della chiesa conserva affreschi del Trecento, tra cui una rara Trinità trifronte. L'interno è diviso in tre navate da colonne di reimpiego, come la quasi totalità dei capitelli e delle basi. Sulla seconda colonna di sinistra è raffigurato San Pietro Vincioli in un affresco che ricorda un miracolo da lui operato: durante dei lavori, Vincioli evitò che alcuni operai fossero uccisi dalla colonna che stava cadendo, la quale è tutt'ora fuori centro.

Interno della Basilica di San Pietro a Perugia con soffitto ligneo

L'aspetto generale della basilica risente dei lavori di aggiornamento tardo-cinquecenteschi voluti dall'abate dell'epoca, che contribuirono a rendere omogeneo l'insieme decorativo. L'interno rivela colonne con antichi capitelli ionici, un soffitto ligneo a cassettoni dorati, blu e rossi e dipinti e sculture databili dal XV al XIX secolo. Il coro e le navate laterali contengono affreschi tardo-manieristici. Le pareti della navata centrale sono coperte da enormi teleri con Storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, mentre quella al di sopra del portale d'ingresso raffigura l'Apoteosi dell'ordine benedettino.

Il coro ligneo, uno dei più belli d'Italia, venne iniziato nel 1525 e terminato circa dieci anni più tardi dalla bottega bergamasca degli Zambelli. Originariamente davanti all'altare maggiore, fu spostato nell'abside durante le ristrutturazioni cinquecentesche. L'abside originale, a pianta semicircolare, fu demolita nel XIV secolo per fare posto a un grande vano con volte e costoloni gotici, dove furono collocati i due organi e l'altare maggiore.

La sacrestia custodisce cinque elementi di predella della grande pala d'altare dell'Ascensione di Cristo del Perugino, artista che, insieme ad Antonio Vassilacchi (l'Aliense) e Giovan Battista Salvi (il Sassoferrato), ha contribuito ad arricchire la collezione artistica della Basilica.

Da sotto l'abside, un passaggio conduce alla cripta altomedievale: essa ha una pianta circolare e ospita un interessante deambulatorio e pareti intonacate e dipinte con motivi geometrici e figurativi.

Il Campanile e i Chiostri

L'elegante campanile dell'abbazia di San Pietro, realizzato dai fiorentini Puccio di Polo e Giovanni di Betto su disegno di Bernardo Rossellino, è uno dei simboli di Perugia. Edificato nel Duecento su una base romana (il preesistente mausoleo romano) e completato, fra alterne vicende, nel 1463, il suo assetto attuale si deve alla ricostruzione del XV secolo. La sua forma geometrica, con la sottile guglia svettante, è visibile già dal percorso che porta da Sant'Ercolano verso Roma (Borgo Bello), subito dopo aver superato una porta monumentale attribuita ad Agostino di Duccio.

Campanile dell'Abbazia di San Pietro a Perugia

Il complesso è caratterizzato da tre chiostri principali. Per accedere alla Basilica di San Pietro bisogna varcare il portone e accedere al primo chiostro, costruito nel 1614 su progetto di Valentino Martelli. Dallo stesso chiostro si accede anche alla Galleria dei Tesori della Fondazione Agraria, un piccolo museo che ospita preziose opere provenienti dall'abbazia stessa, dalla chiesa di Santa Maria della Rocca di Casalina o dalla rocca di Sant’Apollinare. Sul portale della Basilica, nella lunetta, è presente un dipinto attribuito a Giannicola di Paolo; ai lati sono visibili elementi della facciata e affreschi medievali, mentre alla base del campanile si trovano resti di un edificio di età romana.

Usciti dalla Basilica, si può percorrere il corridoio che conduce al secondo chiostro, al centro del quale si trova un pozzo cinquecentesco. Questo chiostro era in origine caratterizzato da tre ordini sovrapposti, il secondo dei quali fu murato nel Settecento. Lungo un lato, sono visibili una porta e due bifore appartenenti all'assetto quattrocentesco della Sala del Capitolo.

tags: #abbazia #san #pietro #perugia #tre #teste