Il sistema scolastico nello Stato Pontificio, come emerge da studi approfonditi, presentava una struttura complessa e una forte interconnessione tra istituzioni religiose e civili. L'istruzione era considerata un pilastro fondamentale della società, con un'attenzione particolare alla diffusione della dottrina cristiana.

L'Istruzione nell'Alto Medioevo: La Nascita delle Scuole Ecclesiastiche
Nel periodo alto medievale, le istituzioni scolastiche modellate su quelle del tardo impero videro un declino, mentre si svilupparono le scuole di tipo ecclesiastico e di ispirazione cristiana. Se all’inizio queste ultime non erano strutturate in modo organico, col tempo esse acquisirono un aspetto più organizzato, dando vita a scuole gestite da conventi, vescovi o singole parrocchie, spesso con il benestare di concili come quello di Toledo del 527 o di Vaison del 529.
Più tardi, con Carlo Magno, fu varata una scuola laica, ma tale riforma prese come esempio le scuole religiose. In teoria, le scuole ecclesiastiche erano aperte a tutti, inclusi i laici, sebbene in realtà fornissero istruzione principalmente ai chierici o a coloro che intendevano diventarlo.
Nei grandi centri urbani, iniziarono ad apparire i maestri liberi
, ovvero laici o religiosi formati all’interno di scuole religiose o di università, che dietro pagamento tenevano in casa propria dei corsi di grammatica. Questa iniziativa ebbe un notevole successo, spiegabile con il desiderio di istruzione da parte del ceto mercantile, che individuava nel saper leggere e scrivere una necessità fondamentale per svolgere con profitto il proprio mestiere. Successivamente, i figli dei borghesi iniziarono a frequentare anche le scuole dei monaci con l’obiettivo di imparare il latino.
L'Evoluzione nel Periodo dei Comuni: L'Ascesa delle Scuole Laiche
Con i mutamenti socio-economici del periodo dei Comuni, l'istruzione conobbe un'ulteriore evoluzione, portando alla creazione di scuole comunali laiche e università. Dal XII secolo in poi, nei Comuni furono aperte apposite scuole laiche che rispondevano alle esigenze giuridiche, amministrative e pratiche delle classi sociali in continua espansione, necessitando di allievi destinati all'attività commerciale con apposite scuole più finalizzate.
Il Quadro dell'Istruzione Primaria a Roma (XVI-XIX Secolo)
Accesso e Finanziamento: Un Modello Inclusivo
La ricerca di don Giovanni Pelliccia sulla scuola primaria a Roma dal XVI al XIX secolo rivela un quadro sorprendentemente avanzato. Prima del 1848, Roma primeggiava per l’istruzione tra tutte le città del mondo
. L'istruzione era un diritto garantito al maggior numero possibile di cittadini: tutti, anche i poveri e poverissimi, potevano studiare gratuitamente fino alle scuole superiori grazie a un sistema complesso di pubbliche scuole comunali, parrocchiali, collegi e seminari.
I Padri Calasanziani a Roma sostenevano che far pagare l’istruzione ai poveri fosse peccato di simonia, dedicandosi per sempre e soltanto all’istruzione e all’educazione dei più umili attraverso un quarto voto. Già nel 1432, Papa Eugenio IV aveva istituito la Gabella dello Studio
, una tassa sulla vendita al minuto del vino forestiero importato a Roma
, destinata a finanziare l’intero sistema scolastico e lo stesso Studium Urbis. Scuole popolari gratuite erano istituite anche presso ospizi e orfanotrofi, come l’Ospizio Tatagiovanni
, l’Ospizio del Letterato
e l’Ospizio Apostolico di S. Michele.
Tutta la popolazione, anche nel resto dello Stato Pontificio, entrava in qualche modo in contatto con l’alfabeto e imparava a leggere, scrivere e far di conto, inclusi i campagnoli, prima che si recassero ai lavori nella Campagna Romana
. Tuttavia, chi non aveva occasioni serie di continuare a leggere e scrivere tendeva, col tempo, a dimenticare quasi tutto.

Carattere e Metodologie Didattiche
Alle soglie del XVI secolo, l’istruzione era, prima di tutto, catechistica: l’alfabetiere per gli alunni si chiamava Santa Cruci
, perché si apriva con un disegno della Croce. La formazione di un maestro richiedeva un percorso di nove anni di studio in grammatica, letteratura, filosofia, matematica, seguiti da tre anni di teologia e tecniche di insegnamento nella scuola ordinaria. Ad aiutare i maestri c’erano i sotto-maestri, i monitori (alunni bravi) e i pedanti, una sorta di istitutori minori per l’accompagnamento degli alunni nelle passeggiate, nel percorso casa-scuola e per fare i compiti
.
Il metodo della lettura e della scrittura abecedaria era quello tradizionale: ripetere i nomi delle lettere, sillabare, eseguire la copiatura, la bella calligrafia e fare dettati. Per il conteggio si usava l’abaco; si studiava l’aritmetica mercantile, le tabelline
, e si eseguivano problemi aritmetici. Le interrogazioni erano improvvise e il calcolo mentale, anche per approssimazione, era ritenuto di importanza fondamentale.
Le classi erano organizzate in gruppi specifici: i leggenti
, gli scriventi
, gli abachisti
e i latinisti
. Secondo l'uso parigino, le classi venivano denominate in ordine discendente, dalla 9ª alla 1ª: la 9ª classe era per i più piccoli, dove si insegnava la santa croce o alfabeto
(utilizzando cartelloni con croci e lettere) e la sillabazione. L'8ª era detta del Salterio, insegnando a leggere testi latini. La 7ª e la 6ª classe erano dedicate alla lettura di libri volgari e spirituali. La 5ª classe era per la scrittura e l'abaco, suddivisa in principianti della scrittura, futuri artigiani e studenti delle prime nozioni di grammatica latina (latinetto
). Le classi dalla 4ª alla 1ª scandivano i vari gradi della grammatica latina. Chi leggeva meglio era nominato Imperatore
.
I libri consistevano in un cartellone o alfabetiere murale, cartelloni più piccoli (Santa Cruci
), alcuni libri di letture, l’abachino
, il libretto della dottrina cristiana, il Salterio, raccolte di sentenze di buoni costumi e buone creanze, e il Donato.
Ambienti Scolastici e Regole di Condotta
Le aule scolastiche erano spesso semplici e spoglie, denominate auditorium
, dove gli scolari sedevano sulla paglia, sebbene dal XV secolo si cominciassero a vedere le panche. Si raccomandava che la scuola non habba la porta in strada
. Gli scolari erano ammassati, talvolta fino a 50, 100 e più. Era obbligatorio un altarino con un’immagine sacra, e alla porta doveva essere affissa una tabella a cura e spese del maestro.
Le scuole parrocchiali di dottrina cristiana erano diffuse ovunque, con i compari e comari di catechismo
a supporto. Il testo base era il Bellarmino
, un volumetto di domande e risposte e di preghiere fondamentali. Per radunare gli alunni per le strade e condurli al catechismo erano incaricati i pescatori
, muniti di croce e campanello.
Ai ragazzi che tornavano a casa dopo la lezione, dopo un primo tratto percorso con il controllo del pedante, venivano impartite precise raccomandazioni: Vadano modesti e senza fermarsi qua e là, senza far chiasso né danno, e se qualcuno li offende, non si vendichino, ma dirgli con calma: Dio ti dia la grazia di pentirti di qualunque cosa tu hai fatto di male. Non imprecare, non giurare, non mentire, non dire parolacce.
I maschi venivano separati dalle bambine dopo i sette anni, frequentando parrocchie diverse, locali diversi o spazi sufficientemente distanziati.
La disciplina era severa: chi non era diligente veniva minacciato con il castigo del S. Michele, ossia la reclusione nella Casa di Correzione eretta da Clemente XI nell’Ospizio apostolico
. Molto spesso al catechismo si associava l’insegnamento primario e il latinetto
, seguendo l’Ars minor di Elio Donato. Un metodo consueto erano le dispute
tra allievi, con una disputa solenne
annuale tra i rappresentanti di tutte le scuole e l’elezione dell’Imperatore di tutte le dottrine
. Dopo le lezioni pomeridiane, gli alunni dovevano per mezz’ora puliscano l’aula, il giardino, il resto della casa
. Le punizioni erano frequenti e avvenivano per mezzo della ferula
(sferza), usata per percuotere la palma delle mani degli alunni. La ferula, che i re goti donavano al maestro come riconoscimento della sua cultura, era anche segno di autorità e potere, sebbene si raccomandasse di non esagerare con i colpi.
Per le alunne, l’ideale era lo studio presso un Monastero, ma spesso si dovevano pagare gli alimenti o si era ammesse solo per l’amor di Dio
.
La Situazione nelle Legazioni e Aree Locali
Le indagini del governo papale (attraverso la Congregazione degli Studi) del 1826, 1834, 1850-52 e 1858-59, hanno permesso di studiare le scuole e le istituzioni educative nelle Legazioni (Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì), che negli ultimi decenni del dominio papale coprivano il 31% della popolazione dello Stato. Questa considerevole documentazione, ancora in gran parte inedita, rivela una crescita diffusa dell’istruzione nelle Legazioni (11 diocesi analizzate) con una distribuzione più omogenea delle scuole sul territorio, pur con differenze interne: Imola e Ferrara, ad esempio, presentavano la maggioranza delle scuole maschili, a differenza di Bertinoro e Comacchio dove esse erano carenti. Le scuole femminili, pur in crescita, erano ovunque meno numerose di quelle maschili.
Tra le acquisizioni emerse dalla ricerca si notano la qualità e la tipologia degli studi, la laicizzazione del corpo insegnante e il ruolo cospicuo svolto dai privati nel finanziamento delle scuole primarie e secondarie, spesso supportate da povere finanze municipali.
Il libro di don Giovanni Pelliccia riporta molte curiosità riguardanti situazioni scolastiche in diversi comuni dello Stato Pontificio. Ad esempio, un canonico sacrista di Trevi nel Lazio o la situazione ad Arsoli. A Percile, con 790 abitanti, l’onorario del maestro era pagato localmente con una coppa di grano per famiglia, corrispondente alla dodicesima parte del rubbio, oltre ai 9 scudi del Comune. Negli altri centri della Valle dell’Aniene, la situazione era abbastanza negativa, specialmente per quanto riguarda le aule scolastiche, che non migliorarono immediatamente anche dopo l’arrivo delle prime maestre di Vittorio Emanuele
dopo il 1870.
Normative e Controllo Statale
Esistevano leggi e regolamenti per le scuole su tutto il territorio dello Stato, così come proposte per il loro miglioramento. Alcune disposizioni riguardavano i gradi inferiori di istruzione, con le più alte cariche dello stato che esprimevano le aspirazioni della politica restauratrice del governo. Tale controllo si estendeva anche ai libri di testo. L'approvazione finale per la copertura di una scuola vacante spettava al vescovo.
La censura sulle pubblicazioni e gli spettacoli, esistente in tutti gli Stati preunitari, era particolarmente attenta a non tollerare in alcun modo qualunque messa in discussione della fede e dell'organizzazione cattolica. La somma dei privilegi accordati alle istituzioni ecclesiastiche, al clero e alla religione cattolica era chiaramente incompatibile con i principi liberali che animavano il movimento risorgimentale. La Chiesa ricorreva alla condanna ideologico-religiosa, fino alla scomunica, in difesa del suo Stato e della sua dottrina.
Figure Chiave e Studi Sull'Istruzione Pontificia
L'interesse per la cultura estesa a tutto il popolo, e non solo ai privilegiati, si può intravedere negli studi di don Giovanni Pelliccia. Il suo percorso di storico iniziò con la tesi di laurea La formazione del clero romano nel ‘500
, divenuta un classico. A questa si associarono studi sull’istruzione-educazione delle donne (Educazione femminile a Roma nei secoli XVI-XVII
) e la monumentale Storia della scuola primaria a Roma dal secolo XVI al XIX (1513-1829)
. Quest'ultima opera doveva essere seguita da una Rassegna comparata dei maestri e delle maestre operanti in Roma da Leone X a Leone XII, 1513-1529
, rimasta inedita. Dal 1940, don Pelliccia avviò il primo Ufficio Edizioni Paoline, la Casa degli Scrittori e il Bollettino bibliografico internazionale.