Maria di Nazareth, la Madre di Gesù, è una figura di capitale importanza non solo nei Vangeli ma anche nello sviluppo storico-dottrinale di tutte le confessioni cristiane. Il Nuovo Testamento, le lettere paoline e gli apocrifi rappresentano le fonti primarie per comprenderne la rilevanza. È fondamentale analizzare questi testi considerando il destinatario originale e la comunità protocristiana a cui erano rivolti, poiché ciò ha influenzato la stesura, l'interpretazione e la trasmissione dei racconti.
In questa sede, senza entrare in considerazioni di carattere religioso o fideistico, si ripercorreranno gli aspetti più tecnici relativi alla ricezione della figura di Maria, ponendo attenzione sia ai passi evangelici che alle opere dei Padri della Chiesa.

Le Radici di Maria e del Messia
Le radici di Gesù e del suo popolo si inscrivono nelle toledoth, ovvero nella Genealogia. La genealogia matteana, ad esempio, evidenzia come "Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo" (Mt 1,16).
Molti secoli erano trascorsi da quando Dio, nel Paradiso, aveva promesso ai nostri progenitori l'arrivo del Messia. Centinaia di anni durante i quali la speranza del popolo di Israele si concentrava su una vergine della stirpe di Davide, che avrebbe concepito e partorito un figlio, chiamato Emmanuele, che significa "Dio con noi" (Is 7,14).
Al ritorno dall’esilio di Babilonia, l’aspettativa messianica si era fatta più intensa in Israele. Uomini e donne, come l’anziano Simeone e la vedova Anna, attendevano con ansia l’arrivo del Desiderato dalle nazioni e godettero dell’immenso privilegio di vedere e prendere fra le braccia Gesù bambino (Lc 2,25-38). Anche nel mondo pagano, con la Pax Romana, non mancavano i segnali che il Principe della pace stava per venire sulla terra.
Dio scelse con cura colei che sarebbe stata sua Figlia, Sposa e Madre: la Vergine Santa, concepita senza peccato originale. Di stirpe illustre, discendente di Davide, come indicato dal profeta (Is 11,1) e confermato da San Paolo (Rm 1,3), la sua nascita segnò l'aurora della salvezza nel mondo, sebbene avvenne in un profondo silenzio, forse in autunno, quando i campi riposano. Nessuno dei suoi contemporanei si rese conto della grandezza dell'evento, solo gli angeli del cielo fecero festa.
Uno scritto apocrifo del II secolo, il Protovangelo di San Giacomo, ci ha trasmesso i nomi dei suoi genitori, Gioacchino e Anna, che la Chiesa ha iscritto nel calendario liturgico. Diverse tradizioni collocano la nascita di Maria in Galilea o, con maggiore probabilità, a Gerusalemme, dove sono state trovate le rovine di una basilica bizantina del V secolo, edificata sulla cosiddetta "casa di Sant’Anna". La liturgia, non a caso, mette sulle labbra di Maria la frase dell'Antico Testamento: "mi sono stabilita in Sion. Nella città amata mi ha fatto abitare; in Gerusalemme è il mio potere" (Sir 24,15).
Sino alla nascita di Maria, la terra era rimasta avvolta nelle tenebre del peccato. Con la sua nascita è sorta nel mondo l’aurora della salvezza, come presagio dell’avvicinarsi del giorno, come riconosciuto dalla Chiesa nella festa della Natività della Beata Vergine Maria: "Con la tua nascita, Vergine Madre di Dio, hai annunciato la gioia a tutti: da te è nato il Sole di giustizia, Cristo nostro Dio" (Ufficio delle Lodi).
Il vero compleanno di Maria, per alcune tradizioni, non è l’8 settembre ma il 5 agosto, giorno in cui su un colle romano cadde una neve misteriosa che andò a disegnare il perimetro di una delle più belle basiliche romane: Santa Maria Maggiore.
L'Annuncio e il Concepimento Verginale
Il concepimento verginale di Gesù è un tassello fondamentale del mosaico mariano.
Il Racconto Evangelico di Luca
Nel Vangelo di Luca, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio a Nazaret, in Galilea, a una vergine fidanzata a un uomo di nome Giuseppe, della casa di Davide; il nome della vergine era Maria. L’angelo le disse: «Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è con te». Maria fu turbata e si domandava il significato di tale saluto. L’angelo la rassicurò: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine».
Maria, obiettando di non conoscere uomo, ricevette la spiegazione dall'angelo: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio. Ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese, per lei, che era chiamata sterile; poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace». Maria rispose con fede: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l’angelo la lasciò.
Il Racconto Evangelico di Matteo
Secondo Matteo, la nascita di Gesù avvenne così: sua madre Maria, promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, uomo giusto e non volendo ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre rifletteva su questo, un angelo del Signore gli apparve in sogno dicendogli: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù; perché egli salverà il suo popolo dai loro peccati». Questo avvenne affinché si adempisse quanto detto dal Signore per mezzo del profeta: "Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, che significa Dio con noi" (Is 7,14).
Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.
Mito, teologumeno o fatto storico? La verginità di Maria fatta a pezzi
Il Valore Teologico e Profetico
Gli studiosi concordano sul fatto che i due vangeli dell’infanzia (Matteo e Luca) abbiano un valore più teologico che storico, raccontando fatti antecedenti al 4 a.C. e redatti circa 70-80 anni dopo, in assenza di testimoni oculari. Il dato della nascita eccezionale di Gesù, dunque, va compreso all’interno di un disegno divino per mostrare la sua unicità fin dall'inizio.
Maria è presentata come vergine, nonostante fosse già legata a un uomo da una promessa matrimoniale. Il fatto che questo dato sia presente in entrambe le tradizioni evangeliche (lucana e matteana), pur diverse per altri aspetti, è segno che l’eccezionalità del concepimento era un punto fondamentale.
Il Vangelo di Matteo inserisce l’annuncio in uno schema profetico richiamando Isaia 7,14, dove l'originale ebraico usa il termine ‘almah, che significa "giovane donna", non "vergine" (betûlah). Tuttavia, la traduzione greca dei Settanta usò parthenos ("vergine"), che fu poi ripresa dai Vangeli.
Nel Vangelo di Luca, l’obiezione di Maria di non aver conosciuto uomo si inserisce nella classica tradizione delle vocazioni bibliche, volta a indicare un impedimento al compito richiesto. Luca rafforza questa tesi appoggiandosi al concepimento altrettanto singolare di Elisabetta, anziana e ritenuta sterile, richiamando così la matriarca Sara, madre di Isacco.
Maria nei Vangeli Canonici e Apocrifi
Il Ruolo di Maria nel Nuovo Testamento
In Paolo (Gal 4,4), il ruolo di Maria è strettamente legato alla sfera umana, con la nascita di Cristo da una donna che implica una vicinanza all'umanità.
Il Vangelo di Luca dedica ben due capitoli a Maria, la cui attività è divisa essenzialmente in cinque momenti: l'annuncio dell’angelo, la visita ad Elisabetta, la nascita di Gesù, la presentazione al Tempio e l'infanzia. Maria è ritratta come una credente perfetta, che si affida a Dio senza dubitare, sebbene timorosa (Lc 1,38). Questo affidamento la trasforma in una profetessa messianica, come espresso nella preghiera conosciuta come Magnificat (Lc 1,51-55).
In Luca, Maria è anche una donna osservante dei precetti ebraici, adempiendo agli obblighi della legge mosaica, come la circoncisione di Gesù (Lc 2,21) e la presentazione al Tempio (Lc 2,22). La profezia di Simeone a Maria ("una spada che le trafiggerà l’anima", Lc 2,35) prefigura la sofferenza del figlio nella Passione o la sofferenza psicologica di Maria nel non comprendere appieno le vicende del figlio adolescente (Lc 2,51).
Nel Vangelo di Giovanni, Maria è fiduciosa nel figlio (Gv 2,5) ma anche biasimata da Gesù durante le nozze di Cana (Gv 2,4), dove l'uso del termine "donna" (γύνἡ) da parte di Gesù potrebbe indicare una certa distanza tra madre e figlio. Maria ricompare ai piedi della croce (Gv 19,23-27), una scena interpretata mariologicamente come una delle prime tracce evangeliche del ruolo salvifico di Maria. Nell’Apocalisse (Ap 12,1-5), la figura di Maria si carica di tratti trascendentali, divenendo la donna che salva il Messia e conoscerà la gloria imperitura.
I Racconti Apocrifi e la Verginità Perenne
La verginità di Maria si diffonde molto presto nella fede dei credenti, come dimostrano gli apocrifi di metà II secolo d.C. Il Protovangelo di Giacomo, richiamando Isaia, parla del parto verginale di Maria, inserendo la figura di una levatrice che, pur incredula, dopo aver esaminato la donna, vede prodigi e guarisce da una mano che arde a causa del suo dubbio. Il Vangelo dello pseudo-Matteo presenta una versione simile.
I vangeli canonici sono più sobri, ma le versioni apocrife estesero la verginità di Maria dalla fecondazione al dopo parto, per affermare una condizione di verginità perenne. Gregorio di Nissa scrisse: Egli «non era stato concepito dal piacere carnale, né era uscito alla luce attraverso i dolori». Agostino associò la nascita di Cristo dalla Vergine alla sua risurrezione dal sepolcro, affermando che "come la nascita aveva lasciato intatto il sigillum del corpo materno, così l’uscita dal sepolcro ha lasciato intonsi i sigilli della morte".
Questa accentuata valorizzazione del dato verginale ebbe conseguenze sull’immagine femminile, connotando negativamente la maternità corporea al punto da far scomparire molte rappresentazioni delle Madonne del parto nell'epoca della Controriforma. Il culto della verginità divenne così centrale nella storia ecclesiastica che le donne sante erano quasi inevitabilmente legate a tale tratto distintivo, mentre non si parlava di verginità per la santità maschile. Tuttavia, è importante cogliere il dato simbolico: la verginità di Maria, in un contesto patriarcale in cui significava possesso, diviene l'affermazione che il suo corpo non è disponibile al possesso, al di là di ogni vita sessuale. Nel suo essere "vergine e madre", Maria racchiude un ossimoro che esprime l'irripetibilità del suo essere.

La Verginità di Maria nel Contesto Storico e Culturale
Nascita Eccezionale nella Bibbia
La Bibbia presenta numerosi casi di nascite eccezionali, dove Dio interviene per aprire alla fecondità situazioni che sembrerebbero compromesse dalla natura. Tutte le matriarche (ad eccezione di Lia) sono inizialmente sterili: Sara, madre di Isacco a 90 anni (età iperbolica per indicare impossibilità totale); Rebecca, madre di Esaù e Giacobbe dopo la supplica di Isacco; Rachele, che dopo essere rimasta a lungo senza figli, muore dando alla luce Beniamino. L'anonima madre di Sansone, anch'essa sterile, riceve l'annuncio di un angelo. Anche Anna, madre del profeta Samuele, prega la provvidenza divina per la sua sterilità, che le era stata "chiusa dall'Eterno".
Paralleli nelle Culture Antiche
La tradizione biblica si associa a quella extra-biblica, laddove a non poche figure è stata attribuita una nascita soprannaturale. Nascitite verginali sono state narrate anche per Lao Tzi, Perseo, Romolo e Remo, e Alessandro Magno.
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Lao Tzi: Nascita da una "Grande Màya", senza contaminazione, dopo un sogno in cui un elefante reale penetrava il suo corpo senza dolore. La madre desiderò ritirarsi in una pura foresta, partorendo in un boschetto meraviglioso.
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Romolo e Remo: Nati da Rea Silvia, figlia di Numitore e Vestale costretta alla castità, si presume concepiti grazie al dio Marte. Abbandonati nel Tevere, furono salvati da una lupa e un picchio, e adottati da un pastore.
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Alessandro Magno: La madre Olimpia, vergine al momento del fidanzamento con Filippo, ebbe un sogno premonitore di un fulmine che colpiva il suo grembo. Filippo stesso vide un serpente al fianco di Olimpia, temendo fosse consorte di un essere superiore, il che indebolì la sua passione per lei. Alessandro nacque da questo concepimento miracoloso.
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Buddha: Nascque dal fianco della madre, senza dolore o danno, in modo miracoloso, come "uno disceso dal cielo".
Lo Sviluppo del Culto e dei Dogmi Mariani
Dalle Origini ai Padri della Chiesa
La figura della Madre di Dio divenne un tema cruciale fin dai primordi del Cristianesimo, a partire dal II secolo, come testimoniano testi apocrifi e scritti patristici. Ignazio di Antiochia (35-107) nella sua Lettera agli Efesini specificò per primo come il concepimento di Gesù, il suo parto e la sua morte fossero "misteri avvolti nel silenzio di Dio", concepito nel grembo di Maria "contemporaneamente dal seme di David e dallo Spirito Santo".
Giustino Martire (100-167), nelle sue Apologie e nel Dialogo con Trifone, provò a mostrare ai Greci la novità della filiazione divina di Dio e formulò per primo la contrapposizione tra Eva, origine del peccato originale, e Maria, il cui ruolo salvifico è provocato dalla sua totale obbedienza nel mistero divino.
A partire dal III secolo, i Padri della Chiesa dovettero affrontare le critiche mosse alla verginità di Maria. Origene (185-254) difese la Madre di Gesù dalle accuse di Celso, che sosteneva un concepimento non verginale. Anche Clemente Alessandrino (150-215) riaffermò con forza il mistero della verginità integrale di Maria nei suoi Stromateis, contro le posizioni gnostiche che proponevano "versioni alternative" dell'infanzia di Gesù.
Concili e Definizioni Dogmatiche
Le posizioni avverse al riconoscimento dell’importanza di Maria nella nascente Chiesa cattolica iniziarono a sparire con il riconoscimento del Cristianesimo come religione ufficiale dell’Impero Romano. Dal IV secolo, Maria, come immagine di donna salvifica e unificatrice delle comunità cristiane, divenne un fenomeno trasversale, testimoniato dalla circolazione delle cosiddette Madonne nere in tutta Europa.
Dal punto di vista dogmatico, fu centrale il Concilio di Efeso (431). Nel 428, Nestorio, arcivescovo di Costantinopoli, sosteneva che Cristo avesse due nature distinte, divina e umana, e che Maria fosse solo "Madre di Cristo" (Christotokos) e non "Madre di Dio" (Theotokos). La risposta a Nestorio venne da Cirillo d’Alessandria (370-444), che confermò come Gesù abbia "fatto suo il nostro corpo, è stato generato come un uomo da una donna, senza rinunciare alla sua divinità né alla generazione dal Padre […] Perciò essi non dubitarono di chiamare Madre di Dio la santa Vergine".
La questione mariana tornò poi alla ribalta con Pelagio (360-420), che sostenne come Maria avesse scelto liberamente di rifiutare il peccato originale, utilizzando le piene facoltà della natura umana.
Nella tradizione ortodossa si preferisce dare grande risalto alla Dormitio della Vergine piuttosto che alla sua Assunzione. Il racconto dell’Assunzione di Maria, non presente nei Vangeli ufficiali, è tramandato da un considerevole numero di testi, come la medievale Legenda Aurea di Jacopo da Varagine. Le varie versioni narrano che la Vergine chiese al figlio la grazia di essere avvisata della sua morte tre giorni prima. Tutti gli apostoli furono trasportati miracolosamente al suo capezzale. Il terzo giorno, all’ora terza, apparve Gesù in gloria e gli apostoli condussero il feretro verso la valle di Giosafat. Dopo tre giorni, Gesù stesso, con gli Arcangeli, incaricò di far ascendere anche il corpo della Vergine.

La Devozione Popolare e le Feste Mariane
Il mese di maggio è dedicato alla Vergine Maria ed è ricco di sue feste: l'8 maggio la Madonna del Santo Rosario di Pompei, il 13 maggio Nostra Signora di Fatima, e la Visitazione il 31 maggio. La seconda domenica di maggio si celebra la festa della mamma, chiedendo a Maria di proteggere e aiutare tutte le madri.
Il 24 maggio si celebra la "Auxilium Christianorum", "Aiuto dei Cristiani", titolo che fu dato alla Vergine Maria in ogni tempo. Questa invocazione appare per la prima volta nelle Litanie Lauretane pubblicate nel 1576 e approvate da papa Clemente VIII nel 1601. Tradizionalmente, l'invocazione fu aggiunta da papa San Pio V dopo la vittoria di Lepanto (7 ottobre 1571) contro la flotta musulmana, ma più probabilmente è una variante del titolo Advocata Christianorum. L'utilizzo ufficiale del titolo si ebbe con l'invocazione di San Pio V, che affidò a Maria le armate e i destini dell'Occidente. La festa di Maria, Aiuto dei Cristiani, fu istituita da papa Pio VII il 15 settembre 1815 e fissata al 24 maggio in ricordo del suo trionfale rientro a Roma (24 maggio 1814) dopo la prigionia sotto Napoleone.
La devozione alla Vergine Maria sottolinea il suo ruolo fondamentale di mediatrice di tutte le grazie, intercessore permanente del popolo di Dio, modello per le madri cristiane, pura e santa, sempre pronta a fare la volontà di Dio. San Domenico, ispirato dallo Spirito Santo, trovò nel Rosario "un modo di orazione e di preghiera a Dio facile, accessibile a tutti e oltremodo pio", venerando la Beatissima Vergine con la Salve Angelica ripetuta centocinquanta volte, interponendo ogni dieci Ave la preghiera del Signore con meditazioni sulla vita di Gesù Cristo. Questa preghiera divenne un'arma di straordinaria potenza contro Satana, promuovendo la conversione e la diffusione della fede cattolica.
Molti santuari mariani, come quello posto sulla sommità del Monte Carpegna, sono luoghi vivi di bellezza e fede, dove la presenza di Maria si tocca con mano, testimoniando la profonda e diffusa devozione popolare.