L'Azione Cattolica Italiana (abbrev. ACI) è la più antica, ampia e diffusa tra le associazioni cattoliche laicali d'Italia. La sua storia è profondamente intrecciata con quella del laicato cattolico e ha radici significative anche nel territorio viterbese. Il 1980 rappresenta un anno cruciale per la diocesi di Viterbo, segnato da un'importante unificazione e da un periodo di rinnovamento per l'Azione Cattolica locale.

Le Radici Viterbesi dell'Azione Cattolica: Mario Fani e la Nascita del Movimento
Le origini dell'Azione Cattolica possono essere fatte risalire al 1867, quando due giovani universitari, Mario Fani, viterbese, e Giovanni Acquaderni, bolognese, fondarono la Società della Gioventù Cattolica. La costituzione dell'associazione venne approvata il 2 maggio 1868 da papa Pio IX con il breve pontificio Dum filii Belial. Mario Fani è stato ed è una colonna portante per la storia della Chiesa, in quanto fondatore, insieme a Giovanni Acquaderni, della Società della Gioventù Cattolica, che diventerà più popolarmente l’Azione Cattolica, l’associazione laica di più robusto supporto all’attività ecclesiastica.

Mario Fani: Un Soldato di Cristo Viterbese
Nato a Viterbo nel 1845 da Vincenzo ed Elmira Misciatelli, Mario Fani morì a soli 24 anni nel 1869, forse per complicazioni polmonari dopo un tuffo in mare per salvare un giovane. Di sicuro, la sua fu una vita comunque e ovunque dedicata al Signore e alla Chiesa. Nel 1867, allorché i garibaldini entrarono a Viterbo, scelse di unirsi agli zuavi, cioè alle guardie pontificie, per difendere la città dalle camice rosse, dimostrandosi strenuo protettore del Papa e dello Stato Pontificio. Nel 1868, a Bologna, fondò la Società della Gioventù Cattolica, con la parola d’ordine del movimento: "preghiera, azione, sacrificio".
Il Circolo Santa Rosa a Viterbo
Già l’anno successivo, Fani tornò a Viterbo dove creò il Circolo intitolato a Santa Rosa, dopo una notte di preghiera trascorsa nella chiesa dedicata alla pulzella viterbese. I primi iscritti al Circolo furono il fratello Fabio, Alessandro Medichini, Roberto Gradari e Scipione Lucchesi. Pochi mesi più tardi si contavano 12 circoli a Viterbo e 72 in tutta Italia nel 1874. Fu il gruppo viterbese a fare da battistrada non soltanto dal punto di vista religioso, ma anche nell’opera di proselitismo tra i giovani.
Il Circolo di Santa Rosa non era unicamente luogo di incontro e di discussione, ma centro propulsore di attività promosse e illustrate nell’opuscolo “La Rosa, strenna viterbese”, un condensato di preghiere, aneddoti a sfondo morale, racconti di santi e vicende cittadine. Venne organizzata in tempi rapidi anche una biblioteca circolante con sede a palazzo Chigi e una scuola serale, allestita ovviamente in seminario.
La storia recente ricorda soprattutto il nome di Mario Fani perché legato a uno degli episodi più drammatici della Repubblica: è in una via di Roma a lui intitolata che il 16 marzo del ‘78 avvenne il rapimento di Aldo Moro e la strage della scorta. Ancora oggi, Viterbo gli ha dedicato una piazza, incastonata tra il palazzo della Provincia e l’immobile che fino a pochi anni or sono è stato sede della Questura. Nel 1952, il Centro Diocesano di Viterbo della Gioventù Italiana di Azione Cattolica decise di collocare i resti mortali di Mario Fani nella chiesa di Santa Rosa, in coincidenza con il settimo centenario della morte di Rosina.
L'Evoluzione dell'Azione Cattolica nel Secondo Dopoguerra e la "Scelta Religiosa"
L'Azione Cattolica conobbe un momento di grande espansione nel secondo dopoguerra grazie all'impegno di Papa Pio XII. Tuttavia, lo spirito di rinnovamento seguito al Concilio Vaticano II del 1962 portò nel 1964 alla nomina di Vittorio Bachelet a Presidente della Giunta Centrale di AC. In questo contesto, l'Azione Cattolica compì la "scelta religiosa" e decise di non essere più collaterale a nessun partito politico. Pur rimanendo immersa nel sociale, tornò a riscoprire le proprie origini religiose nell'impegno all'annuncio del Vangelo e all'educazione alla fede.
Negli anni post-conciliari l'AC si fece pienamente portavoce del cosiddetto "spirito" del Concilio Vaticano II; pur mantenendo una struttura legata alle parrocchie, cominciò però a perdere consensi in diversi strati sociali. Il risultato fu che tra il 1964 e il 1974 l'associazione passò da 3,5 milioni di iscritti a 600 mila. L'AC degli anni settanta (e ottanta) non era più l'unica Associazione dei laici cattolici, in quanto dopo il Concilio erano nate nuove realtà, alcune delle quali fondate anche da ex appartenenti all'associazione, come il Movimento dei Focolari, la Comunità di Sant'Egidio, Comunione e Liberazione e il Rinnovamento nello Spirito, che cominciarono la loro diffusione e crescita proprio dagli anni sessanta. Nel complesso il numero di laici cattolici impegnati non è andato diminuendo, ma si è distribuito in realtà diverse. L'AC rimase un'associazione vicina ai vescovi e ai sacerdoti, dedita principalmente all'impegno parrocchiale e alla "formazione cristiana delle coscienze".
Il Contesto del 1980: Unificazione Diocesana e Nuove Sfide a Viterbo
Il 1980 è stato un anno fondamentale per la diocesi di Viterbo, poiché in quell'anno è stata unificata la Diocesi. Questo evento ha comportato un forte impegno per aiutare a superare le divisioni e i campanilismi, mai pienamente sanati, tra le diverse realtà locali. Negli anni che precedettero questa unificazione, la situazione dell'Azione Cattolica nelle diocesi circostanti era varia.
Nella diocesi di Bagnoregio, ad esempio, tra il 1968 e il 1972 l'Azione Cattolica aveva una notevole vitalità giovanile ed era presente in quasi tutte le parrocchie. Tuttavia, il periodo del riordino delle diocesi dopo il Concilio, con continui passaggi di consegne vescovili (Mons. Rosa, Mons. Dondeo, Mons. Boccadoro), creò difficoltà strutturali, portando a un allentamento dell'attenzione verso l'associazione. Tra il 1972 e il 1976 non esisteva più un centro diocesano e le associazioni parrocchiali erano lasciate a loro stesse, continuando per forza d'inerzia o per volontà di alcuni sacerdoti. Solo nel 1976, con l'intervento di don Tito, si tentò di ridare entusiasmo, ma per alcune associazioni era ormai difficile riprendere, anche perché altri movimenti cominciavano a farsi sentire, e a Bagnoregio l'associazione non esisteva più. Al momento dell'unificazione, erano comunque presenti associazioni in località come Lubriano, Castiglione, Graffignano, Bomarzo, Civitella d'Agliano, San Michele, Roccalvecce, Sipicciano, e forse Vitorchiano e Grotte S.
Dopo l'unificazione del 1980, l'AC a Viterbo era presente nella quasi totalità delle parrocchie, impegnata a collaborare con i parroci nello stile delineato nel documento "Comunione e Comunità", che parlava di "compresenza, complementarietà, corresponsabilità dei laici". I rapporti con il Vescovo, Mons. Fiorino Tagliaferri, furono ottimi, grazie alla sua lunghissima esperienza di assistente di AC, culminata con l'incarico di Assistente Nazionale. Tuttavia, i rapporti con i sacerdoti diocesani - cioè con i parroci assistenti parrocchiali - in molti casi furono caratterizzati dalla loro incomprensione nei confronti di laici associati desiderosi di vivere il Concilio e di avere una presenza responsabile nella comunità parrocchiale. La tradizione della pastorale parrocchiale prevalse sulle nuove necessità di collaborare con i laici, impegnandosi anche alla loro formazione spirituale. La fatica nella realizzazione non sempre fu premiata da una viva e responsabile partecipazione degli interessati. Negli anni l'associazione, per svariati motivi, è venuta sempre più perdendo gli iscritti, soprattutto tra i giovani e i ragazzi.
Figure Chiave dell'Azione Cattolica Viterbese negli Anni '80
Agostino Moscatelli: Dalla Diocesi di Viterbo alla Vicepresidenza Nazionale
Tra le figure di spicco dell'Azione Cattolica viterbese in quel periodo si annovera Agostino Moscatelli. Il suo impegno nella Chiesa si manifestò con passione per amore di Cristo, principalmente attraverso l’adesione all’Azione Cattolica. L'AC fu per lui la sua casa, la sua palestra di democrazia, la sua risposta a essere uomo fino in cima. Lo dimostrò spendendosi con lo stesso zelo sia da semplice socio, sia crescendo di responsabilità, nei ruoli, tra gli altri, di presidente diocesano a Viterbo e quindi di vicepresidente nazionale per il settore Adulti dal 1980 al 1986 (prima affianco a Paola Bignardi e poi a Rosy Bindi). Nella sua esperienza associativa ci fu spazio anche per la FUCI, per l’Ufficio famiglia e infine il MEIC.
Agostino Moscatelli è ricordato per il suo sorriso sulle labbra, immagine di quello che il teologo Bernhard Häring chiamava il sorriso dei redenti, capace di spalancare i cuori. Tanti incontri e storie si sono intrecciate alla sua per scrivere pagine preziose da laici desiderosi di annunciare il Vangelo “per rendere ragione della speranza” che si annida nel cuore di ogni cristiano.

Don Francesco Zarletti: Assistente Diocesano e Testimone Culturale
Un'altra figura rilevante è stato Don Francesco Zarletti (Viterbo, 1919 - 2015), sacerdote e poeta. Dopo essere diventato sacerdote nell'aprile del 1943, ha insegnato lettere classiche in diversi seminari e licei. Ha avuto l’incarico di Assistente degli anziani di San Carlo a Piano Scarano e poi al Conservatorio del Buon Pastore; successivamente è stato Rettore della chiesa di S. Ignazio, Canonico e poi Arcidiacono della Cattedrale di Viterbo. Cruciale per l'argomento è il suo ruolo di Assistente diocesano degli Uomini di Azione Cattolica e delle ACLI. Don Zarletti ha espresso la sua ispirazione poetica per tutta la vita, con numerosi volumi pubblicati, tra cui Preti, pretacci (Viterbo, 1978) e Tristezza e speranza di un uomo (Viterbo, 1980), testimoniando la sua vicinanza alla vita ecclesiale e sociale viterbese in quel periodo.

Il Rinnovamento e la Formazione Permanente nell'AC Diocesana (post-1980)
La caratteristica dell'Azione Cattolica in questo periodo si può riassumere nella parola rinnovamento sulla scia del documento Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Il Papa, i Vescovi e la Chiesa intera hanno manifestato attenzione verso l'associazione per il suo specifico carisma inteso a formare nei laici una fede pensata e vissuta. Il Vescovo è stato sempre vicino all'AC, ribadendo che oggi è tempo della missione ed è necessario passare dalla abilitazione alla formazione, una vera formazione teologica, spirituale e pastorale non solo per crescere nella fede ma per vivere la fede nel contesto sociale e culturale del nostro tempo e rendere ragione della speranza. In sostanza, si trattava di diventare cristiani, facendo esperienza di Chiesa e investendo il Vangelo nel quotidiano, in quanto il cristiano vive di relazioni come tutti, ma in modo paradossale.
Gli spazi di azione erano la parrocchia e la diocesi, allargati verso la famiglia, il lavoro, la scuola, le relazioni pubbliche e private e tutte le problematiche della vita. L'AC, come ribadito, doveva essere luogo di incontro, esperienza di comunione, strumento di missione. Per questo i temi delle assemblee sono stati: La missione della AC in parrocchia ed oltre e La bellezza di una vita pienamente umana e cristiana. Le linee portanti su cui si è mossa l'A.C. in diocesi sono state: laicità, parrocchia, diocesi, senso associativo.
Sfide e Proposte per il Futuro
Nonostante l'impegno, il laicato della Diocesi di Viterbo risentiva di una educazione prevalentemente intraecclesiale, tesa a impegni formali nelle cerimonie e incentrata sul ruolo rilevante che il sacerdote rivestiva nell'organizzazione non solo spirituale ma anche strutturale di metodi e di contenuti nella pastorale parrocchiale. Su questo aspetto era necessario lavorare con criterio. Difettava, poi, il legame associativo e da ciò la comprensione formativa. Rimaneva difficile parlare di completare le associazioni con i ragazzi e i giovani in quanto, forse, non era chiaro del tutto il concetto di formazione permanente e di itinerari che valgono per tutta la vita e non strumentali ai sacramenti o a eventi di particolari devozioni. Per questo, era importante:
- Un Laboratorio Diocesano della formazione, come luogo di progettazione locale di una formazione che interpreti le caratteristiche del territorio e della diocesi, come luogo di ricerca teorico pratica in ordine al rinnovamento degli itinerari formativi parrocchiali, come luogo dedicato a preparare, sostenere ed accompagnare gli educatori ed a formare figure educative nuove.
- Maggiore apertura alla Diocesi, alle altre aggregazioni laicali ed al territorio nel suo complesso sociale e culturale per dare e ricevere stimoli ed ampliare la ricchezza di doni.
Nel visitare le associazioni, è palpabile quanto l'A.C. influisca ancora nella formazione dei laici della Diocesi, più di quel che appare o che gli stessi aderenti immaginano. Molte persone, impegnate in ambiti o movimenti ecclesiali o in diverse istituzioni pubbliche e sociali, testimoniano i principi cristiani grazie proprio all'esperienza che hanno o hanno avuto negli incontri, nei campi estivi, negli esercizi spirituali, nelle assemblee dell'A.C. C'è l'esigenza di rivitalizzare le Associazioni esistenti e in diverse parrocchie di riprendere l'esperienza associativa, in quanto ci si convince sempre più che l'A.C. è uno dei modi più adeguati per tradurre il cristianesimo nella vita quotidiana.