Shekinah: La Presenza Divina nell'Ebraismo

Il Concetto di Shekinah: Origini e Significato

Il termine Shekinah, presente nella tradizione ebraica, evoca la presenza divina e la manifestazione di Dio sulla Terra. Sebbene questa parola ebraica non compaia direttamente nella Bibbia, il suo concetto è profondamente radicato nel Tanakh, dove si riscontrano numerosi esempi delle manifestazioni della gloria divina nella storia del popolo ebraico.

La parola Shekinah deriva dalla radice ebraica "shakan", che significa "abitare" o "risiedere". Questa nozione di una presenza manifesta di Dio in mezzo al Suo popolo, spesso associata alla gloria divina, è particolarmente significativa nell'Antico Testamento. Il suo significato si traduce in "Dimora di Dio", indicando la presenza fisica del Signore.

Nelle sue prime menzioni nel Talmud, Shekinah si riferisce alla Divina Presenza di Dio, all'immanenza o permanenza di Dio nel mondo. Questa personificazione era collegata, in particolare, al senso di santità vissuto durante lo Shabbat. Inizialmente, non si tentava di implicare che la Shekinah fosse indipendente da Dio, né che il termine si riferisse a un aspetto femminile della Divinità. All'inizio, l'uso del termine Shekinah era inteso ad affermare la fedeltà di Dio ai figli di Israele, accompagnandoli ovunque andassero.

La Shekinah evoca la vicinanza di un Dio che non rimane distante dal Suo popolo, ma desidera "risiedere" e "abitare" con loro, in mezzo a loro, per guidarli e proteggerli. Alcuni testi suggeriscono che la Shekinah possa essere paragonata allo Spirito Santo, lo Spirito di Dio, come presenza attiva di Dio nel mondo.

Rappresentazione artistica della Shekinah come presenza divina o figura femminile che abita in mezzo al popolo

L'Evoluzione del Concetto di Shekinah: Dalla Presenza alla Sposa Divina

Col tempo, tuttavia, il termine Shekinah venne identificato con l'aspetto femminile di Dio e acquisì un'indipendenza mitica. Sebbene la maggioranza delle persone consideri Dio al maschile, la discussione dei miti ebraici non sarebbe completa senza un serio esame dei miti circa la Sposa di Dio, conosciuta appunto come la Shekinah.

Nessun mito ebraico subisce forse una trasformazione così radicale come quella della Shekinah. Esiste un ciclo completo di miti della Shekinah che inizia con la sua creazione da parte di Dio e rappresenta l'accoppiamento sacro della coppia divina, come anche i loro scontri e separazioni. Questi miti rivelano inoltre l'esistenza di due Shekhinah, una che ha dimora in cielo e una che è discesa in terra.

Tale ciclo rende chiaro che i tipi di interazione attesi dalla coppia divina, come quelli riscontrati nella mitologia greca e cananita - e in certo modo nella mitologia gnostica dei primi secoli dell'era cristiana - si trovano anche nei miti cabalistici di Dio e della Sua Sposa. Tuttavia, soltanto nei miti ebraici - e quelli cabalistici in particolare - esiste l'implicazione che i due esseri mitici, Dio e la Sua Sposa, siano in realtà due aspetti dello stesso ente divino, di un Dio che contiene tutto, comprese le qualità maschili e femminili.

I miti che emergono nella letteratura cabalistica e chassidica rappresentano la Shekhinah come Sposa di Dio e Regina dello Shabbat, personificandola come figura mitica indipendente.

Le Molteplici Identità della Shekinah

In verità, esistono diverse altre identità connesse alla Shekinah, che viene a volte ritratta come una principessa, una sposa, una donna anziana in lutto, una colomba, un giglio, una rosa, una cerva, un gioiello, una sorgente, la terra e la luna. Queste sfaccettature multiple della Shekhinah suggeriscono che, come figura mitica, la Shekinah ha assorbito una vasta gamma di ruoli femminili.

Esiste una serie di miti sulla Shekhinah che si ritrovano nello Zohar e che formano un ciclo. Alcuni di tali miti sono senza dubbio erotici nel descrivere l'accoppiamento sessuale tra Dio e la Shekhinah.

La Shekinah e l'Esilio: Separazione e Ricongiungimento

Parte di questo ciclo include anche il più grande conflitto tra Dio e la Sua Sposa, sul fatto che Dio abbia permesso la distruzione del Tempio di Gerusalemme, dimora della Shekhinah. Ciò fa separare la Shekhinah da Dio e La fa andare in esilio coi Suoi figli, i figli di Israele. È qui che la Shekhinah ottiene un'indipendenza mitica, poiché è evidente che lo scontro avviene tra due figure mitiche.

Dopo di ciò, la presenza della Shekhinah viene inserita pienamente nella tradizione. In questi testi cabalistici e post-cabalistici, è apparente che, almeno da un punto di vista mitologico, la Shekinah è diventata un'entità indipendente. Il mito dell'esilio della Shekhinah è un mito in due parti. Nella prima fase, la Sposa di Dio va in esilio al tempo della distruzione del Tempio, mentre nella seconda fase, si verifica un ricongiungimento di Dio con la Shekhinah.

Questo ricongiungimento si verifica grazie alle attività di Israele nell'osservare i requisiti delle mitzvot, i precetti rituali della Legge, e nell'applicazione coscienziosa, o kavanah, delle preghiere. Quando tale ricongiungimento diventerà permanente, l'esilio della Shekhinah finirà e "la Shekhinah ritornerà al Suo Sposo e/come si unirà a Lui". Tale sviluppo si collega all'arrivo del Messia, in quanto una delle conseguenze dell'era messianica è che il Tempio di Gerusalemme, che fu la dimora della Shekhinah su questa terra, sarà ricostruito. Poiché la Shekhinah era andata in esilio a causa della sua distruzione, la ricostruzione del Tempio rappresenterà la fine del Suo esilio.

Shekinah e il Monoteismo: Tra Indipendenza e Aspetto Divino

Ciò nondimeno, la Shekhinah viene ritenuta allo stesso tempo un'estensione o aspetto della Divinità, che era naturalmente necessario per poter sostenere il concetto essenziale del monoteismo. I veri adepti della Cabala non si preoccupavano di queste contraddizioni apparenti, ma per altri il pericolo di vedere la Shekhinah come divinità separata era palese.

Rimane la questione: può la Shekinah essere considerata una dea? La sua condizione indipendente Le conferisce una parità? La risposta è più difficile di quanto non sembri. Da una parte, la natura dell'evoluzione della Shekhinah dal concetto di presenza di Dio in questo mondo a Sposa di Dio sembra mantenere l'identità della Shekhinah con Dio abbastanza fortemente da far venire dubbi circa il Suo ruolo simile a dea. Dall'altra, però, il ruolo della Shekhinah che emerge durante l'era cabalistica può essere visto come una risurrezione del ruolo della soppressa dea Asherah nella tradizione ebraica antica.

In ultimo, il ruolo integrale della Shekhinah nel sistema delle dieci Sefirot, dove la Shekhinah viene identificata con la sefirah finale di Malkhut, complica ulteriormente la faccenda. Sebbene la Shekhinah sembri avere alcuni aspetti della figura della dea, tale ruolo non è così chiaro come quello delle dee in altre tradizioni mitiche. Certo, la Shekhinah è la Sposa di Dio ma, allo stesso tempo, è l'aspetto femminile del Dio Unico, e questi ruoli esistono simultaneamente. Come si possono risolvere tali contraddizioni?

Nel diagramma dell'Albero della Vita, al centro si trova la colonna dell'equilibrio che da Keter, attraverso Tiferet e Yessod, raggiunge Malkhut. A destra e sinistra di Keter si dipartono altre due colonne: quella della Grazia, attraverso Khokhmah, Chessed e Nezakh; quella della severità risalendo attraverso Hod, Ghevurah e Binah. In alcuni manoscritti rinascimentali del Cinquecento, il diagramma delle Sefirot, in quanto emanazione divina, si moltiplica a sua volta indefinitamente.

Infografica sull'Albero della Vita e le Sefirot, evidenziando Malkhut

Manifestazioni della Shekinah nella Tradizione ebraica e biblica

La Presenza Divina nell'Antico Testamento

Dio si manifesta in molti modi tangibili nell'Antico Testamento. Questa presenza divina si trova nel Tabernacolo, ma appare anche in modi diversi in certi contesti attraverso manifestazioni visibili e tangibili, come i fenomeni naturali o le nuvole.

La Shekinah fu evidente per la prima volta quando gli Israeliti abbandonarono Sukkoth nella loro fuga dall'Egitto. Lì il Signore apparve loro sotto forma di una colonna di nuvola di giorno e di una colonna di fuoco di notte: "Così essi partirono da Sukkoth e si accamparono a Etham, ai margini del deserto. E l'Eterno andava davanti a loro, di giorno in una colonna di nuvola per guidarli nella via, e di notte in una colonna di Fuoco per Far loro luce, affinché potessero camminare giorno e notte." (Esodo 13:20-22).

Dio parlò a Mosè dalla colonna di nuvola in Esodo 33, assicurandogli che la Sua presenza sarebbe stata con gli Israeliti (v. 9). Il versetto 11 dice che Dio parlò a Mosè "faccia a faccia" dalla nube, ma quando Mosè chiese di vedere la gloria di Dio, Egli disse: "Tu non puoi vedere la mia faccia, perché nessun uomo mi può vedere e vivere" (v. 20). Apparentemente, la manifestazione visibile della gloria di Dio fu in qualche modo mutata. Quando Mosè chiese a Dio di vedere la Sua gloria, Egli lo nascose in una fenditura di roccia, lo coprì con la Sua mano e passò davanti a lui. Poi rimosse la mano, e Mosè vide solo le Sue spalle.

La manifestazione visibile della presenza di Dio venne vista non solo dagli Israeliti, ma anche dagli Egiziani: "Verso la vigilia del mattino avvenne che l'Eterno guardò sull'accampamento degli Egiziani dalla colonna di fuoco e dalla nuvola, e lo mise in rotta. Egli fece staccare le ruote dei loro carri e rese la loro avanzata difficile. Così gli Egiziani dissero: «Fuggiamo davanti a Israele, perché l'Eterno combatte per loro contro gli Egiziani»" (Esodo 14:24-25).

La Shekinah viene indicata come manifesta nel Tabernacolo e nel Tempio di Gerusalemme in tutta la letteratura rabbinica. In Esodo 25, 22 si legge: "Io ti darò convegno in quel luogo: parlerò con te da sopra il propiziatorio, in mezzo ai due cherubini che saranno sull'arca della Testimonianza, dandoti i miei ordini riguardo agli Israeliti." E ancora: "Allora la nube coprì la tenda del convegno e la gloria del Signore riempì la Dimora. Mosè non poté entrare nella tenda del convegno, perché la nube sostava su di essa e la gloria del Signore riempiva la Dimora. Per tutto il tempo del loro viaggio, quando la nube s'innalzava e lasciava la Dimora, gli Israeliti levavano le tende. Se la nube non si innalzava, essi non partivano, finché non si fosse innalzata. Perché la nube del Signore, durante il giorno, rimaneva sulla Dimora e, durante la notte, vi era in essa un fuoco, visibile a tutta la casa d'Israele, per tutto il tempo del loro viaggio." (Esodo 40, 34-38).

I profeti fecero numerosi riferimenti a visioni metaforiche della presenza di Dio, in particolare nel contesto del Tabernacolo o del Tempio, con figure come troni o mantelli che irradiavano il Santuario, e venivano tradizionalmente attribuiti alla presenza della Shekhinah. Isaia ha scritto: "Io vidi il Signore assiso sopra un trono alto ed elevato, e i lembi del suo manto riempivano il tempio." (Isaia 6:1). Geremia implora: "Non disonorare il trono della tua gloria" (Geremia 14:21) e si riferisce al "Trono di gloria eccelso fin dal principio è il luogo del nostro santuario." (Geremia 17:12).

Israele è una nazione unica: per prima cosa perché Gesù, il Messia, era ebreo, e poi perché, come scrive Paolo, a loro Dio ha affidato: “l’adozione, i patti, la gloria, la legge, il servizio e le promesse”. La Shekinah accompagnò il popolo d’Israele in una nuvola di fumo e di fuoco dalle sponde del Mar Rosso fin nella terra di Canaan. Dio desidera manifestare la sua gloria, e la sua percezione è riservata a coloro che credono.

Illustrazione del Tabernacolo nel deserto con la colonna di fumo e fuoco che indica la presenza divina

La Shekinah nel Nuovo Testamento: La Presenza di Dio in Gesù Cristo

Nel Nuovo Testamento, la gloria di Dio si manifesta in Gesù Cristo. Egli stesso disse a Filippo: "Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: "Mostraci il Padre"?" (Giovanni 14, 9). Questa manifestazione è evidente in episodi come la trasfigurazione: "Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo". (Matteo 17, 5).

La Lettera ai Colossesi 2:9 afferma: "poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità". In Cristo, vediamo la manifestazione visibile di Dio Stesso, nella seconda persona della Trinità. Nonostante la Sua gloria fosse stata velata allo stesso modo, Gesù è nientemeno che la presenza di Dio sulla Terra. Proprio come la presenza divina dimorava in una tenda relativamente semplice, chiamata il "tabernacolo", prima della costruzione del Tempio di Gerusalemme, allo stesso modo la presenza dimorò nella persona relativamente semplice di Gesù, di cui Isaia 53:2 dice: "[…] Non aveva figura né bellezza da attirare i nostri sguardi, né apparenza da farcelo desiderare".

La Shekinah e le Pratiche Rituali

Kabbalat Shabbat: Accogliere la Regina

Esistono vari rituali associati a miti ebraici come quelli della Shekhinah, che contribuiscono alla loro longevità. Il rituale più importante collegato al mito della Shekhinah è quello noto come Kabbalat Shabbat, ricreato da Rabbi Isaac Luria nel XVI secolo. Durante questo rito, i devoti vanno per i campi appena prima del tramonto alla vigilia dello Shabbat e danno il benvenuto alla Regina dello Shabbat.

Questo tema ricorrente è meglio conosciuto grazie agli scritti e alle canzoni del grande mistico del XVI secolo, Rabbi Isaac Luria, che esortava: «Bisogna preparare un comodo seggio con diversi cuscini e coperte ricamate, da tutto ciò che si trova in casa, nel modo in cui si prepara un baldacchino per la sposa. Poiché lo Shabbat è una regina e una sposa. Questo è il motivo per cui i maestri della Mishnah usavano uscire alla vigilia di Shabbat per riceverla sulla strada, e dicevano: Vieni, o sposa, vieni, o sposa! E bisogna cantare e gioire alla tavola in suo onore...»

Il significato spirituale dello Shabbat - La Cabala spiegata in modo semplice

La "Seconda Anima" dello Shabbat

Un'altra sottile identità della Shekhinah è offerta dalla tradizione talmudica, secondo cui ogni ebreo riceve una neshamah yeterah, una "seconda anima", durante lo Shabbat. Rabbi Shimon ben Lakish disse: "Alla vigilia dello Shabbat il Santissimo, sia Egli benedetto, dà all'uomo un'altra anima, e alla chiusura dello Shabbat gliela toglie."

Tale seconda anima è l'esperienza interiore della Shekhinah. Rimane tutto lo Shabbat e si crede se ne vada dopo l'Havdalah, il rituale della separazione tenuto alla fine dello Shabbat. Questa seconda anima funziona come un tipo di ibbur, letteralmente una "fecondazione" in cui lo spirito di una figura santa si fonde con l'anima di una persona vivente, portando una fede e una saggezza più grandi. In questo caso, è un'anima divina che si fonde con le anime degli ebrei durante lo Shabbat.

Non è difficile identificare questa seconda anima con la presenza della Shekhinah, che è anche la Regina dello Shabbat. Certamente, l'arrivo e la partenza della Regina dello Shabbat e l'arrivo e la partenza di questa misteriosa seconda anima sono simultanee. Identificare la seconda anima con la Shekhinah è un modo di riconoscere la sacralità dello Shabbat sia internamente che esternamente.

La Dimora della Shekinah nell'Uomo

Secondo Rabbi Yitzhak Eizik Safrin di Komarno, un uomo poteva meglio scoprire la Shekhinah tramite la propria moglie. In Notzer Hesed, Safrin asserisce che la Shekhinah dimora nell'uomo principalmente grazie a sua moglie, poiché l'uomo riceve illuminazione spirituale grazie al fatto di avere una moglie.

Il Talmud dice anche che la Shekinah rimane con l'uomo "né con tristezza, né per pigrizia, né per leggerezza, né per frivolezza, né per parlare, né per vane chiacchiere, ma solo per questioni di gioia in relazione ad un precetto", poiché si afferma: "'Ma ora portatemi un suonatore'."

Figure Divine Associate alla Shekinah e al Governo del Mondo

Metatron e altre Figure Demiurgiche

È degno di nota il fatto che il pantheon ebraico rappresenti altri esseri divini che assistono Dio nel governo dei cieli e della terra. L'angelo Metatron, per esempio, non solo è descritto come uno scriba celeste, ma si afferma anche che comandi gli angeli e controlli che la volontà e i decreti di Dio siano realizzati in cielo come in terra.

Queste figure funzionano in un modo che ricorda il Dio-Creatore gnostico (il Demiurgo), che si dice abbia plasmato l'universo fisico. Ma le figure demiurgiche della tradizione ebraica sono scelte da Dio e rimangono a Lui sottoposte, come nel caso di Metatron, che viene identificato come lo Yahveh minore. Inoltre, mancano di quei toni maligni posseduti dal demiurgo gnostico Ialdabaoth, figura demoniaca descritta nell'Apocrifo di Giovanni.

Sebbene i miti primari di Metatron si ritrovino nei libri di Enoch, riferimenti a Metatron esistono anche nel Talmud, in cui un commentario del versetto dove Dio dice a Mosè: "Sali verso il Signore" (Esodo 24:1), viene interpretato a significare che Metatron, e non Dio, parlò a Mosè: "Un eretico disse a rabbi Idith: 'È scritto, Poi Dio disse a Mosè: Sali al Signore.'" Questa è una discussione impressionante da riscontrarsi nel Talmud, il testo ebraico più sacro dopo la Bibbia, poiché dimostra che un ruolo quasi divino viene attribuito a Metatron anche da alcuni degli antichi rabbini.

Miti di Investitura e il Ruolo Quasi-Demiurgico

Mentre l'Ebraismo veniva trasformato dal suo modello biblico al modello rabbinico e in seguito a quello cabalistico e poi chassidico, esistevano versioni multiple di Ebraismo che venivano osservate, quelle dell'élite istruita e quelle del popolo. Anche tra l'élite c'erano comunque molte sette, alcune che enfatizzavano gli insegnamenti mistici, come i Misteri della Creazione ed il significato della visione di Ezechiele del Carro divino, altre che descrivevano escursioni paradisiache, e altre ancora che si concentravano su personaggi demiurgici come Enoch.

Inoltre, esistono anche sorprendenti miti di investitura su Adamo, Giacobbe, Mosè, Re David e il Messia, in cui ognuno assume un ruolo quasi demiurgico. Cioè, costoro sono scelti da Dio ad assistere nel governo del mondo. Alcuni di questi miti, come quello di Giacobbe, furono forse ispirati da versetti biblici come quelli di Geremia 10:16: "Non è tale l'eredità di Giacobbe, perché egli ha formato ogni cosa. Israele è la tribù della sua eredità, Signore degli eserciti è il suo nome."

Sebbene la maggioranza di tali miti di investitura si riscontrino negli Pseudoepigrapha - gli insegnamenti non canonici dell'Ebraismo - alcuni di essi, come quelli di Metatron e di Giacobbe, possono ritrovarsi in fonti rabbiniche standard. Letti insieme, questi miti rivelano un ritratto di Dio molto più complesso di quanto non ci si possa aspettare, specialmente sul ruolo di Dio nella Creazione e nel governo del mondo, e dello speciale rapporto con il popolo di Israele. Rivelano inoltre come generazioni di rabbini e mistici abbiano tentato di definire il piano di Dio nel creare il mondo e cosa rivelassero tali intenzioni sulla vera natura di Dio. Allo stesso tempo, questi miti mostrano che Dio, nel Suo aspetto, nelle Sue attività quotidiane, nelle Sue gioie e sofferenze, sia molto simile al Suo popolo.

tags: #shekinah #significato #biblico