Introduzione all'Opera
Le Confessioni sono l'opera più celebre di sant'Agostino d'Ippona, scritte tra il 397 e il 400 d.C. Quest'opera monumentale rappresenta il primo esempio di autobiografia spirituale nella storia della letteratura occidentale. Nel testo, Agostino racconta la sua giovinezza, il complesso percorso di conversione al cristianianesimo e la sua profonda riflessione su Dio, il peccato, il tempo e la memoria. L'opera segna l'inizio di una nuova epoca del pensiero filosofico, proponendo come unico curriculum per imparare la sapienza l'ordine dei giorni e un percorso esistenziale fatto di vivere ansante e inappagato, che ha sperimentato ogni cosa umana.

La Vita di Agostino e la Sua Ricerca della Verità
Agostino, padre della Chiesa di lingua latina e santo, nacque da padre pagano, Patricius, battezzato poco prima della morte, e da madre cristiana, Monica. Quest'ultima ebbe un influsso decisivo sull’evoluzione spirituale del figlio. Dopo le dissipazioni giovanili, Agostino appagò la sua ansia di certezze con la filosofia, in particolare attraverso l'Hortensius di Cicerone, e poi, nel 374, con l'adesione al manicheismo.
Divenuto maestro di retorica a Cartagine (375-383), Agostino si trasferì a Roma e successivamente a Milano dove, per interessamento del praefectus urbi Simmaco, ottenne una cattedra di retorica nel 384. A Milano subì l'influsso di Ambrogio e, anche tramite suo, si rivolse al neoplatonismo, studiando le opere di Plotino e Porfirio. Agostino tornò in Africa dall'Italia sul finire del 388, rientrando cristiano dopo eventi drammatici, mentre ne era partito con la speranza di successi mondani.

Le Lotte Interiori e il Ruolo di Monica
Nove anni più tardi, Agostino pensò di redigere il racconto di quei primi tempi della sua esistenza, descrivendo il processo attraverso cui Dio conduce un'anima alla Verità. In questa fase della sua vita, egli camminava fra le tenebre e su terreno sdrucciolevole, cercando Dio fuori di sé e non trovandolo, poiché Egli è il Dio del suo cuore. Raggiunto il fondo del mare, non sperava più di scoprire la verità.
Fu in questo periodo che lo raggiunse sua madre, Monica, che, forte della sua pietà, lo inseguì per terra e per mare, traendo sicurezza da Dio in ogni pericolo. Monica confortava persino i marinai nei fortunali marini, promettendo loro un arrivo sicuro alla meta, poiché Dio glielo aveva promesso in una visione. Quando Agostino la informò che, pur senza essere cattolico cristiano, non era più manicheo, Monica non sobbalzò di gioia come alla notizia di un avvenimento imprevisto. Da tempo era tranquilla per questa parte della sventura del figlio, che considerava un morto da risuscitare con le sue lacrime versate dinanzi a Dio. Nessuna esultanza scomposta commosse il suo cuore alla notizia che quanto chiedeva ogni giorno, fra le lacrime, si era compiuto: se il figlio non aveva ancora colto la verità, era però stato ormai tolto dalla menzogna.
Fermamente sicura che Dio avrebbe concesso anche il resto, poiché tutto le aveva promesso, Monica rispose con assoluta pacatezza e il cuore pieno di fiducia: "Credo in Cristo che prima di migrare da questo mondo ti avrò veduto cattolico convinto". Con maggior fervore, Monica correva anche in chiesa, ove pendeva dalle labbra di Ambrogio, fonte di acqua zampillante per la vita eterna.

L'Influenza di Sant'Ambrogio
Un giorno, Monica, secondo un'abitudine che aveva in Africa, si recò a portare sulle tombe dei santi una farinata, del pane e del vino. Respinta dal custode, appena seppe che c'era un divieto del vescovo, lo accettò con tale devozione e ubbidienza da stupire lo stesso Agostino. Il suo spirito non era soffocato dall'ebrietà né spinto dall'amore del vino a odiare il vero. Monica, infatti, alle tombe si recava per devozione, non per diletto. Perciò, una volta informata che il predicatore illustre, l'antesignano della devozione (Ambrogio), aveva proibito di eseguire quelle cerimonie anche sobriamente, se ne astenne ben volentieri. In luogo di un canestro pieno di frutti terreni imparò a portare alle tombe dei martiri un cuore pieno di affetti più puri.
Agostino non invocava ancora Dio con gemiti, il suo spirito era piuttosto attratto dalla ricerca e mai sazio di discussioni. Lo stesso Ambrogio era per lui un uomo qualsiasi, fortunato secondo il giudizio mondano. Agostino non poteva avere idea delle speranze che coltivava Ambrogio, delle sue lotte e delle consolazioni che trovava nella sua fede. Non gli era possibile interrogarlo su ciò che voleva e come voleva, a causa delle catene di gente indaffarata che si frapponevano tra loro. I pochi istanti in cui non era occupato, Ambrogio li impiegava a ristorare il corpo o l'anima con la lettura. Spesso, entrando, Agostino e i suoi amici lo vedevano leggere tacito, senza voce, presumendo che preferisse non essere distratto. Questo silenzio poteva servire a non essere costretto a spiegare passaggi oscuri o per risparmiare la voce, che gli cadeva con estrema facilità.
Agostino non poteva interrogare quel "santo oracolo" sul suo cuore se non su cose presto ascoltate. Ogni domenica, però, lo ascoltava mentre spiegava rettamente la parola della verità in mezzo al popolo, confermandosi sempre più nell'idea che tutti i nodi stretti dalle astute calunnie dei seduttori a danno dei libri divini potevano sciogliersi.
Dall'Errore Manicheo alla Fede Cattolica
La scoperta che i figli spirituali di Dio, rigenerati per sua grazia dalla maternità della Chiesa cattolica, non intendevano le parole ov'è detto che l'uomo fu da Dio fatto a sua immagine nel senso di credere e pensare Dio rinchiuso nella forma di un corpo umano, fece arrossire gioiosamente Agostino. Si vergognava di aver latrato per tanti anni non già contro la fede cattolica, bensì contro fantasmi creati da immaginazioni carnali. Era stato temerario ed empio, perché aveva asserito, accusando, cose che avrebbe dovuto asserire indagando.
Ignorando in quale modo l'uomo fosse immagine di Dio, avrebbe dovuto, bussando, controllare in quale modo bisognava crederci, non, burlando, contrastare, quasi che vi si credesse come egli si immaginava. Gioiva pure che la lettura dell'antica Legge e dei Profeti gli fosse proposta con una visuale diversa dalla precedente, la quale glieli faceva apparire assurdi. Si rallegrava di sentir ripetere da Ambrogio nei suoi sermoni una norma che raccomandava caldamente: "La lettera uccide, lo spirito invece vivifica". Le parole di Ambrogio, che scopriva il senso spirituale di passi che alla lettera sembravano insegnare un errore, non gli dispiacevano, benché ignorasse ancora se erano veritiere. Agostino tratteneva il suo cuore dall'assentirvi, per timore del precipizio.
Da allora incominciò a preferire la dottrina cattolica, anche perché la trovava più equilibrata e assolutamente sincera nel prescrivere una fede senza dimostrazioni, che a volte ci sono, ma non sono per tutti, altre volte non ci sono affatto. Il manicheismo, invece, prometteva temerariamente una scienza, tanto da irridere la fede, e poi imponeva di credere a un gran numero di fole del tutto assurde, dal momento che erano indimostrabili. Il suo cuore lentamente prendeva forma, facendogli considerare l'incalcolabile numero di fatti a cui credeva senza vederli, senza assistere al loro svolgimento. Così fu convinto che non merita biasimo chi crede nelle Scritture, di cui Dio ha radicato tanto profondamente l'autorità in quasi tutti i popoli, ma piuttosto chi non vi crede.
28 agosto – La Miracolosa Conversione di Sant'Agostino!
La Miseria Umana e la Gioia Divina
Agostino cercava avidamente onori, guadagni e nozze, ma queste passioni gli procuravano disagi amarissimi. La sua anima, estratta dal vischio tenacissimo della morte, era misera, e Dio stuzzicava il bruciore della piaga perché, lasciando tutto, si rivolgesse a Lui. Era misero, e Dio operava per fargli sentire la sua miseria.
Un giorno, mentre si preparava a recitare un elogio dell'imperatore infarcito di menzogne, Agostino, con il cuore ansimante di preoccupazioni, percorrendo un vicolo milanese, scorse un povero mendicante che, saturo di vino, scherzava allegramente. Sospirando, fece rilevare agli amici le molte pene derivanti dalle loro follie: tutti i loro sforzi miravano solo a una gioia sicura, dove quel povero mendico li aveva già preceduti. Agostino inseguiva la felicità temporale attraverso anfratti e tortuosità penosissime, mentre il mendico, sebbene non possedesse la vera gioia, era allegro, mentre lui era angosciato e ansioso. Nonostante ciò, se gli fosse stato chiesto se preferiva essere come il mendicante o come era in quel momento, avrebbe scelto di essere com'era, stremato d'affanni e timori, riconoscendo la perversione di tale scelta.
Significato e Impatto de "Le Confessioni"
"Le Confessioni" sono all'origine della vocazione religiosa di figure importanti come Papa Leone XIV, che nel giorno della sua elezione sul solco di Pietro disse con grande fierezza: "Sono un figlio di Sant'Agostino". L'opera continua a essere studiata per la sua profondità filosofica e teologica, nonché per il suo valore letterario come prototipo di introspezione psicologica e spirituale.
Edizioni e Caratteristiche Fisiche
Nel corso dei decenni, numerose edizioni de "Le Confessioni" sono state pubblicate. Le descrizioni di volumi disponibili sul mercato testimoniano la varietà delle edizioni. Ad esempio, si possono trovare copie con le seguenti caratteristiche: 464 pagine, formato cm 16x10,5, copertina rigida. Condizioni quali "ottime condizioni, firma di appartenenza" o semplicemente "buono" indicano lo stato di conservazione di questi volumi che circolano nel tempo.
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