Il Crocifisso su Tavola nel Contesto Artistico Lucchese

La produzione di crocifissi su tavola rappresenta un capitolo fondamentale nell'arte medievale italiana, con un'enfasi particolare sulla scuola lucchese. Questi manufatti non sono solo espressioni di profonda fede, ma anche documenti preziosi per comprendere le evoluzioni stilistiche, iconografiche e le complesse interazioni culturali che hanno caratterizzato la Toscana tra il XII e il XIII secolo. Le opere attribuite a maestri lucchesi riflettono un ricco dibattito critico e presentano caratteristiche morfologiche e stilistiche distintive, dall'influenza "romanica" alle prime aperture verso il "bizantinismo" e oltre.

Dettaglio della morfologia tipica dei crocifissi lucchesi primitivi

I Crocifissi Primitivi Lucchesi: Morfologia e Dibattito Attributivo

Morfologia e Prime Attribuzioni

Morfologicamente, la croce di un crocifisso lucchese primitivo presenta alcune caratteristiche tipiche di questi manufatti. In particolare, le terminazioni superiori sono costituite da triangoli, sormontati da semicerchi, mentre la tavola centrale si termina in basso con un arco sporgente. Per l'originaria o comunque antica collocazione si veda la visita pastorale del 1566 che riporta: "Altare sub vocabulo Crucifixi subtus campanile est cum magna imagine crucifixi lignei ac Beatae Mariae Virginis et S.Johannis satis antiqua...". Il Marangoni nel 1923 ne attestava il buon stato di conservazione; per il restauro del 1952 si veda presso SBAAAS PI, Archivio Restauri, fasc. 891. Molto ritoccata, la figura nella parte destra della cimasa è considerata dal Garrison ridipintura di epoca moderna, e lo stesso afferma la Sandberg-Vavalà per la figura di S. Giovanni a destra del Cristo. L'opera è attribuita oggi ad un maestro lucchese, chiamato dal Garrison "S. Michele Crucifix Master", della seconda metà del XII secolo ed è da mettere in relazione con la croce della Pinacoteca lucchese nr.331, proveniente da S. Maria dei Servi (Garrison nr.501, p.195; Museo di Villa Guinigi. Lucca, nr.331, p.136s., fig.59). L'identità delle scene e delle figure marginali l'avvicina anche alla croce di S. Giulia, di dimensioni più piccole, datata dal Garrison tra la fine del XII e l'inizio del XIII (Garrison nr.503, p.195).

Dibattito Critico e Influenze Stilistiche

La croce è stata oggetto, assieme a quella da S. Maria dei Servi, di un vivace dibattito attributivo (vedine ricapitolazione in Museo di Villa Guinigi. Lucca, p. 136s.) a partire dalle congetture dei Ridolfi, i quali la connettevano ad altre di area lucchese e, ascrivendola all'ambito bizantino, ne facevano uno dei prototipi più antichi, a cui anche lo stesso Berlinghiero si sarebbe riferito. La letteratura critica successiva (cfr. in particolare Sandberg-Vavalà) nega l'apporto di cultura bizantina, segnalando invece elementi, sia iconografici che stilistici, schiettamente "romanzi", italici e transalpini (ottoniani).

Viene inoltre ricostruita la filiera di una tradizione di croci "lucchesi", identificando il primo modello del gruppo nella croce di Sarzana (con iscrizione di maestro Guglielmo, 1138), da cui quelle del S. Michele e di S. Maria dei Servi non si discostano se non per i caratteri iconografici, mentre quella di S. Giulia risulta nettamente più tarda per i reali influssi bizantini, che la avvicinano all'ambito culturale di Berlinghiero, pur in un'autonomia di bottega. In sostanza, tenendo ferma la data del prototipo, si è giunti a considerare per la coppia S. Michele-S. Maria dei Servi una cronologia attorno all'ultimo quarto del XII secolo; la Sandberg-Vavalà e il Garrison vi leggono anche identità di mano, mentre l'esemplare di S. Giulia sarebbe riportabile agli inizi del secolo successivo. Recentemente il Caleca ha ricostruito un nucleo di croci primitive della Toscana nordoccidentale aggiungendovi due esemplari pisani, seppur diversi nelle scelte iconografiche e nella resa stilistica: la croce proveniente da San Paolo all'Orto (prima metà XII secolo) e quella dalla chiesa del Santo Sepolcro (seconda metà XII secolo), ambedue oggi nel Museo di San Matteo. La ricchezza di esemplari superstiti e la varietà dei linguaggi per un'epoca così alta sta a delineare, secondo l'autore, una "complessa storia culturale che ci fa vedere attivi nella Toscana occidentale pittori di differenziata esperienza".

L'Iconografia del "Cristus Triumphans" nel Crocifisso di S. Michele

Nel XVI secolo il Crocifisso di S. Michele era collocato sopra l'altare nel transetto, ma probabilmente in origine doveva essere appeso sotto l'arco trionfale, quello che divide il presbiterio dalla navata centrale. Gesù è raffigurato con l'iconografia detta del "Cristus triumphans", cioè del Salvatore dell'Umanità che, vivo dalla croce, trionfa sulla morte e il peccato: il corpo è dritto e il volto, incorniciato dai capelli e dalla barba, è rilassato con i grandi occhi aperti. Il perizoma che indossa è dorato e pieno di gioielli, oggi perduti, per indicare la sua sovranità sulla vita e sulla morte. Non è una rappresentazione di Gesù ritratto dopo essere crocifisso ma prima di morire, ma è una trasfigurazione sulla croce del Cristo Risorto.

Intorno a Lui sono ritratti i personaggi principali presenti alla crocifissione e le storie della Passione, con una disposizione particolare, non narrativa né cronologica ma simbolica. Più in alto invece, intorno al corpo di Gesù ci sono le scene della Passione: appena sotto le braccia aperte troviamo Maria e S. Giovanni, sofferenti ai piedi della Croce, vestiti di rosso e blu, colori che simboleggiano il divino e l'umano uniti dal Sacrificio di Cristo che vince la morte e rende immortali, completando il piano della Salvezza. A completare la narrazione centrale, a destra la deposizione del corpo di Gesù nel sepolcro, sormontato da un ciborio di fattezze orientali. Dalla parte opposta la scena che termina il ciclo della Passione: le donne che andando al sepolcro lo trovano vuoto con un angelo ad annunciare la resurrezione. Sul rettangolo che conclude l'asse verticale della croce, troviamo, con due angeli adoranti ai lati, Cristo in tutta la sua gloria che, assiso sul trono, benedice con il braccio destro. Il lungo percorso ascensionale dell'asse verticale, partito dal tradimento, finisce con la gloria celeste. Le dimensioni dell'opera sono: altezza 175 cm; larghezza 140 cm; profondità 44 cm.

Crocifisso di S. Michele, iconografia del Christus Triumphans e scene laterali

La "Croce di Lucca" di Berlinghiero Berlinghieri: Iconografia e Importanza

Attribuzione e Contesto Storico-Artistico

Il Gesù Cristo crocifisso, detta anche Croce di Lucca, è una croce dipinta, realizzata tra il 1210 e il 1220 circa, a tempera e oro su tavola sagomata, da Berlinghiero Berlinghieri (1175 ca. - 1236 ca.). L'importanza di questo dipinto, oltre ad essere legata a un buon stato di conservazione che ne ha preservato anche l'originario effetto cromatico, è dovuta alla presenza della firma che lo rende un punto di partenza fondamentale per lo studio del pittore lucchese. Infatti, Berlinghiero, firmatario della croce lucchese, fu il capostipite di una famiglia di artisti attivi fra Lucca e Pisa e autori di altre croci ancora sul territorio. L'opera, non documentata, non ha una datazione certa, tuttavia gli storici dell'arte sono abbastanza concordi (Caleca 1981/ Tartuferi 1990) nel ritenerla una prova ancor giovanile del pittore, lontana dunque dall'aggiornamento su modelli giunteschi verificabile negli anni Trenta e in opere come il Gesù Cristo crocifisso (1230 - 1235 ca.) un tempo nell'Abbazia di San Salvatore a Fucecchio e oggi nel Museo di San Matteo a Pisa (cfr. Tartuferi 1990) e precedente anche alla Croce di Santa Maria Assunta a Tereglio (Filieri 1998), attribuita da alcuni studiosi (Tartuferi 2000) a Bonaventura di Berlinghiero.

Descrizione Stilistica e Iconografica

La croce dipinta e sagomata è azzurra, decorata ai bordi da una cornicetta con perlinatura e motivi geometrici e floreali; il fondo è in oro. Il Gesù Cristo crocifisso è raffigurato con gli occhi aperti, il volto rilassato, il corpo senza spasimi e i piedi sono inchiodati separatamente alla pedana: questo tipo di iconografia, con Gesù vivo e vittorioso sulla morte, viene detta Christus triumphans (in italiano, Cristo trionfante). La cromia nel complesso risulta ancora molto squillante: il perizoma di Cristo è verde, bordato lungo il perimetro da un margine rosso ed uno bruno. Degne di nota sono la raffigurazione della Vergine in Assunzione, semplicemente affiancata da due angeli, quella della Vergine dolente la cui veste è trattenuta da un cordone e quella del Diniego di Pietro, articolata in due parti, con l'apostolo, assiso su di un trono dall'elaborata struttura, che ha vicino ai piedi una brace accesa.

Nei tabelloni laterali sono raffigurati i simboli degli evangelisti, nella cimasa, in forma abbreviata, l'Assunzione della Vergine e nel suppedaneo ai lati dei piedi di Cristo la scena del Diniego di Pietro. Alcuni elementi decorativi come la doppia striscia ornamentale, costituita da una semplice fila di perle bianche su fondo rosso e da un motivo foliaceo, rimarranno come una sorta di trade-mark della bottega di Berlinghiero.

ICONOGRAFIA DELLA CROCIFISSIONE 1

Un Esempio del XIII Secolo: Il Crocifisso di Palazzo Barberini

Attribuzione e Collocazione Attuale

Lo splendido crocifisso su tavola esposto presso la Galleria Nazionale di arte antica di Palazzo Barberini (Roma) ed attribuito ad un pittore lucchese della cerchia di Bonaventura Berlinghieri, risale alla metà del secolo XIII. Costituisce un esempio di pittura medievale su tavola sagomata, interessante per l'impaginazione e per la serena figura del Cristo. Non se ne riesce a precisare con certezza la provenienza lucchese, tuttavia il dipinto, sul quale oggi non si può più discernere l'antica iscrizione, sembra rientrare nella fortuna del duccismo a Lucca, altrimenti attestata dalla presenza della tavola di Ugolino di Nerio e dalla presenza in antico della Madonna Schiff Giorgini nella chiesa cittadina di San Francesco.

Dettagli Iconografici e Stilistici

Le figure di Maria e della Maddalena lo affiancano, mentre sono relegati in basso i due ladroni, sofferenti, in croce. In alto il Padre, benedicente e due angeli. I personaggi principali raffigurati sono: Cristo Crocifisso; Madonna Dolente; San Giovanni Evangelista; Dio Padre. Cristo è raffigurato sulla Croce, agonizzante ma non ancora spirato. Nei tabelloni laterali sono presenti, a destra il San Giovanni dolente, del quale ci è rimasta soltanto una sorta di impronta, a sinistra la Vergine con le mani congiunte, vicino al viso, in segno di preghiera e dolore. Nella cimasa è raffigurato Dio Padre e sotto di lui corre la consueta scritta bianca su fondo rosso.

Il fondo della Croce è blu, il perizoma di Cristo, che aderisce alle gambe quasi fasciandole, è raffigurato come se avesse la consistenza di un velo. Gli snodi dell'anatomia sono sottolineati con attenzione e oggi emergono con enfasi a causa del riaffiorare del verdaccio di preparazione. Ciò che ci consente di dire del Crocifisso oggi in Museo è che questo maestro, uno dei numerosi senesi attivi a Lucca nel corso del XIV secolo, non dovette figurare tra i protagonisti del panorama artistico del tempo: a differenza dei dipinti di Ugolino di Nerio e Bartolomeo Bulgarini presenti in museo, rivela infatti una statura piuttosto modesta. Colpiscono nella resa del Cristo il trattamento della corporatura, nodosa, ed oggi ancor più enfatizzata dallo smagrimento della pellicola pittorica ed anche alcune soluzioni un po' ingenue come la resa del perizoma che si allunga sulle gambe quasi fasciandole.

Crocifisso di Palazzo Barberini, pittura lucchese del XIII secolo

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