Il sacerdozio, nella sua essenza, è un dono di grazia, una chiamata a essere mediatori tra Dio e l'uomo. Questo profondo ministero richiede il costante sostegno della preghiera di tutto il popolo di Dio. La celebrazione della Messa Crismale, in particolare, rappresenta un momento significativo di unità e rinnovamento per i sacerdoti, sebbene le circostanze possano talvolta impedirne la piena partecipazione.

Il Dono del Sacerdozio e il Rinnovo delle Promesse
La Messa Crismale: Un Momento di Unità e Rinnovamento
La Messa Crismale è un momento di grande significato, profondamente sentito, in cui si rinnova la grazia del dono del Sacerdozio. L'impossibilità di concelebrare con tanti sacerdoti di tutte le età, di scorgere la freschezza spirituale e la fede sincera e provata dei confratelli più anziani, e di gioire con chi festeggia anniversari di ordinazione, è una mancanza affettiva. Il senso di trepidazione alla benedizione degli Oli Santi fa percepire nel profondo del cuore che stanno di nuovo per ripetersi i grandi Misteri della Salvezza nel Triduo Pasquale.
Sentire il proprio piccolo e fragile «sì, lo voglio» rimbombare nella cattedrale assieme a quello di tanti altri «sì», altrettanto fragili, ma sicuri di risuonare assieme al «Sì» forte e convinto di Cristo, Sommo Sacerdote, è un'esperienza potente. Anche quando la partecipazione fisica non è possibile, le promesse sacerdotali vengono rinnovate quotidianamente nella preghiera personale, come un impegno costante e fedele.
Il Significato Profondo del Termine "Sacerdote"
Riflettere sul termine "sacerdote" rivela la ragione stessa di questo ministero. L'etimologia spiega chiaramente: Sacer significa "sacro" in latino, mentre dot è la radice che si trova nel greco dotèos, aggettivo verbale del verbo dìdomi, che significa "dare". Pertanto, il sacerdote è colui che offre a Dio cose sacre a nome del popolo e che dà al popolo le cose sacre da parte di Dio. È un mediatore, un intermediario tra Dio e l'uomo: una realtà immensamente grande e di una responsabilità immensa.
Preghiera per il Rinnovo delle Promesse Sacerdotali
O Signore, sommo ed eterno sacerdote,
ti ringrazio per il dono del Sacerdozio
e voglio rinnovare davanti a Te le promesse
fatte il giorno dell’ordinazione.
Voglio esercitare per tutta la vita
il ministero sacerdotale di presbitero,
come fedele cooperatore dei vescovi
nel servizio del tuo popolo,
sotto la guida dello Spirito Santo.
Voglio adempiere degnamente e sapientemente
il ministero della Parola
nella predicazione del Vangelo
e nell’insegnamento della fede cattolica.
Voglio celebrare con devozione e fedeltà
i tuoi misteri secondo la tradizione della Chiesa,
specialmente nel Sacrificio eucaristico
e nel sacramento della Riconciliazione,
a lode di Dio e per la santificazione del popolo cristiano.
Voglio, insieme con il vescovo,
implorare la tua misericordia
per il popolo a me affidato,
dedicandomi assiduamente alla preghiera,
come Tu ci hai comandato.
Con il tuo aiuto, Signore,
voglio essere sempre più strettamente unito a Te,
vittima pura offerta al Padre per noi,
consacrando me stesso al Padre insieme con Te
per la salvezza di tutti gli uomini.
Rinnovo la mia promessa
di filiale rispetto e obbedienza
al mio vescovo e ai suoi successori.
Effondi ancora su di me, o Signore,
l’abbondanza dei tuoi doni
e rinnova la grazia dello Spirito,
per amarti e servirti qui in terra
e per vivere con Te nei secoli dei secoli.
Amen.
L'Affetto e il Sostegno del Popolo di Dio
Ricevere auguri e promesse di preghiere da altri sacerdoti e da semplici cristiani in occasioni significative è un segno tangibile di vicinanza. È bello ricevere questi auguri, poiché fanno comprendere che il vero festeggiato non è il sacerdote stesso, ma Cristo, che si è degnato di partecipare a uomini fragili un dono così grande. Il sostegno nella preghiera è fondamentale, perché senza di esso, i sacerdoti non starebbero in piedi un minuto soltanto. Questa esperienza è confermata da innumerevoli volte, sia nei momenti di difficoltà spirituale che in quelli di malattia fisica, quando l'intercessione del popolo di Dio si rivela una forza inestimabile.
LA BIOGRAFIA DI DON TONINO BELLO
Don Tonino Bello: Un Esempio di Santità e Coraggio Profetico
Monsignor Antonio, o meglio “don Tonino”, Bello, riconosciuto come Venerabile dalla Chiesa, è stato un testimone esemplare di un sacerdozio vissuto con radicalità e autenticità. Egli si è immerso in un fiume di grazia che va controcorrente fin da bambino, incarnando un progetto di santità concreto e impegnativo.
La Ricetta della Santità: Svuotarsi per Amare
La ricetta della santità, seppur apparentemente semplice, è chiara: consiste nel svuotarsi di se stessi per farsi abitare dall’amore di Dio. Questa formula, sebbene possa sembrare astrusa, è un progetto concretissimo, tanto reale quanto difficile. Don Tonino Bello l'ha fatta propria sin dalla giovinezza, preferendo per sé il diminutivo del nome e autodefinendosi, con poetica aridità, un «buono a nulla».
Il "Venerabile" Don Tonino: Il Vescovo del Grembiule
Don Tonino Bello si distingueva per la sua vicinanza ai poveri, agli abbandonati, al popolo dei dimenticati. Uomini e donne bussavano alla sua porta, prima come parroco e poi come vescovo, con la certezza di trovarla aperta e di avere un cuore disponibile all'ascolto delle loro angosce. Erano proprio i piccoli, gli “ultimi”, i veri protagonisti della sua Chiesa del grembiule, un'immagine che preferisce ai segni del potere il potere dei segni. In ginocchio ore davanti al tabernacolo, trovava la forza di vincere i pregiudizi, di alzarsi ogni giorno con il sorriso e di superare le critiche di chi lo trovava "fuori posto". Docile alla creatività dello Spirito, don Tonino non stava mai fermo, costruendo minuto dopo minuto il Regno della mitezza e del dialogo, adoperandosi nel progetto di realizzare la pace come convivialità delle differenze. Questo amore per ogni uomo gli diede la forza per gesti estremi, come il pellegrinaggio ad Sarajevo nel 1992, quando, già malato di cancro, percorse a piedi l'ultimo tratto, dimostrando che chi ha il cuore pieno di Dio non può chinare la testa davanti alla rabbia e alla vendetta, ma cerca uno spiraglio per il perdono e la misericordia, nella consapevolezza che nessuna ferita è incurabile. Come diceva, «Amiamo il mondo. Vogliamogli bene. Prendiamolo sotto braccio.»
Il Coraggio della Parresia e l'Impegno per la Pace
La vita e il ministero di don Tonino Bello sono stati permeati da una forte parresia, un coraggio profetico che lo spingeva a denunciare le ingiustizie e a proporre un nuovo modo di intendere la pace e la giustizia sociale.
Dalla Pace della Coscienza alla Coscienza della Pace
Don Tonino Bello invitava a passare dalla pace della coscienza alla coscienza della pace. La pace della coscienza, intesa come un vivere senza rimorsi, senza intralci da Dio, dagli altri o dalla terra, non è sufficiente. È necessario andare oltre, aprirsi agli affetti, mostrare le piaghe, perché è lì, nella compassione e nell'incontro con le sofferenze, che nasce la vera pace. Questa è l'opera che spetta a ciascuno, un'opera che, pur venendo da Dio, richiede il nostro impegno concreto.
La Giustizia Sociale come Fondamento della Pace
La pace che si disgiunge dalla giustizia è peggio della guerra. Don Tonino si interrogava su come fosse distribuita la ricchezza sulla terra, denunciando una situazione in cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, una realtà che inorridisce. Egli non temeva di prendere posizione, affermando che "una pace che prenda le distanze dalla giustizia è peggio della guerra". La sua preoccupazione era profonda di fronte al fatto che milioni di persone muoiono di fame ogni anno, sottolineando che non è solo "morire di fame", ma "morire per fame", per l'ingiustizia di un sistema che spreca risorse immense in armamenti mentre le persone soffrono.
La Denuncia delle Ingiustizie e la "Guerra Senza Bombardamenti"
Don Tonino Bello denunciava la "guerra senza bombardamenti" fatta di disuguaglianze economiche e sociali. Ricordava che le spese militari nel mondo ammontavano a cifre astronomiche, mentre la fame uccideva milioni di persone. Un'unica testata nucleare poteva costare quanto la costruzione di 3 miliardi di case, o finanziare 300 anni di ricerca contro il cancro. Questa spesa ingente per armamenti, spesso coperta dal silenzio e dal tabù, rivela un ordine mondiale basato su una logica anti-genesi. Don Tonino era convinto che questa realtà non potesse essere accettata e spingeva all'impegno per una "strategia della nonviolenza" che ponesse la spada nel fodero, seguendo l'esempio di Gesù Cristo.
L'Obiezione di Coscienza e la Nonviolenza
Il principio dell'obiezione di coscienza era centrale nel suo pensiero. Non dovevamo avere paura di esercitarla, anche contro il potere, per impedire la costruzione di armi con i soldi dei contribuenti. La pace si costruisce, non si attende. Il tema della nonviolenza attiva, sebbene non ancora pienamente penetrato, era per lui la via da seguire, una radice profonda che richiedeva coraggio e impegno.
Il Potere dei Segni e i Segni del Potere
Don Tonino Bello preferiva il "potere dei segni" ai "segni del potere". Questo si manifestava nel suo modo di essere vescovo, non arroccato nella sua dignità, ma sempre pronto ad agire concretamente. Raccontava di come, di fronte a un problema (come quello dei senza fissa dimora), la soluzione non fosse solo la denuncia, ma l'azione diretta, l'accoglienza, anche in luoghi inaspettati come le chiese. La sua richiesta ai diaconi era di essere portatori di novità, di freschezza dolce, non arrogante, in simbiosi con il parroco, per offrire un alimento culturale e rendere la Chiesa una comunità aperta, che si inventa giorno per giorno, capace di vivere l'immediatezza della presenza di Dio in termini nuovi, una comunità che proponga la verità e non la imponga.
L'Accoglienza degli Ultimi: Esempi Concreti
La testimonianza di don Tonino era fatta di gesti concreti e di una vicinanza tangibile agli ultimi, ben oltre le parole e le strutture formali. Le sue narrazioni illustrano la sua visione della carità e della giustizia.
Gennaro sotto la barca
Un giorno, trovando un uomo ubriaco, Gennaro, che dormiva sotto una barca capovolta, don Tonino lo portò a casa sua. Gennaro, sebbene a volte brillo, tornava ogni sera, rivelando la sua storia di uscite e rientri dal carcere. Questo incontro, segnato da un legame profondo e una promessa reciproca, mostrava la capacità di don Tonino di vedere la dignità anche in chi era ai margini. Nonostante i fallimenti e le ricadute, Gennaro rimaneva un "pezzo di galera" ma con la speranza di "uscirne", un'immagine che don Tonino estendeva a tutta l'umanità, riconoscendo in ognuno il volto di Cristo.
I Lavoratori Marocchini a Ruvo
A Ruvo, nella sua diocesi, don Tonino si occupò di un gruppo di lavoratori marocchini, alloggiati in condizioni precarie. La vicenda, che portò a un compromesso per la loro sistemazione, evidenziava le difficoltà di integrazione e le esigenze elementari di accoglienza. La sua azione non si fermava alla soluzione pratica: egli celebrava la Messa in un magazzino con loro, ascoltava i loro "canti lugubri dell'oriente" e li aiutava a inviare i corpi dei defunti alle loro famiglie in Marocco. Questo era il suo "pronto intervento", un'azione che andava oltre la semplice elemosina, cercando la condivisione e la risoluzione dei problemi alla radice.
La Donna Sfrattata
Una signora sfrattata dopo 19 anni di vita nella sua casa, con la figlia ormai adulta e in procinto di sposarsi, cercò l'aiuto di don Tonino. La sua impotenza di fronte a certe situazioni lo portava alle lacrime. Questo episodio, raccontato in un'omelia, era un monito alla comunità cristiana a non essere "cristiani a metà", ma a prendere posizione e a lottare contro le ingiustizie che colpiscono i più deboli.
Il Sacerdote come "Samaritano dell'Ora Prima"
Don Tonino Bello proponeva la figura del "samaritano dell'ora prima". Non si trattava solo di intervenire quando il problema è già conclamato, come il samaritano che fascia le ferite, ma di un samaritano dell'ora prima, che anticipa le necessità, che si interroga su come andranno le cose a lungo termine, che si preoccupa degli sbocchi occupazionali per i giovani e delle cause profonde della povertà. Il sacerdote deve essere come i pastori che "vegliavano nella notte facendo la guardia al gregge", con gli occhi aperti sulle necessità e le sofferenze dei poveri, senza accontentarsi di soluzioni temporanee ma cercando di risolverle alla radice.
Il Sacerdozio Ministeriale e l'Esempio di Cristo
Il ministero sacerdotale, secondo don Tonino, è un servizio fondamentale per il popolo di Dio, radicato nell'esempio di Cristo e nella testimonianza autentica.
Omaggio ai Presbiteri: Testimoni di un Mondo Nuovo
Nelle sue omelie, don Tonino Bello rivolgeva ringraziamenti ai sacerdoti per la loro testimonianza e il servizio reso alla Chiesa. Li definiva "testimoni di un mondo nuovo, condannati a vivere in un mondo vecchio che non vi capisce più, che forse vi disprezza, ma che ha bisogno inesorabilmente di voi." Li ringraziava per le parole di vita eterna, per le speranze indefettibili, per i lembi di futuro che sapevano far balenare. Ringraziava per la loro povertà, spoliazione, solitudine feconda, silenzio, e per il sorriso con cui nascondevano amarezze e delusioni. Il suo grazie andava allo sperpero generoso della loro vita, alle fatiche che nessuno comprende fino in fondo, e alla libertà gioiosa con cui rinunciavano a beni personali, testimoniando la dimensione escatologica dell’esistenza, anche se questo spesso comportava sofferenza. Il compito dei presbiteri è di aiutare i fedeli a vivere il loro sacerdozio universale, fungendo da esempio e sostegno.
La Sapienza della Croce nel Ministero Sacerdotale
Ricordare don Tonino Bello significa confrontarsi con il tema della sapienza e della croce. Il Maestro chiede ai suoi di lasciare tutto per seguirlo, abbracciando la propria croce. La sua Pasqua è il paradigma dell'amore: pronti a dare la vita come Lui. Don Tonino ha mostrato come la realtà della croce sia una componente ineludibile della vita umana. Il Vangelo vissuto, per lui, assomigliava a una torre enorme costruita senza ricchezze, a una guerra vinta da pochi contro tanti, un'impresa che richiede l'abbandono totale alla potenza di Dio. Prendere la croce, accettare di portarla e affidarsi a Dio per avere la forza, significa scegliere Dio come il tutto della vita. Don Tonino aveva collocato il suo tavolo di lavoro nella cappella dell’episcopio, alla presenza dell’Eucarestia, indicando che da lì tutto doveva partire e lì tutto doveva convergere. Egli invitava a vedere nella croce di Cristo non il fallimento, ma una "collocazione provvisoria", vigilia della risurrezione, fonte di fiducia ed energia per prendersi cura di quanti sono inchiodati alla croce del rifiuto, dell’emarginazione, della povertà, della violenza. Quando un sacerdote vive così, è riconosciuto come segno visibile e presenza sacramentale di Cristo Pastore.
La Visione di Don Tonino per i Diaconi: Freschezza e Apertura
Don Tonino Bello si rivolgeva ai diaconi esortandoli a essere testimoni della cattolicità della Chiesa, ovvero della sua universalità e apertura. Non dovevano essere meri esecutori di routine o "titolari della routine, dello schema prefabbricato", ma portatori di novità e freschezza, capaci di tollerare e accogliere la diversità, senza imprigionarsi nei propri schemi teologici. La loro missione era di andare incontro alla gente nei loro domicili, di intuire i bisogni prima che venissero espressi, di non rimandare "a bocca asciutta i testardi", ma di rincorrere le persone dove vivevano momenti di solitudine, tristezza e dolore. La loro vita doveva essere una continua vigilanza contro il peccato e un impegno generoso nel seguire Gesù Cristo, senza piegare le norme evangeliche a interpretazioni di comodo.
Preghiera per la Santificazione dei Sacerdoti
Con la «Preghiera per la santificazione dei sacerdoti», composta da Santa Teresina di Gesù Bambino, ringraziamo Dio per il dono del sacerdozio e ringraziamo i sacerdoti per la loro donazione alla Chiesa di Gesù Cristo.
O Gesù, sommo ed eterno sacerdote,
custodisci il tuo sacerdote dentro
il Tuo Sacro Cuore.
Conserva immacolate le sue mani unte
che toccano ogni giorno il Tuo Sacro Corpo.
Custodisci pure le sue labbra
arrossate dal Tuo Prezioso Sangue.
Mantieni puro e celeste il suo cuore
segnato dal Tuo sublime carattere sacerdotale.
Fa' che cresca nella fedeltà e nell'amore per Te
e preservalo dal contagio del mondo.
Col potere di trasformare il pane e il vino
donagli anche quello di trasformare i cuori.
Benedici e rendi fruttuose le sue fatiche
e dagli un giorno la corona della vita eterna.