L'Abbazia di Sant'Eutizio a Preci: Storia, Arte e Spiritualità

L'Abbazia di Sant'Eutizio, situata in località Piedivalle, nel Comune di Preci, nel cuore della Valnerina perugina, è uno dei complessi monastici più importanti e antichi dell'Umbria e d'Italia. Le sue origini affondano nel V secolo, rappresentando uno dei luoghi più significativi per il monachesimo occidentale prima dell'arrivo dei Benedettini. Attualmente, dopo i gravi danni subiti dal terremoto del 2016, è in fase di ricostruzione.

Veduta panoramica dell'Abbazia di Sant'Eutizio prima del terremoto

Le Origini del Monachesimo nella Valcastoriana

L'arrivo dei Padri del Deserto e Santo Spes

Nel V secolo, lungo le valli del fiume Nera e dei suoi affluenti, giunsero alcuni monaci ed eremiti, provenienti in maggior parte dalla Siria a seguito delle dure persecuzioni e delle lotte connesse ai grandi concili orientali. Questi monaci, chiamati anche "Padri del Deserto", perseguivano l'ascetismo contemplativo degli eremiti. Agli inizi del V secolo, Santo Spes giunse in Valle Castoriana insieme a un gruppo di questi monaci ed eremiti siriani, dando vita a un primo insediamento monastico pre-benedettino.

I monaci dimoravano all'interno di grotte artificiali scavate in uno sperone di roccia, un luogo ideale per vivere in perfetta solitudine e meditazione. Questo stile di vita suscitò ben presto ammirazione e interesse tra gli abitanti, i quali vollero unirsi alla loro comunità, fondata sull'umiltà e sulla spiritualità, per assaporare un'esperienza unica. Nel 470, Santo Spes eresse, vicino a una copiosa sorgente dalla quale ancora oggi sgorga l'acqua, un primitivo oratorio dedicato alla Vergine Maria, dove visse per quarant'anni convivendo con la sua cecità. Fu maestro spirituale di Sant'Eutizio e San Fiorenzo. Il primo di questi monaci si chiamava Spes e i suoi primi discepoli furono Eutizio e Fiorenzo.

Sant'Eutizio: L'Evangelizzatore della Valle

Alla morte di Spes, avvenuta il 28 marzo del 510, un suo discepolo, Sant'Eutizio, per le sue grandi virtù e la sua devozione, divenne la guida spirituale del cenobio e abate del monastero, riuscendo a trasmettere quell'equilibrio e quella guida che Santo Spes era stato per la comunità. Venne chiamato "l'evangelizzatore della valle". La comunità ebbe un notevole impulso e in questo periodo venne eretto il primitivo monastero e la chiesa nella quale, alla sua morte, vennero deposte le sue spoglie. Sant'Eutizio morì il 23 maggio del 540, e la sua fama di santità aveva già richiamato numerosi discepoli, avviando il monastero a un lungo futuro di prosperità materiale e spirituale.

Gli abitanti, per celebrare l'impegno e in segno di riconoscenza, eressero la chiesa in suo onore, dove il 23 maggio del 540, giorno della sua morte, vi furono deposte le sue spoglie. Nel primitivo ingresso è ancora possibile notare la soglia consumata dalle ginocchia dei fedeli, che qui si fermavano in preghiera. Diverse personalità spirituali, come San Benedetto da Norcia e San Francesco da Assisi, sono state legate a questo luogo.

Affresco raffigurante Sant'Eutizio e Santo Spes

Lo Splendore Medievale dell'Abbazia

L'Influenza della Regola Benedettina

Anche dopo che l'abbazia, come tutte le comunità monastiche del luogo, subì gli influssi della Regola benedettina e ad essa si adeguò definitivamente, il nome di Sant'Eutizio rimase legato all'abbazia. Lo stile di vita di questi monaci presentava molte affinità con la Regola di San Benedetto e, anzi, si può dire senza ombra di dubbio che furono proprio loro a ispirare lo stile di vita che poi sfociò nella Regola di San Benedetto: l'infanzia e l'adolescenza del santo, nato nel 480, fu marcata dall'esperienza di quei monaci che vivevano nell'area del suo territorio.

Nel contesto di grande degrado economico e culturale, i monaci benedettini ebbero un ruolo decisivo: essi assunsero direttamente il ministero della cura delle anime e di sicurezza economica delle popolazioni rurali, sviluppando la loro funzione sociale legata alla Regola dell'Ora et labora, dando vita a una vera e propria opera di colonizzazione del territorio sul piano spirituale, culturale ed economico.

Espansione e Ricchezza

Nell'Alto Medioevo, l'Abbazia arrivò ad esercitare la sua giurisdizione ecclesiastica su un territorio ben più esteso che arrivava fino alle diocesi di Ascoli e Teramo. Ricevette parecchie donazioni, rendite in natura sia di prodotti agricoli (formaggi, olio, cereali e zafferano) che di manufatti (scodelle, coltelli, piatti e bicchieri di vetro) e consistenti lasciti, tra cui quello di Donna Ageltrude, vedova di Guido II duca di Spoleto, Re d'Italia e imperatore. Già all'inizio del XII secolo, l'abbazia estendeva il suo potere economico e territoriale su tutta la regione dell'Alto Nera, nello spoletino, nell'ascolano e nel teramano fino all'Adriatico. Il periodo di massimo splendore fu nell'XI secolo, quando il monastero costituì il maggior centro politico ed economico della zona. Attorno all'Abbazia ruotava la vita delle comunità circostanti Acquaro, Valle, Collescille (paesi fondati dagli stessi monaci) che, insieme al monastero, costituirono un organismo civile e religioso, la Guaita di S. Eutizio.

Con il termine "guaita", dal longobardo "wahta", si indicavano le "ville" sorte attorno a un oratorio monastico, con la funzione della produzione agricola, allevamento e sfruttamento del bosco, ma anche della difesa: infatti il termine significa anche "guardia". Ugualmente i monaci promossero un considerevole numero di eremi e cenobi che in seguito si trasformeranno in oratori, pievi, cappelle.

Lavori di Restauro e Ampliamento

Questa prosperità permise ai monaci, che vivevano secondo la regola di San Benedetto "ora et labora" (prega e lavora), di dare inizio nel 1180 ai lavori di restauro ed ampliamento della chiesa sotto la guida dell'Abate Teodino I, i quali terminarono nel 1236 sotto il successore Teodino II. La ricchezza materiale e i proventi del vasto feudo permisero, alla fine del XII secolo, il rinnovamento in forme romaniche del cenobio e della primitiva chiesa altomedievale, eretta dopo la riforma benedettina. Oggi la chiesa, cuore dell'abbazia, mostra ancora la superba facciata con un portale a doppia ghiera e un'epigrafe del 1190 riportata sulla lunetta del portale medesimo. Questa ricorda il maestro che diresse i lavori: HUMILIS ABBAS THEODINUS/FUTT IN HOC OPERE PRIMUS/HII QUI DEGUNT AD THEOS/IUGITER ORENT PRO EO/ANNO DOMINI MILLENO CENTEXIMO NONAGE (SIMO)/MAGISTER PETRUS FECIT HOC JOHANNES PRIOR.

Dettaglio del portale romanico dell'Abbazia con iscrizione

La Biblioteca e lo Scriptorium

I monaci si dotarono inoltre di una biblioteca e di uno scriptorium, ossia un luogo che veniva utilizzato per scrivere o dove si effettuava l'attività di copiatura dei manoscritti. Da studi effettuati è risultato che l'Abbazia di Sant'Eutizio era una vera e propria scuola scrittoria, in quanto le grafie di cui si componevano i testi risultavano essere redatte da mani esperte. All'interno della scuola è stato inoltre composto, tra il 936 e il 1037, la "Confessio Eutiziana", uno dei più antichi ed importanti documenti scritti in lingua volgare. Tra i documenti che erano conservati nella biblioteca, smantellata poi dal Papa nei primi anni del Seicento, è emerso un importante testo in volgare italiano, databile al 1095 che risulta di molto antecedente alle Laudi dei Disciplinati e al Cantico delle Creature di San Francesco.

I codici rivelano l'esistenza in loco di uno "scriptorium" di alto livello e di una scuola di miniaturisti particolarmente attiva fra i secoli X e XII. Gli scriptoria erano laboratori comuni e rappresentavano una forma di produzione organizzata. Il lavoro dei copisti e degli alluminatori era suddiviso secondo i vari compiti; si distinguevano, oltre ai pittori (miniatorres), i maestri esperti di calligrafia (antiquarii) e i loro aiutanti (scriptores) e i pittori di iniziali (rubricatores): Gli scriptoria impiegavano amanuensi salariati, ossia laici che lavoravano un po' a casa propria, un po' nel monastero. Per capire l'eccezionalità del lavoro del monastero basti pensare che in quel periodo il mondo occidentale perdeva progressivamente non solo la concezione della parola scritta ma soprattutto la capacità di organizzare il tempo ed il lavoro. La stessa conservazione dei testi latini e greci si deve alla capacità dei monaci eutiziani di saper organizzare la divisione del lavoro, come principio fondamentale della produzione dei beni. L'opera dei monaci benedettini non era rivolta solamente all'interno del monastero: alla bonifica della spiritualità, essi unirono la bonifica del mondo che li circondava, diffondendo la loro regola di vita e la razionalità della divisione del lavoro. I monaci svolsero un vero e proprio ruolo di riorganizzazione delle campagne con la creazione di una rete di collegamenti, la bonifica di aree degradate, la creazione di centri di aggregazione di vita delle popolazioni rurali.

La Famosa Scuola Chirurgica Preciana

Origini e Sviluppo

Nel Medioevo i monaci di Sant'Eutizio divennero molto conosciuti grazie all'antica arte della chirurgia, tramandata dai monaci siriani ai Benedettini fin dalla fondazione. Certamente nell'abbazia la pratica della medicina doveva essere discretamente sviluppata, favorita dal fatto che nella zona era presente, come lo è tutt'ora, una grande varietà di piante officinali ed alcune sorgenti di acque curative di eccezionale efficacia. A confermare questa tesi, un documento dell'epoca nel 1089 riporta che nell'Abbazia vi morì un monaco "medicus".

Con l'istituzione della scuola intorno al 1215, il Concilio Lateranense promulgò una legge che impediva ai monaci di esercitare la professione chirurgica. La tesi più plausibile per cui la chirurgia, fino ad allora praticata in prevalenza dai religiosi, passò ad essere esercitata dagli abitanti della vicina Preci e di località circostanti, è da attribuire alle decisioni prese dal Concilio Lateranense del 1215, il quale stabilì che i monaci non avrebbero più dovuto adoperarsi in pratiche strettamente chirurgiche, pur potendo continuare la coltivazione e la raccolta di erbe medicinali.

Consapevoli che l'arte chirurgica è inscindibile da una norma etica e da un impegno altamente umanitario, i religiosi di Sant'Eutizio istruirono gli abitanti del luogo affinché le genti continuassero a trarre sollievo da queste pratiche. Gli abitanti di Preci, già espertissimi, come del resto lo sono ancora oggi, nella mattazione dei suini, appresero nell'abbazia l'arte chirurgica senza troppe difficoltà. Questi medici, chiamati "empirici", perché non avevano frequentato università, nel volgere di alcuni decenni, perfezionando in modo sorprendente le tecniche operatorie, grazie anche all'ausilio di nuovi strumenti da loro stessi inventati e perfezionati, divennero espertissimi e la loro fama ben presto varcò i confini della nostra penisola.

Illustrazione di antichi strumenti chirurgici

Specializzazioni e Successi

Il periodo di maggior fortuna della scuola chirurgica preciana è tra il XV e il XVI secolo, quando i medici formati presso di essa erano contesi dai potenti del tempo. I "preciani", pur essendo in possesso di una buona cultura medica generale, erano specializzati quasi esclusivamente in tre particolari tipi di intervento: la rimozione delle cataratte, l'ernia inguinale e la litotomia, ovvero la rimozione dei calcoli vescicali, dove risultavano veramente insuperabili, tant'è che nel XVI secolo la percentuale di riuscita in questo intervento era per i medici preciani, sorprendentemente del 90%. I primi chirurghi diedero origine, nel solo territorio di Preci, a circa trenta vere e proprie dinastie di medici. Il secolo XVI fu certamente il periodo d'oro per i chirurghi preciani. La loro presenza era ambita dagli ospedali delle più importanti città italiane e richiestissimi da diverse corti Europee. Qui, nel 1588, Cesare Scacchi, un chirurgo di Preci, operò alla cataratta la regina d'Inghilterra "Elisabetta I" e fu ricompensato con mille scudi d'oro.

Declino, Commenda e Rinascita

Il Passaggio alla Commenda e lo Spostamento dei Codici

La decadenza dell'abbazia ebbe inizio con la fine del XII secolo e tra il 1257 e il 1259 le ultime terre furono donate al Comune di Norcia. Nel XIV secolo l'abbazia perse la sua autonomia a vantaggio del Rettore del Ducato Spoletino e dopo varie vicissitudini secolari l'abbazia passò nel XV secolo agli abati commendatari, di cui gli ultimi furono i vescovi di Norcia. Nel 1451, il monastero fu dato in commenda a Niccolò V, anche se vi rimasero i monaci benedettini fino al 1568. Lo stesso abate Crescenzi, con l'approvazione di papa Clemente VIII, fece trasferire a Roma, presso la Biblioteca Vallicelliana, i preziosi codici conservati nella biblioteca monastica. Altri codici sono oggi custoditi dalla Pinacoteca di Spoleto, altri ancora alla Cancelleria Vescovile di Spoleto.

Le Vicende di Preci e la Ricostruzione

Il XV secolo fu un anno difficile per Preci, in quanto nei pressi dell'Abbazia si stabilì un gruppo di Lanzichenecchi di ritorno dal "sacco di Roma" e, quasi in contemporanea, si combatté la guerra per la successione del Ducato di Camerino che coinvolse anche Preci, la quale venne distrutta ed incendiata. Vista quindi la situazione non propriamente tranquilla e sicura, l'abate del tempo, Giovanni Mensurati, si trasferì a Cerreto di Spoleto fino a quando la situazione non si placò. Tornato in pianta stabile all'Abbazia fu incaricato dalla Camera Apostolica di ricostruire Preci.

Nel 1533 il Pontefice Paolo III acconsentì alla ricostruzione di Preci a condizione di una definitiva riconciliazione con Norcia. La riedificazione del Castello coincide con l'accrescere della fama dei medici Preciani in tutta Europa. Dentro le mura del nuovo castello le facoltose e ricche famiglie dei medici fecero costruire da maestranze lombarde operanti nella zona, eleganti palazzi. Anche l'edilizia minore venne edificata non tralasciando l'utilizzo di elementi architettonici di discreto interesse. Possiamo dire che, sostanzialmente, l'abitato di Preci ha mantenuto il suo aspetto cinquecentesco, tipico dei villaggi fortificati costruiti sulle alture.

Architettura e Monumenti

La Chiesa Abbaziale

La chiesa si trova addossata alla parete rocciosa, presenta una copertura a capanna sulla cui facciata si apre un portale romanico a doppia ghiera con un'incisione in latino nella lunetta ed è abbellita da un rosone ai cui lati sono posti i simboli dei quattro evangelisti. L'interno è costituito da un'unica navata in pietra nuda e, solo in alcuni punti, sono visibili tracce degli antichi affreschi. È possibile notare tre differenti fasi della sua costruzione. La parte mediana della chiesa, riconoscibile per il diverso paramento murario, è la più antica ed è caratterizzata dalle finestre di epoca ottoniana, realizzata con blocchi di pietra. In seguito venne realizzata in conci di calcare ben levigati, mentre verso la facciata e l'ultimo intervento di ampliamento, realizzato nel XIV secolo, ha riguardato la parte dell'abside, di forma poligonale, formato da pilastri angolari che terminano con capitelli da cui partono archi ogivali.

La chiesa, orientata (ossia con l'abside rivolto a Est), a navata unica con tetto a capriate lignee, presenta un presbiterio sopraelevato, al di sotto del quale si apre la cripta quadrangolare divisa in due navate da altrettante robuste colonne in calcare rossiccio del XIV secolo e volte a crociera, che custodì per lungo tempo le reliquie di Santo Spes, fondatore e fondamento del monastero. Sotto al presbiterio rialzato si apre una cripta divisa in tre navate e con volte a crociera che poggiano su due massicce colonne in pietra, presumibilmente appartenute all'antico oratorio. Qui, in un elegante tempietto realizzato da Rocco di Tommaso da Venezia, è custodita l'urna al cui interno sono conservate le spoglie di Sant'Eutizio, commissionata dall'abate Polidoro Scaramellotti a Rocco di Vicenza.

Interno della chiesa abbaziale con presbiterio rialzato e cripta

Il Monumento Funebre di Sant'Eutizio

Nel retro dell'altare maggiore si trova il Monumento funebre di Sant'Eutizio (1514), in marmo, attribuito a Rocco di Tommaso da Vicenza, commissionato dall'abate Polidoro Scaramellotti: il sepolcro accoglie sia le spoglie del Santo titolare, sia le reliquie di Spes. L'altare maggiore in marmo, posto in cima alla scalinata, fu costruito nel 1514 e reca inciso lo stemma dell'Abate Polidoro Scaramellotti.

Cortili e Grotte degli Eremiti

Il complesso dell'abbazia si affaccia su due cortili. Il primo, più ampio, nel quale domina la chiesa, è meravigliosamente ingentilito da due splendide bifore trecentesche. Nel secondo cortile, ad ornamento di una fontana, è stata posta una transenna in pietra, scolpita a losanghe, riferibile all'VIII secolo e appartenente alla antica chiesa dedicata alla Vergine. Molto suggestive sono le grotte dove si ritirarono Sant'Eutizio e San Fiorenzo, scavate nello sperone roccioso che sovrasta, a picco, l'abbazia e, sulla cui sommità, venne poi eretto il campanile. Alcune di queste vennero intagliate per realizzare il complesso, mentre quelle dove trovavano riparo Sant'Eutizio e San Fiorenzo, essendo i fondatori dell'Abbazia, non vennero toccate e negli anni divennero luogo di culto e devozione da parte della popolazione ed ancora oggi rappresentano il valore della vita semplice, del necessario e dell'adattamento.

Le grotte eremitiche a picco sull'Abbazia

L'Abbazia Oggi: Accoglienza, Museo e Ricostruzione

La Riapertura al Culto e la Comunità

Nel 1956 la chiesa è stata riaperta al culto e, nel 1989, è diventata "casa di accoglienza" e di preghiera, riprendendo l'antico ruolo di centro spirituale e culturale. Nell'abbazia vive una piccola comunità che alterna alla preghiera la vita attiva. Svolge opera di apostolato, si dedica alla lavorazione della terra e all'accoglienza dei turisti. La giornata è scandita da ritmi ben precisi: la mattina, alle 7.00, si inizia con il sacro Ufficio delle Letture al quale, alle 8.30, segue la colazione. I monaci si dedicano quindi al lavoro, sia nell'orto che all'interno dell'abbazia, fino alla preghiera dell'ora Media, alle 12.00, che precede il pranzo. Nel pomeriggio, il momento di preghiera inizia con i Vespri e prosegue nella celebrazione della Santa Messa delle 19.00.

Il Museo della Scuola Chirurgica Preciana

Al primo piano dell'Abbazia di Sant'Eutizio è ospitato il Museo nel quale, attraverso un percorso espositivo suddiviso in cinque sale, è possibile ammirare sculture lignee, dipinti su tavola e su tela, oggetti sacri, preziose argenterie, raffinati ricami, manuali di medicina e riproduzioni di alcuni strumenti chirurgici che venivano utilizzati nella Scuola Chirurgica Preciana che proprio qui all'interno dell'Abbazia fu fondata. Sono state inoltre riprodotte una piccola farmacia ed un laboratorio alchemico che veniva utilizzato per la preparazione dei medicinali.

Reperti e strumenti medici esposti nel Museo della Scuola Chirurgica

Il Terremoto del 2016 e la Ricostruzione

Uno dei complessi monastici più importanti e antichi dell'Umbria, distrutto dal terremoto del 2016, è in fase di ricostruzione. Le scosse dell'agosto 2016 danneggiarono gravemente il cimitero e il campanile, che si ergevano su uno sperone di roccia soprastante il resto della struttura. Il successivo sisma di ottobre completò l'opera, facendo rovinosamente crollare lo sperone di roccia, con annesso il campanile e una parte del cimitero, sopra la chiesa, distruggendola quasi completamente. Nel 2021 cominciarono i lavori di ricostruzione, portati avanti da CESA conservazione beni culturali, Tecnostrade S.r.l. SABAP Umbria e VirArt organizzano visite guidate ai cantieri.

Terremoto, il drone dei pompieri sorvola l'abbazia di Sant'Eutizio distrutta

La Devozione a Sant'Eutizio

Il 23 maggio si festeggia il Patrono Sant'Eutizio con una Messa solenne, celebrata dal Vescovo, e con una processione alla quale partecipano i fedeli, provenienti delle località limitrofe. Ad Eutizio si attribuiscono numerosi miracoli dopo la morte e di uno in particolare è rimasta limpida memoria nella tradizione. Nel 1385, a causa della carenza di acqua che metteva in pericolo i raccolti, tutta la popolazione pregò l'abate di esporre e di portare in processione il sacro cilicio, di colore nero, simile ad una veste monacale, indossato dal monaco durante la vita. Nel 1613, ricorda lo storico Jacobilli, poiché non pioveva da tre mesi, il cilicio venne nuovamente portato in processione e nuovamente si verificò il miracolo della pioggia. Secondo le tradizioni locali questo miracolo si è più volte ripetuto e tuttora, in tempo di grave siccità, si suole esporre il sacro cilicio in un tabernacolo, nell'altare maggiore, e illuminarlo con torce offerte dal Comune di Norcia, che fin dal XV secolo ha stabilito che si onorasse in perpetuo la festività di Sant'Eutizio nella città e nel contado.

Un altro momento di devozione popolare al Santo è rappresentato dal passaggio nel cunicolo che attraversa il basamento del sepolcro di Sant'Eutizio. Monsignor Fausti, in occasione della sua visita all'abbazia nel 1910, ricorda come molti fossero i devoti che, recandosi in pellegrinaggio all'abbazia per venerare le spoglie del Santo, "penetrano nel basamento, attraversando il foro dalla parte sinistra del tabernacolo, vi si trattengono per brevi istanti, fino a che recitata una qualche preghiera e col capo e col dorso tocchino la pietra che sostiene l'urna preziosa, e vanno ad uscire dalla parte opposta". Questa pratica è tuttora in uso, in particolare per i bambini il giorno dell'Epifania, e per gli adulti in occasione della festa di Sant'Eutizio, il 23 maggio, perché il Santo possa proteggerli dalle malattie o eventualmente guarirli.

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