Suor Arcangela Casarotti e l'Eredità della Carità delle Piccole Suore della Sacra Famiglia

Il Martirio Dimenticato delle Infermiere Religiose

Questa è la storia di quaranta ragazze, fra i 25 e i 35 anni, che hanno consapevolmente accettato di morire - per di più con atroci sofferenze - per poter curare e (letteralmente) servire degli ammalati gravi che neanche conoscevano. Finora questo loro eroismo e il loro martirio, consapevolmente accettato, sono rimasti nell’ombra.

Nessuno, nell’Italia che conta, che parla e scrive, sembra si sia mai accorto di queste giovani donne straordinarie. Eppure è accaduto tutto alla luce del sole, addirittura in un’istituzione pubblica di una città importante e attenta ai valori civili (e alla “questione femminile”) come Bologna, dove queste ragazze sono vissute e morte fra il 1930 e il 1960.

A Bologna esiste “Viale Lenin”, la strada dedicata a un tiranno che ha fondato il regime dei Gulag, dove sono stati massacrati moltitudini di innocenti inermi, fra cui migliaia di religiosi. Ma non esiste alcun ricordo pubblico invece di quelle donne che hanno curato tanti sofferenti dando la loro stessa vita.

Erano religiose, cioè ragazze che avevano rinunciato a se stesse perché innamorate di Gesù Cristo e per suo amore erano diventate silenziosamente capaci di donare ogni loro giornata ai malati e anche di affrontare la morte.

L'Ospedale Pizzardi e la Lotta alla Tubercolosi

Tutto accadde all’Ospedale Pizzardi di Bologna, oggi Bellaria, aperto nel 1930 per l’assistenza e la cura delle malattie polmonari, in particolare per i tubercolotici. La Tbc era una malattia mortale assai diffusa, soprattutto dopo la Grande Guerra, ed era contagiosissima (si contraeva per via aerea, quindi era molto più contagiosa, per esempio, dell’Aids di oggi). Questo scenario perdurò fino agli anni Cinquanta, quando arrivarono dei farmaci capaci di debellare la malattia e abbatterne enormemente la mortalità.

Foto storica dell'Ospedale Pizzardi di Bologna o delle Piccole Suore della Sacra Famiglia al lavoro

Aprendo l’Ospedale nel 1930, fu richiesta dall’amministrazione degli ospedali di Bologna la presenza delle “Piccole suore della Sacra Famiglia” per assistere come personale infermieristico i circa seicento malati. Arrivarono subito 55 suore e poi, nel corso degli anni, il loro numero giunse fino a 95, con la qualifica di infermiere diplomate e infermiere generiche (in totale, dal 1930, hanno servito al Pizzardi 574 religiose).

Garantivano assistenza giorno e notte, a continuo contatto con i malati. A quel tempo le suore-infermiere provvedevano a tutto, pure a lavare i pavimenti dei lunghi corridoi, durante il turno della notte.

Erano tutte consapevoli di recarsi in un ambiente ad altissimo rischio. E infatti delle centinaia che hanno accettato e hanno servito lì, circa 40 hanno contratto la Tbc morendone (32 di loro sono decedute in età compresa fra 25 e 35 anni). Si trattava di una morte dolorosa e drammatica. Erano giovani suore e oblate.

L'Amore che Vince la Paura: Testimonianze e Sfide

Nella convenzione che fu stipulata con l’amministrazione degli ospedali, considerata la pericolosità della missione, si impegnava, fra l’altro, a “concedere visite mediche” e, in caso di contagio, a “fornire loro i medicinali e in caso di morte un modesto funerale”.

INFERMIERE : "Protagonista nella vita vera"

Oltretutto il loro lavoro fu reso molto duro dal fatto che i degenti erano in gran parte giovani e il clima spesso turbolento. Le proteste per il cibo erano all’ordine del giorno, perfino per il fatto che il personale addetto all’igiene dei letti e della biancheria si proteggeva con una mascherina (a quel tempo non esistevano lavatrici ed elettrodomestici). Negli anni Quaranta e Cinquanta il clima era surriscaldato anche per motivi politici (si formò pure una “Commissione degenti”). Le suore dovevano moltiplicare i loro sforzi per mantenere un clima sereno, mentre soccorrevano i malati in tutte le loro sofferenze.

La Testimonianza del Dottor Gaetano Rossini

Il dottor Gaetano Rossini, che lì lavorò e le vide all’opera, ha lasciato scritto in una memoria conservata negli archivi:

“non meno grave era la emottisi, specie se soffocante, scioccante non solo per il malato, ma anche per chi doveva assistere e provvedere con gli scarsissimi mezzi disponibili. Terribile a vedersi e molto di più ‘intervenire’. In quei momenti mi veniva di pensare: ‘oh sante suore, quale amore vi tiene inchiodate a quel letto di sofferenza inesprimibile pur di aiutare, salvare quel ‘prossimo’ che forse in altri momenti era stato poco riguardoso o indisciplinato!. Le Suore non tenevano davvero conto del rischio personale o interesse umano alcuno; quante di loro riposano nel cimitero di Castelletto perché avevano contratto la malattia nell’adempimento del loro servizio”.

La Risposta di Suor Arcangela Casarotti

Quale amore, si chiede il dottor Rossini? Suor Arcangela Casarotti risponde, illuminando la profondità della loro vocazione:

“Le suore inviate al ‘Pizzardi’ di Bologna avevano ben scolpito nella mente l’insegnamento dei Fondatori: ‘Se nei casi di epidemia… fosse necessario mettere in pericolo anche la vita, io mi immagino che anche al presente, com’è successo in altri tempi, le Suore del nostro istituto andrebbero a gara per offrirsi vittime della carità. Memori delle parole del Divino Maestro: Non v’è maggior carità che di dare la vita per i propri fratelli’ ”.

Le suore aiutavano centinaia di malati, perlopiù giovani, non solo nelle loro sofferenze fisiche, ma anche in quelle morali. Li aiutavano a non lasciarsi andare alla disperazione di una malattia gravissima e di una degenza molto lunga (talora vi furono suicidi).

Immagine simbolica di cura e conforto tra infermiera e paziente

Memorie dei Malati

Suor Arcangela sulla rivista dell’ordine ha pubblicato qualche memoria dei malati di allora. Liliana per esempio scrive:

“Ho passato tre anni molto belli al Pizzardi pur essendo lontano dalla famiglia perché ero ammalata. Le suore con noi malati avevano un rapporto molto familiare. Esse cercavano in ogni modo di aiutarci a mangiare e di alleviare le sofferenze. Quante volte le ho viste piangere di nascosto per le condizioni gravi dei malati! Io credo che la medicina fece molto per curarmi, ma molto contribuirono anche le parole di conforto e di incoraggiamento delle suore nei momenti più tristi”.

Fra i malati vi furono suore che testimoniarono l’ardore di quel loro Amore fino all’incredibile. Come suor Maria Rosa Pellesi, Francescana Missionaria di Cristo, che trascorse 27 anni in sanatorio, di cui 24 proprio al Pizzardi, morta in fama di santità e oggi dichiarata “Serva di Dio”. Il dottor Rossini affermò di lei: “fu, a mio modo di vedere, un miracolo vivente perché non aveva un organo sano, la tubercolosi aveva devastato il suo corpo. Svolse la sua missione in offerta a Dio per il bene di tutti gli uomini”.

L'Eredità e la Continuità: La Casa di Cura Madre Toniolo

Le eroiche suore del Pizzardi appartengono all’ordine fondato da don Giuseppe Nascimbeni e da suor Maria Domenica Mantovani (entrambi beati), sono le Piccole Suore della Sacra Famiglia che negli ospedali bolognesi hanno svolto un lavoro eccezionale e tuttora gestiscono la “Casa di Cura Madre Toniolo”.

Nessuno ha raccontato al mondo la storia delle suore martiri del Pizzardi e ne ha celebrato la grandezza. Di loro si sono trovate qualche notizia solo in pubblicazioni dell’ordine e qualche rapido cenno in volumi celebrativi, a ristretta diffusione. Forse perché, essendo suore, appartenevano - secondo i nostri criteri mondani - a una categoria umana di serie B? O a una categoria che è tenuta a sacrificare la propria vita per noi? A volte, a considerare come il mondo tratta i cristiani, viene in mente la frase di san Paolo: “Siamo la spazzatura del mondo”.

La Casa di Cura Madre Fortunata Toniolo appartiene alla Congregazione delle Piccole Suore della Sacra Famiglia. Negli anni '90 furono avviati altri consistenti lavori edilizi. In particolare fu realizzato il piano interrato dove vennero collocati, tra l'altro, i servizi di Risonanza Magnetica e Tac, potenziati e aggiornati negli anni successivi. Furono poi edificati altri piani per ospitare ambulatori, servizi di fisiokinesiterapia riabilitativa e una sala convegni.

Foto moderna della Casa di Cura Madre Toniolo a Bologna

Oggi, le nuove strutture della Casa di Cura Madre Toniolo sono già operative. Ogni sala operatoria è dotata di attrezzature sanitarie di ultima generazione: lampade scialitiche a led, pensile chirurgico e pensile anestesista con adduzioni elettriche, dati e gas medicali, monitor pensili per la visualizzazione di immagini direttamente sul campo operatorio, tavolo operatorio a piani trasferibili. Al blocco operatorio è annessa una recovery room, un’area specifica per il risveglio e l'osservazione dei pazienti. Al terzo piano la nuova terapia intensiva è provvista di cinque letti di cui uno dedicato ad ammalati infetti (400 metri quadrati). L’investimento per il nuovo blocco operatorio e la terapia intensiva completa i lavori di ampliamento e ristrutturazione iniziati nel 2013, che hanno previsto la costruzione di una nuova ala di 2.200 metri quadrati, che collega le due sezioni della Casa di Cura.

La Superiora Suor Arcangela Casarotti ha spiegato i futuri sviluppi: “Sono in programma altri lavori per l’ampliamento della fisiokinesiterapia e rieducazione funzionale - ha spiegato la Superiora Suor Arcangela Casarotti - l’implementazione del poliambulatorio nelle ex sale operatorie e a breve inizieranno i lavori per realizzare un'ulteriore sala operatoria dedicata all'urologia, dotata delle più avanzate strumentazioni, robot e laser ad olmio per la chirurgia prostatica”.

Un Amore Incondizionato e Sconosciuto

Probabilmente anche in altre città e altri ospedali vi sono state simili storie di eroica carità cristiana che aspettano di essere conosciute. Perché la presenza della suore e più ampiamente la presenza della Chiesa accanto ai sofferenti, per portare loro la carezza del Nazareno e per alleviare i loro dolori, è una storia immensa e tuttora misconosciuta. Eppure parla, anzi grida più di tante parole. Annuncia al mondo quello che ogni essere umano cerca e aspetta: un amore incondizionato, gratuito e totale.

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