Don Antonio Coluccia: Un Sacerdote Vocazionista Contro le Mafie e lo Spaccio

Don Antonio Coluccia è una figura nota in tutta Italia per la sua instancabile attività sul territorio, dedicata alla lotta contro le mafie e lo spaccio di droga. Questo sacerdote di origine salentina, che opera nella periferia romana, ha recentemente intrapreso un'azione diretta, imbracciando un megafono per portare la sua testimonianza a Pianura, un quartiere nella zona ovest di Napoli, in quella che è stata definita una vera e propria "blitz" pastorale.

La Missione di Don Antonio tra Rischi e Dedizione

Il sacerdote, che vive sotto scorta, condivide battaglie e rischi con don Maurizio Patriciello, un altro sacerdote impegnato nella lotta alla criminalità organizzata. Papa Francesco ha recentemente unito i due in un messaggio, esortandoli a proseguire la loro importante missione. Don Antonio si è recato direttamente nella principale piazza di spaccio del quartiere, accompagnato dalle forze dell'ordine, per lanciare il suo "anatema" contro i pusher e per invitare i giovani della zona a non cedere alle grinfie della camorra.

«Spacciatori convertitevi», ha urlato nel megafono, ribadendo il suo messaggio che la droga non porta mai felicità e che la camorra offre solo fame, criminalità e ruba la speranza. Egli sottolinea come la camorra sia la negazione del Vangelo di Gesù Cristo e che per un quartiere sicuro è fondamentale parlare, soprattutto per tutelare i bambini e le loro famiglie, che vivono nella paura.

Don Antonio Coluccia che parla al megafono in una piazza di spaccio

Un Sacerdote "di Strada" con Radici Salentine

Don Antonio Coluccia è un sacerdote vocazionista. La sua presenza a Pianura non è una novità; il quartiere è legato alla sua spiritualità, essendo il luogo di nascita di San Giustino, fondatore dell'ordine vocazionista, nel 1891. Le sue azioni coraggiose contro la mafia e la droga nella capitale gli sono valse la necessità di vivere sotto scorta, ma lui rifiuta l'etichetta di eroe, definendosi semplicemente un sacerdote della Chiesa cattolica.

Originario di Specchia, in Salento, prima di scoprire la sua vocazione sacerdotale, don Antonio ha lavorato come operaio in un calzaturificio ed è stato sindacalista. Dopo aver sentito la chiamata al sacerdozio a Roma e aver completato il suo percorso formativo, ha iniziato la sua missione accogliendo le persone più disagiate, i senza tetto, i tossicodipendenti, ma anche i padri separati e divorziati, offrendo loro ospitalità nelle aule parrocchiali.

Questo impegno ha preso sempre più slancio, portando alla fondazione dell'Opera Don Giustino, in una villa confiscata alla mafia (la cosiddetta "Banda della Magliana"). L'obiettivo è offrire speranza e dignità ai più bisognosi.

L'Impegno di Don Antonio in Puglia e nel Lazio

Don Antonio torna spesso nel "Tacco d'Italia", la sua terra d'origine, dove ha recentemente tenuto incontri sulla legalità con gli studenti del Liceo scientifico "Leonardo da Vinci" di Maglie. Il suo approccio con i giovani è improntato alla fraternità e alla semplicità, incoraggiandoli a non voltarsi dall'altra parte di fronte a chi soffre per dipendenze e ad avere il coraggio di denunciare le ingiustizie.

Il suo appello è di portare la "cultura della bellezza" nelle piazze dello spaccio, promuovendo una "vita bella" in contrapposizione alla "bella vita" che si può ottenere con i proventi della droga. L'impegno di don Coluccia si estende anche ai comuni pugliesi sciolti per mafia, una regione che egli definisce di "grande criticità" e che non deve essere sottovalutata. Ricorda come la Puglia sia stata definita "terra di emergenza" e come per troppo tempo sia stata dimenticata dai politici, con storie di persone scomparse nel nulla, specialmente nelle zone dominate dalla mafia garganica.

Mappa dell'Italia con evidenziate la Puglia e Roma

Le "Passeggiate" nelle Piazze di Spaccio Romane

Don Antonio Coluccia è noto per le sue audaci "passeggiate" nelle piazze dello spaccio romane, veri e propri fortini controllati dalle cosche mafiose. Queste azioni gli hanno procurato minacce e tentativi di aggressione, tanto da vivere sotto scorta. Armato di un fischietto per disturbare gli spacciatori e le vedette, e di un megafono per recitare il Rosario, il sacerdote antimafia attraversa dal 2001 le principali zone di spaccio romane come Tor Bella Monaca, Grottarossa, Quarticciolo e San Basilio.

Durante incontri con gli studenti, come quello avvenuto presso l'Istituto di Istruzione Superiore "Braschi-Quarenghi" di Subiaco, ripete il suo invito a fare sport e a innamorarsi della "vita bella", ricca di valori, piuttosto che della "bella vita" che spesso deriva da attività illecite. Spiega come un pallone, apparentemente innocuo, possa nascondere droga per un valore di migliaia di euro al giorno, invitando gli spacciatori a scegliere un pallone "sgonfio di droga ma gonfio di vita".

La sua esperienza è guidata da un passato vissuto a fianco di bambini disabili e svantaggiati. Il suo approccio con i giovani caduti nella tossicodipendenza è basato sulla carità, vedendo in loro persone "zombie" che hanno perso la voglia di sognare e di vivere, e per i quali è necessario costruire un'alternativa basata su valori e normalità.

Il Messaggio Quaresimale e l'Appello alle Istituzioni

Don Antonio collega il suo impegno al tempo quaresimale, citando Papa Francesco e il suo messaggio sulla libertà attraverso il deserto, ma anche sull'attenzione al "Faraone" che porta alla schiavitù. La droga e lo spaccio sono visti come la schiavitù dei tempi moderni. Egli sostiene la necessità di lavorare per la vita, la cultura, l'educazione e la bellezza in queste piazze, contrastando il degrado e denunciando i luoghi dove si celebra la cultura della morte. La sua presenza in queste aree può rappresentare una speranza per molti ragazzi, come dimostra un giovane che recentemente gli si è avvicinato per chiedere aiuto.

Per presidiare efficacemente le zone di spaccio, don Antonio auspica una maggiore presenza dello Stato, anche militare, affinché le Istituzioni possano limitare l'azione dei clan e rafforzare quella della società civile e della gente onesta, restituendo a questi territori il profumo della Costituzione e del Vangelo. Il Papa chiede una "Chiesa in uscita", e don Antonio incarna questo principio.

La Forza nella Fede e nell'Amore per il Prossimo

Nonostante le minacce, la scorta e le aggressioni subite, don Antonio non si sente solo nella sua missione. Si affida a Dio, il suo "capo-cantiere", trovando forza nella Messa e non ascoltando i "profeti di sventura". Ha visto morti per overdose e mamme che hanno perso i figli, e riconosce il fascino che il mondo criminale esercita sui giovani, pensando anche alle baby gang.

Il suo messaggio è di essere alternativi, di testimoniare che il cambiamento è possibile attraverso la presenza, anche silenziosa, nelle piazze dello spaccio. Come Gesù, che nella sua missione ha affrontato rischi e minacce con un atteggiamento non violento, i fedeli devono assumersi le proprie responsabilità. In quanto uomini e donne di Chiesa, sono "cultori della vita" e devono custodirla e difenderla, avendo il coraggio di denunciare le ingiustizie e portando la cultura della bellezza.

La presenza della Chiesa nelle piazze dello spaccio è fondamentale per esprimere e difendere la cultura della vita, il cui valore è immenso. Egli ripete che la droga non ha mai reso felice nessuno e che la vita ha un valore inestimabile, invitando i giovani a non "affogarsi" nell'alcol e nelle droghe.

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L'Opera Don Giustino e il Significato del Sacerdozio

L'Opera Don Giustino, situata in una villa confiscata alla Banda della Magliana, adotta il motto "accogliere con il Vangelo alla mano per cicatrizzare le ferite". L'opera è nata dall'esigenza di ampliare l'accoglienza iniziata in parrocchia per padri divorziati, persone senza dimora e giovani con problemi di tossicodipendenza. Nella cappellina dell'opera sono presenti una brocca e un asciugatoio, simboli del servizio e dell'esempio di Gesù.

Don Antonio sottolinea che lavare i piedi oggi al ragazzo schiavizzato, a chi chiede aiuto, alla madre che piange, alla persona umiliata, alla donna vittima di violenza, significa costruire la speranza donata da Gesù, percorrendo la strada della responsabilità e del bene comune. Riconosce che ci sono coloro che si predispongono all'aiuto e coloro che inizialmente rifiutano ma poi cercano, ribadendo l'importanza di non abbandonare la fede, poiché Cristo opera in ogni azione volta al bene dell'altro.

Rivivere la Passione di Gesù Cristo aiuta a comprendere il mondo e gli uomini di oggi, identificando negli spacciatori i "crocifissori" moderni. La guerra è vista come un fallimento e una distruzione, e il gesto di Papa Francesco di consacrare Russia e Ucraina è interpretato come un messaggio universale di un Dio padre di tutti.

Il sacerdote deve saper guardare, abbracciare e testimoniare la presenza di Dio, avendo la capacità di battezzare "Nel nome di Dio", con la forza che viene dall'alto. Il Giovedì Santo, con la commemorazione dell'istituzione dell'Ordine sacro e il rinnovo delle promesse sacerdotali, rappresenta per don Antonio un momento di profonda riflessione sul conformarsi a Cristo e servire i fratelli, guidato dall'amore e non dagli interessi umani.

La sua "pastorale di strada" lo porta ad affrontare lo "sporco" delle piazze di spaccio, cercando di offrire un'alternativa ai giovani intrappolati nella dipendenza, come dimostra l'episodio di un ragazzo che, dopo aver ricevuto il suo invito, si è recato in parrocchia chiedendo cibo.

La Lotta contro la Criminalità Organizzata: Un Impegno Costante

Dopo l'ultimo atto di intimidazione a Tor Bella Monaca, dove ignoti hanno dato alle fiamme un cassonetto dell'immondizia durante un presidio alla presenza di un gruppo scout, don Antonio Coluccia ha annunciato nuove azioni pastorali nelle periferie romane per contrastare la criminalità organizzata. Egli afferma che "non c'è Vangelo senza rischio e non c'è rischio senza Vangelo", e considera lo spaccio di droga come l'"Eucarestia di Satana".

Il suo sogno è ridare normalità a Tor Bella Monaca, restituendo infanzia ai bambini utilizzati come vedette. Cita Sant'Agostino e don Tonino Bello per sottolineare che la speranza nasce dall'indignazione e dal coraggio, e che questa speranza deve essere organizzata. Le intimidazioni non scalfiscono il suo impegno, e promette di continuare ad annunciare il Vangelo non solo a Tor Bella Monaca, ma in tutti i quartieri periferici dove vivono persone oneste bisognose di vicinanza. L'organizzazione di momenti di preghiera, con l'aiuto di volontari e gente del posto, è un passo fondamentale in questa direzione.

L'esperienza vissuta dagli scout giunti dalla Toscana, che hanno conosciuto don Coluccia durante una manifestazione e lo hanno poi visitato a Roma, soggiornando a Tor Bella Monaca grazie al supporto dell'Associazione "Tor più bella", è stata di alto valore formativo.

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