Introduzione al Santuario di Fátima
I Cammini e i loro itinerari ci portano fino a Fátima, nello spirito di un autentico pellegrinaggio. Il Santuario sorge nella Cova da Iria, luogo ove la Vergine Maria apparve ai tre pastorelli nel 1917. È qui, in un paesaggio caratterizzato da una natura bella e selvaggia, per la precisione su uno di questi lecci, che i tre pastorelli (Jacinta, Francisco e Lucia) hanno testimoniato la prima apparizione della Vergine Maria nel 1917. Sei furono le apparizioni della Vergine ai pastorelli della Conca d’Iria, dal 13 maggio al 13 ottobre 1917.

Le Basiliche del Santuario di Fátima
La Basilica di Nostra Signora del Rosario di Fátima e la Chiesa della Santissima Trinità presentano discorsi architettonici ed estetici diversificati. La loro organizzazione spaziale su due piani opposti permette la creazione del grande recinto di preghiera dove si riuniscono milioni di pellegrini. L’architettura e l’arte sono presenti in tutto il Santuario, facendosi testimoni di un rapporto raffinato e sofisticato.
La Basilica di Nostra Signora del Rosario
La Basilica di Nostra Signora del Rosario è stata progettata da Gerardus Samuel van Krieken (1864-1933) e la prima pietra è stata posta il 13 maggio del 1928. La consacrazione del tempio è avvenuta il 7 ottobre 1953. La facciata della Basilica è preceduta da un’imponente scalinata che si prolunga con un colonnato, opera dell’architetto Antonio Lino (1909-1961). Il gruppo scultoreo del colonnato (realizzato dal 1953) riflette la creatività degli scultori Álvaro de Brée (1903-1962), António Duarte (1912-1998), Leopoldo de Almeida (1898-1975), Salvador Barata Feyo (1899-1990), Domingos Soares Branco (1925-2013), Maria Amélia Carvalheira (1904-1998), Sousa Caldas (1894-1965), Vasco Pereira da Conceição (1914-1992), Irene Vilar (1930-2008), José Manuel Mouta Barradas (nato nel 1960) e Vítor Godinho Marques (nato nel 1964).

All’interno del tempio le opere d’arte sono altrettanto significative. Maria Amélia Carvalheira (1904-1998) è autrice della scultura di San Domenico di Guzman. Martinho Felix de Brito ha creato quelle di Sant’Antonio Maria Claret e di San Giovanni Eudes e António Amaral Paiva quella di Santo Stefano di Ungheria. L’alto rilievo della volta dell’abside è da ricondurre a Maximiano Alves (1888-1954). Ci sono 14 altari laterali - di marmo di Estremoz, Pero Pinheiro e Fátima -; in ciascuno di essi è rappresentato un mistero del Rosario, in bassorilievi di bronzo, opera di Alberto Barbosa. Il 15° mistero è rappresentato nella volta del presbiterio, anch'esso un altorilievo di Maximiano Alves. Le vetrate degli altari laterali rappresentano le invocazioni delle litanie della Madonna e sono state progettate da João de Sousa Araújo. L’arco che separa la navata dal presbiterio mostra su tutta la volta un mosaico, realizzato nelle Officine Vaticane e offerto dai cattolici di Singapore, con la scritta «Regina Sacratissimi Rosarii Fatimae Ora Pro Nobis» (Regina del Santissimo Rosario di Fátima, prega per noi).
Nel 1995 il presbiterio è stato ristrutturato su progetto dell’architetto Erich Corsepius. Al centro è posto l’altare, in pietra, su cui è stato trasferito dal primitivo altare il pannello frontale d’argento - gioiello d’arte creato dall’Oreficeria Aliança - che rappresenta l’Ultima Cena. L’ambone, il piedistallo della Madonna e la sedia della presidenza sono della stessa pietra dell’altare. Il tabernacolo, come il frontale dell’altare, è in argento cesellato.

Nel braccio sinistro del transetto si trova la cappella in cui riposano, dal 1° maggio 1951, le spoglie della Beata Giacinta, che morì il 20 febbraio 1920, e quelle di Suor Lucia, che è deceduta il 13 febbraio 2005 e che vi è stata traslata il 19 febbraio dell’anno seguente. La statua di Giacinta che si trova lì è opera di Clara Menéres ed è stata benedetta da Giovanni Paolo II il 13 maggio del 2000. All’estremo opposto del transetto si trova la cappella in cui sono stati deposti, dal 13 marzo 1952, i resti mortali del Beato Francesco, che morì il 4 aprile 1919. L’organo che si trova nello spazio del coro, in fondo alla Basilica, è stato costruito e installato dalla ditta italiana Fratelli Ruffatti e inaugurato nel 1952. I cinque corpi dell’organo, inizialmente separati, sono stati poi assemblati nel coro nel 1962. Nel recinto del Santuario sorge anche il Presepe, realizzato nel 1999 dallo scultore José Aurélio (nato nel 1938), con un linguaggio moderno, ricco di simbologie e riferimenti iconografici.
La Chiesa della Santissima Trinità
Inaugurata il 12 ottobre 2017, la Chiesa della Santissima Trinità ha aperto un nuovo dialogo di convergenza e di comunità, invitando alla meditazione, alla preghiera e alla comunione. Il progetto è dell’architetto greco Alexandros Tombazis. Le opere d’arte del nuovo tempio sono state affidate ad artisti di riferimento delle diverse aree della produzione artistica contemporanea. Álvaro Siza-Vieira (nato nel 1933) ha dipinto il pannello di maioliche dedicato agli Apostoli Pietro e Paolo, collocato nel piano inferiore della Chiesa. Pedro Calapez (nato nel 1953) ha creato il portico principale. Francisco Providência (nato nel 1961) ha disegnato il nome degli Apostoli ai quali sono dedicate le porte laterali del tempio. Il canadese Joe Kelly ha elaborato la parete frontale di vetro, serigrafandola in numerose lingue. Lo sloveno Ivan Rupnik ha creato il mosaico in foglia d’oro, la Nuova Gerusalemme dell’Apocalisse di San Giovanni, che decora la parete del Presbiterio. L’irlandese Catherine Green ha concepito il grande crocifisso in bronzo sospeso sopra l’altare. L’italiano Benedetto Pietrogrande ha scolpito, in marmo di Carrara, l’immagine della Madonna per il Presbiterio.

Il Messaggio di Fátima: Contesto e Profezia
Sono passati cento anni dalla prima apparizione della Madonna a Fátima, il 13 maggio 1917. L’Europa, allora, sperimentava gli orrori causati dalla guerra in corso, la Prima Guerra Mondiale. I messaggi della Madonna furono e continuano ad essere un richiamo forte alla conversione, condizione indispensabile per ritrovare la pace. È nell’apparizione del mese di luglio che la Madonna affidò ai veggenti tre segreti, incoraggiandoli a continuare a pregare per ottenere il dono della pace. Era il segno promesso come prova della veracità delle apparizioni. Durante l’ultima apparizione, nel mese di ottobre, si verificò il fatto straordinario del roteare del sole, osservato da più di cinquantamila persone presenti.

Il messaggio contenuto nelle sei apparizioni mariane, succedutesi nella Cova da Iria, a Fátima, in Portogallo, dal 13 maggio al 13 ottobre 1917, e nelle parole precedentemente rivolte agli stessi bambini, Lúcia de Jesus Santos e ai suoi cugini Francesco e Giacinta Marto, da un Angelo - che si era presentato come l’Angelo del Portogallo - può essere sintetizzato con la parabola evangelica del figlio prodigo (cfr. Lc. 15, 11-32). La Madonna constata l’abbandono di Dio da parte di un’umanità storica, come il figlio aveva lasciato la casa del padre; indica nella diffusione del comunismo il castigo per le continue e pubbliche offese a Dio - come la condizione bestiale cui si era ridotto il figlio era la conseguenza del suo rifiuto del padre - e, quindi, invita alla conversione attraverso la penitenza, interiore ed esteriore, unica alternativa alla persecuzione e al martirio subiti dalla Chiesa.
Il messaggio irrompe nella storia quando il mondo, per la prima volta, si trova coinvolto in una guerra che riguarda tutta l’umanità. Dopo la costituzione degli Stati nazionali nel corso del secolo XIX, il nazionalismo sorto con la Rivoluzione detta francese raggiunge un livello di conflittualità, nell’epoca dell’imperialismo (1870-1914), che sfocerà nella Prima Guerra Mondiale. Il messaggio di Fátima profetizza che un’ideologia, il comunismo, allora ben lontano dall’essere ritenuto una seria minaccia, avrebbe sparso i suoi errori nel mondo attraverso la Russia, che al tempo delle apparizioni non era ancora stata conquistata al bolscevismo dal colpo di Stato di Vladimir Il’ič Ul’janov detto Nicolaj Lenin (1870-1924), che avverrà appunto nell’ottobre del 1917.
L’Episcopato portoghese coglie allora perfettamente questo legame, come riconosceranno gli stessi presuli nella lettera pastorale collettiva pubblicata in occasione del XXV anniversario delle apparizioni. Il Portogallo era la Terra di Santa Maria, come aveva stabilito il suo primo re, Alfonso Henriques il Conquistatore (1109-1185), e di nuovo, nel 1646, una legge aveva riconosciuto l’Immacolata Patrona del regno. Nel 1917, la Terra di Santa Maria sta subendo una forte persecuzione religiosa da parte di un governo massonico, che auspica e promette pubblicamente l’estinzione del cristianesimo nella nazione lusitana nell’arco di due generazioni. Quattordici anni dopo la situazione portoghese è cambiata. Riconosciute le apparizioni, il 13 ottobre 1930, dal vescovo di Leiria, monsignor José Alves Correia da Silva.
Nel frattempo, anche il governo è cambiato dopo anni di strisciante guerra civile e, nel 1926, un colpo di Stato ha ristabilito la pace religiosa e rapporti diplomatici fra lo Stato portoghese e la Santa Sede. All’inizio del 1936, mentre la Spagna è sconvolta dall’odio che sfocerà nella guerra civile, l’Episcopato portoghese fa voto alla Madonna di Fátima di recarsi al suo santuario in pellegrinaggio nazionale, qualora accordi al paese la pace, minacciata dall’ideologia comunista. Quest’ultima s’impadronisce della Spagna, ma non del Portogallo; e così, il 13 maggio 1938, venti fra arcivescovi e vescovi, guidati dal patriarca di Lisbona, cardinale Manuel Gonçalves Cerejeira (1888-1977), rinnovano nel Santuario di Fátima, con mille sacerdoti e con cinquecentomila portoghesi, la consacrazione della nazione al Cuore Immacolato di Maria, ringraziando la Vergine per aver preservato il Portogallo dal comunismo e dalla guerra civile. Ma ancora maggiori saranno le celebrazioni in occasione del Giubileo di Fátima, nel 1942, quando la statua della Signora verrà condotta in processione nelle principali città lusitane.
I misteri del Comunismo - Documentario in italiano sulla Storia - DOC ITA
L'Attualità del Messaggio nel XX e XXI Secolo
Tutto questo accade durante il Secondo Conflitto Mondiale (1939-1945) e mostra le due strategie contrapposte: quella delle ideologie, che vuole costruire un mondo senza Dio, e quella della Madonna, che non vuole abbandonare l’umanità, ma le chiede penitenza e conversione. E - come nota Papa Pio XII - dove questo messaggio di penitenza e di conversione viene accolto, come in Portogallo, giungerà anche la pace. Molti potrebbero obiettare elencando i “costi” della pace portoghese: la povertà di un paese escluso dal grande business internazionale e la limitazione di alcune libertà nel periodo della dittatura di Antonio de Oliveira Salazar (1889-1970).
Nel 1937, monsignor Alves Correia da Silva scrive a Papa Pio XI (1922-1939) per comunicargli le aspettative della Madonna, rivelate tramite suor Lucia, a proposito della conversione della Russia attraverso la consacrazione di quest’ultima ai Cuori di Gesù e di Maria. Nel 1940, suor Lucia scrive per trasmettere direttamente le richieste di Maria al nuovo Pontefice, nel frattempo subentrato a Papa Pio XI con il nome di Pio XII. La veggente spiega che, fino al 1926, queste richieste sono rimaste segrete per volontà della Madonna, ma, nel corso di quell’anno, la Signora le ha domandato di chiedere la diffusione della pratica dei Cinque Sabati e, nel 1929, di chiedere al Papa la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato in unione con tutti i vescovi, per ottenere la conversione di questa nazione che, diversamente, avrebbe diffuso i suoi errori nel mondo, scatenando guerre e persecuzioni alla Chiesa e al Pontefice in particolare.
Con la consacrazione della Chiesa e del mondo al Cuore Immacolato del 1942, il messaggio comincia a uscire dai confini portoghesi e a penetrare nel resto del mondo cattolico. La Signora chiede penitenza, conversione e indica nel comunismo il castigo terreno per un mondo che ha abbandonato il suo Signore. Di fronte alla lotta ingaggiata dal comunismo, chiede ai cattolici di rispondere con la conversione, cioè orientando tutti i gesti della vita verso Dio. Il messaggio comporta il cambiamento del modo di vivere assunto dai paesi occidentali dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e dopo la ricostruzione post-bellica, perché questi uomini, vittoriosi contro il nazionalsocialismo, in lotta contro l’URSS, stanno precipitando sempre più velocemente in un modo di vivere contrassegnato dal secolarismo e da quel fenomeno che il magistero della Chiesa chiamerà “materialismo pratico”, per distinguerlo dal materialismo teorico e “scientifico” proprio della dottrina marxista. Così, la Chiesa delle nazioni europee deve fronteggiare il materialismo pratico, che penetra nel vissuto dell’Occidente e che trova la sua giustificazione ideologica in un laicismo che separa la fede dalla vita, la libertà dalla verità, il diritto naturale da quello positivo. Infatti, il magistero della Chiesa percepisce lo scivolamento, la rapida scristianizzazione dopo i primi anni successivi alla fine della guerra, lo squilibrio fra il veloce miglioramento tecnologico e il benessere economico con la mancata crescita o almeno il mantenimento della fede e del costume cristiani.
La presenza a Fátima del Papa, il 13 maggio 1967, per la prima volta, davanti a due milioni di pellegrini, avrebbe potuto rappresentare l’apogeo del messaggio, ma non è così. Nell’appena concluso Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) la condanna del comunismo non è stata ribadita per non urtare la sensibilità della Chiesa ortodossa e per poter contare sulla presenza di una sua delegazione ai lavori dell’assise. In Italia esplode il miraggio della “dolce vita”, dopo la sofferenza della guerra, le ristrettezze del periodo della ricostruzione post-bellica e il superamento del pericolo comunista, con la vittoria elettorale anticomunista del 18 aprile 1948. L’uomo occidentale passa così rapidamente dalla povertà al benessere sempre crescente negli anni 1950 e 1960, ma, invece di ringraziare la Provvidenza, perde la fede, o almeno la fede vissuta. E allora non sarà più sufficiente insegnare la dottrina cristiana in un mondo che la relega ai margini della vita pubblica e privata, ma diventa necessario ricostruire le condizioni affinché la fede ritorni a essere l’accettazione personale, libera e consapevole, del disegno di salvezza preparato da Dio per ogni essere umano.
Uscendo faticosamente e lentamente dalla confusione post-conciliare, il mondo cattolico scopre di aver dimenticato l’essenziale delle parole della Signora: la conversione e la penitenza. Certamente la Chiesa sta purificandosi da un certo trionfalismo, inadatto all’evangelizzazione in un mondo divenuto estraneo e ostile, ma la conversione di quest’ultimo avrebbe dovuto rimanere l’obiettivo, mentre accade il contrario. Anche la penitenza ha sempre meno rilievo fra le pratiche della vita cristiana e dovranno passare decenni per sentire riproposti digiuno e mortificazione. Eppure questi avrebbero potuto essere i veri antidoti al consumismo che penetra nel mondo occidentale, invece di un’ideologia anti-occidentale ipocrita e violenta, che pochi anni dopo avrebbe guidato la Rivoluzione culturale del Sessantotto, provocando anche gravi emorragie nelle file del mondo cattolico, soprattutto in campo giovanile. Infatti, invece di preparare testimoni “forti” di valori “forti” e diversi rispetto a quelli dominanti, il mondo cattolico cade in un profondo complesso d’inferiorità nei confronti della Rivoluzione culturale emergente.
Qualcuno però ha continuato a pregare e a fare penitenza in modo sufficiente perché qualcosa accadesse e la misericordia divina venisse accolta. Quando, il 13 maggio 1981, dopo aver subito l’attentato in Piazza San Pietro, Papa Giovanni Paolo II viene introdotto nel mistero di Fátima, come dirà lui stesso, il messaggio non è stato dimenticato. Nel 1981 Fátima ritorna nel cuore della vita della Chiesa e in un mondo che conosce gli ultimi anni della dominazione comunista prima della caduta del Muro di Berlino, nel 1989, e dell’implosione dell’impero sovietico, nel 1991. Ritorna in una Chiesa uscita dal travaglio post-conciliare, ancora ferita dal processo di autodemolizione, che cerca di superare il dilemma conservazione-progresso nella prospettiva missionaria indicata dal cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede: «Il Concilio voleva segnare il passaggio da un atteggiamento di conservazione a un atteggiamento missionario.»

Il 13 maggio 1982 Papa Giovanni Paolo II si reca a Fátima per ringraziare la Madonna di avergli salvato la vita, deviando la traiettoria della pallottola che avrebbe dovuto ucciderlo. Nel 1984, durante l’Anno della Redenzione, il Papa affida il mondo a Maria, dopo aver invitato tutti i vescovi a unirsi a lui, ricordando in particolare «[…] quegli uomini e quelle nazioni, che di questo affidamento e di questa consacrazione hanno particolarmente bisogno». Nella preghiera alla Madonna di Fátima, dopo l’atto di affidamento, il Pontefice pronuncia queste parole: «Così, abbiamo voluto scegliere questa domenica, terza della Quaresima dell’anno 1984, ancora nell’arco dell’Anno Santo della Redenzione, per l’atto dell’affidamento, della consacrazione del mondo, della grande famiglia umana, di tutti i popoli, specialmente di quelli che hanno tanto bisogno di questa consacrazione, di questo affidamento, di quei popoli per i quali Tu stessa aspetti il nostro atto di consacrazione e di affidamento.»
Mancano soltanto cinque anni, o sette se vogliamo assumere come riferimento la fine dell’URSS invece della caduta del Muro di Berlino, all’avverarsi della profezia del 1917 sulla fine della persecuzione da parte della Russia, anche se ne mancano ancora altri alla sua conversione. Ne mancano sedici alla rivelazione della terza parte del segreto. Ma l’appello alla conversione e alla penitenza, rinnovato con veemenza dall’Angelo nella terza parte del segreto, rimane di drammatica attualità. Passano gli anni e i messaggi di Fátima continuano ad interpellare ogni persona di buona volontà, anzi l’umanità intera, ancora oggi alla ricerca della pace. Senza il ritorno a Dio difficilmente si giunge a realizzare una società fondata sulla giustizia e sull’amore. Con Dio o senza Dio tutto cambia. Richiamare ogni persona a incontrare Cristo e spingere la Chiesa ad una continua purificazione, queste sono le finalità dei messaggi della Madonna. E Papa Benedetto XVI, anch’egli pellegrino a Fátima il 13 maggio 2010, si espresse così: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fátima sia conclusa.»
Il terzo segreto di Fátima (reso pubblico nel 2000) parla chiaramente della persecuzione che la Chiesa ha subìto nel secolo scorso, con un accenno ben chiaro all’attentato di Giovanni Paolo II. La penitenza e la preghiera sono, infatti, le condizioni per portare tutti alla conversione del cuore, la sola capace di costruire la civiltà dell’amore. La Madonna sino all’ultima apparizione sollecitò a pregare per la pace. Com’è di attualità questa insistenza! Senza pace non si realizza una società secondo il disegno di Dio. Il male non ha l’ultima parola nella storia, e con la preghiera si ha la forza per cambiare gli avvenimenti più nefasti. Anche Papa Francesco, il 13 maggio 2017, è stato a Fátima. A coronamento di questo viaggio, i due veggenti, Giacinta e Francesco, sono stati dichiarati santi.