Il nome di Emanuela Orlandi è indissolubilmente legato a uno dei misteri più insondabili dell'Italia repubblicana, un enigma che perdura da oltre quarant'anni e che ha resistito a ben due inchieste giudiziarie. La sua scomparsa, avvenuta nel centro di Roma la sera del 22 giugno 1983, ha lasciato dietro di sé una fitta coltre di zone d’ombra, inducendo a chiedersi perché un semplice fatto di cronaca sia trasfigurato in un intrigo internazionale e quanto sia davvero impossibile giungere alla verità.

Tommaso Nelli: La Passione per i Misteri Italiani e l'Avvio dell'Indagine
Tommaso Nelli, giornalista pubblicista originario di Pisa, aveva solo otto mesi quando Emanuela Orlandi sparì. La sua passione per i grandi misteri italiani lo ha portato ad approfondire il caso Orlandi dopo aver letto un libro sull'argomento. Nelli, che ha studiato giornalismo alla Sapienza di Roma, ha raccontato che, nell'inverno del 2008, un libro sul caso Orlandi gli aprì un mondo, non riuscendo a capacitarsi di come una quindicenne potesse scomparire così nel centro di Roma. Molti dei luoghi citati nel libro facevano parte della sua quotidianità.
L'approfondimento della vicenda è culminato nella sua tesi di laurea specialistica, scritta in soli tre mesi, durante i quali è riuscito a raccogliere una vasta quantità di materiale e interviste. Il suo lavoro sperimentale, basato sulla raccolta di informazioni su informazioni e sulla conversazione con persone che avevano conosciuto Emanuela, lo ha portato a pubblicare nel 2016 il libro "Atto di dolore. Errori investigativi, testimonianze inedite e documenti desecretati: il caso di Emanuela Orlandi è una partita ancora aperta", edito da David Matthaus.
"Atto di Dolore": Un'Inchiesta Approfondita sul Caso Orlandi
Il libro di Nelli è frutto di un'inchiesta condotta "sul campo e a tavolino", un viaggio tra documenti inediti e testimonianze di persone che, in molti casi, non sono mai state ascoltate dagli inquirenti. Si configura come una bussola per arrivare alla verità, nonostante l'enorme lasso di tempo trascorso, promettendo di illuminare versanti della vicenda mai esplorati e di affrontare sopraffini depistaggi, "supertestimoni" di panna montata e reticenze al retrogusto di omertà. L'ultima edizione del libro, di 416 pagine, aggiunge ulteriori elementi che non sono dettagli.
Nelli ha cercato di ricostruire l’universo sociale di Emanuela, i microcosmi che componevano la sua vita: la scuola, le amicizie in Vaticano (in quanto cittadina di quello Stato) e la scuola di musica. Ha inoltre approfondito la dinamica degli eventi accaduti quel 22 giugno 1983, quando Emanuela sparì in un contesto surreale, in corso Rinascimento a Roma, tra il Senato e Piazza Navona. L'autore è rimasto colpito dal fatto che, da un punto di vista investigativo, la dinamica della scomparsa non fosse stata troppo approfondita.
DARIO VILLASANTA intervista TOMMASO NELLI: 'Atto di dolore', libro-inchiesta sul caso E. Orlandi
Rivelazioni e Ipotesi Dalla Ricerca
Durante le sue ricerche, Nelli ha avuto modo di parlare con molte persone e di consultare documenti sui mandanti dell'attentato al papa, nei quali ha trovato una serie di atti su Orlandi e contatti trascritti dal suo diario. Utilizzando gli elenchi telefonici del 1983, nel 2014, si è recato agli indirizzi dell’epoca. Tra i testimoni, ha sentito un'amica di Emanuela, la quale confidò che nella primavera del 1983, durante una passeggiata nei giardini vaticani, fu avvicinata da un ecclesiastico che la infastidì. La stessa amica aggiunse di aver visto Emanuela rabbuiata due settimane prima della sparizione.
Nelli ritiene che la soluzione del caso possa essere in qualche modo all'interno del Vaticano e che il movente sessuale sia uno dei più probabili. Ha constatato di persona la reticenza delle amiche di Emanuela a parlare dell'accaduto, sottolineando come "avvicinarsi alla storia di Emanuela sia come avvicinarsi ai fili dell'alta tensione". Ha anche notato anomalie nella vita di Emanuela, come le 71 ore di assenza nel secondo quadrimestre, nonostante la famiglia negasse che non andasse a scuola. Ha espresso stupore per il fatto che non sia mai stata sentita la ragazza che, individuata dalla direttrice della scuola di musica, era con Emanuela poco prima della scomparsa.
Le Piste Demistificate
Nelli ha analizzato e criticato diverse piste investigative che hanno caratterizzato il caso Orlandi:
- La pista della proposta di lavoro: Ritenuta da scartare, in quanto episodi simili erano diffusi all'epoca e usati come scusa per abbordare ragazze.
- La pista inglese: Definita un "binario morto". Nelli contesta la veridicità dei documenti relativi alle presunte spese sostenute dalla Santa Sede per l’allontanamento di Emanuela a Londra. Le sue ragioni includono errori nel nome del destinatario, inesattezze nei nominativi, l'assenza della firma a mano dell'estensore (Cardinale Antonetti) e gravi errori grammaticali in inglese in una presunta lettera tra l'Arcivescovo di Canterbury e il Cardinale Poletti.
- La pista della Banda della Magliana: L'ipotesi che Emanuela sia stata rapita dalla Banda della Magliana e riconsegnata al Vaticano da Sabrina Minardi, amante del boss Enrico De Pedis, viene respinta. La Minardi, nel decreto di archiviazione della Procura, è definita "un personaggio del tutto inattendibile", le sue deposizioni sono caratterizzate da contraddizioni e incoerenze con la realtà. Le intercettazioni telefoniche hanno evidenziato come cercasse principalmente visibilità e denaro.
- La pista del terrorismo internazionale: Nelli ha criticato l'affermazione di Wojtyla, che nel Natale del 1983, sei mesi dopo la sparizione, parlò di terrorismo internazionale. Questa pista fu successivamente definita un depistaggio. Secondo Nelli, Wojtyla, come Ratzinger, ha anteposto la ragione di stato alla verità su Emanuela, manifestando un atteggiamento di reticenza e omertà. Il padre di Emanuela fu sentito per la prima volta solo 17 giorni dopo la sparizione, e nessuno gli chiese come la figlia tornasse dalla scuola di musica di solito.

Il Caso Mirella Gregori: Un Parallelo Dimenticato
Nel corso delle sue ricerche, Nelli si è imbattuto in un documento del S.I.S.De. (servizi segreti italiani) relativo alla scomparsa di Mirella Gregori, avvenuta sulla via Nomentana nel maggio del 1983, poco più di un mese prima di Emanuela. Questo documento, mai approfondito dalle autorità competenti, fa capire che la migliore amica di Mirella, Sonia De Vito, potesse essere al corrente di informazioni sulla persona dalla quale si diresse Mirella il giorno della sua scomparsa. Sonia, parlando con un'altra ragazza, pronunciò le significative parole: "Noi non lo conoscevamo, lui ci conosceva. Come ha preso Mirella poteva prendere me".
Nelli ha evidenziato come Mirella, in termini di ricerche, sia sempre stata penalizzata dall’accostamento con il caso di Emanuela, trasformata in un "satellite statico del pianeta Orlandi", e confinata nell’oblio. Ha sottolineato che questo documento rappresentava l’occasione ideale per indagare singolarmente su Mirella Gregori, ma non ci fu alcun interesse da parte degli organi inquirenti.
Le Difficoltà della Ricerca e le Presentazioni del Libro
Il lavoro di Tommaso Nelli non è stato esente da difficoltà. Ha dichiarato di aver subito tentativi di sminuire il suo lavoro, specie via social, ma mai vere minacce, scegliendo di far parlare solo i fatti. Il suo libro ha ricevuto attenzione anche attraverso presentazioni pubbliche, come quella del 12 febbraio presso la Galleria Biffi Arte di Piacenza, nell’ambito della rassegna d’autore l’Arte di scrivere, e in altri contesti come la sala dei Pegni di contrà del Monte, su invito della Fondazione Monte di Pietà e Palazzo del Monte.
Nelli è convinto che, dopo aver letto tutti i documenti possibili, la soluzione del caso si trovi nell'universo sociale di Emanuela e dentro il perimetro del Vaticano. L'atteggiamento di reticenza e il rifiuto a collaborare con le autorità italiane da parte del Vaticano per quarant'anni, suggeriscono che "qualcuno del Vaticano abbia a che fare con questa storia", sia esso ecclesiastico o laico.