Gli Atti degli Apostoli costituiscono la seconda parte di un’unica opera la cui prima parte è il Vangelo di Luca. Questa opera risponde alla domanda: come non perdere la memoria di Gesù? Sia l’uno che l’altro di questi libri sono indirizzati a Teofilo. Comunque Luca scrive a Teofilo perché sia chiaro che non è lui che ama Dio, ma è Dio che ama lui. Il testo originale afferma che Gesù "cominciò a fare e insegnare", e in quel ‘cominciò’ c’è la parola greca arché, il principio, che richiama l’inizio della Bibbia: “in principio Dio creò…”.
Contesto e Scopo degli Atti degli Apostoli

Origini, Autore e Datazione
Gli Atti degli Apostoli sono un libro del Nuovo Testamento, scritto in greco. Secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la sua redazione definitiva risale attorno al 80-90 d.C., forse in Grecia, sulla base di precedenti tradizioni orali e scritte. Il titolo è attestato a partire dalla metà del II secolo. Il suo autore è Luca, il quale non faceva parte del gruppo degli apostoli e dei discepoli di Gesù, ma era un cristiano della seconda generazione. Nel testo è possibile trovare altre indicazioni relative al suo autore, riferendosi alle cosiddette “sezioni noi”, dove viene usata la prima persona plurale (noi) invece della terza di cui si fa uso nel resto del libro, con un cambiamento improvviso dal versetto 10 del capitolo 16.
L'unico destinatario esplicito è Teofilo. È difficile stabilire dove il libro sia stato composto: alcuni parlano di Roma perché là si conclude la narrazione; altri indicano l'Acaia in rispetto della tradizione antica; altri ancora sostengono Efeso o Antiochia di Siria, le due chiese di cui l'autore sembra conoscere meglio origini e sviluppo. Destinatari dell'opera sono le comunità abitate da cristiani provenienti dal paganesimo poiché l'autore attribuisce enorme importanza al passaggio dell'annuncio dai giudei ai pagani.
Struttura e Temi Principali
Gli Atti degli Apostoli sono composti da 28 capitoli e narrano la storia della comunità cristiana dopo la morte di Gesù (30 d.C.) e fino al 63 d.C. Lo sviluppo della narrazione segue un itinerario di tipo geografico secondo le tappe indicate in Atti 1:8: dapprima è ambientata a Gerusalemme e in Giudea, poi in Samaria e da lì fino ai confini della terra. La narrazione ha anche un valore teologico perché presenta la priorità dell'evangelizzazione ai giudei e la successiva apertura ai pagani come corrispondente al piano divino esposto nelle scritture.
L'autore non ha voluto darci una narrazione completa delle origini cristiane, ma intende presentare fatti realmente accaduti, derivati da tradizioni sicure, su cui possa appoggiarsi validamente la tesi che il passaggio della predicazione dai giudei ai pagani è avvenuto per iniziativa divina. Il materiale raccolto dall'autore, attingendo da diverse fonti d'informazione, venne elaborato in un racconto unitario che risponde alle diverse fasi dello sviluppo del cristianesimo primitivo. Tra le due epoche, ve n’è una intermedia, di grande importanza, in cui si mostra il passaggio provvidenziale dei giudei ai pagani. Appartengono a questa fase le narrazioni sui Sette e su Stefano, la missione in Samaria e l’apostolato in Giudea di Pietro con la conversione di Cornelio.
Il libro può essere diviso in due grossi blocchi: il primo dal capitolo 1 al 15 e il secondo dal capitolo 16 in avanti. Il classico collegamento Pietro-Paolo ritornerà spesso nella tradizione cristiana, ma è presente solo in questo libro del Nuovo Testamento. Un secondo elemento strutturale (geografico) permette di dividere il libro in due blocchi, basato sullo sfondo del racconto. I primi 15 capitoli, tranne quello in cui si parla di Antiochia dove viene coniato il nome “cristiano”, sono ambientati nelle terre aspre della Palestina. Possono essere divisi in tre gruppi di discorsi:
- I discorsi missionari di Pietro e di Paolo (cap. 2, 3, 4, 5, 10): Luca vuole dare un quadro della predicazione primitiva, quasi una catechesi.
- I discorsi di Stefano (cap. 7) e di Paolo a Mileto (cap. 20): mettono in luce il significato del periodo descritto, l’inizio del distacco dal giudaismo con Stefano e l’intero periodo dell’apostolato di Paolo.
- Le orazioni che Paolo pronuncia in sua difesa (cap. 22, 24).
Temi ricorrenti negli Atti includono: la forza dello Spirito come fonte della missione e della libertà cristiana; la forza della parola (la Parola si muove quasi autonomamente); la forza della vita e il valore della testimonianza (i cristiani sono testimoni); e la forza delle strutture. Negli Atti sono raccontate anche le tensioni: vangelo-legge, chiesa-società, e chiesa-cultura. Il libro è un libro per tutti i tempi, sempre attuale, che la Chiesa ci consegna nel periodo pasquale, da Pasqua a Pentecoste.

L'Amore: Fondamento della Fede Cristiana
Il Grande Comandamento di Gesù
Il pio israelita recitava tre volte al giorno lo "Shermà Israel", cioè il testo del Deuteronomio: "Ascolta Israele, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore, li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai". Questa preghiera continua entra nel cuore e trasforma la vita, dimostrando che per Israele il primato di Dio era assoluto, con le sottolineature del timore, dell'adorazione, del servizio, ma anche dell'esperienza dell'amore e della tenerezza del Signore. La Bibbia riportava tante altre norme, elencando ben 613 precetti, e c'era uno sforzo tra i dottori della Legge per stabilire una graduatoria.
Quando pongono la stessa domanda a Gesù per metterlo alla prova, Gesù richiama al primo posto l'amore al Signore e mette accanto a quello, come simile e uguale, l'amore del prossimo. Questo amore del prossimo era già presente nella Bibbia, ma in mezzo a tutti gli altri precetti, uno fra i tanti. Gesù non dà una risposta nuova, ma aggiunge la seconda parte e afferma che tutta la Legge, cioè tutte le indicazioni di Dio, sta nell'amore, così come tutto il senso della vita sta nell'amore. Questo è un amore concreto, non idealistico o strumentale. L'amore non cerca i propri interessi, ma offre se stesso e la propria vita, anche nel sacrificio, come ha fatto Gesù. Dice Giovanni: "Chi ama Dio, ami anche il suo fratello. Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede".
Gesù rende molto semplice, concreto e verificabile il rapporto con Dio: basta essere in rapporto di amore con il prossimo. "Qualunque cosa avete fatto a uno di questi poveri, l'avete fatto a Me". Gesù non si mette ad elencare una graduatoria tra i vari precetti, ma offre una prospettiva di fondo: con atteggiamento di amore tutti i comandamenti, anche i più piccoli, diventano importanti perché sono espressione di un amore profondo e costante. Questa è l'anima della vita del cristiano, che vive questo ardito accostamento di due amori messi in perfetta posizione di parità: "il secondo è simile al primo", cioè importante come il primo. La dimensione verticale, l'amore a Dio, e la dimensione orizzontale, l'amore al prossimo, si costruiscono insieme, si incrociano. La croce di Cristo è la massima espressione di questo unico amore a Dio e all'umanità. "Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente, con tutte le forze". Noi, fragili e limitati, abbiamo bisogno di riscoprire e contemplare tutto l'amore di Dio per rispondere con l'amore del nostro cuore all'amore infinito di Dio.
L'Amore nel Nuovo Testamento
San Paolo indica l'amore come la realtà che durerà per sempre e scrive il suo grande cantico dell'amore, nella lettera ai Corinzi: "La carità è benigna, non è invidiosa, è paziente. tutto crede, tutto spera, tutto sopporta". I primi cristiani venivano riconosciuti e stimati per l'amore vicendevole. Si diceva di loro "Guardate come si amano" e i pagani si convertivano perché vedevano la bellezza e l'importanza del loro volersi bene. L'amore si vede, non è virtuale, è reale. I pagani vedevano i cristiani che mettevano in pratica l'amore di Dio e l'amore del prossimo, cioè che realizzavano il comandamento di Dio, così ne venivano attratti. Si realizza con l'amore concreto l'annuncio del Vangelo. L'apostolo Paolo dice: "Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno". L'amore è un arricchimento reciproco, è contemporaneamente dare e ricevere, è un perdere solo apparente perché in realtà si ottiene molto di più di quanto si dà.
Gesù dirà: "Io vi dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, pregate per i vostri persecutori". Non si fermerà a dire: Ama il prossimo come te stesso, ma "amatevi come Io vi ho amati", cioè dando la vita. Tutto questo non sono parole, ma azioni concrete. L'amore è la cosa più grande che possiamo dare ed è la cosa di cui tutti abbiamo bisogno. Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ci ha amati per primo. Ma è nell'amore al prossimo che diventiamo concreti, un amore universale. Già l'Antico Testamento diceva: "Lo straniero che dimora tra voi lo tratterete come chi è nato tra voi. Tu l'amerai come te stesso".
"20 Insegnamenti di Gesù in Matteo per la Tua Vita Quotidiana"
La Vita della Prima Comunità: Esempio di Amore e Koinonia
La Nascita della Chiesa a Gerusalemme
La comunità cristiana nasce dall’effusione sovrabbondante dello Spirito Santo e cresce grazie al fermento della condivisione tra i fratelli e le sorelle in Cristo. C’è un dinamismo di solidarietà che edifica la Chiesa come famiglia di Dio, dove risulta centrale l'esperienza della koinonia. In Atti 2:37-47, troviamo una vivida descrizione della vita dei primi credenti:
«37 Or essi, udite queste cose, furono compunti nel cuore e chiesero a Pietro e agli apostoli: "fratelli, che dobbiamo fare?". 38 Allora Pietro disse loro: "Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. 39 Poiché la promessa è per voi e per i vostri figli e per tutti coloro che sono lontani, per quanti il Signore Dio nostro ne chiamerà". 40 E con molte altre parole li scongiurava e li esortava, dicendo: "Salvatevi da questa perversa generazione". 41 Quelli dunque che ricevettero la sua parola lietamente furono battezzati; in quel giorno furono aggiunte circa tremila persone. 42 Essi erano perseveranti nel seguire l’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nel rompere il pane e nelle preghiere. 43 ed erano tutti presi da timore; e molti segni e miracoli si facevano per mano degli apostoli. 44 Or tutti coloro che credevano stavano insieme ed avevano ogni cosa in comune. 45 E vendevano i poderi e i beni e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 46 E perseveravano con una sola mente tutti i giorni nel tempio e rompendo il pane di casa in casa, prendevano il cibo insieme con gioia e semplicità di cuore, lodando dio e godendo il favore di tutto il popolo.»
Questi nuovi credenti avevano la gioia della salvezza. Erano perseveranti nel seguire l'insegnamento degli apostoli. La vera salvezza non solo porta una persona ad essere riconciliata con Dio, ma lega quella persona alle altre persone che Dio ha salvato. E perciò, la vera salvezza crea un profondo legame fra credenti, un legame che dev'essere curato e mantenuto. Questi credenti condividevano la stessa fede, la stessa speranza e lo stesso Signore. Si impegnavano a non vivere solo per le proprie cose, ma riconoscevano di far parte del corpo di Cristo, avendo una grande premura gli uni per gli altri.
I Pilastri della Koinonia (Comunione)
Nella Chiesa delle origini, la koinonia (comunione) rimanda anzitutto alla partecipazione al Corpo e Sangue di Cristo. La parola greca *koinonia* significa «mettere in comunione», «mettere in comune», essere come una comunità, non isolati. Il suo senso fondamentale è di condividere insieme, sia beni materiali che tempo, e in ultima analisi, la vita stessa. Essa si traduce in unione fraterna e nella condivisione dei beni, come il raccogliere denaro per la colletta a favore della Chiesa madre di Gerusalemme e delle altre Chiese. La vita eucaristica, le preghiere, la predicazione degli Apostoli e l'esperienza della comunione facevano dei credenti una moltitudine di persone che avevano «un cuore solo e un’anima sola» e non consideravano loro proprietà quello che possedevano, ma tenevano tutto in comune.
I credenti erano perseveranti anche in altri aspetti fondamentali:
- Perseveranza nell'insegnamento degli apostoli: Seguire la guida e gli insegnamenti ricevuti.
- Rompere il pane: Questo ha due possibili significati. Uno è che condividevano i loro pasti insieme. Un altro, e più probabile, è quello di essere perseveranti nel prendere la Cena del Signore insieme, ricordando la morte e la risurrezione del Signore con il pane e il calice. I credenti erano perseveranti nel ricordare che era la morte di Gesù Cristo che aveva pagato i loro peccati e provveduto per loro il perdono.
- Perseveranza nelle preghiere: Essere perseveranti insieme nelle preghiere. È un privilegio poter pregare, sapendo che per mezzo di Gesù Cristo, abbiamo libero accesso al trono di Dio. I credenti capivano la necessità di pregare per superare le prove e i peccati, e per portare frutto a Dio.

Segni, Miracoli e la Presenza dello Spirito
Lo Spirito Santo aveva operato potentemente salvando queste persone e continuava ad operare in loro, e loro partecipavano alla sua opera. Questo produceva un grande frutto visibile nella città: «Ed erano tutti presi da timore; e molti segni e miracoli si facevano per mano degli apostoli». Le persone erano prese da timore, capivano che Dio era all'opera. Lo Spirito Santo operava tramite gli apostoli, e molti segni e miracoli si facevano per mano degli apostoli. Come Gesù aveva promesso, in quei primi tempi, i suoi apostoli facevano molti segni e miracoli, prova chiara che erano veramente apostoli mandati da Dio. La Bibbia insegna che i miracoli erano un segno che il messaggio proclamato dagli apostoli era veramente da Dio. Ad esempio, in 2Corinzi 12:11-12, Paolo ricorda che aveva fatto segni e miracoli quando era stato con i Corinzi, e che questi erano i segni che un vero apostolo faceva.
In Ebrei 2:2-3 leggiamo che i segni e miracoli furono dati da Dio agli apostoli per confermare la loro testimonianza. I miracoli erano una conferma da parte di Dio, visibile a tutti, che quello che dichiaravano gli apostoli veniva da Dio. A quel punto, non esisteva ancora il Nuovo Testamento, e stavano proclamando un messaggio nuovo. Perciò, Dio diede loro il potere di compiere miracoli per confermare che parlavano veramente da parte sua. In quel periodo iniziale, i miracoli erano estremamente utili per distinguere i veri apostoli e il loro insegnamento dai tanti falsi apostoli. Oggi, abbiamo non solo l'Antico Testamento, ma anche il Nuovo Testamento, che è l'insegnamento degli apostoli scritto in modo ufficiale. Dio non usa più miracoli nello stesso modo, ma è comunque potentemente all'opera oggi e salva tante persone in tutto il mondo.
Condivisione dei Beni e le Sue Sfide
Il Libro degli Atti degli Apostoli descrive come «fra loro tutto era comune» (At 4,32). Questo modello di vita forte aiuta ad essere generosi e non tirchi: «nessuno […] tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano - dice il Libro - possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno» (At 4,34-35). La fede, per non rimanere un'idea astratta, deve arrivare a questa concretezza, creando comunione e fraternità, dove si gareggia per venire incontro alle necessità dei poveri. Un esempio positivo di condivisione è quello di Barnaba, che vende un campo e consegna il ricavato agli Apostoli (cfr At 4,36-37).
Tuttavia, accanto all'esempio positivo di Barnaba, appare un altro tristemente negativo: Anania e sua moglie Saffira. Dopo aver venduto un terreno, decisero di consegnare solo una parte agli Apostoli e di trattenere l’altra per loro stessi (cfr At 5,1-2). Questo imbroglio interruppe la catena della condivisione gratuita e disinteressata, e le conseguenze furono tragiche. L’apostolo Pietro smascherò la scorrettezza di Anania, dicendo: «Perché Satana ti ha riempito il cuore, cosicché hai mentito allo Spirito Santo e hai trattenuto una parte del ricavato del campo? […] Non hai mentito agli uomini ma a Dio» (At 5,3-4). Anania cadde a terra e spirò. Una simile sorte toccò a Saffira quando mentì anch'essa. Questo episodio mostra che, nonostante lo Spirito e la vita nuova, il peccato ancora abita nei cuori, e occorre vigilare contro la tentazione dell’apparenza e dell’inganno. Il peccato imperdonabile consiste nell’ingannare lo Spirito Santo.
La descrizione offerta dai riassunti (Atti 2,42-47; 4,32-35; 5,12-14) è probabilmente più un ideale che una realtà storica, un'utopia verso la quale guardavano con grande speranza. Lo stesso libro degli Atti ci dice che sorsero conflitti anche tra quei primi discepoli, come nel caso di Anania e Saffira, e nel sesto capitolo, dove gli ellenisti si lamentano con i discepoli di origine ebraica perché le loro vedove non erano ben curate (At 6,1-7).
I Quattro Pilastri della Vita Cristiana
Per rivedere lo stile delle comunità alla luce della vita dei primi credenti, è utile considerare quattro pilastri fondamentali:
- Didaskalía (Insegnamento): L'urgenza della Chiesa di essere missionaria, di annunciare la Buona Novella di Gesù risorto e l'ascolto dell'insegnamento degli apostoli.
- Koinonia (Comunione): La condivisione, l'amore fraterno e il profondo legame tra i credenti. Significa "mettere in comune" e "condividere".
- Leiturgia (Celebrazione): L'incontro gioioso per lodare e ringraziare per il dono del Padre in Gesù, il Risorto. È la festa della vita che incoraggia lo Spirito.
- Diaconia (Servizio): Significa che la comunità non solo predica e celebra il dono di Dio, ma si fa carico della vita dei più piccoli e dei più deboli.
Questi elementi erano tutti presenti nella vita della prima comunità cristiana e continuano a essere un modello di riferimento per i credenti.