Canonico di Santa Maria di Vezzolano: storia e architettura

La Canonico di Santa Maria di Vezzolano, situata nel territorio di Albugnano, nell'astigiano, è un complesso monumentale di straordinario valore artistico e religioso, spesso impropriamente denominato "abbazia". La sua origine è avvolta nel mito e nella leggenda, che spesso si intrecciano con le vicende storiche documentate.

Veduta d'insieme della Canonica di Santa Maria di Vezzolano immersa nel paesaggio collinare del Basso Monferrato

Le origini e il ruolo di Teodulo ed Egidio

Il primo documento conosciuto che cita il complesso risale al 27 febbraio 1095 (di cui sopravvivono trascrizioni del XVIII secolo). L'atto descrive l'investitura di due ecclesiastici, Teodulo ed Egidio, ai quali alcuni nobili locali, tra cui la famiglia dei Radicati, donarono la chiesa dedicata a Santa Maria con l'impegno di fondare una comunità religiosa. I canonici si stabilirono seguendo la regola di Sant'Agostino, come confermato in seguito da diverse bolle papali del 1176 e del 1182.

Architettura e struttura basilicale

L'edificio sorge sul finire dell'XI secolo. La chiesa presenta un impianto basilicale, orientato con l'abside verso est, e originariamente possedeva tre navate. Nel corso del XIII secolo, la struttura subì modifiche sostanziali: la navata laterale destra fu in parte inglobata nel chiostro quadrangolare addossato al lato meridionale della chiesa.

Elementi distintivi della facciata

La facciata, realizzata tra il XII e il XIII secolo, mostra un paramento in cotto alternato a fasce di arenaria. È divisa in tre specchiature da contrafforti e presenta un motivo a gallerie cieche di ispirazione padana. Al centro si apre un portale in pietra sormontato da un rilievo raffigurante l'Annunciazione della Vergine, con lo Spirito Santo che sussurra all'orecchio di Maria.

Dettaglio della facciata romanica con il portale decorato e le logge ad archetti pensili

Il raro jubé (pontile)

All'interno, l'elemento di maggiore rarità è lo jubé, un pontile architettonico che attraversa la navata centrale. Questa struttura serviva a separare lo spazio dei fedeli da quello riservato ai canonici. Sebbene il Concilio di Trento ne avesse imposto la rimozione in tutta Italia, lo jubé di Vezzolano si è conservato quasi intatto, mantenendo ancora le decorazioni originali che rappresentano i Padri della Chiesa e le storie della Vergine.

Schema del pontile (jubé) interno con la distinzione tra la zona dei fedeli e quella del clero

Il chiostro e il ciclo di affreschi

Il chiostro conserva preziosi affreschi del XIV secolo. Di particolare rilievo è la scena dell'Incontro dei tre vivi e dei tre morti, un tema iconografico raro che funge da monito sulla precarietà della vita. Le decorazioni del chiostro testimoniano la cultura pittorica piemontese dell'epoca e richiamano l'opera del cosiddetto "Maestro di Montiglio".

Vicende storiche e il declino

La canonica visse un periodo di splendore tra il XII e il XIII secolo, grazie alla protezione di potenti comuni come Asti e Chieri. Dal 1405, il complesso fu dato in commenda ad abati residenti altrove, dando inizio a un lento declino. Nel 1800, l'amministrazione napoleonica ne espropriò i beni, trasformando la chiesa in cappella campestre e il chiostro in granaio. Solo nel 1937 il complesso è stato ceduto allo Stato e affidato alla tutela della Soprintendenza.

Cronologia essenziale

Data Evento
1095 Investitura di Teodulo ed Egidio e fondazione canonicale
1176-1182 Bolle papali confermano la regola di Sant'Agostino
1405 Inizio del regime della commenda
1800 Esproprio napoleonico e trasformazione degli usi
1937 Passaggio del bene allo Stato italiano

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