La Toscana è stata recentemente scossa da due distinti episodi che hanno coinvolto sacerdoti in indagini legate allo spaccio e all'uso di sostanze stupefacenti, portando sconcerto e incredulità nelle rispettive comunità parrocchiali e nelle diocesi di appartenenza.
Il Caso del Parroco di Capezzano Pianore
L'Intervento della Polizia Stradale e il Ritrovamento
Nella notte del 30 settembre 2021, un sacerdote in servizio nella parrocchia di Capezzano Pianore, nel comune versiliese di Camaiore, è stato fermato dalla Polizia Stradale. Una pattuglia, impegnata in un servizio di controllo del territorio tra Torre del Lago (Lucca) e Migliarino (Pisa), un'area nota come "piazza di spaccio", ha notato un'auto. Il guidatore, vestito in abiti civili e non religiosi, era appena arrivato frettolosamente dalla pineta. Gli agenti hanno osservato l'uomo scendere dalla vettura e addentrarsi nella pineta per poi riuscirne fuori poco dopo, prima di risalire nel veicolo e ripartire.

Insospettiti da quel movimento, gli agenti hanno seguito l'auto facendola fermare all'altezza di un distributore di benzina che si trova nelle vicinanze, a breve distanza dallo svincolo autostradale della A11 Firenze-Pisa Nord. Dopo un rapido controllo all’interno del mezzo, è stata rinvenuta la presenza di un modesto quantitativo di cocaina. Assieme al sacerdote in auto c’era un’altra persona, che sembra essere estranea ai fatti.

Identificazione e Conseguenze Amministrative
Dall'esame dei documenti, con sorpresa dei poliziotti, è emerso che si trattava di un sacerdote 45enne, al quale è affidata una parrocchia toscana, quella di Capezzano Pianore. Per il prelato non è scattata alcuna denuncia di natura penale, in quanto il modesto quantitativo di droga rinvenuta dagli agenti è catalogabile fra quelli giustificabili per uso personale. Per il sacerdote è scattata dunque solo la segnalazione alla prefettura di competenza in quanto assuntore di sostanze stupefacenti, e il ritiro della patente di guida, configurando un illecito amministrativo.
La Reazione dell'Arcidiocesi di Lucca e della Comunità
Sulla vicenda, l'Arcidiocesi di Lucca, sotto la cui giurisdizione si trova la parrocchia di Camaiore, ha diffuso una nota. L'arcivescovo monsignor Paolo Giulietti si è subito attivato per comprendere le circostanze di quanto avvenuto. Ha fatto sapere di essere rientrato a Lucca e di aver avuto un colloquio con il parroco per cercare di capire le ragioni del suo comportamento. Inizialmente, trapelava stupore per l'episodio, ma anche la volontà di non saltare a conclusioni affrettate da parte dei vertici della Chiesa lucchese. A Capezzano Pianore, l’episodio è stato visto con incredulità, considerando la stima e l’affetto di cui gode il parroco.
Tuttavia, il 2 ottobre 2021, l'Arcidiocesi di Lucca ha rilasciato un ulteriore comunicato, affermando che "allo stato attuale delle informazioni disponibili, il sacerdote dell'Arcidiocesi di Lucca non risulta assuntore di alcuna sostanza stupefacente, secondo analisi fatte presso un laboratorio specialistico che saranno ulteriormente approfondite." Il comunicato ha evidenziato che "le ricostruzioni apparse sulla stampa non appaiono convincenti e denotano storture che con responsabilità dovranno essere affrontate." Per decisione dell'arcivescovo Paolo Giulietti, il sacerdote "resta al suo incarico". L'Arcidiocesi ha anche "deplorato con forza la diffusione di informazioni circa questo episodio e sente il dovere di continuare a verificare quanto effettivamente accaduto". Monsignor Giulietti, in prima persona, sta seguendo da vicino la vicenda emersa dall'accertamento della polizia.
Il Precedente di Don Francesco Spagnesi a Prato
Questo è un altro caso che scuote la curia toscana dopo quello dell'ex parroco di Prato, Don Francesco Spagnesi, sacerdote della parrocchia dell'Annunciazione nel quartiere pratese della Castellina. L'uomo, 40 anni, è stato arrestato ed è finito ai domiciliari con l'accusa di spaccio e importazione di sostanze stupefacenti, risultando coinvolto in un'indagine iniziata nell'agosto precedente. Don Spagnesi è stato denunciato anche per appropriazione indebita, con ammanchi stimati tra i 130 e 150 mila euro negli ultimi tre anni, per i quali la parrocchia ha sporto querela.

Accuse di Spaccio, Droga e Festini
Secondo la squadra mobile, don Francesco Spagnesi si sarebbe giustificato sostenendo di aver utilizzato i soldi delle offerte dei fedeli per far acquistare ai suoi complici cocaina e «Gbl», la cosiddetta "droga dello stupro", proveniente dall'Olanda, tra mezzo litro e un litro per volta. Così facendo, non avrebbe solo sottratto alla sua parrocchia migliaia di euro, ma allo stesso tempo avrebbe rifornito sostanze proibite per festini a base di droga. I partecipanti a questi festini sarebbero stati reclutati su siti di incontri sessuali. Dal cellulare del prete, gli investigatori sono risaliti ad almeno una decina di partecipanti ai festini e hanno trovato «tracce evidenti dell'attività illecita».
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La Posizione della Diocesi di Prato
Come confermato dal vescovo Giovanni Nerbini, don Spagnesi aveva lasciato l'incarico nella parrocchia dell'Annunciazione non per scelta personale, ma seguendo una precisa direttiva delle gerarchie ecclesiastiche. I vertici della diocesi di Prato sapevano almeno da aprile che don Spagnesi aveva problemi con la droga e gli avevano imposto di allontanarsi. Solo alcuni mesi fa, dopo essere stato messo alle strette, l'ormai ex parroco aveva infatti confessato ai suoi superiori perché da tempo vivesse «un forte stato di sofferenza fisica e psicologica». La diocesi ha confermato che per molto tempo era rimasto "un disagio personale". Quando il vescovo ha scoperto la tossicodipendenza di don Spagnesi, gli ha imposto un cammino di riabilitazione psicoterapeutica con uno specialista. A quella storia, tuttavia, il vescovo sembra aver creduto poco, al punto da decidere la sospensione del parroco già a giugno scorso, con decorrenza dal 1° settembre. Il vescovo ha anche firmato il decreto canonico per interdire al sacerdote la celebrazione della messa e degli altri sacramenti.