Il Significato del Velo della Vergine Maria

Il velo, nella tradizione cristiana e non solo, porta con sé una ricca simbologia e significati profondi. Sebbene oggi molte donne non indossino più il velo in chiesa, questa usanza ha radici storiche e spirituali che meritano di essere esplorate. La domanda sul perché le donne coprano il capo in chiesa e gli uomini no, affonda le sue origini in tradizioni antiche e interpretazioni teologiche.

Il Velo in Chiesa: Tradizione e Simbolismo

Ci sono donne che ancora oggi rimangono fedeli all'uso del velo in testa durante la Messa. Guardando indietro alle generazioni precedenti, si nota come questa fosse una pratica diffusa, un elemento della tradizione che non si desiderava abbandonare. Il velo, in questo contesto, viene visto da alcuni come un segno di riverenza e rispetto, mentre per altri rappresenta un elemento della tradizione cristiana che non deve essere dimenticato.

La domanda frequente è: "Perché la donna, in chiesa, copre il capo e gli uomini no?" Questa usanza non si limita al velo; si osserva anche in inverno, ad esempio, con il permesso per le donne di indossare il cappello in testa, mentre per gli uomini ciò non è permesso. Queste pratiche sollevano interrogativi sulla loro origine: sono semplici usanze, tradizioni prettamente cristiane, o c'è un significato più profondo?

La moda potrebbe suggerire che si tratti di qualcosa di obsoleto. Tuttavia, osservando con occhi diversi, con la prospettiva del proprio essere cristiani, ci si rende conto che indossare il velo fa parte della tradizione cattolica. Spesso si pensa al velo solo in relazione alle spose, ma non a chi partecipa alla Messa.

È fondamentale ricordare che quando si entra in chiesa, si entra nella Casa di Dio, in un luogo sacro dove a breve sarà celebrata la Messa e avverrà il sacrificio di Cristo. Oltre a vestirci in modo rispettoso - un aspetto ormai ovvio, come dimostrano i cartelli esposti in molte chiese, specialmente d'estate - il velo diventa un segno di coerente dignità al luogo. Esso contribuisce a farci sentire preparati, non solo interiormente ma anche esteriormente, a ciò che sta per accadere.

Ciò che in Chiesa si Vela è Sacro

Il velo non deve essere inteso come un mero elemento dell'abbigliamento femminile o qualcosa di denigratorio. Nel caso delle suore, il velo è un segno tangibile della loro piena consacrazione a Dio. Tuttavia, ogni donna è sacra, e quando in chiesa qualcosa viene velato, ciò significa che essa è sacra. Il velo che la donna è invitata a indossare in chiesa è segno di un valore intrinseco che lei possiede, di qualcosa di ancora più sacro agli occhi di Dio.

Se ci si rifà alla tradizione più radicata, il velo rappresenta la riverenza e il rispetto verso Dio nel suo luogo sacro. Il velo è un segno di devozione e umiltà. Analogamente, quando si entra in chiesa e ci si segna con il segno di croce, si abbassa la voce per rispetto del luogo e di chi prega, e gli uomini si tolgono il cappello, il velo della donna simboleggia la sua devozione e il suo rispetto di fronte al grande Mistero presente.

statua della Vergine Maria con velo

Il Velo: Nero o Bianco? Significati Tradizionali

Esiste un'altra domanda comune: perché alcune donne indossano il velo nero ed altre quello bianco? Anche in questo caso, la tradizione è profondamente radicata, specialmente nelle regioni del Sud Italia.

  • Il Velo Nero: Tradizione vuole che il velo nero sia usato esclusivamente in caso di lutto o durante una Messa funebre. Esso funge quasi da segno di sofferenza, velando il viso della donna dal mondo esterno e nascondendo eventuali lacrime.
  • Il Velo Bianco: Non si tratta del velo nuziale della sposa. Come per il velo nero, ci sono donne che si coprono il capo con un velo bianco. La tradizione indica che questo fosse indossato dalle donne non sposate, e, come raccontano le nonne, serviva anche ai giovani per identificare le donne in età da marito.

Oggi, naturalmente, c'è chi rispetta ancora queste tradizioni e chi no. Si osserva anche la presenza di donne in chiesa che indossano veli di colore azzurro, beige, marrone, verde o rosso. Le distinzioni nette sono venute meno, e soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, non sussiste più l'obbligo per le donne di usare il velo in chiesa. Chi lo indossa, lo fa per tradizione, come gesto di rispetto che ci riporta indietro nel tempo.

donna anziana con velo bianco in chiesa

Origini Storiche del Velo: Oltre l'Islam

Quando si pensa a una donna con il velo, spesso si immagina una donna di religione islamica. Tuttavia, il velo non è un simbolo originario dell'Islam. La sua storia affonda le radici in civiltà molto più antiche.

La Comparsa del Velo nelle Civiltà Antiche

Assiri, Sumeri ed Egizi, e la maggior parte delle popolazioni che abitavano l'antico Medio Oriente, utilizzavano il velo. Inizialmente, in queste civiltà, il velo non era riservato alle donne; coprirsi il capo era un segno di potere, indicando l'appartenenza a un ceto privilegiato della società.

È nel Codice di Hammurabi (circa 1760-1750 a.C.) che troviamo i primi riferimenti all'obbligo per le donne di usare il velo. In questo antico codice di leggi, si legge che le donne dovevano coprirsi il capo in segno di umiltà e sottomissione alla divinità. L'usanza si diffuse poi presso i Greci e i Romani: per loro, una donna con il capo scoperto era considerata una donna che aveva rinunciato alla sua "modestia" e all'obbedienza all'uomo di famiglia, e quindi non poteva essere una donna rispettabile.

rilievo antico con figura femminile velata

Il Velo nella Bibbia

Anche le donne ebree avevano l'usanza di coprirsi il capo, come narrato in vari episodi biblici. Il velo ebraico è un simbolo dal valore religioso e sociale, che rappresenta per la donna sottomissione ai voleri di Dio e dell'uomo. Secondo la tradizione tramandata da testi sacri come la Torah e il Talmud, le donne ebree hassidimite, il giorno del matrimonio, avevano l'obbligo di tagliarsi i capelli e da quel momento portare un velo colorato per coprirsi. Per gli ebrei di oggi, l'obbligo di usare un copricapo per le donne si ritrova solo in piccole comunità legate alle tradizioni. Per gli uomini, invece, è rimasto l'uso della Kippah, visibile entrando in qualsiasi sinagoga.

La "Velatio" Cristiana: Nascita del Velo da Sposa

Dall'ebraismo, il simbolo del velo si trasferisce al cristianesimo. I riti nuziali dei primi cristiani prevedevano infatti la cerimonia della "velatio" (velazione). In origine, un velo veniva posto sul capo di entrambi gli sposi, a simboleggiare la loro comunione con lo Spirito Santo, e da quel momento la donna era tenuta a velarsi.

Il velo cristiano aggiunge al velo ebraico un significato di "purezza". Non a caso, la Madonna è sempre raffigurata velata. Molti riferimenti al valore del velo si trovano negli scritti di San Paolo, che lo descrive come "vestimento di devozione a Dio". Questo significato simbolico si ritrova ancora oggi nell'abbigliamento delle suore e delle monache, donne consacrate a Dio, o nelle donne anziane che tuttora mantengono questa usanza.

dipinto della Madonna con velo

La Santa Camicia: Il Velo della Vergine Maria

Esiste una reliquia legata alla Vergine Maria che racchiude un profondo significato: la Sancta Camisia, ovvero la "santa camicia", che si dice essere il velo indossato dalla Vergine Maria durante la Nascita di Gesù Cristo e anche mentre si trovava ai piedi della Croce.

La tradizione narra che la Sancta Camisia sia il velo indossato dalla Vergine Maria durante il parto di Cristo. Si dice che questo velo sia lungo più di sei metri e realizzato in seta. Dopo l'Assunzione di Maria, il velo sarebbe stato spostato da Gerusalemme a Costantinopoli, dove l'imperatrice bizantina Irene lo presentò all'Imperatore Carlo Magno. Nell'876, suo nipote Carlo il Calvo lo donò alla cattedrale di Chartres in Francia, dove è rimasto per oltre 1100 anni.

Il Velo della Madonna è conservato in un reliquiario d'oro accanto all'altare maggiore e, nel corso dei secoli, è diventato centro di molte tradizioni e leggende.

Miracoli e Eventi Legati al Velo

Diversi eventi miracolosi sono associati alla Sancta Camisia:

  • Nel 911, quando il bandito Rollo assediò Chartres, la popolazione locale prese il velo dalla chiesa e lo sfilò come una bandiera di guerra. Rollo e i suoi uomini furono sconfitti e l'assedio revocato.
  • Nel 1145, il velo rischiò di essere distrutto in un incendio che colpì la chiesa che lo ospitava. Alcuni membri del clero, con il velo in mano, attraversarono le fiamme nella cripta. Si dice che riemersero illesi tre giorni dopo, per intercessione di Maria. Questo evento fu considerato un miracolo e un segno che da quelle ceneri sarebbe sorta una nuova chiesa. La cattedrale di Chartres fu costruita al suo posto.

Studi scientifici sul velo lo hanno datato al I secolo d.C.

Questa città francese nasconde il sacro velo della Vergine Maria – Tour completo di Chartres

Santa Teresa di Lisieux e il Suo Amore per Maria

Santa Teresa di Lisieux, poco prima di morire nel maggio 1897, espresse il posto che Maria occupava nella sua vita attraverso una lunga poesia intitolata "Pourquoi je t'aime, ô Marie" (Perché ti amo, Maria). Quest'opera, il suo testamento mariano, fu composta su richiesta di suor Maria del Sacro Cuore.

Esiste una profonda parentela tra questa poesia e il secondo manoscritto autobiografico di Teresa. Entrambe sono preghiere, una rivolta a Gesù e l'altra a Maria, animate dallo stesso ritornello: "ti amo". Questo atto d'amore, che Teresa desiderava rinnovare "ad ogni battito del suo cuore", fu la sua ultima parola.

Inseparabile da questo "Gesù ti amo" è l'atto d'amore rivolto a Maria: "Ti amo, o Maria". Questo è il grande ritornello della sua poesia mariana, illuminato dall'altro ritornello: "Sono tua figlia". La poesia si configura quindi come il complemento mariano dei suoi scritti autobiografici, permettendo di scoprire il ruolo di Maria nella vita e nella dottrina spirituale di Teresa.

L'Attualità dell'Insegnamento Mariano di Teresa

L'insegnamento mariano di Teresa è una vera e propria dottrina, di grande attualità, in sintonia con le affermazioni del Concilio Vaticano II e dei papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. Profondamente radicato nella spiritualità mariana del Carmelo, l'insegnamento di Teresa è anche in armonia con quello di altri santi, come San Francesco, Santa Chiara e San Luigi Maria Grignion de Montfort.

Al centro di questa spiritualità c'è sempre Gesù, e Maria è in rapporto con Lui in quanto Sua madre. Questo è il titolo più grande di Maria: "È più madre che regina", afferma Teresa. La sua dottrina, fondata sul Vangelo, pone l'accento sulla piccolezza, la povertà e la semplicità di Maria. È una dottrina orientata verso la santità, poiché la missione materna di Maria è condurre tutti i figli "alla vetta della montagna dell'amore".

L'insegnamento di Teresa evita accuratamente gli eccessi opposti: da un lato, le "false esagerazioni" e, dall'altro, l'"eccessiva ristrettezza di spirito".

Il Privilegio della Piccolezza e della Povertà

Teresa si oppone a una predicazione "trionfalista" che parlava solo della grandezza e dei privilegi di Maria, spesso basata su vangeli apocrifi. Ella risponde con il Vangelo, che mostra Maria come una figura semplice, piccola, vicina a noi e imitabile. Teresa riscopre così il più grande privilegio dimenticato dai predicatori: quello della povertà e della piccolezza, che caratterizzano la vita terrena di Gesù e di Maria.

Per la "Piccola santa", come per San Francesco, i termini "piccolezza" e "povertà" esprimono la stessa realtà: il cuore del Vangelo, luogo d'incontro e di intima comunione con Gesù e Maria. Mentre i predicatori rendevano Maria lontana e inimitabile, Teresa la scopre nel Vangelo vicinissima a noi nella sua piccolezza e povertà.

Teresa rilegge tutti i testi evangelici in cui Maria è presente, utilizzando come chiave di lettura l'atto d'amore: "Ti amo". Lo Spirito Santo le dona di abitare il Vangelo, rendendola presente a tutti i misteri rivelati, dall'Incarnazione alla Croce. Sono i misteri della povertà in cui "la Madonna povera abbraccia il Cristo povero" amandolo totalmente.

Dal punto di vista dell'amore, Teresa ritrova il vero significato dell'adagio: "Numquam satis de Maria" (mai abbastanza per Maria). Questo si riferisce all'amore: non si tratta di inventare nuovi privilegi, ma di amare senza sosta Maria, perché amando Lei, si ama sempre Gesù.

I Simboli dell'Amore Materno di Maria: Sorriso, Manto, Velo

Teresa termina la sua poesia con un'immagine di Maria che le sorride nel cielo. Questo sorriso materno è uno dei più bei riflessi del sorriso di Maria, che ha guarito Teresa dalla sofferenza legata alla perdita della madre e della sorella Paolina. Il sorriso di Maria è un sorriso che illumina il mondo intero.

Teresa sperimenta nel modo più profondo l'amore materno di Maria e vi risponde con tutto il suo amore filiale. L'appellativo "mamma", più tenero di "madre", esprime questa intimità. Allo stesso modo, chiamerà Dio "papà", ritrovando la forza della parola "Abbà".

Per esprimere l'intimità tra figlia e madre, Teresa usa il simbolo del manto o del velo di Maria. Entra al Carmelo per nascondersi all'ombra del mantello verginale di Maria. Vive questa esperienza intensamente durante il noviziato: "Ero interamente nascosta sotto il velo della Madonna". Invita la sorella Celina ad affidarsi totalmente a Maria: "Nasconditi bene all'ombra del suo mantello verginale perché lei ti verginizzi".

Già nella sua prima poesia, Teresa chiedeva a Gesù neonato di nascondersi con Lui sotto il velo di Maria per contemplare la comunione più intima tra Madre e Figlio, quando Maria offre il suo "latte verginale" a Gesù. Questa poesia è un testo fondamentale che riunisce i principali Misteri della Piccolezza: l'Incarnazione, la Passione e l'Eucaristia.

illustrazione di Santa Teresa di Lisieux sotto il manto di Maria

L'Unione più Intima con Gesù

Per Teresa, la vita nascosta sotto il mantello di Maria è il luogo della più intima unione con Gesù, nella semplicità della vita quotidiana. Maria è la stella che dona Gesù e unisce a Lui. La Madonna stessa dice a Celina: "Ti nasconderò sotto il velo / Dove si rifugia il Re dei cieli... / Ma affinché io ti protegga sempre / sotto il mio velo presso Gesù / dovrai restare piccola...".

In quanto madre, Maria dona Gesù e dona i suoi figli a Gesù. Non li trattiene presso di sé, ma "li unisce a Lui con un legame molto intimo".

Dalla Professione all'Atto d'Offerta

Teresa vive la sua professione religiosa, l'8 settembre 1890, festa della Natività di Maria. In questo contesto mariano, esclama: "Che bella festa la natività di Maria per diventare sposa di Gesù! Era la piccola Maria di un giorno che presentava il suo piccolo fiore al piccolo Gesù".

Le parole di Teresa esprimono uno degli aspetti più essenziali della sua dottrina: la piccolezza evangelica. La sua stessa piccolezza è rivestita dalla piccolezza di Gesù e di Maria. La "piccola" Maria la presenta a Gesù perché diventi Sua sposa.

Con Maria, Teresa può veramente sposare la piccolezza di Gesù, come Francesco e Chiara avevano sposato la Sua povertà. La scoperta della piccolezza evangelica ha un carattere progressivo. Dopo la professione, Teresa rivela soprattutto il suo cuore di sposa, la dimensione sponsale del suo amore per Gesù. In questa luce, la piccolezza s'identifica con la verginità.

La verginità del cuore, come amore indiviso, conduce Teresa a sposare la piccolezza di Gesù donandosi totalmente ed esclusivamente a Lui come la piccola goccia di rugiada, l'unica in grado di rispondere alla Sua sete d'amore. Al seguito di Maria, Teresa impara a "vivere d'amore", dando la sua migliore definizione dell'amore: "Amare è dare tutto e dare sé stesso".

Proprio in questa dinamica del dono totale, Maria è presente nel cuore dell'Offerta all'amore misericordioso, il 9 giugno 1895. Teresa si offre all'amore di Gesù, scoprendo tutta la Sua realtà trinitaria. Donandosi totalmente "come vittima d'olocausto" al fuoco del Suo amore, abbandona la sua offerta nelle mani di Maria.

manoscritto di Santa Teresa di Lisieux con riferimento a Maria

Il Velo Viola nella Liturgia Quaresimale

L'Enciclopedia Cattolica descrive un'usanza liturgica specifica: "nei Primi Vespri della Domenica di Passione [cioè la V Domenica di Quaresima] le croci, statue e le immagini di Nostro Signore e dei Santi sull’altare e in tutta la Chiesa, con la sola eccezione delle croci e le immagini della Via Crucis, devono essere coperte con un velo viola, non traslucido, né in alcun modo ornato."

Le croci rimangono coperte fino a dopo l'adorazione della Croce il Venerdì Santo. Le statue e le immagini conservano la loro copertura, indipendentemente dalle feste che possono verificarsi, fino al canto del "Gloria in Excelsis" del Sabato Santo.

Gli interpreti della liturgia spiegano che questa cerimonia di velare il crocifisso durante il Tempo di Passione esprime l'umiliazione a cui il Salvatore stesso fu soggetto, dovendo nascondersi quando gli ebrei minacciarono di lapidarlo, come narrato nel Vangelo della Domenica di Passione (Giovanni 8:46-59). Considerando che, nel Tempo della Passione del Signore, tutte le forze della devozione devono essere indirizzate alla Croce di Cristo, le immagini della Croce vengono coperte in questi giorni. La divinità del Salvatore fu quasi del tutto eclissata a causa delle Sue immense sofferenze, tanto che il Suo volto e il corpo intero erano così sfigurati dai colpi dei flagelli che Gesù era a malapena riconoscibile.

crocifisso coperto da velo viola in chiesa

L'Annunciazione: L'Annuncio a Maria

L'Annunciazione del Signore, o della Beata Vergine Maria, è l'annuncio del concepimento verginale e della nascita verginale di Gesù che viene fatto a Sua madre Maria (secondo il Vangelo di Luca) e a suo padre Giuseppe (secondo il Vangelo di Matteo) dall'arcangelo Gabriele.

Il Vangelo secondo Luca narra: "L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto»."

Il Vangelo secondo Matteo, scrivendo principalmente ai cristiani convertiti dal giudaismo, evidenzia le tematiche che potevano interessare quella tradizione culturale, in particolare le reazioni che un uomo poteva e doveva avere secondo la legge mosaica in una situazione compromettente. Luca, invece, pone un'attenzione particolare alle donne, narrando la vicenda di Maria, la sua elaborazione interiore e la sua risposta all'annuncio dell'angelo.

La tradizione della Chiesa è unanime nel riconoscere nell'annuncio dell'angelo a Maria e nella sua docile accoglienza l'inizio della storia della definitiva ed eterna alleanza, il momento in cui "il Verbo si fece carne". L'Eterno attraversa le soglie del tempo e si fa storia. Tutto nacque dal "fiat" di Maria.

I Padri della Chiesa e i grandi maestri spirituali di tutti i tempi hanno visto in Maria non solo la persona che ha permesso l'inizio concreto della definitiva alleanza, ma anche un modello di fede per ogni credente. Come il "sì" di Maria le ha permesso di generare Gesù nella carne, così il "sì" di ogni credente deve condurre Cristo nella sua vita.

La Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa celebrano questo evento ogni anno il 25 marzo. Tale data è stata stabilita in riferimento al Natale, posizionandosi nove mesi prima. La collocazione ha anche un valore teologico e liturgico: l'Annunciazione, momento storico dell'inizio dell'Incarnazione e della storia della salvezza, cade nello stesso periodo in cui la tradizione ebraica poneva l'inizio del suo anno religioso.

dipinto dell'Annunciazione

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