L'Azione Cattolica Italiana (ACI) è riconosciuta come la più antica, ampia e diffusa tra le associazioni cattoliche laicali d'Italia. Le sue origini risalgono al 1867, con la fondazione della Società della Gioventù Cattolica, approvata da papa Pio IX nel 1868. L'associazione ha attraversato diverse fasi storiche, dalle prime espansioni nelle parrocchie italiane alla riorganizzazione nel primo dopoguerra, fino agli scontri con il regime fascista che ne riconobbe l'attività nel Concordato, a patto che operasse al di fuori di ogni partito e alla dipendenza della Chiesa.
Nel secondo dopoguerra, l'ACI conobbe un momento di grande espansione sotto Papa Pio XII, giocando un ruolo decisivo con i "Comitati Civici" nelle elezioni del 1948. Lo spirito di rinnovamento del Concilio Vaticano II (1962) portò nel 1964 alla nomina di Vittorio Bachelet a Presidente della Giunta Centrale e alla "scelta religiosa", con la decisione di non essere più collaterale a nessun partito politico. Sebbene mantenendo una struttura legata alle parrocchie, l'associazione vide un calo numerico significativo tra il 1964 e il 1974, passando da 3,5 milioni a 600 mila iscritti, anche a causa della nascita di nuove realtà associative cattoliche post-conciliari.
Il Contesto dell'Azione Cattolica negli anni Ottanta
Gli anni post-conciliari hanno rappresentato un periodo di profonde trasformazioni per l'ACI. Dal punto di vista ecclesiale, si è assistito a un proliferare di associazioni e movimenti che hanno creato difficoltà all'associazionismo cattolico classico, in particolare all'ACI, che ne era sempre stata il riferimento principale. Sul piano sociale e politico, l'associazione si è trovata coinvolta nella questione del "collateralismo", ovvero della maggiore o minore vicinanza del mondo cattolico al partito della Democrazia Cristiana e alle sue vicende interne. Nonostante queste sfide, l'ACI è riuscita a superare il periodo di crisi e ad affrontare la fine degli anni Ottanta con rinnovate energie, basandosi su scelte chiare.

La Presidenza di Alberto Monticone e la "Scelta Religiosa"
Dopo il drastico ridimensionamento numerico, dalla seconda metà degli anni '70 l'ACI conobbe una relativa stabilizzazione organizzativa e un più qualificato orientamento programmatico, culminato nella presidenza di Alberto Monticone (1980-1986), dopo la IV Assemblea nazionale. Sotto la sua guida, affiancato dall'assistente generale mons. Fiorino Tagliaferri (1982-1987), l'associazione si distinse per l'insistenza sulla spiritualità laicale e il confronto con la cultura contemporanea. Un esempio di tale impegno fu la fondazione del settimanale associativo «Segno nel mondo sette», pubblicato regolarmente dal 1983. In quest'ottica si collocò anche il lancio di movimenti "interni" come il Movimento Lavoratori di Azione Cattolica (MLAC) e il Movimento Studenti di Azione Cattolica (MSAC).
La "scelta religiosa", già tipica dell'ACI nell'ultimo quindicennio, è stata riaffermata. Tale espressione, spesso equivocata, era presente nel documento finale della IV Assemblea nazionale (1980) e indicava che, superando ogni riduzione intimistica e disincarnata della fede, la scelta religiosa impegnava l'Associazione ad essere luogo di educazione a una matura coscienza civile dei laici, rifiutando ogni gestione diretta di progetti politico-sociali. L'ACI, quindi, sottolineava un impegno direttamente missionario, che non era apolitico, ma neppure direttamente politico.
La VI Assemblea Nazionale dell'Azione Cattolica (1986)
Le assemblee nazionali dell'ACI degli anni '80 hanno avuto un ruolo cruciale nella definizione del suo percorso. Nel 1977, durante la III Assemblea nazionale, Paolo VI aveva confermato i compiti e il ruolo dell'ACI, definendola "chiamata a realizzare una singolare forma di ministerialità locale, volta alla plantatio ecclesiae e allo sviluppo della comunità cristiana, in stretta unione con i ministeri ordinati". Nella IV Assemblea nazionale (1980), Giovanni Paolo II aveva ribadito: "Voi dell'Azione Cattolica avete una 'vocazione' speciale alla collaborazione diretta con i Pastori della Chiesa".
La VI Assemblea nazionale si tenne nel 1986, ancora sotto la presidenza di Alberto Monticone. In questa assise, vennero riaffermate le linee guida consolidate della "scelta religiosa". Sulla base di queste scelte, che si dimostrarono felici e feconde, l'ACI degli anni Settanta e Ottanta si era impegnata in molti "spazi" di lavoro. Il presidente Monticone, proprio in occasione della VI Assemblea nazionale, riassumeva questi spazi nei seguenti quattro punti:
- Contributo al Convegno Ecclesiale di Loreto (preparazione, svolgimento, applicazione);
- Sostentamento e sviluppo delle iniziative parrocchiali e diocesane;
- Accentuazione dell'impegno caritativo, non in senso assistenzialistico, ma nella promozione della sensibilità e dell'impegno;
- Intervento civile e politico.
Dal 1986, dopo la presidenza di Monticone, la guida nazionale dell'ACI passò a Raffaele Cananzi, che rimase in carica fino al 1992.

Dibattito e Confronto Interno
Su tale impostazione programmatica non mancarono polemiche, con toni anche aspri e inusuali per il mondo cattolico. Contro l'ACI e la sua "scelta religiosa" si schierò soprattutto il movimento di Comunione e Liberazione (CL), con il suo giornale «Il Sabato», e il Movimento Popolare (MP), che ne rappresentava l'impegno socio-politico. Lo scontro tendeva a divenire da parziale e religioso, a totale e politico, anche a motivo dei diversi referenti nella Democrazia Cristiana: per CL il referente principale era l'area moderata, mentre per l'ACI le varie anime della sinistra interna alla DC.
Questo confronto, tuttavia, ebbe una sua utilità poiché consentì all'ACI di chiarire sempre meglio due punti fondamentali:
- Che la "scelta religiosa" non significa in alcun modo evasione dagli impegni sociali e civili;
- Che fondamentalmente il confronto era fra due diversi modi - forse complementari - di intendere il rapporto fra un'associazione di laici cattolici e la vita politica e sociale.
Dati Quantitativi e Attività
Per quanto riguarda i dati quantitativi, nel 1987 gli aderenti all'ACI erano 566.000. Di questi, circa la metà erano adulti (275.000, inclusi 28.000 coppie di sposi) e il resto era diviso tra giovani (15-18 anni, circa 121.000) e ragazzi (170.000). Gruppi dell'ACI erano presenti in quasi 9.000 parrocchie (circa un terzo delle parrocchie italiane); questa capillarità in alcune regioni, come la Puglia, raggiungeva i due terzi delle parrocchie, mentre in altre, come il Lazio, era nettamente inferiore.
L'attività di base dell'ACI si svolgeva nelle parrocchie con incontri settimanali o quindicinali, incentrati su catechesi, informazione e dibattito su temi di attualità, e attività caritative. Dal livello parrocchiale si saliva a quello diocesano, regionale e nazionale. La stampa periodica dell'ACI si concentrava su due pubblicazioni principali: il settimanale di attualità ecclesiale e sociale «Segno Sette», e il mensile di teologia pastorale «Presenza pastorale». Il panorama della stampa associativa si arricchì ulteriormente con la comparsa di «Nuova responsabilità» (1987) e la nuova serie di «Orientamenti sociali» (dal 1989).
Eventi Rilevanti del 1986 nel Contesto Cattolico Italiano
Il 1986 fu un anno significativo per il mondo cattolico italiano, non solo per l'Azione Cattolica. Oltre alla VI Assemblea nazionale dell'ACI, si verificarono due eventi di grande risonanza che contribuirono a definire il ruolo e l'impegno dei cattolici nella società e nella Chiesa.
L'Assemblea Nazionale dei Comitati di Collegamento di Cattolici: "Cattolici e politica"
Il 18 maggio 1986 si tenne a Torino l'Assemblea nazionale dei Comitati di Collegamento di Cattolici sul tema "Cattolici e politica". Questo evento rifletteva il dibattito più ampio sull'impegno dei cattolici nella sfera pubblica, alla luce della dottrina sociale della Chiesa, il cui riferimento autorevole era la prima parte del quinto capitolo dell’istruzione Libertatis conscientia. La dottrina sociale della Chiesa, definita come «morale sociale cristiana, fondata sul Vangelo e su tutta la tradizione», forniva «principi di riflessione e di criteri di giudizio, e quindi di direttive di azione», basandosi sulla verità sull'uomo, su Cristo e sulla Chiesa.
Il tema della "carità politica", come la definì Pio XI, sottolineava l'importanza dell'azione sociale per la riconciliazione sociale. L'istruzione Libertatis conscientia affermava che «Dio non ha creato l’uomo come un “essere solitario”, ma lo ha voluto come un “essere sociale”», evidenziando come la vita sociale non sia estrinseca all'uomo. L'evangelizzazione sociale, intesa non solo come annuncio del Vangelo ma anche come impegno per permeare e perfezionare l'ordine delle realtà temporali con lo spirito evangelico, implicava l'apostolato dei laici nel mondo, risanando le istituzioni e le condizioni di vita che spingevano al peccato.
Università Europea di Roma (UER) - L'Impegno dei Cattolici in Politica
La Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace ad Assisi (27 ottobre 1986)
Un avvenimento straordinario e senza precedenti nella storia si tenne il 27 ottobre 1986 ad Assisi: la Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace, su invito di Papa Giovanni Paolo II. 62 capi religiosi rappresentanti le maggiori religioni del mondo si ritrovarono nella città di San Francesco per pregare per la pace. Circa 200 invitati speciali e trentamila persone da ogni parte d'Italia parteciparono, mentre oltre un miliardo di persone seguirono l'evento in diretta televisiva in 36 paesi.
La giornata fu scandita da preghiera, digiuno e pellegrinaggio, valori comuni a tutte le grandi religioni. L'evento iniziò a Santa Maria degli Angeli con un saluto vicendevole, proseguì in vari luoghi della città di Assisi dove ognuno pregò secondo la propria fede, e si concluse nel pomeriggio con un momento d'insieme nella piazza inferiore della Basilica di San Francesco. Una agape fraterna chiuse la giornata.
È fondamentale sottolineare che, nonostante l'atmosfera generale di intensa preghiera, non vi fu una preghiera comune tra i rappresentanti delle varie religioni per evitare rischi di minimalismo negativo o confuso sincretismo. Ogni gruppo religioso pregò per il dono della pace secondo le proprie tradizioni e in modo distinto per luogo o per tempo. I rappresentanti cristiani delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali, invece, si riunirono per pregare insieme nella cattedrale di S. Rufino, una preghiera fondata sul comune battesimo e sulla comune fede in Cristo, esprimendo una solidarietà fondamentale pur riconoscendo le divisioni persistenti.
Giovanni Paolo II, nel suo discorso introduttivo, spiegò il senso di questo "trovarsi tutti insieme" dei cristiani "nello stesso luogo": «Malgrado le serie questioni che ancora ci dividono, il nostro presente grado di unità in Cristo è nondimeno un segno per il mondo che Gesù Cristo è veramente il Principe della pace.» La preghiera comune dei cristiani ad Assisi fu, quindi, una preghiera comune davanti ai credenti delle grandi religioni mondiali, ma distinta, non in opposizione agli altri, bensì un esempio di unità nella ricerca di una piena comunione, pur nella presenza di altre fedi.
