La figura di Eugenio Pacelli, salito al soglio pontificio con il nome di Pio XII, è una delle più complesse e discusse della storia contemporanea della Chiesa. Il suo lungo pontificato, dal 1939 al 1958, ha attraversato gli anni drammatici della Seconda Guerra Mondiale e la delicata fase della ricostruzione postbellica, caratterizzandosi per luci e ombre. Nel contesto delle devozioni mariane, è importante distinguere tra le tradizioni per comprendere al meglio il riferimento alla Madonna di Guadalupe.
È da notare che non va confusa l’ispanicità (che include la Spagna) con l’America Latina. Mentre in Spagna esiste una tradizione legata a San Giacomo, il quale sentì, insieme ad altri discepoli, voci di angeli che cantavano l’Ave Maria alla presenza della Madre di Dio ferma su un pilastro - evento che portò all'edificazione di una cappella di argilla sulle rive del fiume Ebro, considerata il primo tempio mariano del mondo cristiano, e la cui festa fu approvata da Papa Clemente XII per la Spagna nella prima parte del XVIII secolo - la patrona dell’America Latina è la Madonna di Guadalupe. Questo articolo si concentrerà sulla vita e l'operato di Papa Pio XII, fornendo il contesto per la menzione della Madonna di Guadalupe come indicato.
La Vita e la Carriera Ecclesiastica di Eugenio Pacelli
Le Origini e la Formazione
Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli nacque a Roma il 2 marzo 1876, terzogenito dell'avvocato della Sacra Rota Filippo Pacelli (1837-1916) e di Virginia Graziosi (1844-1920). Fu battezzato il 4 marzo nella chiesa dei Santi Celso e Giuliano. La famiglia Pacelli deteneva titoli nobiliari (nobili di Acquapendente e di Sant'Angelo in Vado), concessi nel 1853 e 1858, in conseguenza della fedeltà di Marcantonio Pacelli (1804-1890), nonno paterno di Eugenio, a Papa Pio IX durante la seconda Repubblica Romana. Marcantonio Pacelli, avendo seguito il Papa nella cittadina laziale di Gaeta, fu premiato sia per la sua fedeltà sia per aver operato, dopo la fine della Repubblica, una feroce repressione nei confronti dei patrioti italiani nel ruolo di Sostituto del Ministro dell'Interno.
Dopo le elementari frequentate in una scuola privata cattolica e la frequenza al liceo di Stato "Ennio Quirino Visconti", Eugenio Pacelli entrò nel Collegio Capranica e poi, dal 1894 al 1899, studiò teologia alla Gregoriana, presso cui si dottorò nel 1901. Fu ordinato presbitero il 2 aprile 1899. Nel 1902 conseguì la laurea in giurisprudenza in utroque iure (vale a dire, sia in diritto civile, sia in quello canonico), anche se non ebbe mai modo di praticare l'avvocatura, strada che seguì suo fratello Francesco, giurista per la Santa Sede e uno dei principali negoziatori dei futuri Patti Lateranensi del 1929. Eugenio sentì sin da piccolo la "vocazione": pare che nei momenti liberi amasse far finta di celebrare la Messa. Insegnò anche diritto canonico all'ateneo del Seminario romano e all'Accademia dei nobili ecclesiastici; di questo tempo è il suo studio La personalità e la territorialità delle leggi specialmente nel diritto canonico (1912).
L'Ascesa nella Curia Romana
Dietro raccomandazione del cardinale Vincenzo Vannutelli, Pacelli iniziò una rapida carriera nella Curia romana come segretario del cardinale Pietro Gasparri (futuro segretario di Stato), all'epoca sottosegretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici straordinari. Nel 1904, dopo la specializzazione accademica in relazioni fra Stato e Chiesa, fu promosso e divenne monsignore-ciambellano del papa Pio X. Pacelli vide con favore l'introduzione del Giuramento Antimodernista da parte di Pio X, preoccupato per le influenze libertarie che stavano contagiando il clero italiano. Si applicò con zelo alla stesura di un nuovo codice di diritto canonico e, a partire dal 1911, ricoprì la carica di consultore presso il Sant'Uffizio e nello stesso anno divenne sottosegretario della congregazione per gli affari ecclesiastici straordinari. In questa veste fu artefice del concordato stipulato tra il Regno di Serbia e la Santa Sede il 24 giugno 1914, pochissimi giorni prima dell'inizio della Grande Guerra.
La Carriera Diplomatica e le Nunziature
Il 13 maggio 1917, lo stesso giorno della prima apparizione della Madonna a Fatima, Benedetto XV lo ordinò vescovo, elevandolo in pari tempo alla dignità arcivescovile con il titolo di arcivescovo titolare di Sardi, e lo nominò nunzio apostolico in Baviera. Dopo la consacrazione, il neovescovo disse che mentre passeggiava nei Giardini Vaticani avrebbe assistito stupefatto al "miracolo del sole". Il 15 novembre 1917, a Pacelli pervenne una richiesta urgente della comunità ebraica della Svizzera per un suo intervento volto a scongiurare un possibile massacro degli ebrei in Palestina da parte dell'Impero Ottomano.
Dal 1925, Pacelli fu anche nunzio apostolico in Prussia. In tale veste egli concluse i concordati con i due Länder: in Baviera nel 1924 (concordato del 1925), in Prussia nel 1929. Contemporaneamente, dal 1920, fu primo nunzio per l'intera Germania con sede nella nuova nunziatura di Berlino. In tale veste preparò e concluse concordati anche con il Baden (1932). Il 19 aprile 1919, durante la cosiddetta rivoluzione promossa dalla Lega spartachista, di ispirazione comunista, la nunziatura di Monaco di Baviera fu accerchiata da un gruppo di rivoluzionari, che intendevano farvi irruzione. Il leader del gruppo, Siedl, estrasse una pistola e la puntò al petto di Pacelli, il quale si era personalmente posto a difesa dell'entrata della nunziatura. Sebbene scosso, il nunzio non intendeva cedere, affiancato da una coraggiosa suora tedesca, Pascalina Lehnert, che si era interposta tra i rivoluzionari e il nunzio. Siedl non se la sentì di andare avanti e ordinò agli spartachisti di ritirarsi.
Il più discusso tra i concordati fu quello firmato a Roma il 20 luglio 1933 con la Germania del cancelliere Adolf Hitler, il Reichskonkordat. Secondo molte testimonianze, Pacelli avrebbe ricercato con costanza un concordato sin dal periodo della sua nunziatura, negli anni venti. In ogni caso, il Reichskonkordat, malgrado le apparenti garanzie per la Chiesa (soppresse nell'Ottocento per il Kulturkampf) e i fedeli tedeschi, fu sistematicamente violato dai nazisti e Pacelli stesso inviò 55 note di protesta per la violazione da parte del Reich nel periodo 1933-1939. La Chiesa cattolica nella Germania nazista avrebbe lamentato di dover agire in condizioni difficili. Tra il 1937 e il 1939 si esplicita pienamente una differenza tra Pio XI e il suo segretario di Stato, Eugenio Pacelli, il quale era sempre deciso a seguire una via diplomatica di mediazione con il regime nazista - via che, del resto, cercherà di recuperare ansiosamente appena salirà al soglio pontificio - mentre le posizioni di papa Ratti sembravano propendere per la rottura. Nello stesso tempo il Sant'Uffizio condannò alcune aberrazioni della teoria e della pratica del nazismo: l'eutanasia (2 dic. 1940), e la sterilizzazione coatta (23 febbr. 1941).
Segretario di Stato e l'Elezione a Papa Pio XII
Nominato cardinale nel 1929, Pacelli successe a P. Gasparri come segretario di stato, divenendo così il più stretto collaboratore di Pio XI. Come Segretario di Stato, fu spesso in viaggio sia con una serie di importanti missioni diplomatiche negli Stati Uniti nel 1936, sia con la partecipazione a una serie di congressi eucaristici in Ungheria e Argentina, o a manifestazioni religiose a Lourdes o Lisieux, viaggi che gli permisero, tra l'altro, di farsi conoscere dalle gerarchie cattoliche esterne alla Curia Romana. Pio XI morì il 10 febbraio 1939. In qualità di camerlengo, toccò proprio a Pacelli dirigere il conclave che ne seguì.
Il 2 marzo 1939, dopo solo tre scrutini e un giorno di votazioni, la scelta ricadde sullo stesso Pacelli, che si impose il nome di Pio XII, a simboleggiare la continuità dell'operato con il precedente capo della Chiesa. Fatto insolito per un conclave, fu eletto colui che, alla vigilia, aveva le migliori possibilità di diventare papa. In effetti Pacelli rappresentava un'ottima scelta politica in quanto era il più esperto in diplomazia tra i cardinali del Collegio. L'elezione e l'incoronazione di Pacelli ebbero un'accoglienza mista in Germania. Da parte di alcuni settori della stampa tedesca, giunsero commenti alquanto ostili: il Berliner Morgenpost scrisse che «l'elezione di Pacelli non è accolta favorevolmente in Germania poiché egli è sempre stato ostile al nazionalsocialismo»; la Frankfurter Zeitung scrisse che «molti dei suoi discorsi hanno dimostrato che non comprende del tutto le ragioni politiche e ideologiche che hanno iniziato la loro marcia vittoriosa in Germania». D'altra parte l'elezione è accolta favorevolmente in ambienti diplomatici: il capo del Dipartimento degli Affari vaticani presso il Ministero degli Affari esteri del Reich, il consigliere Du Moulin, redasse un memorandum sulle tendenze politiche e sulla personalità del nuovo pontefice ove si descrisse il neo eletto come «molto amico della Germania». A Berlino ci si ricordava che Pacelli fu il promotore del Concordato fra la Santa Sede e il Terzo Reich e che, quando le relazioni fra Chiesa e regime nazionalsocialista si fecero tese, l'atteggiamento del segretario di Stato fu sempre, secondo i dispacci dell'ambasciatore Bergen, molto più conciliante di quello di Pio XI. Il giorno stesso della elezione del nuovo pontefice, il conte Galeazzo Ciano, ministro italiano degli Affari esteri, annotava nel suo diario che alla vigilia, Pignatti di Custoza, ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, aveva previsto l'elezione di Pacelli.

Il Pontificato di Pio XII: Tra Guerra e Pace
Gli Sforzi per la Pace e la Seconda Guerra Mondiale
Eletto in un periodo di grandi tensioni internazionali, con il regime nazista che iniziava a occupare molti territori europei, Papa Pio XII tentò invano di scongiurare il rischio di una nuova guerra mondiale con diverse iniziative. La più famosa è il discorso alla radio del 24 agosto 1939 in cui pronunciò la frase simbolo del suo pontificato: "Nulla è perduto con la pace; tutto può essere perduto con la guerra". Tentò di ammonire i governi nel pericolo imminente della Seconda Guerra Mondiale (allocuzione del 3 marzo 1939, appello del 21 ag. e nota diplomatica del 31 ag.) e con la sua prima enciclica, Summi pontificatus (20 ott.), volle indicare i modi e i fini di una pacifica convivenza dei popoli. Interpose la sua opera per evitare l'estensione del conflitto e specialmente la partecipazione dell'Italia alla guerra, rivolgendosi prima a Vittorio Emanuele III (visita al Quirinale, 28 dic.) e poi con lettera autografa (24 apr. 1940) a Mussolini.
Tuttavia, i suoi sforzi furono inutili: il 1º settembre la Germania invase la Polonia e il 3 Francia e Gran Bretagna risposero all'attacco, dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale. Iniziato il conflitto, condannò l'invasione russo-tedesca della Polonia. Papa Pacelli tentò con altri appelli di far cessare le ostilità e organizzò aiuti alle popolazioni colpite, creando l'ufficio informazioni sui prigionieri e sui dispersi. Numerosi e ripetuti furono gli appelli del Papa in favore della pace.
Nel 1942, nel tentativo di fermare la guerra, appoggiò l'operazione "Orchestra Nera", formata da dissidenti nazisti, esponenti democratici, sacerdoti cattolici e pastori protestanti, con l'obiettivo di assassinare Adolf Hitler e fermare la guerra. Pio XII si fece garante presso gli Alleati e chiese loro di sostenere questa operazione. Un'opera importante di assistenza per le popolazioni in guerra fu quella voluta da Pio XII con l'organizzazione, presso la segreteria di Stato, di un Ufficio informazioni sui prigionieri e dispersi che trattò più di dieci milioni di casi. Incoraggiò la creazione di organismi assistenziali che facevano capo direttamente o indirettamente alla Santa Sede e che portavano aiuto ai prigionieri e alle popolazioni civili.
La Questione di Roma "Città Aperta"
L'impegno profuso in difesa di Roma, che fu dichiarata città aperta, accrebbe il suo prestigio e la sua autorevolezza morale. Per Roma, il suo intervento per farla riconoscere «città aperta», se non riuscì a evitare i bombardamenti, valse però a impedire che la città divenisse campo di battaglia fra due eserciti; per questo Pio XII fu acclamato il 5 giugno 1944 da un'immensa folla in San Pietro defensor civitatis. Il 19 luglio 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, Roma fu bombardata per la prima volta dagli aerei degli Alleati, causando 617 morti e il danneggiamento della Basilica di San Lorenzo. Il giorno successivo, il 20 luglio, Papa Pio XII uscì dalla Città del Vaticano per visitare i quartieri colpiti e soccorrere le vittime; questa fu un'uscita eccezionale dal Vaticano, poiché all'epoca il pontefice si allontanava dal suo Stato solo in casi estremamente rari. Il 4 giugno 1944, dopo la liberazione, ricevette in Vaticano i soldati alleati.
Pio XII e l'Olocausto: Controversie e Azioni di Salvezza
Una delle accuse più gravi rivolte a Pio XII è quella di non aver mai condannato esplicitamente né di essersi impegnato pubblicamente per fermare le deportazioni degli Ebrei nei campi di concentramento, di cui era forse a conoscenza. Tuttavia, tale critica, sostenuta solo dopo molti anni dagli eventi, ha però il vizio di essere affermata solo da esponenti anticattolici e anticlericali, secondo alcune fonti.
In effetti, secondo stime indipendenti e ampiamente documentate da numerosissime testimonianze, la Chiesa cattolica durante il pontificato di Pio XII è stata la principale sostenitrice nei fatti nel contrastare il genocidio ebraico, pagando anche con la vita di molti religiosi. Una stima imprecisa valuta che circa 600.000 ebrei siano stati salvati dall'Olocausto, un numero molto superiore a quello ottenuto da altre organizzazioni umanitarie e chiese cristiane messe insieme. Questo grazie all'opera nascosta di sacerdoti, frati, suore, laici, i quali operarono sicuramente con la benedizione segreta di papa Pio XII. Si ricordi che i futuri papi Roncalli, Luciani e Wojtyla salvarono e nascosero ai Tedeschi gruppi e famiglie ebraiche. Il Papa stesso offrì rifugio a numerosi Ebrei nei palazzi del Vaticano e nelle chiese romane.
A proposito delle persecuzioni contro gli ebrei, va certamente citato il radiomessaggio "Con sempre nuova freschezza" nella vigilia del Natale 1942, con la sua chiara denuncia in difesa di quelle "centinaia di migliaia di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o a un progressivo deperimento". Nel 1943, quando i tedeschi imposero agli Ebrei romani di versare oro in cambio di una effimera e temporanea salvezza, il Vaticano contribuì fornendo 20 dei 50 chili d'oro richiesti. Secondo molti storici, i tedeschi avrebbero poi organizzato il rastrellamento nel ghetto di Roma proprio per affronto a papa Pacelli.
Durante l'occupazione nazista dell'Italia, dopo l'8 settembre, Pio XII offrì asilo politico presso la Santa Sede a molti esponenti politici antifascisti tra cui Alcide De Gasperi e Pietro Nenni, appellandosi al fatto che la Città del Vaticano era uno Stato sovrano. Non sempre i Tedeschi rispettarono l'extraterritorialità di alcune altre aree a Roma, di pertinenza della Santa Sede: nell'inverno del 1943 i Tedeschi fecero irruzione nella Basilica di San Paolo fuori le mura dove arrestarono chi vi si era rifugiato. È stato anche scoperto di recente un piano segreto di Adolf Hitler che prevedeva l'occupazione del Vaticano e l'arresto di Pio XII, il quale secondo il dittatore nazista ostacolava i piani della Germania. A questo proposito, per evitare che Hitler tenesse prigioniero il Papa, Pacelli preparò una lettera di dimissioni da utilizzare in caso di propria cattura, dando istruzioni di tenere un successivo Conclave a Lisbona. Per alleviare le sofferenze derivanti dalle distruzioni della guerra, Pio XII volle la Pontificia Commissione Assistenza, che si occupò dei profughi e dei reduci e realizzò una vasta azione di assistenza caritativa e sociale.

Il ruolo di Papa Pio XII e della Chiesa nella Seconda Guerra Mondiale: verità, silenzi e salvezza
La Controversia di Yad Vashem
La controversia sul ruolo di Pio XII durante le persecuzioni naziste nei confronti degli ebrei è, comunque, tuttora lungi dall'essere chiusa: lo Yad Vashem, il museo dell'Olocausto di Gerusalemme, ospita dal 2005 una fotografia di Pio XII, la cui didascalia in calce ne definisce «ambiguo» il comportamento di fronte allo sterminio degli ebrei. A seguito di formale richiesta di modifica di tale didascalia nel 2006, i responsabili del museo si mostrarono disposti a riesaminare la condotta di Pio XII a condizione che ai propri ricercatori venisse concesso di poter accedere agli archivi storici del Vaticano; tale permesso non fu mai accordato. Più recentemente, il nunzio apostolico mons. Antonio Franco dapprima declinò, poi decise di accettare, l'invito a partecipare alla commemorazione della Shoah tenutasi al museo il 15 aprile 2007. Nell'occasione il direttore del museo stesso, Avner Shalev, promise che avrebbe riconsiderato la maniera in cui Pio XII era descritto nella didascalia.
Il Dopoguerra e la Guerra Fredda
Neutrale durante il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 che sancì la nascita della Repubblica Italiana, Pio XII dovette a guerra finita fronteggiare la nascita della Guerra Fredda e della divisione del mondo in due blocchi contrapposti. Nei riguardi della Russia comunista, Pio XII aveva previsto i pericoli della sua espansione e della persecuzione contro la Chiesa (si veda la corrispondenza con F. D. Roosevelt, pubblicata già nel 1947), e ne aveva combattuto l'ideologia (fin dal radiomessaggio natalizio del 1942) e le organizzazioni che a essa si ispiravano negli altri paesi. Il 1º luglio 1949 il Sant'Uffizio condannò il comunismo marxista, comminando la scomunica ai suoi sostenitori; mentre Pio XII ripetutamente insisteva sul dovere dei cattolici di dare il voto a persone sicure riguardo alla fede cattolica.
Dottrina Sociale e Teologica
Nel campo sociale, il Papa ribadì le posizioni dottrinali dei suoi predecessori: il dovere e il diritto del lavoro scaturenti dalla natura umana (radiomessaggio natalizio 1941), l'umanizzazione dei rapporti fra lavoratori e imprenditori, l'affermazione della proprietà privata, estesa a tutti, come pietra angolare dell'ordine economico e sociale (messaggio natalizio, 1942; radiomessaggio, 1º sett. 1944), insistendo però sulla necessità di un'attuazione graduale, non rivoluzionaria, di questi principi (discorso del 13 giugno 1943). Pio XII rivolse inoltre una particolare attenzione alle questioni morali concernenti il matrimonio e la famiglia, alle quali dedicò molti discorsi (fra i più significativi, quello alle ostetriche del 29 ottobre 1951).
In ambito teologico, prese importanti posizioni su diverse questioni e pubblicò numerosi documenti. Tra questi sono da ricordare le encicliche Mystici corporis sulla natura della Chiesa, Divino afflante spiritu per lo sviluppo degli studi biblici, Mediator Dei sulla liturgia, Humani generis per la condanna di alcuni orientamenti teologici e la costituzione apostolica Munificentissimus Deus per la proclamazione del dogma dell'assunzione di Maria durante l'Anno Santo del 1950.
In due concistori (tenuti il 18 febbraio 1946 e il 12 gennaio 1953) creò 56 cardinali, dando un primo notevole impulso all'internazionalizzazione del collegio cardinalizio. Nel 1940 riconobbe definitivamente le apparizioni di Fatima e consacrò nel 1942 il mondo intero al Cuore Immacolato di Maria. Inoltre, incontrò più volte suor Lucia e le ordinò di trascrivere i famosi segreti di Fatima, diventando quindi il primo pontefice a conoscere il famoso terzo segreto, che ordinò però di far restare nascosto.
Nel 1941 trasformò la Commissione delle Opere Pie, nata nel 1887, nell'Istituto per le Opere di Religione (IOR), diventando un istituto di credito.
Gli Archivi di Pio XII: Apertura e Studio
La documentazione prodotta in diciannove anni di pontificato, più l’attività della nunziatura, è sterminata: si contano sedici milioni di documenti, duemilacinquecento fascicoli conservati in quindicimila buste. Il suo archivio è conservato presso i depositi dell’Archivio Segreto Vaticano e non era consultabile fino a tempi recenti. Da una decina di anni gli archivisti stanno lavorando alla schedatura dell’intero complesso documentario. Nel 1965 è stata pubblicata una “sintesi” della documentazione in dodici volumi: "Actes et documents du Saint Siege relatifs à la Seconde guerre mondiale". Papa Francesco ha finalmente ufficializzato l’apertura del fondo agli studiosi per il 2020. Solo allora, attraverso un accurato studio delle carte, si potranno verificare e constatare determinate posizioni di Pio XII.
