Il tabernacolo è considerato il cuore vivente di ciascuna chiesa; una chiesa senza la presenza eucaristica è in qualche modo "morta", anche se invita alla preghiera. Infatti Cristo, anche dopo l'offerta del sacrificio, allorché viene conservata l'Eucaristia nelle chiese o negli oratori, è veramente l'Emmanuele, cioè il "Dio con noi".
L'Eucaristia e la Dimora del Cristo nella Chiesa Contemporanea
Etimologia e Contesto
Il termine tabernacolo deriva dal latino tardo tabernaculum, che significa “tenda”, a sua volta originato da taberna, ossia “casetta composta da tavole (tabellae) di legno”. Questa parola latina è stata utilizzata nella Vulgata per tradurre la parola ebraica mishkhan, che significa dimora. Nella tradizione ebraica e cristiana, il tabernacolo indica il luogo della dimora di Dio presso gli uomini.
Detto anche custodia eucaristica, è una struttura presente nelle chiese per la conservazione dell'Eucaristia dopo la celebrazione, destinata all'Adorazione e alla comunione per gli ammalati e i moribondi (Viatico).
Origini e Evoluzione Storica della Custodia Eucaristica
La conservazione dell'Eucaristia al di fuori della Messa, per la comunione e per l'adorazione, è sempre stata una prassi costante nella liturgia della Chiesa sin dalle sue prime manifestazioni. Inizialmente, la custodia eucaristica nasceva nelle case dei cristiani per conservare con circospezione il Santo Sacramento. La cura con la quale conservavano e ricevevano il Pane santo non era altro che quell'adorazione intima e profonda che già san Paolo esigeva.
In analogia con le case, anche le chiese dovevano avere un luogo per la conservazione dell'Eucaristia, una necessità che crebbe con la scomparsa dell'uso domestico. Dopo il IX secolo, in seguito alla prescrizione di conservare la pisside eucaristica sull'altare, si affermò l'esigenza di racchiuderla, per sicurezza, entro un contenitore chiuso. Alla fine del XIII secolo, tale contenitore veniva chiamato Propitiatorium, un tabernacolo piccolo e mobile adottato soprattutto in Francia e in Italia. In questo periodo, il termine tabernaculum era spesso usato, in particolare in Francia, per indicare il tendaggio che ricopriva la colomba eucaristica o il tabernacolo pensile.
All'inizio del XII secolo, apparvero i tabernacoli murali, molto diffusi dal XIII al XV secolo, specialmente in Italia e Germania. Si trattava di edicole incassate nel muro vicino all'altare (in cornu Evangelii o nel coro), dotate di uno sportello con serratura e decorate da una mostra, generalmente in marmo, con figurazioni a rilievo allusive all'Eucaristia.
Alla fine del XIV secolo, nel nord dell'Europa si diffuse l'uso di strutture architettoniche verticali, dette Edicole del Sacramento, erette a fianco dell'altare e munite di una grata attraverso la quale era visibile l'ostia consacrata posta in un ostensorio. Questo uso rimase radicato sino al XVIII secolo.
Alla metà del XVI secolo, il vescovo di Verona, Gian Matteo Giberti (1524 - 1543), introdusse l'uso del tabernacolo eucaristico fisso al centro dell'altare, chiuso da una solida serratura per prevenire furti sacrileghi. I tabernacoli a muro, non più adibiti alla riserva eucaristica, furono quindi impiegati per riporre i vasetti degli oli santi.

Materiali e Caratteristiche Costruttive
Il tabernacolo può essere realizzato con diversi materiali nobili, tra cui marmo, pietre dure, bronzo, o legno, spesso dipinto o dorato. L'interno deve essere rivestito di materiale che respinga l'umidità, dorato e foderato di seta bianca (o rossa nel rito ambrosiano). Le pareti interne possono essere in lastre di ottone dorato. È fondamentale l'uso di serrature di sicurezza per la porta, spesso corredate da più chiavi. Le finiture possono essere argentate, dorate o bicolori, e la varietà di pannelli, casse e raggiere offre ampie possibilità artistiche.
Norme Liturgiche e Collocazione Post-Conciliare
Con la riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II, la normativa circa l'uso e la collocazione del tabernacolo è stata riveduta. L'Institutio Generalis del Messale Romano (OGMR) ha condizionato la disposizione liturgica del tabernacolo a due scelte specifiche: la celebrazione della Messa rivolta al popolo e la "ragione del segno".
La Separazione dall'Altare di Celebrazione
In linea di principio, l'altare e il tabernacolo sono inseparabili. Tuttavia, la prassi della celebrazione rivolta al popolo non consente di avere il tabernacolo sulla mensa dell'altare, soprattutto se esso è di carattere monumentale. Questa diffusione universale ha portato prevalentemente alla separazione dei due luoghi liturgici. La "ragione del segno" viene ulteriormente spiegata nelle premesse al Rito della Comunione fuori della Messa e Culto eucaristico, dove si evidenziano i vari modi della presenza di Cristo nella Chiesa: nell'assemblea, nella Parola, nel ministro e, infine e soprattutto, sotto le specie eucaristiche. Questa presenza, assolutamente unica, è chiamata "reale" per antonomasia.
Per la "ragione del segno", è ritenuto più consono alla natura della sacra celebrazione che sull'altare su cui si celebra la Messa non vi sia, fin dall'inizio, la presenza eucaristica di Cristo con le specie consacrate conservate in un tabernacolo, poiché essa è il frutto della consacrazione e come tale deve apparire.
Difficoltà e Revisioni delle Norme
L'Institutio Generalis del Messale Romano del 1970 raccomandava vivamente che il tabernacolo con la Santissima Eucaristia fosse collocato in una cappella adatta alla preghiera e all'adorazione privata dei fedeli, distinta dall'aula centrale della chiesa. Nelle chiese di nuova costruzione, la realizzazione di una cappella del Santissimo Sacramento con le qualità necessarie è più agevole.
Questa disposizione, tuttavia, ha generato alcune difficoltà. Il Santissimo Sacramento, posto in linea con le devozioni, è stato talvolta privato della sua centralità e unicità, con grandi tabernacoli dell'altare maggiore rimasti vuoti e il Santissimo Sacramento collocato in tabernacoli laterali e meno visibili. Ciò ha contribuito a un calo della pietà eucaristica nei fedeli e ha ridotto la portata dogmatica dell'Eucaristia e la sua assoluta preminenza nella chiesa.
Indicazioni Attuali per la Collocazione
A seguito di queste considerazioni, l'Ordinamento Generale della terza edizione del Messale Romano (2000) ha introdotto un emendamento che specifica:
Conviene che il tabernacolo sia collocato, a giudizio del Vescovo diocesano:
- Nel presbiterio, non però sull'altare della celebrazione, nella forma e nel luogo più adatti, non escluso il vecchio altare che non si usa più per la celebrazione.
- In una cappella distinta ma non separata dall'aula della chiesa, che sia unica ed eminente.
Il luogo in cui vengono conservate le specie eucaristiche deve essere facilmente individuabile, anche grazie alla lampada perenne. Occorre tenere conto della disposizione architettonica dell'edificio sacro:
- Nelle chiese storiche dove non esiste una cappella del Santissimo Sacramento e permane l'altare maggiore con il tabernacolo, è opportuno continuare ad avvalersi di tale struttura per la conservazione e adorazione dell'Eucaristia, evitando di collocarvi innanzi la sede del celebrante.
- Nelle nuove chiese, è bene predisporre la cappella del Santissimo in prossimità del presbiterio; ove ciò non sia possibile, è preferibile situare il tabernacolo nel presbiterio, in un luogo sufficientemente elevato, al centro della zona absidale, oppure in altro punto ugualmente ben visibile.
Tali accorgimenti conferiscono dignità al tabernacolo, che deve sempre essere curato anche sotto il profilo artistico. È indispensabile un concetto equilibrato di adattamento, che rispetti le diverse soluzioni intervenute nel corso dei secoli ed eviti di piegare a ogni costo la configurazione architettonica, artistica e liturgica delle chiese storiche alla visione attuale. Il tabernacolo dovrebbe essere mantenuto lì dove fu originariamente progettato, sia esso un'edicola eucaristica, un tabernacolo monumentale sull'altar maggiore o una cappella dedicata.
Queste indicazioni di principio contengono esigenze di coerenza con la dottrina della fede e una corretta teologia eucaristica deve essere alla base della costruzione o dell'adattamento del tabernacolo per assicurare ai fedeli una catechesi, una celebrazione e una spiritualità complete del Mistero eucaristico. Il giudizio ultimo su questa materia spetta comunque al Vescovo diocesano.

Perché il Tabernacolo NON dovrebbe essere al centro della Messa | La Verità del Concilio (585)
Il Tabernacolo Biblico: La Tenda di Adunanza nell'Antico Testamento
Il tabernacolo (in ebraico mishkàn, “residenza” o “dimora”; ʼòhel, “tenda”; e miqdàsh, “santuario”; in greco skenè, “tenda” o “capanna”) era una tenda trasportabile usata dagli israeliti per l'adorazione, chiamata anche “tenda di adunanza”. Rappresentava l'elemento centrale della disposizione di Geova che permetteva alla nazione d'Israele di accostarsi a Lui. Fu il tempio viaggiante che accompagnò il popolo nel deserto per tutto il periodo dell'Esodo, fino alla conquista di Canaan (circa 350 anni).
Il Progetto Divino e i Materiali
Il Signore parlò a Mosè sul monte Sinai, dopo avergli consegnato le tavole della legge, e gli diede il modello completo del tabernacolo, comandandogli: «Guarda di fare ogni cosa secondo il modello che ti fu mostrato sul monte». Poiché avrebbe costituito “un'ombra delle cose celesti”, doveva essere accurato fin nei minimi particolari. Geova ispirò Bezalel e Ooliab, affinché il lavoro potesse essere eseguito alla perfezione, con la partecipazione volontaria di uomini e donne.
Dio richiese ai figli d'Israele di fargli un'offerta specifica, che doveva essere accettata da ogni uomo disposto a farla di buon cuore. I materiali richiesti erano: oro, argento, rame; stoffe di colore violaceo, porporino, scarlatto; lino fino e pelo di capra; pelli di montone tinte di rosso, pelli di delfino e legno d'acacia; olio per il candelabro, aromi per l'olio dell'unzione e per l'incenso aromatico; pietre d'ònice e pietre da incastonare per l'efod e il pettorale. Senza dubbio, gran parte di questi materiali proveniva da quanto gli israeliti avevano portato via dall'Egitto, mentre il legno di acacia era disponibile nel deserto.
Insegnamenti Spirituali dal Progetto del Tabernacolo
Dalle scritture emerge che Dio accetta solo offerte fatte di buon cuore. Egli chiede, come allora al popolo Ebreo, anche oggi ai credenti offerte specifiche necessarie alla costruzione del tempio interiore, ovvero: adorazione, ubbidienza, e fedeltà, poiché ciascuno deve essere "Il Tempio di Dio". È fondamentale che ogni azione sia fatta conforme alla Sua Parola, mettendola in pratica.
Struttura e Dimensioni
Il tabernacolo consisteva di due scompartimenti principali: il Santo e il Santissimo. L'intera struttura, inaugurata nel 1512 a.E.V. nel deserto presso il monte Sinai, era posta al centro dell'accampamento di Israele e equidistante da ogni tribù, manifestando un grande ordine nella disposizione del campo.

Il Cortile
Il cortile che circondava il tabernacolo misurava 100 cubiti (circa 44,5 m) per 50 cubiti (circa 22,2 m), per un'area complessiva di circa 1.013 mq. Era recintato da una cortina alta 5 cubiti (circa 2,2 m) di lino fino ritorto, sostenuta da 60 colonne di legno di acacia (20 per lato lungo, 10 per lato corto) poggiate su basi di rame. Sulla sommità di ogni pilastro vi era un capitello d'argento, e traverse d'argento sostenevano i tendaggi. La portiera d'ingresso a est era di lino e tessuto colorato, larga 20 cubiti (circa 8,9 m).
Le colonne di legno erano protette da basi di rame per evitarne la corrosione e da lamine d'argento sulla sommità per preservarle dalla pioggia.
Insegnamenti Spirituali dal Recinto
Il recinto è figura di Cristo e, allo stesso tempo, della sua Chiesa. Data la sua altezza, dall'esterno non si scorgeva nulla di ciò che avveniva all'interno; era necessario entrare per comprendere. Solo entrando a far parte del corpo della Chiesa si comprende il completo significato dell'opera di Dio e si contribuisce ad essa. La fede del credente nel sacrificio di Cristo Gesù lo riscatta dal giudizio (la base di rame) che incombeva su di lui a causa del peccato. La porta di accesso al piano di salvezza di Dio è Cristo Gesù. I colori con i quali erano intessuti la porta, tutti i veli del Tabernacolo e gli abiti del Sommo Sacerdote indicavano punti essenziali del ministero del Messia:
- Il violaceo: natura celeste dell'intera opera di redenzione.
- Il porpora: natura regale del Messia.
Coperture e Pareti
L'intera struttura interna del tabernacolo, lunga 30 cubiti (13,4 m), alta 10 cubiti (4,5 m) e larga 10 cubiti (4,5 m), era rivestita da diverse coperture. La prima era di lino ricamato con figure di cherubini. Sopra questa, una copertura di pelo di capra, seguita da pelli di montone tinte di rosso e infine da pelli di foca (che arrivava fino a terra e era munita di funi per il fissaggio). Le pareti interne erano costituite da telai di pannelli in legno di acacia, rivestiti d'oro, permettendo ai sacerdoti di vedere i cherubini ricamati sulla copertura di lino interna.
Una cortina ricamata con cherubini divideva il Santo dal Santissimo, e all'entrata a Est vi era una portiera di lino e lana variopinta. I telai dei pannelli (20 sui lati N e S, 6 sul lato O e 2 angolari) erano alti 10 cubiti e larghi un cubito e mezzo, fissati a 100 piedistalli d'argento (ciascuno pesava circa 34 kg) e 5 piedistalli di rame all'entrata.

Arredi del Tabernacolo
Il compartimento più esterno, detto il Santo, conteneva il candelabro d'oro, l'altare d'oro dell'incenso, la tavola dei pani di presentazione e utensili d'oro. Il compartimento più interno, il Santissimo, ospitava l'Arca del Patto, sormontata da due cherubini d'oro.
Nel cortile esterno si trovava l'altare degli olocausti, fatto di legno d'acacia e rivestito di rame, di forma quadrata (cinque cubiti di lunghezza e larghezza, tre cubiti di altezza), con corni ai quattro angoli. Aveva tutti gli utensili necessari per i sacrifici: vasi per le ceneri, palette, catini, forchettoni e bracieri, tutti di rame. Sotto la cornice, a metà altezza dell'altare, c'era una graticola di rame a forma di rete con quattro anelli per far passare le stanghe di legno rivestite di rame, che servivano a trasportarlo.
La Funzione Sacrificale e il Giorno dell'Espiazione
Una volta l'anno, nel Giorno dell'Espiazione (il decimo giorno del settimo mese), il Sommo Sacerdote prendeva il sangue di un'offerta sacrificale e entrava nel Santo dei Santi. Lì aspergeva questo sangue esattamente per sette volte sul coperchio dell'Arca. Questo sangue versato sul coperchio mostrava il giusto giudizio dei peccati da parte di Dio e la Sua misericordia verso l'umanità. L'Alto Sacerdote imponeva le mani su un'offerta sacrificale per trasferirle tutti i peccati dell'anno del popolo d'Israele, poi la immolava e portava il sangue oltre il velo per aspergerlo sul coperchio (Levitico 16:11-16). Attraverso il sangue così asperso, Dio incontrava gli Israeliti e concedeva loro la benedizione della remissione dei peccati. Questo sistema sacrificale era una grazia di Dio verso gli Israeliti e i sacrifici animali nell'Antico Testamento erano sempre figura del sacrificio di Gesù; potevano solo coprire i peccati, e la vittima diventava il tramite per l'espiazione.
Perché il Tabernacolo NON dovrebbe essere al centro della Messa | La Verità del Concilio (585)
Collocazione, Trasporto e Storia
Il tabernacolo era il centro dell'accampamento di Israele. Le famiglie della tribù di Levi, custodi della struttura, erano accampate più vicino ad esso, divise in Cheatiti (a S), Ghersoniti (a O) e Merariti (a N), con la famiglia sacerdotale di Aaronne a E. Più lontano, le altre dodici tribù erano disposte secondo precisi schemi cardinali. La sua posizione era sempre facile da localizzare grazie alla nuvola di giorno e al fuoco di notte che stazionavano sul Santissimo.
Nel trasferimento, i sacerdoti coprivano gli utensili del luogo santo. I Cheatiti trasportavano a piedi l'Arca del patto, la tavola dei pani di presentazione, il candelabro e gli altari. I Ghersoniti, con due carri, trasportavano i teli di tenda, le coperture del tabernacolo, i teloni del cortile e le portiere. I Merariti, con quattro carri, si occupavano degli oggetti più pesanti, come i telai dei pannelli e le colonne.
Dopo l'ingresso di Israele nella Terra Promessa, il tabernacolo fu eretto a Ghilgal, poi trasferito a Silo, dove rimase per anni, prima di spostarsi a Nob e, infine, a Gabaon. Quando Davide portò l'Arca del patto a Sion, essa non era già da molti anni nel tabernacolo. Tuttavia, i sacrifici continuarono ad essere offerti nel tabernacolo a Gabaon, chiamato “il grande alto luogo”, finché non fu costruito il tempio di Salomone. Dopo la costruzione del tempio, Salomone fece trasportare e conservare il tabernacolo a Gerusalemme.
Uso Figurativo del Tabernacolo Biblico
L'apostolo Paolo spiega l'importanza illustrativa del tabernacolo. In un contesto riguardante il modello costituito dal tabernacolo e dalle sue funzioni, egli parla di Gesù Cristo quale “pubblico servitore del luogo santo e della vera tenda, che Geova, e non un uomo, eresse”. Cristo venne come sommo sacerdote delle buone cose adempiute, attraverso una tenda più grande e più perfetta non fatta con mani, cioè non di questa creazione. La tenda nel deserto prefigurava la disposizione di Dio in virtù della quale il grande Sommo Sacerdote Gesù Cristo avrebbe prestato servizio, comparendo in cielo davanti al Padre con il valore del proprio sacrificio, il quale può veramente togliere i peccati. Grazie a questa disposizione, gli uomini fedeli possono realmente accostarsi a Dio.
L'apostolo Giovanni vide in visione il celeste “santuario della tenda della testimonianza” o tabernacolo, mentre l'apostolo Pietro parlò del suo corpo carnale come di un "tabernacolo", intendendolo come una dimora temporanea in attesa della risurrezione nello spirito.
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