La Dimensione Psicologica della Confessione: Tra Senso di Colpa, Memoria e Contrizione

Oggi intraprendiamo un percorso sul rapporto tra la psicologia - in particolare la psicoterapia - e il Sacramento della Confessione. Riteniamo che ci sia la necessità di esplorare tale ambito per fare chiarezza su diversi punti nebulosi, se non proprio oscuri. Ci troviamo in un momento storico in cui lo psicologo è sovente visto come un confessore, ma accade anche che taluni confessori s'industrino per rendere il confessionale un luogo di terapia. Le cose si complicano quando notiamo, in diversi casi particolari, che il sacerdote è uno psicologo ben più abile dei professionisti imbevuti di dottrine postmoderne, ma capita talvolta (molto più raramente) che qualche psicologo particolarmente radicato nella fede riesca ad essere ben più d'aiuto di un sacerdote progressista.

Un esempio calzante emerge dall'incontro con due celebri terapeuti familiari americani, i quali avevano descritto il caso di una donna da loro presa in carico che si sentiva profondamente in colpa e rattristata per il tradimento del compagno (o del marito). La terapeuta, senza indagare minimamente i fatti né il vissuto della paziente, raccontò di aver aperto prontamente il cassetto della sua scrivania, dove conservava diversi profumi spray, di aver preso quello con la scritta "senso di colpa" e "psss, psss, psss..." di averne spruzzato un po' nell'aria, dicendo alla paziente: "Ecco, via via! Mandiamo via questo senso di colpa!". Per questa prospettiva, il senso di una colpa era un fetore di cui liberarsi, poco importando se esso avesse avuto qualcosa da dire d'importante. Dava fastidio, creava "disadattamento" (o sofferenza) e dunque andava eliminato, anzi, evacuato.

Schema sulla distinzione di ruoli tra psicologo e confessore

Approfondiamo dunque tali aspetti iniziando con alcuni articoli di Rudolf Allers, in particolare "Autour d'une psychologie de la Confession" apparso su Études Carmélitaines del 1949 (Desclée de Brouwer, Paris, pp. 65-92).

La Confessione come "Autobiografia Critica" (Rudolf Allers)

La psicologia, in questo contesto, può fornire il materiale di cui abbiamo bisogno per comprendere l'atto e la situazione interiore del penitente. La confessione è una rappresentazione di autobiografia critica della persona stessa, la quale, per modo di dire, si riconosce nello stesso tempo giustificata. Tuttavia, il campo di questa rappresentazione è limitato, essa riguarda l'uomo non nella sua totalità, ma soltanto nel suo aspetto morale.

Questa restrizione limita la visione che l'uomo ha di se stesso e della vita. Così, tale restrizione può diventare la causa di taluni errori. Il merito della psicologia è proprio quello di esplorare gli aspetti essenziali, permettendo di considerare tutti i punti di interesse riguardanti il passato prossimo o lontano dell'uomo. Essa può aiutare a identificare “i fini preconcetti” verso i quali è stata diretta l'azione e le motivazioni di cui le azioni erano animate inizialmente.

La Complessità della Memoria e dell'Oblio nella Confessione

Ricordare tutto ciò che abbiamo fatto è spesso un compito molto difficile. In molti casi, le nostre azioni sono, ordinariamente, relativamente indifferenti. L'uomo può dimenticare ciò che avrebbe voluto dire o fare, e così l'intenzione può svanire. La nostra coscienza non sempre ci fa ricordare le azioni che, al tempo dell'azione stessa, non furono riconosciute come peccati, ma il dubbio potrebbe sorgere quando queste azioni sono passate in rassegna.

L'uomo è continuamente preoccupato da qualche pensiero di cui conosce egli stesso la futilità, o da attitudini che non può lasciare. Spesso dimentichiamo le cose che non amiamo riconoscere. Il compito della psicologia è dare una risposta in quei casi di oblio volontario, che possono essere un indice di tale oblio, sia volontario che involontario, e rimandare agli effetti della “rimozione” freudiana. La rimozione non è una metafora, ma un processo reale che può svilupparsi senza che il comportamento esteriore ne soffra. L'oblio sprofonda, ma può anche essere un segnale di pericolo che richiede un consulto psicologico o psichiatrico.

Schema sui meccanismi della memoria e dell'oblio

Non intendiamo criticare qui i concetti della psicologia Freudiana, ma desideriamo sottolineare un aspetto della sua teoria che ci pare degno di attenzione: l'interpretazione causale dei fatti e lo stato d'animo che è l’effetto della dimenticanza. Un fatto dimenticato è un fatto isolato; si sono rotti i legami associativi che rendono così difficile la ritenzione di cose a noi assolutamente sconosciute, oppure i legami attraverso i quali potrebbero essere legati.

Le cose "incoscienti", tuttavia, restano accessibili alla coscienza. Ciò che l'uomo desidera, la psicologia gli offre, ma questa materia è spesso oscura. La nostra memoria e la nostra coscienza non sempre ci mostrano con evidenza assoluta il male che abbiamo fatto. Può accadere che ne abbiamo perso la coscienza e che non si senta la necessità di rivederlo, dando per vera la nostra percezione dei fatti. Sarebbe una perdita di tempo e un lavoro inutile, ma l'analisi fenomenologica dell'oblio è una cosa piuttosto misteriosa e molto più complessa di quanto si possa immaginare.

L'Esame di Coscienza e la Sfida dell'Auto-Conoscenza

L’esame di coscienza deve precedere la confessione, ma la capacità dell'uomo di conoscere se stesso è una cosa misteriosa e multiforme. È possibile che l'uomo dica la verità senza sapere che fa, perché l'effetto delle abitudini è spesso sottile. Non esiste una perfezione che nessuno può attendere, ma è difficile per l'uomo restare cosciente di tutte le sue azioni senza misure speciali, soprattutto per i peccati abituali.

L'uomo ha di se stesso un'idea molto falsa; si crede noioso, o l'uomo più egoista del mondo. Ma il ruolo della psicologia non è giudicare; essa offre idee al giudice, ma non giudica mai. Essa non può determinare la verità delle attitudini abituali o delle motivazioni abituali. La psicologia si limita a descrivere e a spiegare le diverse attitudini.

La vita morale si basa su un complesso insieme di attitudini e abitudini. L'uomo non è necessariamente capace di riconoscere un'azione individuale come un furto o un altro peccato perché spesso si tratta di una carenza di logica nell'applicazione del principio generale al caso particolare. Tale ignoranza non è affatto sorprendente, ed è più il frutto dell'ignoranza che della malizia. La psicologia può aiutarci a comprendere queste attitudini, ma non possiamo pensare di farlo ora in tutti i dettagli.

La Scusa come Meccanismo di Difesa

L'uomo desidera riconoscere le cose di cui amerebbe sbarazzarsi, e il mezzo più conosciuto ed efficace per sbarazzarsene è la scusa. Si potrebbe rovesciare un detto conosciuto: chi si accusa, si scusa. Si tratta di un aspetto della natura umana, una tendenza universale a trovare una ragione per i peccati commessi. Dobbiamo concedere che anche la scusa più incredibile può essere vera e va presa sul serio. Il peccato abitudinario e la pigrizia, ad esempio, sono molto più comuni di quanto si pensi e spesso sono estranei alla carità, anche se l'uomo immagina di non poter fare niente, di aver pregato per la forza e di non essere stato esaudito.

La psicologia ci insegna che il comportamento o il carattere non sono mai dei dati univoci. Essa non ha il diritto di giudicare senza fare prima l’analisi di ciascun caso. Il significato di un comportamento può variare: può avere un significato durante la giovinezza ed un altro durante la maturità. Per questo non esiste il dizionario dei sintomi e non esistono “degli originali” nelle case di cura.

Rappresentazione di una persona che cerca scuse

La Contrizione: Emozione, Volontà e Trasformazione

La confessione, senza l'intenzione di contrizione o pentimento, sarebbe vana. La contrizione, o pentimento, comincia e si fonda su di un atto cognitivo: giudicare per pentirsi. Si giudica un'azione particolare come immorale. Allo stesso tempo, esiste un altro aspetto: spesso il peccato è stato percepito come una cosa "naturale" al momento dell'azione, quasi parte del nostro essere. La contrizione implica dunque il sorgere al di sopra del livello esistenziale dove il peccato ci era "naturale".

La domanda sorge: la contrizione deve essere chiaramente accompagnata da uno stato emozionale? Molte persone accusano di non essere mai contriti “come si dovrebbe” o di non sentire niente. Questo può portare a dire parole senza senso, solo delle parole, perché non si sentono emozionate, e quindi preferiscono non confessarsi. Ciò accade anche a persone che si ritengono buone e morali, pienamente coscienti della dignità del sacramento. La reazione emotiva varia da persona a persona; alcuni reagiscono con più, altri con meno emozione.

Non siamo i soli a sostenere la tesi che si possa riconoscere un valore senza che si abbia una reazione emotiva corrispondente. Il valore non è l'emozione, ma un fatto che può o non può causare una reazione emozionale. La valutazione delle nostre emozioni è importante, poiché giustifichiamo un’emozione che crediamo giustificata e ne condanniamo un’altra che non giudichiamo decente. La contrizione non è solamente uno stato emozionale, ma un atto di valutazione oggettiva. Essa è anche riconosciuta come uno stato di tristezza per il male compiuto e consapevolezza di non possedere più il bene perduto. Tuttavia, smettere di attribuire la valutazione all’emozione è importante per una contrizione che, nella situazione totale, mantenga il suo carattere di lealtà, di cui solo Dio e il penitente sono giudici.

Introduzione - La morale cristiana

L'ambizione spirituale ha un'importanza molto grande. La contrizione è una trasformazione del suo essere attraverso la decisione di non peccare più. Si dirà che tutte le vere contrizioni devono portare a tale decisione. Molti non provano contrizione perché sanno che ricadranno nel peccato se si presenta un'occasione uguale. Questo può essere un eccesso di sincerità combinato con un malinteso sulle proprie forze riguardo all’avvenire in generale. Se l'uomo fosse sempre sicuro di non peccare più, non avrebbe bisogno dei sacramenti.

Il Peccato Abitudinario e la Pigrizia: Analisi Psicologica

La situazione di coloro che si trovano in un peccato abitudinario è complicata. Spesso l'uomo è turbato da questa condizione, e a volte si sviluppa un serio conflitto interiore perché si riconosce colpevole ma non riesce a liberarsi. Qui entra in gioco la coscienza attitudinale, dove l'azione sarà eseguita anche se è in contrasto con ciò che si stima onorabile. L'uomo può non conoscere l'esistenza né di questa coscienza né del suo giudizio. I peccati abitudinari, come il furto o il libertinaggio, sono spesso legati all'orgoglio. È fondamentale esaminare questi casi paradossali per non giudicare ingiustamente.

Un uomo può essere sincero nel dire che non peccherà più, pur prevedendo che cederà, prima o poi, alla tentazione. In questi casi di peccato abitudinario, l'uomo immagina che Dio lo abbia abbandonato, una credenza estremamente pericolosa per la vita morale, poiché se non si può liberarsi dei propri peccati, ogni sforzo perde senso. Questa situazione è più comune di quanto si pensi. La pigrizia, ad esempio, è un fenomeno che merita la nostra attenzione.

La Fenomenologia della Pigrizia

La pigrizia non è una cosa semplice ed univoca; essa può avere cause e manifestazioni molto diverse. È importante soprattutto quando si ha a che fare con i bambini, esortati a grandi sforzi continui. La pigrizia è una sorta di resistenza allo sforzo, che si manifesta anche in persone sanguigne, colleriche, che malgrado ciò odiano tutti gli sforzi. Le sue origini possono essere:

  • Un temperamento innato.
  • Una mancanza di ambizione, dove il successo non ha alcun significato per l'individuo.
  • Un'ambizione esagerata, che paradossalmente porta alla pigrizia come meccanismo di difesa, poiché non si soffre delle disfatte se non si tenta.
  • Una volontà di aggressione, dove la pigrizia diventa una forma di ostilità contro un compito o un'autorità (ad esempio, l'ostilità dello scolaro verso il maestro o la società in generale). La pigrizia del vagabondo è di questa natura, legata a volte a una marcata criminalità.

In tutti questi casi, la pigrizia non è un male semplice, ma può diventare causa di molti meccanismi di difesa e si lega spesso a forze istintive e irrazionali. Se l'uomo che è pigro è perché non vuole alcun obbligo di impegno, egli dice la verità, ma le sue attitudini fondamentali sono diverse.

Infografica sulle diverse tipologie e cause della pigrizia

Conclusioni sull'Approccio Psicologico alla Condotta Morale

Il ruolo della psicologia è penetrare nelle profondità della personalità per aiutare l'uomo a riconoscere anche le cose di cui amerebbe sbarazzarsi, e per aiutarlo a farlo. Ciò che l'uomo concepisce come sua natura o suo essere è ciò che sa di questa azione, che è un prodotto della sua volontà (nimis cogitatione, verbo et opere). La psicologia non può distruggere la personalità, ma può illuminare l'essere stesso per guidarlo sulla via della contrizione o del pentimento.

Un vero progresso implica l'esame di ciò di cui non si hanno idee chiare. È essenziale che la persona che agisce esamini gli avvenimenti della sua vita interiore ed esteriore. Le forme di condotta e le attitudini che si sono impiantate nell'animo umano sono estremamente varie. La psicologia offre i mezzi per questa analisi individuale e ci insegna che occorre guardarsi dalle generalizzazioni. È necessaria pazienza e una profonda analisi, a meno che non sia un caso "tipico" di qualche disturbo mentale, perché ci sono casi dove la diagnosi non è del tutto facile e richiede settimane e anche mesi di osservazione.

tags: #tesi #sulla #pressione #psicologica #nelle #confessioni