Armida Barelli, nata a Milano il 1° dicembre 1882 e spentasi a Marzio (Va) il 15 agosto 1952, all’alba della festa dell’Assunta, è stata una figura centrale per la Chiesa italiana e la società tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. La sua esistenza terrena fu caratterizzata dall'ampliamento degli orizzonti oltre l'immaginario e il sentire comune, vivendo i grandi cambiamenti che avevano investito l’Italia e l’Europa, passando tra due conflitti mondiali. La sua vita fu un cammino progressivo guidato dalle sue intuizioni, dal suo coraggio, dai suoi sogni, ma anche dagli incontri con persone significative, in un ascolto costante di quelli che oggi possiamo definire i segni dei tempi.
Appartenente alla borghesia milanese, animata dai valori risorgimentali e inizialmente lontana dalla pratica religiosa, Armida trovò nella fede la risposta alle sue domande esistenziali. Ripercorrere la sua vicenda significa riflettere sul suo cammino umano e cristiano, che può ispirare ancora oggi.
Formazione e Scoperta della Fede
Armida nacque a Milano in una famiglia agiata di orientamento liberale. Fece i primi studi in casa e, tra il 1895 e il 1900, studiò presso le suore della S. Croce di Menzingen, in Svizzera, una delle migliori scuole per preparare future spose e madri. Qui conseguì il diploma di scuola normale e di lingua tedesca, e fu in questi anni che si avvicinò alla spiritualità francescana e alla devozione al Sacro Cuore.
Tornata a Milano, sebbene destinata al matrimonio e con diverse occasioni per formare una propria famiglia, la sua vocazione era un’altra. Grazie all’amica Rita Tonoli, iniziò ad aprire gli occhi sulle realtà di povertà della sua città, dedicandosi in modo particolare ai bambini, soprattutto orfani e figli di carcerati, con attività caritative nella "Piccola opera per la salvezza del fanciullo".
L'Incontro Decisivo con Padre Agostino Gemelli
La svolta radicale della sua vita avvenne l’11 febbraio del 1910, quando incontrò Padre Agostino Gemelli, un giovane medico da poco convertito e divenuto frate francescano. Armida era pronta a compiere qualunque sacrificio e penitenza per convertire i fratelli, ma Gemelli le rispose di lasciar fare a Dio e le prospettò l’insolita via del lavoro come strada gradita a Dio. Questo apparve a lei, destinata per la sua condizione sociale a non lavorare, come una via nuova, una via ascetica che, per raggiungere la santità, non obbliga a lasciare l’ordinario della vita, ma anzi lo assume con competenza e con passione. Il suo cammino spirituale fu caratterizzato dall’adempimento della volontà di Dio e mettendo a frutto, per il bene della Chiesa, i talenti che aveva ricevuti.
Padre Gemelli e Armida vissero per tutta la vita un rapporto di collaborazione e amicizia forte e insieme straordinaria, una relazione alla pari e di reciprocità, innovativa per l'epoca. Per entrambi iniziarono a delinearsi strade nuove, in un confronto franco e aperto, dove spesso era Armida a sognare più in grande, spingendo oltre l’intuizione di Gemelli. Tra le diverse attività, la loro collaborazione si intensificò durante la Grande Guerra per la comune partecipazione al Comitato promotore per la consacrazione di oltre due milioni di soldati italiani al Sacro Cuore di Gesù, un gesto religioso di massa che per la prima volta, dal 1861, riavvicinava i cattolici allo Stato.

La Nascita della Gioventù Femminile di Azione Cattolica (Gf)
Nel 1917, il cardinale di Milano, Andrea Carlo Ferrari, chiamò proprio Armida Barelli per formare le giovani milanesi. Lei, pur sentendosi inadeguata e più incline a un lavoro d'ufficio, alla fine accettò "solo per amore del Sacro Cuore" e per obbedienza alla Chiesa. Il cardinale le affidò il compito di far sorgere, nella diocesi di Milano, la Gioventù femminile di Azione Cattolica, di cui divenne presidente.
Nel 1918, Papa Benedetto XV la chiamò per occuparsi delle giovani in tutta Italia e la nominò vice presidente dell’Unione Donne Cattoliche Italiane. Fu così che nacque la Gioventù Femminile di Azione Cattolica (Gf), di cui la Barelli divenne presidente nazionale. Armida si sentiva forte della sua fede nel Sacro Cuore, del mandato ricevuto dal Papa e della sua fiducia nei giovani e negli altri. La sua opera, nonostante l'ostilità del regime fascista, permise alla Gioventù Femminile di arrivare a contare 1.500.000 iscritte tra il 1920 e il 1950. La Barelli organizzava Convegni, Pellegrinaggi e Settimane Sociali, girando infaticabilmente per tutta Italia.
Queste giovani donne riuscirono a stabilire rapporti nuovi con il clero e con la gerarchia, lavorando insieme in una collaborazione che era l’anima dell’associazione. Benedetto XV aveva affidato alla Barelli una missione, ma l’organizzazione è tutta sua e sua è la parola calda e affascinante che conquista le giovani di tutta Italia, permettendo loro di intravedere un ideale che vale più della vita. Sua è la modalità femminile di vivere «eucaristicamente, apostolicamente, eroicamente» l’avventura di essere a servizio del Regno di Dio. Il suo straordinario lavoro per un’unità italiana collegò senza pregiudizi le donne del Nord e quelle del Sud e delle isole, nelle quali riponeva piena fiducia.
Il Ruolo della Gioventù Femminile nell'Emancipazione Femminile
Armida Barelli intendeva realizzare un vasto apparato organizzativo che abbracciasse tutte le categorie sociali e si estendesse in tutte le regioni, una rete capillare formata da propagandiste che avrebbero contattato le giovani più sensibili e aperte ai problemi religiosi e sociali. Ciò diede inizio a un movimento di rieducazione senza precedenti, offrendo alle ragazze nuove prospettive e contribuendo a far prendere coscienza a gran parte delle donne italiane del loro ruolo e dei loro diritti, incluso quello del voto elettorale, soprattutto nel momento decisivo della rinascita del Paese dopo la seconda guerra mondiale.
Generalmente, in quel tempo le donne non viaggiavano da sole, non parlavano in pubblico, non prendevano parola nelle decisioni ecclesiali e non avevano diritto di voto. La Barelli propose non solo un impegno di apostolato, ma un percorso di santità, contribuendo a formare una classe dirigente cattolica femminile, capace di agire nella società e nella politica. Questo modello antropologico e femminile, trasmesso dalla GF, costituì un’alternativa efficace e significativa a quanto propagandato dal Fascismo, tanto da suscitare la preoccupazione del Regime stesso.
L'Esperienza della Calabria e i Corsi di Cultura Religiosa
Armida Barelli ebbe un ruolo straordinario anche nell’ambito dell’Azione Cattolica Femminile in Calabria, una regione allora lontana dai grandi flussi culturali e ai margini geografici, condizionata da forti ritardi socio-economici. Riuscì a toglierla dall’isolamento, a creare condizioni di parità con le altre regioni d’Italia, anzi assegnandole una funzione di capofila in un progetto di acculturamento religioso, che fu anche progetto sociale, civile e politico. A tal fine, avviò un lungimirante programma di formazione, i Corsi di Cultura Religiosa, realizzati prima a Paola, in provincia di Cosenza, e poi trapiantati anche in altre regioni.
Questi corsi, pensati anche con la collaborazione di sacerdoti santi ed illuminati come Don Francesco Mottola e Antonio Lanza, si svolgevano in una settimana e comprendevano esercizi spirituali, lezioni per dirigenti diocesani e parrocchiali, e un corso per propagandiste. Erano differenziati e si concludevano con un esame rigoroso e la consegna del Crocefisso alle migliori, che ricevevano l’incarico di propagandiste. Da questi corsi emersero figure femminili di spicco come Vittoria Titomanlio, Gina Panaro, Evelina Cundari, Antonietta Tripepi, e molte altre che si impegnarono attivamente in politica dalla parte dei più deboli, come Dina Maione e Maria Mariotti.
Armida seguiva con attenzione e partecipazione il fervore di idee e di iniziative sorte attorno alle sorelle Miceli a Longobardi, dove Elisa Miceli, ad esempio, istituì l'ordine delle Catechiste Rurali, dopo aver avviato settimane campestri per raggiungere le popolazioni rurali lontane dai centri abitati.
La Nascita dell'Università Cattolica del Sacro Cuore
Un altro grande frutto della collaborazione tra Armida Barelli e Padre Gemelli fu la fondazione dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Sarà così che nasce l’Università Cattolica nel 1921. Nel 1921, venne inaugurata a Milano l’Università Cattolica del Sacro Cuore con le prime due facoltà (Scienze sociali e Filosofia). Armida Barelli affiancò Padre Gemelli nella fondazione dell'Ateneo, prodigandosi come "cassiera" per ricercare i fondi di finanziamento che ne permettessero la nascita. Per sua insistente richiesta, Papa Pio XI nel 1924 ufficializzò l'annuale "Giornata universitaria" finalizzata a raccogliere i contributi per l'Ateneo, estendendola a ogni diocesi d'Italia.
Il ruolo di Armida Barelli nella costituzione dell’Ateneo andò ben oltre la raccolta di fondi; è strettamente legato alla sua straordinaria tenacia e grande fede, manifestata già nel contesto del Comitato fondatore. Ella dimostrò di saper sperare contro ogni speranza e di credere fortemente nella possibilità di realizzazione di quest’opera, sebbene in assoluta povertà di mezzi, solo perché promessa e dedicata al Sacro Cuore. È merito esclusivo della fede di Armida Barelli se il nome e titolo dell’Ateneo - dedicato al Sacro Cuore - si concretizzarono, secondo una motivazione teologica ben precisa: “il Sacro Cuore è la sede di ogni sapienza e scienza”.

L'Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità
Nel 1919, ad Assisi con un gruppo di amiche, Armida Barelli avviò una nuova forma di consacrazione laicale, d'intesa con Padre Gemelli: le Terziarie francescane del Regno sociale del S. Cuore. Questa iniziativa, che poi prese il nome di Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, fu successivamente riconosciuta da Pio XII dopo la Provida Mater. Questo nuovo modello di consacrazione laicale testimoniava l'originalità di Armida nel superare il contrasto tra una religiosità tradizionale e il desiderio profondo di Assoluto, accogliendo con gioia la proposta di consacrarsi a Dio "senza bisogno di entrare in convento".
Le Missionarie della Regalità di Cristo sono presenti in molti paesi. Da una parte, l’esperienza della consacrazione secolare sollecitava la riflessione teologica a cogliere sempre meglio la presenza di Dio operante nella storia, l’idea audace che Dio trasformerà le cose dal cuore stesso del mondo. Dall’altra, voleva dire riconoscere che le donne erano divenute “adulte”. Nel 1929, fondò, sempre con Gemelli, l'Opera della Regalità, con il compito di avvicinare il laicato cattolico alla liturgia.

Una Spiritualità Radicata e Operosa
Armida Barelli fu donna obbediente, devota, talvolta quasi ingenua nel suo filiale rapporto nei confronti di tre diversi pontefici (cosa del tutto straordinaria nella storia della Chiesa), ma seppe sostenere le opinioni proprie anche di fronte a loro con un’obbedienza matura e responsabile. Lo fece soprattutto, pagando un alto prezzo, per il riconoscimento della famiglia francescana delle Missionarie della Regalità. La sua caratteristica principale, la fede, nasceva per lei da una visione rinnovata di Dio: la fiducia nel Sacro Cuore. Nel cuore di Gesù incontrava l’amore del Signore per lei e per il mondo; trovava non un Dio lontano e terribile, ma un Dio al quale ci si può rivolgere anche con “birichina” fiducia.
La sua indole francescana era una caratteristica ‘naturale’, come testimoniano Padre Gemelli e Maria Sticco. Quest'ultima, docente presso l'Università Cattolica e tra le prime consacrate dell'Istituto secolare da loro fondato, scriveva: «In virtù della sua semplicità e fede mirava dritto al fine per la via più breve, non aveva complessi, non si ripiegava su se stessa, semplice e decisa, e perciò veramente libera. Libera dal mondo, non curava come frenanti i giudizi altrui. Libera dal dolore, lo considerava nell’amore di Dio a andava avanti.» Il nucleo centrale e motore della vita di Armida era l’amore con Dio e la comunione con lui, che ella raggiungeva, pur restando immersa nell’azione, attraverso una preghiera trasformante.
L’importanza decisiva della formazione era chiara a Armida Barelli e a Padre Gemelli, che avevano capito il valore imprescindibile della formazione a tutti i livelli (culturale, civile e religioso), in tutti gli stati e condizioni di vita, per favorire dialogo e dinamismo. L’impegno civile e politico era finalizzato a trasformare in vita concreta la Regalità e il primato del Sacro Cuore. Armida Barelli costituisce un esempio emblematico di santità laicale fuori dal chiostro e dagli spazi riservati. È testimone della santità radicale che nel Battesimo apre a tutti la possibilità della sequela di Cristo per farsi accanto a ogni persona nelle pieghe della storia.
Malattia e Beatificazione
Nel 1946, Papa Pio XII la nominò vicepresidentessa generale dell’Azione Cattolica italiana per un triennio. Nel 1950, si manifestarono i primi segni di una grave malattia, una paralisi bulbare che, in tre anni, le tolse la voce, le forze, i movimenti, portandola alla morte il 15 agosto 1952. Armida visse la sua malattia con fede e spirito di penitenza, e al culmine della sua vita raggiunse la piena verità nel dono totale delle proprie fragilità, limiti e paure, superando, grazie alla fiducia nel Sacro Cuore, anche la paura più radicale e spaventosa, quella della morte.
Il 20 febbraio 2021, Papa Francesco ha riconosciuto un miracolo avvenuto per sua intercessione, aprendo la strada alla sua beatificazione. Il miracolo riguarda la guarigione di una donna di 65 anni, Alice Maggini, che a Prato il 5 maggio 1989 era stata investita da un camion mentre viaggiava in bicicletta, riportando gravi politraumi cranio-encefalici, maxillo-facciali e toraco-addominali. I medici avevano diagnosticato gravi conseguenze neurologiche, e la donna era stata ricoverata in terapia intensiva in stato di coma. La nipote della Maggini, dopo aver appreso del grave incidente, cominciò a invocare la Venerabile Serva di Dio, utilizzando un’immaginetta contenente una sua reliquia, coinvolgendo familiari e amici, e organizzando una giornata di preghiera presso la tomba di Armida nella Cappella Universitaria del S. Cuore dell’Università Cattolica di Milano. La ripresa dello stato di coscienza fu rapida, e la donna riprese a parlare spontaneamente.
La beatificazione di Armida Barelli si è celebrata il 30 aprile 2022 nel Duomo di Milano, un momento importante per la Chiesa italiana e per l’Azione Cattolica. La sua beatificazione è stata una grande gioia per tutti coloro che ancora oggi raccolgono il frutto del suo lavoro, e ha coronato l'impegno del Comitato promotore composto dalle realtà più importanti che la Barelli ha contribuito a fondare e a far crescere: la Gioventù femminile di Azione cattolica, l’Università cattolica del Sacro Cuore e l’Istituto secolare delle Missionarie della Regalità.
L'Eredità e la Rilevanza Attuale
Armida Barelli, la "sorella maggiore", è stata una delle donne più straordinarie del ‘900, il cosiddetto secolo breve, per le sue intuizioni lungimiranti, le visioni anticipatrici dei tempi e le realizzazioni concrete ancora oggi valide. La beata Armida Barelli, oltre ad essere un faro per il cammino di fede e un’autentica testimone di santità laicale, ha ancora molto da insegnare per affrontare le sfide del tempo presente.
Le sue molteplici opere furono rivoluzionarie e profetiche, soprattutto riguardo la valorizzazione delle donne. Mentre oggi si discute del ruolo della donna nella Chiesa, la Barelli, in tempi ben diversi, aveva un mandato dal Santo Padre che la portava a interfacciarsi con l’episcopato di tutto il Paese, avendo una responsabilità educativa e evangelizzatrice senza uguali nello scenario ecclesiale del tempo. L’impegno per la formazione universitaria delle ragazze e la mobilitazione di milioni di donne nella formazione ecclesiale e civile furono contributi decisivi per lo sviluppo del Paese tra le due guerre mondiali. La capillare promozione sociale e culturale delle giovani contribuì a far prendere coscienza a gran parte delle donne italiane del loro ruolo e dei loro diritti.
Armida Barelli invitava a riscoprire e valorizzare una santità quotidiana e laica, capace di coniugare preghiera e azione, spiritualità e impegno: una santità ‘in uscita’, che abbandona la quiete delle sacrestie e scende nelle piazze della politica, della cultura, della società, per evangelizzarle, coniugando e facendo dialogare Vangelo e mondo, preghiera e competenze professionali, superando le dicotomie. L'esempio di Armida invita ancora oggi ogni battezzato a interrogarsi sulla propria chiamata a incarnare il Vangelo nelle pieghe della storia.