Spiegazione delle Letture del Giorno: 9 Febbraio

Introduzione alle Letture del Giorno

Le letture del 9 febbraio ci guidano attraverso un percorso di vocazione, fede e trasformazione. Dalla visione maestosa di Isaia che conduce alla sua chiamata profetica, all'affermazione di San Paolo sulla potenza del Vangelo di Cristo, fino all'incontro rivoluzionario di Gesù con Simone Pietro sul lago di Gennèsaret, ogni brano ci invita a riflettere sulla nostra risposta alla presenza divina e alla Sua chiamata.

Prima Lettura: La Vocazione di Isaia (Is 6,1-8)

Il libro del profeta Isaìa racconta un'esperienza profonda e trasformativa. Nell’anno in cui morì il re Ozìa, Isaia vide il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali. Essi proclamavano l’uno all’altro, dicendo: «Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria». Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo.

Di fronte a tale maestosità e santità, Isaia esclamò: «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti». Questo riconoscimento della propria indegnità è un passo fondamentale. Allora uno dei serafini volò verso di lui, tenendo in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli toccò la bocca di Isaia e disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato».

Purificato e perdonato, Isaia fu pronto ad ascoltare. Poi udì la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E la sua risposta fu pronta e coraggiosa: «Eccomi, manda me!».

Visione del profeta Isaia nel tempio, con serafini e trono divino

Seconda Lettura: Il Cuore del Vangelo Secondo Paolo (1Cor 15,1-11)

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi, l'apostolo proclama con forza il Vangelo che ha annunciato e che i fedeli hanno ricevuto, nel quale restano saldi e dal quale sono salvati, a meno che non abbiano creduto invano. Egli ha trasmesso, anzitutto, quello che anche lui ha ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture.

Paolo sottolinea le apparizioni del Risorto: apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta, la maggior parte dei quali vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a lui, "come a un aborto". Paolo, in un atto di umiltà, si definisce il più piccolo tra gli apostoli e non degno di essere chiamato apostolo perché ha perseguitato la Chiesa di Dio. Tuttavia, riconosce che "per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana". Anzi, ha faticato più di tutti loro, ma non lui, bensì la grazia di Dio che è con lui.

San Paolo che predica il Vangelo

Vangelo del Giorno: La Chiamata di Pietro e la Pesca Miracolosa (Lc 5,1-11)

In quel tempo, mentre la folla faceva ressa attorno a Gesù per ascoltare la parola di Dio, egli, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Gesù salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.

Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».

La risposta dei discepoli fu pronta e totale: «Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono» (v. 11).

La pesca miracolosa e la chiamata di Pietro

#2minutiDiVangelo Luca 5,1-11

Riflessione: Dalla Delusione alla Missione

Il miracolo più grande compiuto da Gesù per Simone e gli altri pescatori delusi e stanchi, non è tanto la rete piena di pesci, quanto l’averli aiutati a non cadere vittime della delusione e dello scoraggiamento di fronte alle sconfitte. Gesù incoraggia Simone dicendo: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini» (v. 10). Questo dimostra che Dio, se ci fidiamo di Lui, ci libera dal nostro peccato e ci apre davanti un orizzonte nuovo: quello di collaborare alla sua missione.

La dura realtà delle nostre forze non sempre sufficienti ci spinge a cercare qualcos'altro: la fiducia nella Parola di Colui che ci ha promesso di non lasciarci mai soli. La risposta di Pietro: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti» (Lc 5,5) trova riscontro nelle parole di Maria alle nozze di Canà: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5). Questo vale anche nonostante la nostra condizione di peccatori, come riconosciuto da Pietro stesso: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore» (Lc 5,8).

Soltanto chi, come Pietro, ha saputo accettare la sua limitazione, è in condizione di ammettere che i frutti del suo lavoro apostolico non sono suoi ma di Colui del quale è stato uno strumento. Il Signore chiama gli Apostoli ad essere pescatori di uomini, ma il vero pescatore è Lui. Il buon discepolo non è superiore alla rete che raccoglie la pesca, e questa rete risulta effettiva solo se agisce come fecero gli Apostoli: abbandonando tutto e seguendo il Signore.

È interessante notare come la fede, o il vero rapporto con Cristo, nasca lì dove noi ci ricordiamo in maniera evidente di essere delle creature. Quando viviamo una prova, una debolezza o una fragilità, tutto questo ci mette davanti ai nostri occhi il nostro essere delle creature. Solo quando tu ti ricordi che sei una creatura, puoi stare finalmente faccia a faccia anche con il tuo Creatore. Se non ci ricordiamo di essere creature, pensiamo di essere Dio e di controllare tutto, trasformando la nostra esistenza in un inferno. La potenza di Dio si manifesta pienamente nella nostra debolezza quando accettiamo di essere umani e lasciamo che Dio sia veramente Dio.

Il Potere del Contatto e la Fede: Riflessioni Complementari sulla Guarigione

Spesso, nella Sacra Scrittura, incontriamo la gente che cerca Gesù, soprattutto i malati che avvertono un bisogno, una debolezza, una fragilità evidente. Questo ci aiuta a comprendere il grande "potere del contatto" con la persona di Nostro Signore. Come raccontato in un altro Vangelo (Mc 6,56), la gente supplicava di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati. Il minimo contatto fisico può fare miracoli per coloro che si avvicinano a Cristo nella fede. Il suo potere di guarire trabocca dal suo cuore amoroso e si estende anche ai suoi vestiti.

Questo passaggio può aiutarci a meditare su come stiamo ricevendo il Signore nella Santa Comunione. Accettiamo con fede che questo contatto con Cristo può fare miracoli nella nostra vita? È molto di più che toccare «il lembo del suo mantello», noi riceviamo veramente il Corpo di Cristo nei nostri corpi. Più che una semplice guarigione delle nostre malattie fisiche, la Comunione guarisce le nostre anime e garantisce la partecipazione nella propria vita di Dio. L'utilizzazione di questo "farmaco d'immortalità" consiste nell’essere curato di tutto ciò che ci separa da Dio e dagli altri.

Oggi, contempliamo la fede degli abitanti di quella regione dove arrivò Gesù per portare la salvezza delle anime. Il Signore è padrone dell’anima e del corpo, per questo non esitavano a portargli i loro ammalati: "e quanti lo toccavano guarivano" (Mc 6,56). Abbiamo oggi, come sempre, malati dell'anima e del corpo. Dobbiamo mettere tutti i mezzi umani e soprannaturali per avvicinare i nostri parenti, amici e conoscenti al Signore. Possiamo farlo, in primo luogo, pregando per loro, chiedendo la loro salute spirituale e fisica. «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20). Ognuno ha bisogno del Salvatore. Quando non vanno a Lui è perché non lo hanno ancora riconosciuto, forse perché noi non abbiamo ancora saputo annunciarlo.

Sulla strada del Signore sono ammessi tutti: nessuno deve sentirsi un intruso, un abusivo o un non avente diritto. Per avere accesso al suo cuore, al cuore di Gesù, c’è un solo requisito: sentirsi bisognosi di guarigione e affidarsi a Lui. Gesù va a scoprire queste persone tra la folla e le toglie dall’anonimato, le libera dalla paura di vivere e di osare. Lo fa con uno sguardo e con una parola che li rimette in cammino dopo tante sofferenze e umiliazioni. Anche noi siamo chiamati a imparare e a imitare queste parole che liberano e questi sguardi che restituiscono, a chi ne è privo, la voglia di vivere.

Gesù guarisce i malati che toccano il lembo del suo mantello

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