Arcivescovo Viganò: Analisi delle Accuse e delle Controverse

Le dure accuse rivolte a Papa Francesco da Monsignor Carlo Maria Viganò, ex nunzio negli Stati Uniti, hanno scatenato un profondo disorientamento nel mondo cattolico. Mons. Viganò, noto per i suoi legami con gli ambienti più conservatori della Chiesa e per essere stato tra i firmatari della "Professione" in cui si afferma che il magistero di Papa Bergoglio diffonde il divorzio, ha chiesto le dimissioni del Pontefice.

Ritratto fotografico di Monsignor Carlo Maria Viganò

Le Accuse e le Modalità della Denuncia

Le modalità dell'attacco frontale di Viganò sono state percepite come "strane" da molti. Nonostante l'ex nunzio ribadisca di avere come unico intento la ricerca della verità, la scelta di una denuncia pubblica, fatta coincidere con una sentenza di condanna (le dimissioni), non è sembrata in linea con un procedimento misurato che prevede l'ascolto delle ragioni dell'"imputato". Il ricorso alla logica scandalistica del circo mediatico, senza aver percorso altre strade disponibili, è stato un elemento che ha subito lasciato perplessi molti osservatori.

Un'altra critica riguarda la gravità di una denuncia che cade proprio nel momento in cui Papa Francesco esprime la sua ferma condanna del drammatico fenomeno della pedofilia, e che sembra volerlo coinvolgere nel male che egli stesso dichiara di voler combattere.

Il Dossier di Viganò: Contenuto e Criticità

Il dossier di undici pagine di Viganò, come riassunto dall'articolo del vaticanista Andrea Tornielli su «La Stampa» del 29 agosto, accusa Papa Francesco di aver coperto l'allora 83enne cardinale emerito di Washington, Theodore McCarrick. Questi avrebbe avuto relazioni omosessuali con seminaristi maggiorenni e sacerdoti, approfittando della loro condizione di subordinati. È fondamentale precisare che, sebbene si tratti di un comportamento "sicuramente abietto", ha a che fare con il problema dell'omosessualità e non con quello della pedofilia, a cui è stato frettolosamente ricondotto, distinguendo tra i due fenomeni.

Le Accuse Contro McCarrick Sotto i Pontificati Precedenti

Le accuse contro il cardinale McCarrick risalgono ai pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.

  • Giovanni Paolo II

    Nel novembre 2000, Giovanni Paolo II nominò McCarrick vescovo di Washington e poi cardinale, ignorando una lettera di un frate domenicano che riferiva di voci sui suoi rapporti sessuali con seminaristi (sempre maggiorenni).

  • Benedetto XVI

    Nuove denunce arrivarono a Roma nel 2006, sotto Benedetto XVI, da parte di un ex prete, Gregory Littleton (a sua volta condannato per pedofilia), che dichiarò di essere stato molestato sessualmente da McCarrick, ormai in pensione dall'anno precedente. Viganò, all'epoca alla Segreteria di Stato, preparò un appunto per i superiori, che non risposero. Nel 2008, nuove accuse circolarono e Viganò riferisce di aver inviato un ulteriore appunto. Secondo il suo dossier, Benedetto XVI sarebbe intervenuto, imponendo al prelato di vivere ritirato e di non apparire più in pubblico.

Le Smentite sul Ruolo di Papa Francesco e le Contradizioni di Viganò

Il dossier di Viganò suggerisce che Papa Francesco abbia annullato le restrizioni imposte a McCarrick. Tuttavia, come evidenziato da Tornielli, una rapida verifica online rivela che McCarrick, già negli ultimi anni del pontificato di Ratzinger, ha continuato a celebrare ordinazioni, tenere conferenze e partecipare a udienze con Benedetto XVI, nonostante le presunte sanzioni. Ancora più sorprendente è il fatto che lo stesso Monsignor Viganò, divenuto nunzio negli Stati Uniti, abbia partecipato a eventi pubblici con McCarrick, inclusa una cerimonia del 2 maggio 2012 in cui il prelato ricevette un premio, senza mostrare alcuna difficoltà a farsi fotografare al suo fianco.

L'ex nunzio sostiene inoltre che Papa Francesco, subito dopo la sua elezione, non solo annullò le restrizioni (affermazione priva di fondamento, in quanto tali restrizioni non erano mai state operanti), ma ne fece anche un suo consigliere per le nomine di vescovi in America. Di ciò, Viganò "non adduce, almeno fino a questo momento, alcuna prova".

Foto di Papa Francesco in un momento ufficiale

Viganò racconta, invece, di un incontro nel giugno 2013 con Papa Bergoglio, che gli avrebbe chiesto informazioni su McCarrick. A questa domanda, Viganò riferisce di aver risposto che il cardinale aveva "corrotto generazioni di seminaristi e di sacerdoti". Il discorso, tuttavia, non ebbe alcun seguito. Solo nel 2018, con l'emergere per la prima volta di un'accusa di abuso su un minore commesso cinquant'anni prima da McCarrick, Papa Francesco, con una decisione senza precedenti, ha rimosso la porpora e la berretta cardinalizia al prelato.

La "Fake News" sulla Conferma di Benedetto XVI e Altri Elementi Critici

Un altro elemento cruciale è la smentita di Monsignor Georg Gänswein, segretario particolare di Benedetto XVI, riguardo la presunta conferma da parte del Papa emerito del contenuto del dossier Viganò. Gänswein ha definito la notizia "una fake news, una menzogna", smentendo le affermazioni di Timothy Busch, amministratore di EWTN, secondo cui i responsabili della pubblicazione avevano assicurato la conferma di Benedetto XVI.

Intervista esclusiva Padre Georg Gaenswein - Ballarò 08/12/2015

Altre prove che confutano l'asserzione centrale di Viganò provengono da un video della CNS (agenzia dei vescovi americani) in cui si vede Viganò, nel maggio 2012 (con Papa Ratzinger ancora in carica), salutare enfaticamente "sua eminenza il cardinale McCarrick a cui tutti noi vogliamo molto bene" durante una cena di gala a New York. Questo non appare come l'atteggiamento di chi è a conoscenza di severe misure punitive nei confronti del porporato.

La Condanna di Viganò per Scisma

In data 4 luglio 2024, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha dichiarato la scomunica latae sententiae a carico dell'arcivescovo Carlo Maria Viganò per il "delitto riservato di scisma". La decisione è giunta a seguito del rifiuto di Viganò di riconoscere e sottomettersi al Sommo Pontefice, della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti e della legittimità e dell'autorità magisteriale del Concilio Ecumenico Vaticano II. Non avendo presentato una memoria difensiva entro il termine stabilito, gli è stato assegnato un difensore d'ufficio.

La scomunica latae sententiae comporta il divieto di celebrare e ricevere i sacramenti, di amministrare i sacramentali, di partecipare attivamente alle cerimonie di culto liturgico e di esercitare uffici o incarichi ecclesiastici. La scomunica è intesa come una pena medicinale che invita al ravvedimento.

Viganò e il Cospirazionismo: Dal Grande Reset ai Vaccini

Negli anni, la figura di Viganò è diventata sempre più controversa, avvicinandosi a teorie cospirazioniste. Prima ha sposato le tesi di QAnon, del Deep State e del Nuovo Ordine Mondiale che cospiravano contro Donald Trump. Successivamente si è scagliato contro le restrizioni sanitarie per contrastare l'aumento dei contagi, definendole "dittatura sanitaria". Il suo intervento sul "Grande Reset", programmato per il 30 maggio in streaming, riassume queste tematiche, che sono comuni nei circoli cospirazionisti online. Non esistono studi che comprovino la veridicità delle sue affermazioni, che sembrano piuttosto "informazioni spot raccolte navigando sui social e sui vari gruppi complottisti".

L'arcivescovo ha anche sostenuto la "bufala dei vaccini anti-Covid realizzati con i feti abortiti", un mantra dei cospirazionisti. Ha inoltre menzionato le Torri Gemelle e altri eventi storici che, a suo dire, condizionano la storia recente del mondo, riconducendo tutto al concetto di "Grande Reset".

La "Saga Viganò" e le Liti Familiari

La "saga Viganò" è stata arricchita da ulteriori episodi, come la sentenza del Tribunale civile di Milano che ha condannato l'arcivescovo a pagare al fratello sacerdote, Lorenzo, una somma di un milione e 800mila euro. Lorenzo Viganò, insigne biblista colpito da un ictus e costretto sulla sedia a rotelle, aveva denunciato in un'intervista del 2011: "Mio fratello Carlo Maria mi ha tradito e derubato", accusandolo di aver "approfittato della mia malattia per tagliarmi fuori dalla gestione del nostro, e sottolineo nostro, patrimonio".

I legali di Viganò hanno smentito che si tratti di condanna per "truffa", "furto" o "sottrazione di denaro", preannunciando possibili "querele penali" contro "ogni tentativo di diffamazione". Nonostante ritenesse la sentenza "errata ed ingiusta", Monsignor Viganò ha deciso di non impugnarla, esprimendo la speranza di una riconciliazione con il fratello, che si sarebbe "unilateralmente, totalmente e improvvisamente negato" dal novembre 2008.

Foto di documenti legali o di un tribunale

Conclusioni sulla "Verità" e le "Fake News"

Il "memoriale" di Viganò, intitolato da alcuni "Il coraggio di un Vescovo", è stato ampiamente etichettato come "fake news". Monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede (SpC), ha commentato il tema del Messaggio del Santo Padre per la 52ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2018, "‘La verità vi farà liberi’ (Gv 8,32). Notizie false e giornalismo di pace", sottolineando come le "fake news" siano "notizie verosimili ma non verificate" che si sviluppano strategicamente "attorno a temi di particolare impatto emotivo".

Il tentativo di Viganò di scaricare ogni responsabilità sull'attuale Pontefice per la gestione del caso McCarrick è apparso "strumentale", soprattutto considerando che è stato Papa Francesco l'unico Pontefice ad aver sanzionato McCarrick in modo "pesantissimo" una volta accertata l'accusa di abuso su un minore. Le accuse di Viganò, che mirano a ottenere le dimissioni del Papa, si basano su "presunti dati di fatto che dati di fatto non sono, ma sono piuttosto fake news".

La Chiesa, come sottolineato, non può trasformarsi in un grande tribunale, lacerato da potenti lobby politico-mediatiche. Serve riscoprire l'essenziale del messaggio cristiano, riconoscendosi "fragili peccatori bisognosi di misericordia infinita".

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